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Le sentenze più importanti dell’anno

4 Gennaio 2019
Le sentenze più importanti dell’anno

Dalla famiglia al fisco, dal risarcimento del danno al lavoro: ecco le pronunce più interessanti emesse dalla Corte di Cassazione e dalla Corte Costituzionale nell’ultimo anno.

Sono oltre 32mila le sentenze pubblicate solo nel 2018 dalla Cassazione civile, cui si aggiungono altre 58 mila circa in materia penale. Se si tiene conto di questi numeri ci si fa un’idea di come il diritto sia realmente “vivente”: ogni giorno viene interpretato, attuato e, alla lunga, modificato nelle nostre aule di tribunale. Volendo però tracciare una sintesi, solo alcune di queste pronunce hanno una rilevanza tale da potersi dire “storiche”. È vero: la Cassazione non fa legge e, nel nostro sistema, una sentenza vale solo per le parti in causa. Ma la Corte Suprema fornisce comunque un indirizzo autorevole cui, spesso, le aule dei tribunali di primo e secondo grado si adeguano. Sapere quindi qual è l’interpretazione del cosiddetto “terzo grado” finisce per fornire una conoscenza a 360 gradi del diritto italiano e consente di anticipare il probabile esito del giudizio. Ecco perché sarebbe bene, almeno con cadenza periodica, informarsi su quali sono le sentenze più importanti dell’anno. 

Completamente diverso è invece il ruolo della Corte Costituzionale la quale, a differenza della Cassazione, scrive pronunce che hanno valore di legge per tutti i cittadini, andando a modificare, integrare o cancellare disposizioni in contrasto con la Costituzione. Se la Corte di Cassazione può cambiare idea, quando la Corte Costituzionale annulla una norma non può più tornare indietro: quella norma cambia per sempre e tutti i cittadini sono tenuti a prenderne atto.

Qui di seguito elencheremo quali sono le sentenze più importanti dell’anno 2018, così come già avevamo fatto in occasione del 2017, del 2016, del 2015 e del 2014.

Il Job Act è incostituzionale

Sicuramente la pronuncia che ha maggiormente sconvolto la faccia del diritto civile è quella con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il sistema di quantificazione del risarcimento, in caso di licenziamento, prefissato con il Job Act. La normativa precedente aveva predeterminato la misura massima di indennizzo che il datore di lavoro avrebbe dovuto erogare al dipendente ingiustamente licenziato: da un minimo di 6 a un massimo di 36 mensilità, da stabilire sulla base della durata del contratto di lavoro. Senonché la Consulta ha ritenuto incostituzionale un sistema che si basi solo sulla anzianità di servizio. Con la sentenza del 26 settembre 2018, la Corte ha così ridato piena libertà al giudice, ripristinando la sua tradizionale autonomia e discrezionalità nel “personalizzare” la misura del risarcimento da illegittimo licenziamento. Oggi quindi è tutt’altro che certo quale possa essere l’ammontare dell’indennizzo che l’azienda debba pagare al dipendente mandato a casa.

Approfondimenti: Job Act bocciato dalla Corte Costituzionale.

Divorzi: casalinghe tutelate

Novità anche in materia di divorzi. Il 10 maggio 2017 la Corte di Cassazione aveva detto che scopo dell’assegno divorzile è garantire all’ex coniuge solo lo stretto necessario per rendersi autosufficiente; nulla è dovuto a chi, pur potendo lavorare, preferisce restare a casa e non cercare un’occupazione. Quest’estate però le Sezioni Unite (sent. n. 18287/2018 dell’11.07.2018) hanno apportato un correttivo: bisogna anche tenere conto del contributo che l’ex ha dato alla ricchezza della famiglia e all’altro coniuge. Se, ad esempio, la moglie ha accettato di fare la casalinga, occupandosi della famiglia e dei figli, consentendo così al marito di concentrarsi sulla carriera e migliorare le sue condizioni economiche, di tale utilità bisogna tenere conto ai fini del calcolo dell’assegno di mantenimento. Ne viene che le casalinghe, da quest’anno, sono ufficialmente più tutelate se hanno superato i cinquant’anni e non hanno più alcuna possibilità di reimpiegarsi nel mondo del lavoro dopo la cessazione del matrimonio.

