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Chi ricorre in Cassazione?

23 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Gennaio 2019



Quando si può ricorrere in Cassazione? Chi è legittimato a proporre impugnazione? Per quali motivi si può fare ricorso in Cassazione?

Fare una causa è un po’ come scalare una montagna: si tratta di un percorso lungo, difficile e dall’esito incerto. La persona chiamata ad effettuare l’impresa è colei che ha subito un torto o un’ingiustizia, la quale si trova a bussare alle porte della giustizia per ottenere la tutela dei propri diritti. In quest’avventura, però, non si è soli: ad assistere chi comincia la scalata c’è l’avvocato di fiducia, guida indispensabile per raggiungere incolumi la vetta. La lunghezza del percorso giudiziario è dovuta anche a fatto che, a maggior garanzia delle ragioni delle parti coinvolte in un giudizio, la sentenza con cui il giudice provvede alla condanna può essere impugnata davanti ad un altro giudice, il quale rivaluterà i fatti e sarà libero di giungere ad una conclusione diversa dal suo collega precedente. In pratica, la legge assicura il doppio grado di giudizio: contro la sentenza che ti dà torto puoi fare appello e chiedere ad altro magistrato che si esprima sul tuo caso. Il sistema è volto a garantire i cittadini da eventuali errori in cui può essere incorso il giudice di primo grado. Proponendo appello, l’intera questione viene rimessa al giudice di secondo grado, il quale rileggerà il fascicolo e deciderà sulla scorta di quello e delle memorie difensive; eccezionalmente, potrebbe essere disposta anche una nuova fase istruttoria. Il processo italiano è lungo e difficile anche per un’altra ragione: dopo i primi due gradi di giudizio, è possibile addirittura arrivare ad un terzo grado, mediante ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione è un giudice particolare per diverse ragioni: innanzitutto, dal punto di vista territoriale, la sua competenza è estesa a tutta l’Italia, ma la sua sede è unica e si trova a Roma; in secondo luogo, la Cassazione può pronunciarsi soltanto sulla legittimità di una sentenza, non anche sul merito (approfondiremo dopo cosa significa ciò); infine, il ricorso per Cassazione è vincolato nelle motivazioni, nel senso che non si può impugnare la sentenza sfavorevole per tutte le ragioni che si vuole, ma solo nei casi strettamente stabiliti dalla legge. Ma chi ricorre in Cassazione? Da quello che ti ho detto sinora, avrai senz’altro già compreso che è interessato a ricorrere in Cassazione la parte che ha perso la causa. In realtà, il soccombente potrebbe anche non essere l’unico a voler ricorrere per Cassazione, in quanto spesso il processo, come una partita di calcio, termina con un pareggio, nel senso che il giudice non dà ragione a nessuno dei due, oppure accoglie parzialmente sia le richieste di una parte che dell’altra. In altre parole, non poche volte un giudizio lascia tutti scontenti. Se quanto detto sinora non ti è chiaro, oppure vuoi saperne di più sull’argomento, allora ti invito a proseguire nella lettura: ti spiegherò come funziona il ricorso alla Suprema Corte e, soprattutto, chi ricorre in Cassazione.

Corte di Cassazione: cos’è?

Prima di vedere chi ricorre in Cassazione, mi sembra utile spiegarti brevemente cos’è la Corte di Cassazione. Ti ho già fornito alcune indicazioni utili nell’introduzione: la Suprema Corte è un giudice che si trova a Roma e che riceve i ricorsi di tutta Italia. Questo significa che, ovunque tu risieda, se intenderai impugnare in Cassazione una sentenza sfavorevole dovrai andare a Roma (o meglio, il tuo avvocato dovrà farlo per te).

La Cassazione, inoltre, è giudice di ultimo grado, nel senso che la sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione non è impugnabile a sua volta davanti ad un altro giudice; di conseguenza, la Suprema Corte generalmente pone fine al processo, sancendone l’ultima parola. In realtà, la veridicità di quanto affermato dipende molto dal tipo di sentenza pronunciata: se la Cassazione accoglie il ricorso con rinvio, infatti, la decisione impugnata viene “cassata”, cioè cancellata, e il giudizio deve riprendere nuovamente dal precedente grado.

