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Contrassegno disabili: vale all’estero?

2 Febbraio 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini
Contrassegno disabili: vale all’estero?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 Febbraio 2019



Vita un po’ più semplice per i portatori di handicap dopo le novelle normative in ambito di Unione europea e uniformità di simboli su scala internazionale.

“Vuoi il mio posto? Prendi anche la mia disabilità”! Era questo lo “slogan” oggetto di una campagna di sensibilizzazione partita qualche anno fa e volta a far rispettare i parcheggi riservati alle persone con disabilità motorie. Un tam tam originatosi per iniziativa di un’associazione locale che poi si è gradatamente esteso su scala italiana al punto da rifluire all’interno della segnaletica stradale. Oggi infatti nei parcheggi si ritrovano spesso le diciture di cui sopra che fanno un corpo unico con il cartello verticale che riproduce in forma stilizzata una sedia a rotelle su uno sfondo blu. Uno “slogan” dunque pressoché omogeneo con minime varianti terminologiche su e giù per lo “stivale”. Se infatti aguzzi la vista, potrai anche tu verificare come la provocatoria sensibilizzazione, che peraltro ha fatto anche molto discutere, sia ormai presente ovunque, con minime varianti solo sul finale. La parola “disabilità” potrebbe infatti essere sostituita dal termine “handicap” o “invalidità”; tutti sinonimi di situazioni universalmente note senza tante differenze di razze e di lingue. Ma se questo vale nella vita vissuta, non altrettanto può dirsi quando si affronta la cosa da un punto di vista più strettamente burocratico. Infatti se la segnaletica stradale è lì già bella che apposta da qualcuno, l’autorizzazione a sostare nelle aree riservate ai disabili richiede l’attivazione di specifiche procedure, volte al rilascio del cosiddetto contrassegno disabili da apporre sul cruscotto dell’autovettura. E una volta ottenuto il contrassegno, cos’altro c’è da sapere per non trovarsi in difficoltà quando si viaggia? Contrassegno disabili: vale all’estero? E cosa s’intende per estero? Viaggiare all’interno dell’Europa pone problemi diversi rispetto al resto del globo? Se non ti sei mai posto queste domande, ma ritieni che si tratti d’informazioni utili a qualcuno, continua a seguirci nel nostro viaggio tra gli Stati, dove i simboli europei si intrecciano con quelli internazionali.

Il contrassegno europeo per disabili

Il contrassegno europeo, introdotto a partire dal 1998 [1], consente a un disabile, che nel proprio paese di residenza ha diritto a particolari agevolazioni, di godere dei benefici offerti ai disabili nei paesi dell’U.E. in cui viaggia. Va da sé che il contrassegno, riconosciuto in tutta Europa, costituisce un rilevante passo in avanti che facilita la libera circolazione e l’autonomia dei disabili all’interno dell’Unione europea.

Resta comunque di spettanza degli Stati membri il potere di rilasciare il contrassegno in base alla propria peculiare definizione di disabilità nel rispetto delle modalità e procedure prescelte.

Unione europea e Italia: quali le leggi di riferimento?

La raccomandazione U.E. di cui sopra [2] non ha lo scopo di modificare le norme nazionali per ciò che concerne il rilascio del contrassegno per disabili. Il fatto che anche in Italia sia stato riconosciuto il contrassegno unificato disabili europeo (con acronimo Cude), ha fatto sì che a livello nazionale il legislatore abbia apportato una serie di modifiche al Codice della strada [3], tra cui la norma sulla privacy, che costituiva un ostacolo per l’adozione nel nostro paese del tagliando azzurro. Non a caso si parla di Raccomandazione U.E.

Quindi se l’U.E. ha fatto il primo passo in una prospettiva di maggiore armonizzazione tra stati, l’Italia ha compiuto i passi successivi per rendere operative le stesse dritte già in vigore in altri stati dell’Unione europea [4].

Il simbolo internazionale di accesso: cos’è?