Tutelati di più i disabili

Una interessante pronuncia proviene, di nuovo, dalla Corte Costituzionale (sent. n. 232/18). La Consulta ha modificato la legge 151 del 2001 in materia di congedo straordinario retribuito. Da oggi viene consentito anche al figlio non convivente con il genitore disabile, a patto che, dopo aver preso il congedo, vada a vivere con quest’ultimo. In tal modo, se un anziano dovesse essere incapace di provvedere a sé stesso e non riuscisse a trovare nel proprio coniuge, anziano e disabile anch’egli, il necessario sostegno, potrebbe chiederlo al figlio benché residente altrove. In precedenza, invece, il figlio poteva chiedere il congedo straordinario di due anni solo se convivente col genitore. Oggi è venuto meno questo requisito.

Approfondimenti: Congedo straordinario bisogna essere conviventi col disabile?

Responsabilità medica più ampia

Interessante la sentenza emessa dalla Cassazione penale lo scorso 4 settembre (sent. n. 39733/18) con cui la Corte ha dichiarato la responsabilità del chirurgo che non si accorge dell’errore del collega quando entrambi sono presenti in sala operatoria. Ad essa si è aggiunta la più importante pronuncia delle Sezioni Unite (sent. n. 8770/2018) che ha elencato i casi in cui è possibile ravvisare la responsabilità medica per morte o lesioni causate, per colpa, al paziente. Si tratta, in particolare, dei casi in cui il sanitario abbia causato il danno:

  • per colpa, anche lieve, da negligenza o imprudenza,
  • per colpa, anche lieve, da imperizia, se il caso concreto non è regolato dalle linee-guida o dalle buone pratiche clinico-assistenziali,
  • per colpa, anche lieve, da imperizia, se sono state individuate e scelte linee-guida o buone pratiche clinico-assistenziali inadeguate alla specificità del caso concreto,
  • per colpa grave da imperizia nell’esecuzione delle raccomandazioni di linee-guida o buone pratiche clinico-assistenziali adeguate, tenendo conto del grado di rischio da gestire e delle speciali difficoltà dell’atto medico.

Anche col fermo auto si paga il bollo

Torniamo alla Corte Costituzionale. Brutte notizie per chi non paga le cartelle esattoriali. Da quest’anno le Regioni possono imporre il pagamento del bollo auto anche a chi ha subito il fermo del veicolo (ord. n. 192/18 del 5.11.2018). La Consulta infatti ha dichiarato legittime le norme locali che prevedono l’obbligo di versare la tassa automobilistica in capo al contribuente che ha subito tale misura cautelare. 

Approfondimento: Auto con fermo amministrativo: si paga il bollo?

Durante la malattia non si licenzia

Altra importante sentenza riguarda il licenziamento del dipendente in malattia. Le Sezioni Unite (sentenza n. 12568 del 22.05.2018) hanno stabilito che la risoluzione del rapporto di lavoro intimata durante la malattia è inefficace anche se il dipendente dovesse successivamente superare il periodo di comportoL’azienda può risolvere il contratto solo dopo che sono stati consumati tutti i giorni di comporto indicati nel contratto collettivo. Quindi l’atto di licenziamento va ripetuto.

Leggi Licenziamento per malattia: è nullo.

Autovelox: la taratura non basta più

In materia di multe autostradali, la Cassazione ha sposato un orientamento più formalistico a favore degli automobilisti. Sappiamo che, a seguito dell’intervento della Corte Costituzionale, oggi le contravvenzioni con autovelox sono illegittime se lo strumento di controllo elettronico della velocità non è stato sottoposto a taratura negli ultimi 12 mesi. Ma ciò non basta. Secondo un’ordinanza della Suprema Corte (ord. n. 5227/18), successivamente confermata da ulteriori pronunce, è necessario che la data dell’ultima taratura sia riportata sul verbale spedito all’automobilista; quest’ultimo, così, non è costretto a effettuare ricerche presso le amministrazioni onde verificare che lo strumento fosse effettivamente funzionante. 

