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Come aiutare un bambino a dormire

25 Gennaio 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini


Come aiutare un bambino a dormire

> Salute e benessere Pubblicato il 25 Gennaio 2019



Programmi educazionali e laboratori esperienziali tra le ultime novità in fatto di sonno notturno di mamma e bambini.

“Chi ha rubato il sonno dagli occhi del mio bimbo?”. Così inizia una celebre poesia del poeta indiano Rabindranath Tagore insignito del premio Nobel per la Letteratura nel 1913. E se la mamma della poesia di rientro dal pozzo dinnanzi al figlioletto lasciato addormentato e rinvenuto a quattro zampe s’interroga su chi sia stato a rubargli il sonno, ripromettendosi, una volta trovato, d’incatenarlo quale scenario si profila se a fare i conti con il “Ruba-Sonno” della storia sono le mamme occidentali in carne ed ossa? In assenza di boschetti di bakula, cavigliere fatate e notti stellate, a fare da contorno al risveglio del pargoletto le mamme made in Italy se la dovranno vedere molto probabilmente con catenelle di carillon, biberon extra-large di camomilla liofilizzata e ninne nanne improvvisate. Un problema quello del sonno dei bambini che, da che mondo e mondo, ha coinvolto le madri e da ultimo forse anche i padri fin dalla lontana notte dei tempi. Ma un conto è parlarne e un conto è farci i conti tutte le notti, specie poi quando al mattino, lì in attesa, ci sono la giornata di lavoro e l’inesorabile tran tran quotidiano. Hai voglia ad incoraggiare i neo genitori che, stralunati e con gli occhi cerchiati, varcano la soglia del posto di lavoro! Quindi a meno che si sia così fortunati da poter contare su ingegnose tate h 24 alla Mary Poppins, è necessario conoscere un vademecum in grado di propiziare le nanne dei più piccini. E tu lo sai come aiutare un bambino a dormire? Meglio imporre delle regole ferree quanto ad orari e metodiche di addormentamento o ispirarsi ai principi del “Laissez-faire” domestico? E come la mettiamo con i sonnellini pomeridiani? Vanno evitati o ridotti al minimo indispensabile? Quanto alla location è preferibile il lettone di mamma e papà o la cullina senza se e senza ma? Se anche tu non ti senti poi così sicuro di dormire sonni tranquilli, è proprio il caso di dire: mettiti comodo e seguici. Una buona e rigenerante notte di sonno è un’alleanza sicura sia con riguardo al tuo rapporto di coppia che al tuo apprendistato genitoriale. Quindi stop agli indugi e buona lettura e perché no, anche buona notte a tutti!

Cosa s’intende per regolatori del sonno?

Con il termine “regolatori del sonno” s’intende riferirsi all’orologio circadiano e alla pressione del sonno su cui recenti studi australiani hanno impostato un vero e proprio programma educazionale proprio al fine di facilitare il rapporto del sonno con i bambini.

Lo studio [1] pubblicato giusto qualche mese fa e che sembra aver già prodotto i suoi primi risultati in termini di riduzione di livelli di ansia e stress dei neo genitori, concentra il proprio focus sui vari “modelli” di sonno dei bambini. Quindi a quanto è trapelato, non un elisir di eterna sonnolenza, ma una sorta di laboratorio esperienziale in cui si insegna ai genitori a rispondere agli stimoli personali dei propri bambini per dormire ma anche per mangiare. Quindi se è vero che l’ora della nanna viene ogni giorno, è pur vero che se ci si sensibilizza a guardare con più attenzione i piccolini di casa, è possibile farsi guidare dai loro ritmi, mettendo da parte l’idea che il sonno sia un evento a comando.

“Little Possum” tra mamme e sonno infantile

Con l’espressione “Little Possum” che in australiano sembra indicare la tenerezza che si prova per i bambini, ci si riferisce al programma, sopra accennato, volto ad educare i genitori verso corrette aspettative riguardo al sonno dei bambini, incoraggiandoli a sperimentare nuove strategie.

Ma cosa c’è di così interessante in questo programma “tenerezza”? A sentire il campione di mamme intervistate e coinvolte nell’esperienza, da apprezzare il fatto che il programma incoraggi la flessibilità, nel rispetto delle singole scelte genitoriali, senza trascurare specifici aiuti per migliori modalità relazionali con il proprio bambino. Una metodica insomma che sarebbe di sicuro stata apprezzata dall’antesignana dell’individualità infantile Maria Montessori.

Quanto incide il “fattore mamma” sul sonno dei piccoli?

Seguendo le orme tracciate da uno studio condotto in Regno Unito presso un istituto che in italiano suonerebbe come Laboratorio sonno genitori/bambini [2] che ha fatto un po’ da apripista, tanto nella gestione di gruppi di discussioni quanto di incontri “one to one” con le neo mamme, la principale preoccupazione materna emersa sembra essere proprio quella attinente all’eventualità dei frequenti risvegli notturni.

A seguire: anche il troppo poco riposo giornaliero dei genitori, unito alla difficoltà, se non proprio incapacità, a staccarsi dal proprio bambino. Preoccupazioni, tutte queste, che costituiscono una sorta di minimo comune multiplo di tutte le mamme che in genere non fanno segreto dei loro livelli di stress, stanchezza, ansia, fino a veri e propri stati depressivi. Campanelli tutti questi d’allarme che devono spingere compagni di vita, familiari ed amici a fare delle cordate salva-mamme, perché, com’è noto, il miglior augurio che si può fare ad una nuova vita che si affaccia al mondo è di avere una mamma serena e riposata. Quindi ben vengano ovunque le azioni a sostegno delle mamme, perché se è vero che sono loro a portare in grembo per nove mesi la nuova creatura, l’accudimento post nascita non deve essere delegato in toto a loro, quindi forza e coraggio uomini che siete in ascolto, fatevi avanti!