Per simbolo internazionale di accesso o di accessibilità (il cui acronimo è I.S.A. che sta per International Symbol of Access) s’intende il simbolo che indica la disabilità consistente in una sedia a rotelle bianca posta su uno sfondo azzurro. Tale icona, fu ideata nel 1968 da Susanne Koefed e successivamente modificata ad opera di Karl Montan. Si tratta della stessa icona che ad oggi viene riprodotta ovunque nel mondo tanto sulla segnaletica stradale, sia orizzontale che verticale, quanto sui contrassegni da esporsi in vista all’interno delle autovetture.

Simbolo internazionale accessibilità in Italia

A partire dal 15 settembre 2012 [5] anche l’Italia si è uniformata all’utilizzo del “nuovo” contrassegno di sosta per disabili con conseguente adeguamento di tutti i permessi nell’arco temporale di tre anni. E’ pertanto a partire da tale data che questo contrassegno bianco su sfondo azzurro è andato a sostituire il precedente tagliando arancione con il simbolo nero della sedia a rotelle.

Pertanto, l’I.S.A. è l’unico contrassegno da reputarsi valido non solo in Italia, bensì in tutti i paesi membri dell’Unione Europea. Questo nuovo permesso europeo rientra quindi tra le facilitazioni previste per rendere più agevole la mobilità stradale delle persone con disabilità in tutti i Paesi dell’Unione Europea. A fini di maggiore omogenizzazione, entro lo stesso termine di tre anni, anche la segnaletica stradale orizzontale e verticale relativa alla mobilità delle persone con disabilità dovrebbe essere stata adeguata alla rappresentazione grafica e cromatica del nuovo contrassegno.

Invalidità e contrassegno disabili

L’invalidità, strano ma vero, non è il solo requisito fondamentale per entrare in possesso del contrassegno auto. Oltre all’invalidità oggetto di verifica e certificazione medica ad hoc, infatti, deve essere presente almeno un’altra delle seguenti condizioni, vale a dire: una capacità di deambulazione sensibilmente ridotta o un’assenza totale di autonomia funzionale tale da rendere la persona bisognosa di assistenza continua.

A queste condizioni è equiparato, in senso amministrativo, anche lo stato di cecità. Quindi non tutte le invalidità danno diritto al rilascio del suddetto contrassegno ed inoltre merita attenzione specificare che, a seconda delle varie situazioni invalidanti, il permesso potrà essere rilasciato sia a tempo determinato che indeterminato, fermo restando, in quest’ultimo caso, l’onere di rinnovo periodico del contrassegno. Attenzione a mettersi in viaggio senza prima aver posto attenzione alle date di scadenza dei permessi.

Caratteristiche del contrassegno U.E. per disabili

Il contrassegno europeo ha natura strettamente personale, non è cedibile e non è vincolato ad uno specifico veicolo, trattandosi di una certificazione che consente varie agevolazioni, sia per quanto riguarda la sosta che la circolazione.

Pertanto, in deroga ad alcune prescrizioni di legge, mette al riparo i soggetti portatori di handicap da contestazioni o verbalizzazioni di infrazioni, ma a condizione che si sia nei termini temporali indicati.

Cosa c’è di nuovo nel contrassegno disabili U.E.?

Sul fronte sono riportati:

  • il numero di serie identificazione;
  • la data di scadenza;
  • il nominativo;
  • il timbro dell’autorità nazionale che lo rilascia;
  • lo Stato di origine;
  • l’ologramma anti-contraffazione.

Sul retro, non visibile dall’esterno del veicolo, sono riportati:

  • il nominativo;
  • la fotografia della persona autorizzata;
  • uno spazio per la sua firma (o per altro segno distintivo autorizzato).

Come esporre il contrassegno sul cruscotto auto

Il contrassegno va esposto esclusivamente in originale e non in fotocopia e com’è intuitivo, nella parte anteriore del veicolo con la parte frontale della tessera in posizione chiaramente visibile, per consentire un agevole controllo da parte delle competenti autorità dello Stato.

In aggiunta, quando l’uso avviene in un altro paese dell’U.E. diverso dall’Italia, è una buona prassi esporre anche il pieghevole informativo dal lato con la lingua del paese in cui ci si trova. Con riguardo poi alla lingua, “se uno Stato membro UE intende apporre le scritte sul contrassegno in una lingua nazionale diversa da una delle seguenti lingue: bulgaro, ceco, danese, estone, finlandese, francese, greco, inglese, irlandese, italiano, lettone, lituano, maltese, neerlandese, polacco, portoghese, rumeno, slovacco, sloveno, spagnolo, svedese, tedesco, ungherese, può emettere una versione bilingue[6].

