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Legge che tutela i gatti

4 Febbraio 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini


Legge che tutela i gatti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Febbraio 2019



La triplice Intesa tra Normativa nazionale, Conferenza Stato-Regioni, Convenzioni UE per i diritti dei 4 zampe.  

A proposito di gatti chi non ricorda la Disneyana nidiata di sangue blu degli “Aristogatti”? Un capolavoro ambientato nella Parigi del 1910 dove i cuccioli dell’aristocratica “Duchessa” dai nomi d’arte come Bizet e Matisse, scorrazzano tra magioni, band musical e gatti randagi. Non a caso l’italianissimo Romeo “er Mejo der Colosseo” nella sua presentazione, da mille e una fusa, alla micetta dagli occhi azzurri, dichiara in un inconfondibile romanesco “Pe’ arivacce qui da Roma ho fatto l’autostop e ‘n Francia è già m’ber pezzo che ce sto”. Ma se dalla finzione filmica si passa alla realtà dei fatti, è davvero così intrigante la vita dei gatti liberi? E guai a chiamarli randagi! A stabilire questo cambio di passo terminologico, ma anche sostanziale è stata una storica legge in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo [1]. Scorrendo il testo di legge balza subito all’occhio la ricorrente terminologia usata per qualificare la categoria felina. Come si diceva poco sopra, a partire dal 1991 i gatti non domestici non vanno chiamati più randagi, bensì coloro che “vivono in libertà”. Una libertà che comporta quindi precisi doveri da parte degli umani che dovessero avere a che fare con queste bestiole che “ a loro insaputa”, è proprio il caso di dire, sono fatti oggetto di tutele sempre maggiori. Complici forse anche le campagne di sensibilizzazione che vedono nel dieci dicembre di ogni anno la giornata internazionale dei diritti degli animali, oggi come oggi è bene conoscere quale sia la legge che tutela i gatti. Si eviterà così d’incorrere in salate sanzioni o peggio ancora in vere e proprie azioni legali, da cui non si salvano nemmeno i “primi cittadini” come si vedrà di seguito. Dunque, sia che tu abbia in casa una sofficissima “Duchessa” tutta coccole sia che ti ritrovi ai ferri corti con qualche Romeo di troppo che girovaga indisturbato nelle tue aree condominiali, meglio saperne di più in merito ai diritti di cui godono oggi i nostri amici felini.

Il primato italiano per la difesa dei diritti dei felini

L’Italia, almeno per una volta, è in pole position mondiale nell’affermare e riconoscere il diritto alla vita e alla tutela dei “4 zampe” liberi, nella fattispecie: cani e gatti. L’importante punto messo a segno in nome della civiltà, è stato quello di formalizzare il divieto di soppressione di cani e gatti randagi. Ora infatti la soppressione dei gatti, per concentrarci sugli attori protagonisti di questo focus, è vietata, fatta eccezione solo per i soggetti gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità [2].

Un cambiamento radicale quello a cui ha dato il via la legge sopra citata [3] che ha, tra l’altro, sancito il principio fondamentale secondo cui è lo Stato che deve promuovere e al contempo disciplinare la tutela degli animali d’affezione, condannando, si cita testualmente, “gli atti di crudeltà contro gli stessi, i maltrattamenti e il loro abbandono”.

Quindi cari umani che siete all’ascolto non vi passi per l’anticamera del cervello di sentirvi autorizzati a maltrattare o abbandonare i micetti. Gli animali non sono infatti usa e getta come invece vale per una nota marca di fazzoletti di carta monouso e questo perché? Il legislatore nel preambolo della suddetta normativa lo esplica chiaramente. Al di là di regole di carattere etico, s’intende in tal modo “favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e tutelare la salute pubblica e l’ambiente”.

Elezione di domicilio felino

Ebbene sì! A seguito della L.281/1991 anche ai gatti è riconosciuto il diritto ad eleggersi un proprio “domicilio” lato sensu. Non solo infatti la legge è intervenuta nel dare una definizione ben precisa ai gruppi di gatti che vivono in aggregazione e in libertà, ma ha anche individuato dei diritti in capo ai micetti, dinnanzi ai quali anche gli uomini devono sottostare tenendo determinate condotte.