Attività diurna e sonno notturno: amici per la pelle

E’ ormai noto e comprovato dai fatti che nella vita di un adulto, quanto accade durante la giornata sia in grado d’influenzare la qualità del sonno notturno. Sarà lo stesso anche per i più piccoli? Sembra proprio di sì. Quindi, attenzione ad esporre i più piccoli a continui stimoli o a forzarli in scalette giornaliere che non rispettano i loro ritmi interni. Passino dunque i marsupi dove i piccoli “marsupiali” umani vengono portati in giro ovunque a partire dai primi giorni di vita, ma a condizione che si evitino luoghi super affollati, chiassosi e pieni di fumo. Se infatti queste condizioni possono risultare irritanti per un adulto, figurarsi cosa possono produrre in un neonato!

Quindi molto meglio investire in persone di riferimento che si sappiano prendere cura dei bambini in modo stabile, così da creare intorno un ambiente tranquillizzante idoneo a costruire all’interno del piccolo immagini interiori in grado di rassicurarlo. Infatti, se è vero che il bambino è mosso da un interesse istintivo per le cose e per le persone che lo circondano, a mano a mano che cresce costruisce concetti sempre più precisi.

Il senso di stabilità che certi rituali (quali ad esempio il sonno tendenzialmente sempre nel proprio lettino, la stessa ninna nanna, la vicinanza delle stesse persone) portano con sé, non potranno che tradursi in nottate più serene.

Mezzi di contenzione e sonni agitati

Quando il bambino è un po’ più grandicello, tanto da riuscire a spostarsi più o meno autonomamente, se invece di consentirgli una sana esplorazione della casa a “bordo” delle sue “quattro” gambe, spesso si può incorrere nel rischio di esagerare con i cosiddetti mezzi di contenzione.

Chi infatti può dire di non aver visto in qualsiasi casa dei nostri giorni, schiere di girelli, box, seggiolini, lettini con le sbarre, “briglie”, carrozzine e chi più ne ha, più ne metta. Con questo non si vuol certo insinuare il dubbio che si debba fare a meno di questi mezzi, bensì indurre a pensare che non si possa pretendere di ricorrervi per l’intero arco della giornata. Costringere continuamente il bambino a ritmi di vita non suoi e a costrizioni può infatti avere effetti sulla qualità del sonno notturno.

Se comunque, nonostante i vari espedienti messi in atto, il piccolo dovesse comunque andare soggetto a frequenti risvegli notturni, meglio salvare il salvabile evitando risposte assurde quali uscire in auto nelle ore più impensabili, o “narcotizzarlo” con quantità industriali di camomille liofilizzate spesso pure troppo zuccherate.

Poche e semplici regole

Cercando di tirare le fila del discorso sul binomio sonno e bambini, tutto è più semplice se si riescono a dare al piccolo poche e semplici regole costanti nel tempo. In questo modo sarà il bambino a cogliere i segnali premonitori che si sta per avvicinare il momento della nanna, così da limitare al massimo scene oppositive dove genitori e figli stanno l’un contro l’altro “armati”.

Evitare di sovraeccitare i piccoli con attività che possono stimolare il loro livello di attenzione, potrebbe essere un importante punto di partenza, a seguire anche la modulazione delle luci nella zona notte su livelli bassi, potrebbe rivelarsi un elemento facilitatore del sonno. E comunque se i capricci e le rimostranze dovessero proseguire, è una buona cosa tenere la barra del timone ferma su una frase tipo “Adesso si dorme!” vigilando che il piccolo trovi i suoi sistemi per addormentarsi.

Sicuri alleati, sotto questo profilo, potrebbero rivelarsi anche i peluche da posizionare vicino ai piccoli, le lucine notturne sul comodino, i ciuccetti e in questo saranno proprio loro, i più piccoli, che si faranno capire su che cosa farà più al caso loro.

Madri o padri come vigilantes dei sonni dei piccoli?

Contrariamente a quello che si potrebbe istintivamente pensare, il ruolo di traghettatore dei piccoli di casa verso le braccia di Morfeo, non necessariamente deve considerarsi più appannaggio delle sole madri. E forse, strano ma vero, in tutto questo possono giocare un ruolo importante anche i giudici che, specie negli ultimi anni, si stanno via via dimostrando più sensibili ai legami tra padri separati e bambini.

Una tra le più recenti pronunce in tal senso risale al 2016 [3] in cui il giudice dovendo pronunciarsi sui diritti di un padre separato, gli ha riconosciuto il diritto ai pernottamenti con la sua bambina di allora sedici mesi. Tra le righe si coglie quindi l’intento di tutelare anche il diritto della piccola figlioletta ad entrare in intimità con il padre, anzi data proprio la sua tenerissima età, questa vicinanza notturna dovrebbe determinare nella bambina a livello inconscio un legame più profondo con entrambe le figure genitoriali, indipendentemente dal loro status di coniugi separati.

Un significativo cambio di direzione che già si era comunque avvertito con altre precedenti pronunce [4] e che lascia ben sperare anche per il futuro. Se è vero che genitori non si nasce, ma si diventa, anche i padri che dimostrino sufficienti capacità di accudimento e presenza affettiva, avranno così la loro chance di crescere accanto ai figlioletti, divenendo anche i loro custodi del sonno notturno.



Di Maria Teresa Biscarini

note

[1] “Sleep Health” journal.

[2] “Parent Infant Sleep Lab” c/o Durham University U.K.

[3] Trib. Roma sent. dell’11.03.2016.

[4] Trib. Milano (Decr. del 14.01.2015); Trib. Milano 3.06.2014; Corte d’Appello di Catania (Decr. del 16.10.2013).


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