Cassazione: cosa significa che è giudice di legittimità?

Se ti interessa sapere chi ricorre per Cassazione devi anche sapere che la Corte di Cassazione è giudice di legittimità. Cosa significa? Vuol dire che i giudici che compongono il collegio non analizzano i fatti come ricostruiti nei precedenti gradi di giudizio ma, in maniera più semplice, devono verificare che la decisione impugnata sia conforme alle norme di legge. La Cassazione, quindi, non scende nel merito della causa come fa il giudice d’Appello, innanzi al quale viene devoluto l’intero giudizio di primo grado; la Suprema Corte deve solamente accertare che la sentenza impugnata sia priva di vizi che la rendano contraria alla legge.

Ti faccio un esempio per farti comprendere meglio questo concetto. Se in primo grado vieni condannato a causa di una testimonianza a te sfavorevole (ad esempio, un signore asserisce di averti visto alla guida dell’auto che ha tamponato e danneggiato l’autovettura di controparte), la Corte di Cassazione non potrà assolverti ritenendo che la deposizione del testimone sia inattendibile: questa valutazione, infatti, riguarda il merito della vicenda, cioè la ricostruzione concreta degli episodi, la quale compete ai giudici di primo (giudice di pace o tribunale) e secondo grado (tribunale o appello), ma non al giudice di legittimità, cioè alla Cassazione. Quest’ultima dovrà solamente limitarsi a vedere se la testimonianza è stata assunta nel rispetto delle norme di legge: ad esempio, se il testimone a te sfavorevole era il conducente dell’auto che hai tamponato, oppure persona rimasta coinvolta nel sinistro, non avrebbe potuto testimoniare contro di te in quanto interessata alla causa. Di conseguenza, poiché è stata violata la norma di legge che vieta la testimonianza a chi è coinvolto in prima persona nel processo, la Cassazione potrebbe accogliere il tuo ricorso, ritenere nulla la testimonianza e rinviare al giudice di merito affinché decida nuovamente sul caso, ma questa volta senza tenere in considerazione la testimonianza contraria alla legge.

Chi fa ricorso in Cassazione?

Vediamo ora chi ricorre in Cassazione. Il ricorso in Corte di Cassazione, essendo un mezzo di impugnazione, è consentito solamente a quella parte processuale che vi abbia interesse: ciò significa che la parte che si ritiene soddisfatta dalla sentenza del giudice non ha motivo di impugnare la pronuncia e fare ricorso in Cassazione.

Il più delle volte l’interesse a fare ricorso coincide con la soccombenza, cioè con quella condizione in cui si trova la parte processuale che ha visto rigettare le proprie richieste. Ad esempio, se fai causa ad una persona per ottenere il risarcimento dei danni e il giudice ti dà torto, allora avrai pieno interesse a fare ricorso in Cassazione. Ugualmente nel caso in cui il giudice ti abbia dato solo parzialmente ragione, riconoscendoti una somma minore rispetto a quella che avevi chiesto: in questa circostanza, infatti, si tratta di una soccombenza parziale. Nel processo penale, poi, l’interesse a ricorrere è ancora più facilmente intuibile: l’imputato condannato dal giudice ha senz’altro il diritto di impugnare la sentenza e di ricorrere in Cassazione.

La giurisprudenza ha specificato che ai fini della sussistenza dell’interesse ad impugnare una sentenza rileva una nozione sostanziale e materiale di soccombenza, che faccia riferimento non già alla divergenza tra le conclusioni rassegnate dalla parte e la pronuncia, ma agli effetti pregiudizievoli che dalla medesima derivino nei confronti della parte [1]. Questo vuol dire che, anche se il giudice non accoglie la domanda così come l’avevi formulata, ma la pronuncia soddisfa comunque le tue aspettative, allora non avrai diritto ad impugnare la sentenza.

