Pensione quota 100 3 anni prima

4 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Gennaio 2019



Possibile pensionarsi con quota 94: 59 anni di età e 35 anni di contributi per i lavoratori delle aziende che aderiscono ai fondi bilaterali.

Pensionarsi con quota 94, ossia con soli 59 anni di età e 35 anni di contributi: si tratta di una nuova possibilità prevista nel cosiddetto pacchetto previdenza, cioè nella bozza di decreto in materia di pensioni che dovrebbe essere emanato entro metà gennaio.

Con la quota 94 si otterrà non una vera e propria pensione, ma un assegno di prepensionamento, molto simile agli attuali isopensione e assegno straordinario: in pratica, si tratterebbe di una prestazione di accompagnamento alla pensione, d’importo pari, o molto vicino, al futuro trattamento spettante.

Il nuovo assegno di prepensionamento potrebbe essere richiesto dai lavoratori ai quali non mancano più di 3 anni per raggiungere la pensione quota 100, se appartenenti a un’azienda che aderisce ad un ente bilaterale e che ha sottoscritto appositi accordi sindacali.

Il pensionamento anticipato dovrebbe essere finanziato sia dall’azienda che dal fondo interprofessionale a cui aderisce: questi fondi, attualmente destinati alla formazione continua dei dipendenti, dovrebbero essere, in tutto o in parte, destinati agli anticipi pensionistici finalizzati al ricambio generazionale. Ad ogni prepensionamento, difatti, dovrebbe seguire un’assunzione incentivata: il provvedimento della pensione quota 100 3 anni prima, per questo motivo, è stato ribattezzato “staffetta generazionale”.

Sarà possibile prepensionare i lavoratori senza assumerne di nuovi, comunque, per le aziende in crisi.

In definitiva, la quota 94, anche se consentirà un ulteriore anticipo rispetto alla quota 100, non impatterebbe sui conti pubblici, in quanto interamente finanziata dalle aziende e dai fondi interprofessionali.

Quali sono i requisiti richiesti per la quota 100?

Ricordiamo quali sono, in base a quanto previsto nel pacchetto previdenza, i requisiti per la pensione quota 100:

  • quota, cioè somma degli anni di età e degli anni di contributi, almeno pari a 100;
  • almeno 62 anni d’età;
  • almeno 38 anni di contributi.

I requisiti contributivi potranno essere raggiunti anche attraverso il cumulo, cioè sommando versamenti effettuati in gestioni previdenziali diverse. Potranno essere considerati sino a 2 anni di contributi figurativi.

Quando si va in pensione con quota 100?

Con la quota 100 non sarà possibile pensionarsi subito, ma si dovrà attendere un periodo, dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione del trattamento, detto finestra. Le finestre cadranno:

  • ogni 3 mesi per i lavoratori del settore privato;
  • ogni 6 mesi per i dipendenti pubblici, con un preavviso di almeno 6 mesi da fornire all’amministrazione di appartenenza;
  • ogni anno per la scuola.

Come si calcola la pensione con quota 100?

La pensione con quota 100 si calcolerà senza penalizzazioni e senza il ricalcolo misto o il ricalcolo integralmente contributivo.

Il calcolo della pensione sarà dunque:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • integralmente contributivo per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995.

Per saperne di più: Quota 100 senza penalità

Per capire meglio le differenze di calcolo della pensione: Come si calcola la pensione

Con quota 100 si può lavorare?

Chi si pensionerà con quota 100 potrà lavorare, ma il reddito di lavoro sarà cumulabile limitatamente col reddito di pensione, sino a 5mila euro annui.

Questo limite di cumulo sarà soltanto temporaneo, sino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia.

Quando ci si può prepensionare?

Oltre alla quota 100 3 anni prima, attualmente esistono già altri strumenti di prepensionamento: alcuni consentono di raggiungere la pensione addirittura con 7 anni di anticipo.

Ecco i principali strumenti di prepensionamento

  • Isopensione: si ottiene, senza penalizzazioni, un assegno simile alla futura pensione, con un anticipo massimo di 7 anni; lo strumento è riservato agli esuberi di aziende con oltre 15 dipendenti;
  • Assegno straordinario: anche in questo caso si ottiene, senza penalizzazioni, un assegno simile alla futura pensione, con un anticipo massimo di 7 anni; lo strumento è riservato agli esuberi di aziende che aderiscono a particolari fondi bilaterali;
  • Ape aziendale: l’Ape aziendale, il terzo tra i più importanti strumenti di prepensionamento, consiste nella possibilità, per l’azienda, di incentivare l’esodo dei lavoratori a cui manchino non più di 3 anni e 7 mesi alla pensione di vecchiaia, offrendo un contributo che serva ad abbassare i costi dell’anticipo pensionistico volontario, o Ape volontario
  • Ape sociale: l’Ape sociale è invece un anticipo pensionistico a carico dello Stato, dedicato a particolari categorie tutelati di lavoratori a cui mancano non più di 3 anni e 7 mesi alla pensione di vecchiaia; l’assegno non prevede penalizzazioni sulla futura pensione ed è calcolato allo stesso modo del futuro trattamento, ma non può superare i 1500 euro mensili. Dovrebbe essere prorogato nel 2019.

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