Come orientarsi se si viaggia con disabilità in altri Paesi del mondo

Se il contrassegno U.E. ha il proposito di facilitare un po’ la vita, quantomeno ai fini del disbrigo di pratiche amministrative, per chi ha ridotte o nulle capacità motorie, cosa accade invece se si varcano i confini U.E.? A tale riguardo, un primo passo potrebbe essere quello di consultare preventivamente la guida FIA per i viaggiatori disabili al fine di avere una panoramica d’insieme riguardo all’uso dei contrassegni di parcheggio negli Stati Uniti d’America, America centrale e meridionale, Canada, Africa, Asia, Medio Oriente e Oceania.

Va da sé che non potendo in tali casi contare su una disciplina uniforme, fatta salva l’icona internazionale della sedia e rotelle bianca su sfondo azzurro, la cosa opportuna da farsi sarà monitorare, caso per caso, cosa richiede lo Stato di destinazione in materia di disabilità.

A titolo non certo esaustivo, ma semplicemente esemplificativo, una visione del modello predisposto in Florida per il rilascio del contrassegno, potrà essere di un qualche ausilio. Va da sé che in tali casi sarà assai arduo reperire modulistiche e informative in italiano, quindi è consigliabile farsi assistere da chi padroneggia la lingua dello Stato in cui si intende andare, se non si vogliono evitare spiacevoli sorprese una volta giunti a destinazione.

Quali conseguenze in caso di violazione della segnaletica disabili?

Se in linea di principio in Italia si può affermare che le conseguenze in cui si incorre in caso di mancato rispetto della segnaletica che riserva i posti auto ai disabili, sono di tipo sanzionatorio, una recente pronuncia degli “ermellini” sembra spostare l’asticella più in là.

E’ stata proprio la Corte di Cassazione a stabilire che l’occupazione indebita del posto di una persona titolare di contrassegno disabili può integrare gli estremi di un reato penale seppur in presenza di determinate condizioni [7]. Scendendo nel dettaglio della suddetta pronuncia che ha fatto molto discutere e che forse potrebbe aprire un nuovo varco, il reato ascritto all’occupante abusivo è stato di violenza privata [8].

Per capire un po’ meglio si segnala che l’autore del fatto criminoso aveva occupato per sedici ore continuative il posto auto riservato nominativamente ad una persona disabile. Quindi ciò che ha sicuramente reso ancora più grave la fattispecie è stato il fatto che il posto auto fosse riservato ad una specifica persona identificabile dall’indicazione della sua targa d’auto con regolari segnalazioni e cartelli.

Un’occupazione abusiva costata al “malcapitato” la condanna per violenza privata appunto, oltre al risarcimento danni di cinquemila euro per la parte offesa e il pagamento delle spese processuali. Un’attenzione crescente a livello legislativo e giudiziario verso i diritti dei portatori di handicap, spesso costretti, quantomeno in Italia, a compiere degli slalom giganti tra barriere architettoniche, parcheggi occupati e insensibilità diffuse.



Di Maria Teresa Biscarini

note

[1] Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea n. 98/376/CE del 4.06.1998.

[2] Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea n. 98/376/CE del 4.06.1998.

[3] Art. 188 cod. strada e art. 381 Regolamento di esecuzione del CdS.

[4] D.P.R. n. 151/2012 che ha apportato modifiche all’art. 381 D.P.R. n. 495/1992.

[5] Il D.P.R n. 151 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 203 del 31.08.2012, recante modifiche al D.P.R. 16.12.1992 n. 495 e concernente il Regolamento di esecuzione del cod. strada in materia di strutture, contrassegni e segnaletica, per facilitare la mobilità delle persone in condizioni di disabilità.

[6] Si confronti la Raccomandazione CE n. 2008/205/CE del 3.03.2008.

[7] Cass. sez. pen. V sent. n. 17794/2017.

[8] Art. 610 cod. pen.


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