Oltre ad avere interesse, chi ricorre in Cassazione deve anche essere legittimato a fare ciò: la legittimazione è però concetto molto più semplice dell’interesse, in quanto essa coincide con la partecipazione al processo. in pratica, se sei parte processuale, sei legittimato ad impugnare e, quindi, anche a ricorrere in Cassazione.

Ricorso per Cassazione: come funziona?

Abbiamo visto chi ricorre in Cassazione; ora ti spiegherò in maniera molto semplice come funziona il ricorso per Cassazione. La Cassazione è un giudice particolare non solo perché, pur essendo competente sul territorio di tutt’Italia ha un’unica sede, oppure perché non entra nel merito della vicenda, ma anche perché non è possibile fare ricorso se non nei casi tassativamente previsti dalla legge. Cosa significa? Vuol dire che l’impugnazione della sentenza sfavorevole può essere validamente fatta solamente in presenza di determinati vizi e, in particolare:

  • per motivi attinenti alla giurisdizione;
  • per violazione delle norme sulla competenza;
  • per violazione o falsa applicazione di norme di legge e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro;
  • per nullità della sentenza o del procedimento;
  • per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti [2].

I motivi che legittimano il ricorso in Cassazione quando ad essere impugnata è una sentenza penale sono sostanzialmente analoghi, in quanto riguardano anch’essi i motivi di giurisdizione (cioè, i casi in cui il giudice non aveva il potere di decidere, in quanto la controversia spettava a un giudice di altra giurisdizione o, addirittura, a potere diverso da quello giurisdizionale); l’inosservanza o l’erronea applicazione della legge, ivi comprese le norme processuali stabilite a pena di nullità, di inutilizzabilità, di inammissibilità o di decadenza; la mancata assunzione di una prova decisiva di cui era stata fatta richiesta; la mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione [3].

Ricorso in Cassazione: contro quali sentenze?

Ti ho spiegato chi ricorre in Cassazione e come funziona il ricorso; vediamo ora quali sentenze possono essere portate davanti alla suprema Corte. Come già detto, la Cassazione è giudice di ultimo grado, nel senso che non esiste un altro giudice che possa decidere sulle sue pronunce. Per la precisione, il più delle volte la Cassazione è giudice di terzo grado, nel senso che, dopo un primo e un secondo grado di giudizio, si ricorre infine alla Corte di Cassazione.

In linea di massima, sono ricorribili per Cassazione:

  • le sentenze pronunciate in appello (e cioè, quella pronunciate dalla Corte di Appello come giudice di secondo grado nei confronti delle sentenze del Tribunale, nonché quelle del Tribunale in qualità di giudice di secondo grado nei riguardi delle sentenze del giudice di pace);
  • le sentenze di primo grado non appellabili (si tratta delle sentenze del tribunale pronunciate secondo equità su richiesta concorde delle parti che sono inappellabili, e le sentenze della Corte d’appello nelle ipotesi in cui essa sia investita della controversia non quale giudice d’appello bensì quale giudice di unico grado);
  • le ordinanze dichiarative di inammissibilità dell’appello;
  • in ambito penale, i provvedimenti in materia di libertà personale (tale diritto dell’interessato è costituzionalmente riconosciuto e garantito) e quelli in materia di misure cautelari reali (come ad esempio i sequestri).

La legge prevede la possibilità di ricorrere in Cassazione senza passare per il giudice di appello, cioè per il secondo grado: si parla in questi casi di ricorso per saltum, in quanto viene “saltato” un grado di giudizio. Per fare ciò, però, occorre che vi sia il consenso di entrambe le parti: la legge dice infatti che può essere impugnata con ricorso per cassazione una sentenza appellabile del tribunale, se le parti sono d’accordo per omettere l’appello [4].

note

[1] Cass., sent. n. 29578 del 11.12.2017.

[2] Art. 360 cod. proc. civ.

[3] Art. 606 cod. proc. pen.

[4] Art. 360 cod. proc. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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