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Ingiuria: come funziona

3 Gennaio 2019


Ingiuria: come funziona

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Gennaio 2019



Come si procede per ingiuria: denunciare non è più possibile, ma è necessario agire in via civile a seguito della depenalizzazione del reato previsto dal codice penale.

Una persona ti ha offeso, riferendo contro di te parole tutt’altro che gradevoli. Ritieni lesa la tua dignità e il tuo onore, sicché hai intenzione di fargliela pagare. Cosa devi fare per difenderti? Chi è vittima di ingiuria ha diritto a ottenere il risarcimento del danno dal colpevole della condotta, ma per raggiungere il proprio obiettivo deve avviare una “trafila” tutt’altro che breve. Difatti, se ti stai chiedendo come denunciare l’ingiuria, sei sulla strada sbagliata. Dal 2016, infatti, l’ingiuria non è più un reato [1]; sicché, chi vuol punire l’autore delle frasi offensive deve agire con una normale azione civile. Se non sai come si fa e quali sono i passaggi, non preoccuparti: qui di seguito scopriremo come funziona l’ingiuria e come procedere se si è vittima di tale comportamento illecito.

Quando c’è ingiuria?

La depenalizzazione dell’ingiuria non ha eliminato, dal nostro ordinamento, tale illecito. Il comportamento di chi aggredisce il decoro di una persona resta ugualmente vietato dalla nostra legge, ma cambiano i modi per ottenere tutela: non più in via penale, ma civile. Pertanto, per stabilire quando c’è ingiuria bisogna far riferimento alle stesse regole e interpretazioni già previste quando esisteva il relativo reato.

L’ingiuria lede l’onore di una persona, inteso come l’insieme delle qualità morali che ne determinano il valore e il decoro. 

Il lessico volgare e aggressivo a cui la società di oggi ci ha purtroppo abituato ha ristretto l’ambito dell’ingiuria. Questo perché, come ha spiegato più volte la Cassazione [2], perché sussista l’illecito bisogna rapportare la frase offensiva all’ambiente spazio-temporale nel quale è stata pronunciata. Di certo, per avere ingiuria – a differenza della diffamazione – non è necessario che vi siano altre persone a sentire l’offesa: l’illecito infatti può essere consumato anche “a tu per tu”, nel corso di una conversazione (anche telefonica) tenuta tra due persone da sole; quest’ultima situazione tuttavia rende pressoché impossibile far valere il proprio diritto per assenza di prove, atteso che la vittima non può essere testimone (di tanto parleremo più avanti). 

Spesso si fa confusione tra ingiuria e diffamazione. La distinzione è però abbastanza semplice. Per l’ingiuria è necessaria la presenza della vittima al cui indirizzo devono essere rivolte le frasi offensive; nella diffamazione invece il destinatario delle espressioni offensive è il pubblico (costituito da almeno due persone) mentre la vittima è assente. 

Ad esempio si ha ingiuria quando una persona, rivolgendosi a un’altra, le dice che è un corrotto e un bugiardo; si ha diffamazione, invece, quando una persona va a dire in giro dell’amministratore di condominio che è un ladro. 

La diffamazione è tutt’oggi un reato e, a differenza quindi dell’ingiuria, consente alla vittima di sporgere querela presso la polizia, i carabinieri o alla Procura della Repubblica.

Non costituisce illecito la confidenza, per quanto offensiva possa essere, fatta da una persona ai danni di un’altra: si pensi a una ragazza che sparla di una conoscente davanti a un’amica; se però tale condotta viene ripetuta, portando a conoscenza dello stesso fatto altre persone, si può ugualmente parlare di diffamazione.

L’ingiuria può essere espressa in qualsiasi forma: verbale, scritta, telefonica, con sms, chat private, ecc. Se la chat è pubblica (si pensi a un gruppo WhatsApp) si ricade nella diffamazione; stesso discorso in caso di post su Facebook (in questo caso siamo nell’ambito della diffamazione aggravata).

L’ingiuria va distinta poi dalla minaccia che è un diverso reato. È ad esempio il comportamento di chi dice «Te la faccio pagare…», «Non sai cosa ti faccio…», «Stai attento da oggi in poi…», oppure in forma meno velata «Ti ammazzo», «Ti faccio male», ecc., a prescindere dalle reali intenzioni del colpevole di attuare i propositi sbandierati.

Ingiuria: come denunciare?

Ribadiamo ancora una volta: per l’ingiuria non si può più “denunciare” (o meglio, “querelare”) il responsabile, ma bisogna notificargli un atto giudiziale che si chiama “citazione”: è l’avvio di una causa civile rivolta a ottenere il risarcimento del danno. 