Scendendo nel dettaglio, questi gruppi di felini ora giuridicamente si definiscono “colonie feline”, intendendosi per tali tutti i gruppi, più o meno numerosi, di gatti che vivono in libertà in un determinato territorio. Ed è proprio quest’ultima caratteristica della “territorialità” ciò su cui s’intende puntare qui l’attenzione, visto che ora nessun cittadino italiano può sentirsi libero di spostare i gatti dall’habitat che loro stessi si sono scelti per vivere. A cascata deriva poi un ulteriore diritto in capo ai felini.

Questa location di elezione fa sì che i gatti maturino il diritto di ricevere cure e cibo proprio in quello stesso luogo in cui hanno deciso di stabilirsi, ovviamente sempre nel rispetto delle norme igienico-sanitarie.

Colonie feline e loro tutor

Essendo stato formalmente riconosciuto il diritto dei gatti ad un proprio “domicilio” restava da decidere l’individuazione del personale che se ne prendesse cura. Per questo è nata la figura delle persone cosiddette “gattare” che in veste non più ufficiosa, ma ufficiale fanno le veci di un “tutor”.

Così se capita d’imbattersi in una colonia di gatti, la prima cosa da fare sarà identificare un soggetto residente in zona incaricato di prendersene cura. Se infatti le cose sono fatte a regola d’arte, la suddetta persona sarà munita di tesserino che la qualifica appunto operatore di colonia felina e quindi anche riconosciuta dall’A.T.S., vale a dire dall’Azienda a tutela della salute veterinaria di zona.

Ruolo delle A.T.S. veterinarie 

Le Azienda a Tutela della Salute, che hanno sostituito le vecchie A.s.l., oltre ad avere la mappatura delle colonie feline censite, monitorano i vari soggetti responsabili e si fanno carico delle procedure di sterilizzazione dei componenti delle colonie oggetto di censimento. I servizi veterinari inoltre operano, è bene ricordarlo, in sinergia con i singoli comuni, anch’essi responsabili dei periodici controlli sulle colonie di felini, a fini di monitoraggio numerico e di prevenzione di una eccessiva proliferazione, con conseguente accollo delle spese in capo al Comune medesimo.

Colonie feline e condomini

Se i gatti eleggono il proprio “domicilio” all’interno di un condominio, che fare? Stando ad alcune pronunce giurisprudenziali, sembra proprio che la partita tra colonie feline e condomini sia destinata ad uno schiacciante 1 per i gatti e 0 per i condomini. A tale riguardo citiamo uno tra i casi più esemplificativi, quello cioè dinnanzi al quale si è trovato un giudice di Milano [4].

Scorrendo la pronuncia, si può leggere la motivazione che ha spinto il giudice a dare torto al condominio che chiedeva l’allontanamento della colonia. Il tribunale ha così sancito il diritto di stabilimento di una colonia felina anche all’interno di un condominio; questo in ragione del fatto che i gatti sono “animali sociali che si muovono liberamente su un determinato territorio e, pur vivendo in libertà, sono stanziali e frequentano abitualmente lo stesso luogo pubblico o privato”. La sentenza ha cioè in un certo senso confermato che non vi è distinzione di zone, pubbliche o private, ai fini di un “legittimo” stanziamento di una colonia di animali.

Pillole di diritti felini in ambito U.E. e di Conferenza Stato Regioni

Se è vero che in Italia la colonna portante da un punto di vista normativo è rappresentata dalla plurimenzionata L.281/1991, passi ulteriori ce ne sono stati. Tra gli ultimi, un ruolo centrale va riconosciuto ad un accordo siglato nel 2003 in sede di Conferenza Stato-Regioni tra il ministero della Salute, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano [5].

Sulla scorta di quanto sancito all’interno della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, l’accordo ha fissato infatti alcuni principi per una migliore relazione tra l’uomo e gli animali da compagnia. Quindi oltre al cosiddetto “possesso consapevole”, si cerca di promuovere la cultura del rispetto degli animali da ultimo coinvolti anche all’interno di realtà terapeutiche come la pet-therapy.