Leggi: Autovelox: sentenze recenti.

Anche l’Agenzia delle Entrate può sbagliare…

Per la Cassazione (sent. n. 23163/18 del 27.09.2018), tutte le volte in cui il contribuente chiede consiglio allo sportello dell’Agenzia delle Entrate e il funzionario di turno sbaglia, scatta il risarcimento. A prescindere dalla forma con cui interloquisce con il cittadino, l’amministrazione finanziaria ha comunque un obbligo di informativa nei confronti del contribuente; deve cioè comportarsi in modo corretto e secondo buona fede (così come ogni ufficio della pubblica amministrazione) per consentire una conoscenza agevole delle disposizioni vigenti in materia tributaria. Risultato: d’ora innanzi i cittadini mal consigliati agli sportelli pubblici potranno incassare un risarcimento. 

Approfondimento: Se l’Agenzia delle Entrate sbaglia cosa fare?

Cane malato: restituito al venditore

Chi acquista in un negozio di animali un cane che poi scopre essere malato può chiedere il “reso”, al pari di qualsiasi altro oggetto. Non importa se il quadrupede s’è già affezionato. È quanto chiarito dalla Cassazione (n. 22728/18 del 25.09.2018) in una sentenza che affronta la stretta linea di confine tra cose e animali. Anche a quest’ultimi si deve applicare il codice del consumo. 

Leggi: Cane malato: posso restituirlo?

Reato impedire al padre di vedere il figlio

Chi impedisce al padre di vedere il figlio commette reato e per quale illecito penale si può procedere a denunciarlo. La regola vuole che, dopo la separazione, i figli siano affidati a entrambi i genitori (cosiddetto affidamento congiunto o condiviso). Il che significa che il padre e la madre hanno pari diritti e doveri per quanto riguarda le scelte sull’educazione, la crescita e il mantenimento dei figli. In conseguenza di ciò, il figlio va a vivere, in via abituale, da uno dei due genitori (di solito la madre) per poi vedere l’altro secondo un calendario prefissato dal tribunale in modo da garantire una tendenziale (anche se non perfetta) parità dei tempi. Nel provvedimento di affidamento normalmente il giudice indica il tempo e le modalità con cui il genitore non affidatario ha diritto di frequentare il minore. È questo il cosiddetto diritto di visita. Tra i doveri del genitore affidatario rientra anche quello di favorire il rapporto del figlio con l’altro genitore, a meno che vi siano contrarie indicazioni di particolare gravità: un dovere che, se violato, secondo la Cassazione implica la commissione di un reato (sent. n. 38608/2018).

Leggi: Reato impedire al padre di vedere il figlio.

L’usura sopravvenuta non è usura

Secondo le Sezioni Unite della Cassazione (sent. 24675/18), per stabilire se il tasso di un finanziamento è usurario bisogna far riferimento ai saggi di interesse esistenti al momento della conclusione del contratto, a nulla rilevando le successive modifiche. Dunque, in caso di usura sopravvenuta non c’è violazione di legge. L’usura sopravvenuta si ha quando, a seguito di fluttuazioni degli interessi, il tasso applicato al contratto, originariamente al di sotto delle soglie dell’usura, lo supera in un momento successivo. Ad oggi, pertanto, e salvo ulteriori cambi nella giurisprudenza, non è possibile fare causa alla banca per usura sopravvenuta. 

Approfondimento: Usura sopravvenuta: cos’è

Cani randagi: risarcimenti impossibili

Chi ha investito un cane randagio ed è andato a sbattere o è stato morso dall’animale e vuol ottenere un risarcimento deve dimostrare quali violazioni ha commesso il Comune nel suo generale obbligo di prevenzione del randagismo. Il che significa dover dar prova che l’amministrazione fosse stata allertata della presenza, in zona, degli animali e che, ciò nonostante, non si sia attivata per darli al canile. Messa così, è quasi impossibile vincere la causa. Tale però è l’orientamento ormai sposato dalla Cassazione (ord. n. 11591/18 del 14.05.2018).

Leggi Incidente con cani randagi: Comune non più responsabile.


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