La vittima deve quindi rivolgersi a un avvocato e anticipare le spese del giudizio civile per come a breve vedremo. 

Ingiuria: cosa si rischia?

Il responsabile dell’ingiuria rischia di essere condannato al risarcimento di tutti i danni che la vittima riesce a dimostrare. In più, all’esito del giudizio, il giudice lo può condannare a una multa da 100 a 8mila euro, da versare allo Stato. Senza il processo di risarcimento del danno il colpevole non può essere tenuto neanche a pagare la multa. Tale sanzione però viene comminata direttamente d’ufficio, senza bisogno che vi sia una richiesta da parte dell’attore (la vittima).

Per quanto riguarda l’importo esso viene determinato sulla base delle seguenti variabili:

  • gravità della violazione;
  • reiterazione dell’illecito;
  • arricchimento del soggetto responsabile;
  • opera svolta dall’agente per l’eliminazione o attenuazione delle conseguenze dell’illecito;
  • personalità dell’agente;
  • condizioni economiche dell’agente.

La reiterazione si verifica quando l’azione si è ripetuta nei successivi quattro anni da parte dello stesso soggetto.

L’ammontare del risarcimento del danno che, a differenza della predetta multa, finisce nelle tasche della vittima, varia a seconda di quanto quest’ultima è abile nel dimostrare di aver subito una lesione: lesione al proprio decoro, ma anche all’attività lavorativa. Anche in assenza di prove, tuttavia, il giudice può quantizzare il risarcimento sulla base di quanto appare giusto nel caso concreto (cosiddetta “liquidazione secondo equità”).

Ingiuria: come agire

Dopo aver conferito mandato a un avvocato e aver pagato l’anticipo per la parcella e le spese processuali, si instaura un processo. La competenza è, a seconda dell’entità del risarcimento, del giudice di pace (fino a 5mila euro) o del tribunale. Difficilmente si supera il tetto di competenza del giudice di pace, sicché si può dire che, nella stragrande maggioranza dei casi, bisognerà rivolgersi a quest’ultimo ufficio.

Il processo inizia con la notifica al responsabile di un atto (citazione) redatto e firmato dall’avvocato, ma notificato dall’ufficiale giudiziario. Si instaura una causa con la difesa del convenuto e l’assunzione delle prove.

Difesa del colpevole

Il colpevole può difendersi solo sostenendo di aver agito per reazione a una ingiuria o una diffamazione ricevuta, a sua volta, dalla vittima, pochi istanti prima. Non è consentito agire per ritorsione dopo molto tempo. Si tratta di una sorta di “giustificazione” simile alla legittima difesa, che opera cioè solo nella contestualità dell’illecito subito, come conseguenza di uno stato di ira.

Inoltre, il colpevole può ottenere una decurtazione della pena dimostrando di aver eliminato o attenuato, con la propria condotta spontanea, le conseguenze dell’ingiuria.

Le prove dell’ingiuria

A differenza di quanto avveniva quando l’ingiuria era reato, trattandosi ora di illecito civile non è più possibile la prova testimoniale della vittima. Sicché, se non sono stati presenti testimoni o non vi sono registrazioni (anche telefoniche) della conversazione, punire l’illecito – quando si tratta di ingiuria verbale – diventa pressoché impossibile. Più semplice punire l’ingiuria scritta: se la frase è stata infatti riportata in un messaggio o in una chat basterà presentare la stampa e la dimostrazione dell’autenticità della stessa (con una perizia). 

Prescrizione ingiuria

Trattandosi di un illecito civile di natura non contrattuale, la prescrizione dell’ingiuria è oggi di cinque anni. Dunque la vittima ha un quinquennio da quando è venuta a conoscenza dell’illecito per difendere i propri diritti. La notifica della citazione sospende il decorso della prescrizione.

Che succede se il responsabile non paga il risarcimento o la multa?

Se il soggetto condannato non paga la multa allo Stato, l’importo verrà iscritto a ruolo e sarà notificata una cartella esattoriale da parte di Agenzia Entrate Riscossione. L’esattore potrà poi avviare il fermo auto e/o il pignoramento.

Nel caso di mancato pagamento del risarcimento del danno, la vittima può attivare le procedure di esecuzione forzata con il pignoramento dei beni del responsabile.

note

[1] In attuazione della delega conferita con la legge 28 aprile 2014 n. 67, il Dlgs 15 gennaio 2016 n. 7, recante Disposizioni in materia di abrogazione di reati e introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, ha definitivamente abrogato l’articolo 594 del codice penale contenente il delitto di ingiuria. 

[2] Cass. sent. n. 30790/2014.


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