Quali diritti per i gatti domestici?

In base al citato Accordo del 6 Febbraio 2003, chiunque conviva con un animale d’affezione o abbia accettato di occuparsene è direttamente responsabile della sua salute e del suo benessere; ricadono quindi in capo a tale soggetto il dovere di provvedere alla sua sistemazione, in ragione dei suoi bisogni fisiologici ed etologici, tenendo altresì nella dovuta considerazione anche la razza di appartenenza.

In particolare la suddetta persona dovrà:

  • rifornire l’animale di cibo e di acqua in quantità sufficiente e con tempistica adeguata;
  • assicurargli le necessarie cure sanitarie ed un adeguato livello di benessere fisico ed etologico;
  • consentirgli un’adeguata possibilità di esercizio fisico;
  • prendere ogni possibile precauzione per impedirne la fuga;
  • garantire la tutela di terzi da aggressioni;
  • assicurare la regolare pulizia degli spazi di dimora.

Diritti non codificati dei gatti da un punto di vista veterinario

Si fa presto a dire crocchette e acqua! Un binomio che equivale al pane e acqua per l’uomo. E’ vero che questo costituisce il cosiddetto “minimo sindacale” per sopravvivere, ma siamo poi così sicuri che quella di cui sopra possa dirsi una dieta davvero equilibrata per i nostri micetti del cuore? Stando a quanto stilato da un team di veterinari, la risposta non è poi così scontata.

Tra le cinque priorità evidenziate per avere uno scodinzolante gattino vispo e in salute, va sicuramente annoverato quanto segue:

  • dieta equilibrata e sana: Il regime alimentare deve fornire l’apporto settimanale di proteine, vegetali e fibre. Quindi, passino pure scatolette di carne e crocchette senza però dimenticare, almeno una volta alla settimana, d’inserire della carne nel menù;
  • veterinario: vale dire cure costanti, vaccini e controlli periodici da parte di un veterinario di fiducia;
  • aria aperta: domestico o meno, il gatto resta sempre un animale che ha bisogno di stare all’aria aperta;
  • igiene: la lettiera ben provvista di abbondante sabbia deve essere oggetto di manutenzione quotidiana al fine di prevenire l’insorgenza di malattie sia per l’uomo che per l’animale;
  • affetto: per quanto indipendente, il gatto ha bisogno del contatto umano, forse più di quanto saremmo disposti a credere.

Gatti nei centri storici: quale tutela?

E per terminare questa carrellata di diritti a “4 zampe”, si riporta un fatto di cronaca che la dice lunga però su quanto sia minato il terreno quando si ha a che fare con i diritti dei felini. La vicenda si è originata da un’ordinanza emessa da un primo cittadino che ha innescato una vera e propria azione legale e la sollevazione corale di enti e associazioni animaliste. Il nodo della questione si è originato con il divieto di dar da mangiare ai gatti liberi all’interno di un centro storico.

Divieto che i trasgressori avrebbero pagato con una multa fino a 500 €. Una presa di posizione ritenuta illegittima dagli enti a protezione degli animali, proprio in virtù della L. 281/1991. Se infatti gli uomini non possono imporre alle tribù di gatti liberi di spostare il loro habitat, ne discende che i gatti devono trovare nutrimento in prossimità del loro stanziamento.

D’altro canto però l’ordinanza sembra trovare il suo fondamento nella tutela del decoro delle zone del centro storico. Una partita questa ancora aperta e che molto probabilmente continuerà a far parlare di sé.

GUARDA IL VIDEO



Di Maria Teresa Biscarini

note

[1] Legge Quadro n.281 del 14.08.1991.

[2] Art.2.9 L. n.281 del 14.08.1991.

[3] Legge Quadro n.281 del 14.08.1991.

[4] Trib. Milano sent. n. 23693 del 30.09.2009.

[5] Accordo del 6.02.2003 recepito con DPCM 28.02.2003.


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