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Aiuti economici per inoccupati

3 Gennaio 2019 | Autore:


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Reddito di inclusione, reddito di cittadinanza, prestazioni di assistenza per disabili: quali sono i benefici per chi non ha mai lavorato.

Chi ha perso il lavoro ha diritto a diverse agevolazioni, la maggior parte delle quali è riconosciuta dall’Inps: se si perde involontariamente un impiego subordinato, cioè un lavoro come dipendente, ad esempio, viene riconosciuta la Naspi, un’indennità di disoccupazione che può spettare sino un massimo di 24 mesi.
Si ha diritto ad un ulteriore beneficio, l’assegno di ricollocazione, poi, se si è disoccupati o in cassa integrazione straordinaria. Nel caso in cui invece il lavoratore perda un impiego di collaborazione, invece, è riconosciuta un’altra indennità di disoccupazione, la Dis-coll, che spetta per un massimo di 6 mesi.
Ma che cosa spetta a chi non ha mai lavorato? Quali sono gli aiuti economici per inoccupati? Vediamo che cosa prevede la normativa.

Agli inoccupati spetta la disoccupazione?

Se l’interessato è inoccupato, cioè non ha mai svolto un’attività lavorativa, non spetta alcuna indennità di disoccupazione. Sia l’indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti, cioè la Naspi, che l’indennità di disoccupazione per i collaboratori, cioè la Discoll, spettano infatti in presenza di determinati requisiti contributivi.
In parole semplici, bisogna aver versato un minimo di contributi in qualità di lavoratore dipendente o di collaboratore.
Le indennità di disoccupazione, difatti, non sono una prestazione puramente assistenziale, ma di previdenza: sono cioè collegate alla contribuzione versata dall’interessato all’Inps. Nel dettaglio, per la Naspi sono richieste 13 settimane di contributi di lavoro dipendente negli ultimi 4 anni, più 30 giornate di lavoro subordinato nell’anno, per la Dis-coll 3 mesi di contribuzione accreditata presso la gestione Separata nel periodo che va dal 1° gennaio dell’anno precedente la cessazione della collaborazione sino alla cessazione stessa.

Reddito d’inclusione

L’inoccupato non può beneficiare delle prestazioni di previdenza, quindi dell’indennità di disoccupazione, in quanto, non avendo mai lavorato, non può aver versato contributi. Può ricevere però delle prestazioni di assistenza, che non sono collegate al versamento di un minimo di contributi.
Tra le più importanti prestazioni di assistenza previste a livello nazionale c’è il reddito d’inclusione Rei. Si tratta di un sussidio che spetta alle famiglie più povere, con indicatore Isee pari ad un massimo di 6mila euro e con indicatore della situazione reddituale non superiore a 3mila euro.
Bisogna però trovarsi in un particolare stato di bisogno economico per aver diritto al sussidio, che può andare dai circa 190 ai 540 euro mensili, a seconda dei componenti del nucleo familiare.
Ad esempio, non si può possedere un patrimonio immobiliare superiore ai 20mila euro, esclusa la prima casa. Inoltre, il patrimonio mobiliare (conti, carte di credito e prepagate, libretti, buoni, depositi, partecipazioni…) non può superare i 10mila euro in caso di famiglia numerosa, i 6mila euro in caso di nucleo familiare con un solo componente. Per di più, non si possono possedere veicoli immatricolati nei 24 mesi precedenti, esclusi i veicoli adibiti al trasporto di disabili.
Per ottenere il Rei tutta la famiglia deve sottoscrivere un apposito progetto d’inclusione, secondo il quale i componenti in età lavorativa devono impegnarsi in attività formative, di orientamento e di ricerca attiva di un impiego, i componenti in età scolastica devono impegnarsi nella frequenza di un corso di studi, ed i componenti in età non lavorativa devono almeno impegnarsi a salvaguardare la propria salute con uno stile di vita e di alimentazione corretto. In realtà, ad oggi questi progetti non sono ancora stati attivati, nella maggior parte dei comuni italiani, per problemi organizzativi. Per il 2019 è stato dunque confermato l’accesso al reddito di inclusione senza la necessità di sottoscrivere il patto d’inclusione.

Reddito di cittadinanza

Dal 2019, il reddito di inclusione sarà gradualmente sostituito dal reddito di cittadinanza. Anche questo è un requisito che può spettare sia ai disoccupati che agli inoccupati, in quanto si tratta di una prestazione di assistenza che non è vincolata al versamento di un minimo di contributi all’Inps.
Il reddito di cittadinanza prevede delle condizioni più elastiche per l’accesso rispetto al reddito di inclusione. L’Isee del nucleo familiare, difatti, deve essere pari al massimo a 9.360 euro, e non a 6mila euro, requisito richiesto per il Rei. Attenzione, però: con riferimento al singolo componente, bisogna anche possedere una soglia di reddito personale non superiore ai 6mila euro annui, che sale a 7.560 euro se il beneficiario ha diritto alla pensione di cittadinanza (si tratta del reddito di cittadinanza destinato a chi è già pensionato).
Inoltre, si può possedere un patrimonio mobiliare non superiore ai 6mila euro, incrementato in caso di più componenti del nucleo (l’incremento è di 2mila euro per ogni componente, dal secondo al quinto, di mille euro per ogni figlio, a partire dal terzo, e di 5mila euro per ogni componente disabile), ed un patrimonio immobiliare, oltre alla prima casa di abitazione, non superiore ai 30mila euro. Nessun componente del nucleo deve possedere autoveicoli con cilindrata superiore a 1.600 cc e motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, navi o imbarcazioni da diporto.
Le prestazioni di assistenza percepite oltre al reddito di cittadinanza non lo diminuiscono, a differenza di quanto accade col reddito di inclusione, che viene decurtato se si percepiscono altre prestazioni assistenziali.

