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Residenza all’estero e imposte sul reddito

22 Novembre 2017
Residenza all’estero e imposte sul reddito

Per i redditi da lavoro percepiti all’estero, il cittadino italiano iscritto all’Aire non deve presentare la dichiarazione né pagare le relative imposte

In tema di redditi percepiti all’estero da cittadini italiani regna una gran confusione. La disciplina non è affatto semplice dovendosi distinguere numerose e diverse situazioni. Ora, sulla scorta di una recente sentenza della Corte di cassazione [1], affrontiamo il problema del cittadino italiano privo di residenza fiscale in Italia che percepisce un reddito all’estero già soggetto a tassazione nello stato straniero. In questa circostanza, va effettuata la dichiarazione dei redditi in Italia? E soprattutto, vanno pagate le relative imposte sul reddito?

La questione non è di poco conto considerato il numero sempre crescente di cittadini italiani che si trasferiscono all’estero per ragioni di lavoro.

In presenza di redditi di lavoro dipendente prodotti all’estero, il cittadino italiano, privo di residenza fiscale in Italia, non deve dichiarare tali redditi, né versare le relative imposte attesa la prevalenza della norma convenzionale rispetto alla normativa tributaria interna, in caso di contrasto fra le stesse.

Stante la portata della sentenza in commento, risulta fondamentale compiere delle precisazioni su cosa si intenda per domicilio e residenza fiscale. Infatti, una delle ragioni per cui molti cittadini italiani con residenza all’estero e redditi percepiti all’estero sono chiamati ad effettuare la dichiarazione dei redditi e a pagare le relative imposte deriva dal fatto che questi omettono di fuoriuscire dalle anagrafi nazionali.

Residenza e domicilio fiscale

La residenza fiscale ed il domicilio fiscale, apparentemente sembrano essere la stessa cosa, ma non è così. Il codice civile [2] stabilisce che la residenza è il «luogo in cui la persona ha la sua dimora abituale» mentre il domicilio è il luogo stabilito dalla persona come sede principale dei suoi affari e interessi. La residenza e il domicilio possono anche coincidere ma questa sovrapposizione non è una regola. Da quanto detto fino ad ora infatti è possibile che una persona che abbia la sua residenza presso un certo indirizzo possa fissare il proprio domicilio in un altro luogo sulla base di dove svolge le propria attività lavorativa.

Nel diritto tributario, invece l’espressione domicilio fiscale è utilizzata per definire la competenza territoriale dell’Ufficio tributario [3].  Dunque il domicilio fiscale risulta determinante, per esempio, per la notifica di provvedimenti impositivi o accertamenti fiscali. Per quanto riguarda le persone fisiche il domicilio fiscale è quello del Comune all’interno del quale il contribuente è iscritto all’anagrafe. Il domicilio fiscale delle persone giuridiche, invece, ricade nel luogo in cui è stabilita la sede legale.

La residenza fiscale, invece, si acquisisce se il contribuente è iscritto all’Anagrafe della popolazione residente o ha residenza o domicilio in Italia per più di 183 giorni all’anno. Questo comporta la sua soggezione alle regole di tassazione italiane per i redditi percepiti, indipendentemente dallo stato in cui sono stati prodotti. La residenza fiscale viene quindi riconosciuta al soggetto che soddisfa almeno uno dei seguenti requisiti:

  • iscrizione nell’Anagrafe della popolazione residente;
  • domicilio fiscale fissato in Italia;
  • residenza stabilita nel territorio italiano.

La determinazione della residenza fiscale, dunque, è importante per calcolare le imposte sui redditi e per la determinazione dei relativi obblighi gravanti sul contribuente. Attraverso essa è possibile stabilire senza alcun dubbio se la persona fisica, ditta individuale, persona giuridica o cooperativa sia sottoposta al regime fiscale vigente in Italia. L’iscrizione nell’Anagrafe della popolazione residente si ottiene stabilendo la propria residenza o il proprio domicilio in un Comune italiano.

Iscrizione all’Aire

Tuttavia, nel caso in cui un soggetto abbia fissato la propria dimora abituale all’estero con relativa iscrizione nell’Anagrafe italiana dei residenti all’estero (Aire), dovrà procedere alla cancellazione dall’anagrafe italiana. Secondo la Cassazione, dunque, la fuoriuscita dall’anagrafe della popolazione residente e l’iscrizione all’Aire esclude la necessità di dichiarare tali redditi e di versare le relative imposte attesa la prevalenza della norma convenzionale rispetto alla normativa tributaria interna, in caso di contrasto fra le stesse.


note

[1] Cass., sezione tributaria, sent. n. 21442 del 13.10.2017.

[2] all’art. 43.

[3] il domicilio fiscale è regolato dal d.P.R. 600/1973


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