Assegno sociale

Gli inoccupati, una volta raggiunta l’età pensionabile, non hanno diritto alla pensione, non avendo versato contributi, ma possono aver diritto all’assegno sociale, un sussidio che spetta in presenza di particolari condizioni economiche.

Si ha diritto all’assegno sociale, pari a 457,99 euro mensili nel 2019, se si possiedono i seguenti requisiti:

  • almeno 67 anni di età: questo requisito è unico, per gli uomini e per le donne, ed è valido a partire dal primo gennaio 2019, in quanto è stato elevato di 5 mesi in base agli adeguamenti alla speranza di vita;
  • cittadinanza italiana, o, in alternativa, cittadinanza di un Paese europeo, qualora il richiedente abbia effettuato iscrizione all’anagrafe del comune di residenza, oppure, ancora, cittadinanza di un Paese Terzo , qualora il richiedente possieda il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo;
  • residenza effettiva, stabile e continuativa per almeno 10 anni nel territorio italiano;
  • reddito non superiore a 5.953,87 euro annui (per l’anno 2019), se il richiedente non è coniugato;
  • reddito non superiore a 11.907,74 euro annui (per l’anno 2019), se il richiedente è coniugato.

Altre agevolazioni per inoccupati

Se l’inoccupato è in possesso di una percentuale di invalidità almeno pari al 74%, ha diritto alla pensione di invalidità anche se non ha mai versato contributi all’Inps. La pensione di invalidità civile, difatti, o assegno di assistenza per invalidi civili parziali, spetta a prescindere dalla contribuzione versata in quanto è una prestazione di assistenza.
Questa prestazione non deve essere confusa con l’assegno ordinario di invalidità, che invece è una prestazione di previdenza, spetta se la capacità lavorativa residua è a meno di un terzo, ed è calcolata come la futura pensione.
Se l’inoccupato e invalido al 100%, spetta la pensione di inabilità civile, il cui importo è uguale all’assegno di assistenza, ossia ammonta a 285,66 euro al mese (per il 2019), ma i cui limiti di reddito sono più elastici. Inoltre, se l’inoccupato è invalido al 100% ed ha bisogno di assistenza continuativa in quanto non autosufficiente, può aver diritto all’assegno di accompagnamento.
Per conoscere le ulteriori prestazioni spettanti: Sussidi per inoccupati.

Esenzione dal ticket per inoccupati

Per quanto riguarda l’esenzione dal ticket sanitario, questa spetta non solo ai disoccupati, ma anche agli inoccupati: una recente sentenza del tribunale di Roma [1], condivisa dal ministero del Lavoro [2], chiarisce infatti che non si debba operare alcuna distinzione, ai fini dell’agevolazione, tra inoccupati e disoccupati: in pratica, deve poter fruire dell’esenzione dal ticket anche chi non ha mai lavorato, oltre a chi ha perso involontariamente l’impiego.

Questo, perché il Jobs Act [3] ha previsto che «le norme nazionali o regionali ed i regolamenti comunali che condizionano prestazioni di carattere sociale allo stato di disoccupazione si intendono riferite alla condizione di non occupazione».

Per il diritto al ticket sanitario non conta più, dunque, se il richiedente abbia o meno svolto un lavoro in precedenza.

Come si ottiene lo stato di non occupazione?

Perché l’inoccupato possa ottenere “ufficialmente” lo stato di non occupazione, sono necessari alcuni passaggi:

  • in primo luogo, il lavoratore deve presentare la Did, cioè la dichiarazione di immediata disponibilità: si tratta di una dichiarazione con la quale il disoccupato conferma di rendersi disponibile per nuove attività lavorative e per attività formative, orientamento e ricerca di lavoro organizzate dai servizi per l’impiego;
  • la Did può essere presentata:
    • recandosi presso un centro per l’impiego;
    • presso il nuovo portale Anpal, cioè il portale delle politiche attive del lavoro;
    • in sede d’invio all’Inps della domanda d’indennità di disoccupazione (ora Naspi); questo, ovviamente, per l’inoccupato non è possibile, perché non ha mai perso il lavoro;
  • inoltre, l’inoccupato deve recarsi, entro 15 giorni da quando è stata resa la Did, presso il centro per l’impiego per firmare il patto di servizio, un progetto che prevede delle attività personalizzate, finalizzate a trovare lavoro.

Come si perde lo stato di non occupazione?

Anche gli inoccupati possono perdere lo stato di non occupazione se non svolgono le attività previste nel patto di servizio o rifiutano un’offerta di lavoro congrua.

In particolare, lo stato di disoccupazione si perde quando:

  • l’interessato si assenta per 3 volte alle convocazioni o agli appuntamenti previsti nel patto di servizio;
  • l’interessato si assenta per 2 volte alle iniziative di orientamento attivate nei suoi confronti;
  • l’interessato si occupa come lavoratore dipendente a tempo indeterminato con reddito superiore a 8mila euro annui, o in una nuova attività di lavoro autonomo con introiti annui superiori a 4800 euro;
  • l’interessato raggiunge i requisiti utili alla pensione, acquisisce il diritto alla pensione o all’assegno ordinario d’invalidità; questo, ovviamente, all’inoccupato non può capitare, perché non ha mai lavorato;
  • l’interessato rifiuta un’offerta di lavoro congrua.

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 1558/2017.

[2] Min. Lavoro circolare n. 5090/2016 che interpreta l’art. 19 co. 7 d.lgs. n. 150/15.

[3] D.lgs. 151/2015.


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