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Studi di settore mai se c’è crisi e per discostamenti inferiori al 30%

15 Ottobre 2013
Studi di settore mai se c’è crisi e per discostamenti inferiori al 30%

Il fisco non può applicare gli studi all’impresa il cui settore è in crisi; inoltre, lo scostamento dagli standard deve essere almeno del 25-30%.

Il fisco non può utilizzare gli studi di settore e avviare un accertamento nei confronti dell’azienda se il settore in cui essa opera è in forte crisi finanziaria. È infatti necessario, affinché l’Agenzia delle Entrate possa procedere, la presenza di ulteriori indizi e, soprattutto, che lo scostamento sia superiore al 25-30/% rispetto ai parametri fissati dall’amministrazione.

È questo l’orientamento della Commissione Tributaria Regionale di Firenze [1] che ha annullato un accertamento nei confronti di una società il cui reddito si discostava dagli studi per un 12%.L’azienda si era difesa sostenendo che il fatturato così basso era stato causato dalla forte crisi economica del settore.

Come noto, lo scostamento dei ricavi dichiarati dal contribuente dai parametri fissati con gli studi di settore consente all’Agenzia delle Entrate di iniziare un accertamento fiscale. Tuttavia, come hanno più volte sottolineato le stesse Sezioni Unite della Cassazione [2], i parametri sono solo frutto di astratte elaborazioni statistiche e, pertanto, costituiscono una presunzione semplice che lo stesso ufficio deve integrare con altri indizi gravi, precisi e concordanti. Insomma, il semplice sforamento dai parametri non può portare all’accertamento, ma vi devono essere anche altri elementi per far presumere l’evasione fiscale da parte dell’azienda.

Ne consegue l’illegittimità dell’atto di accertamento che si basi soltanto sullo scostamento del reddito dichiarato dai parametri determinati con lo studio di settore. Peraltro, tale scostamento deve essere comunque superiore al 25-30%.


note

[1] CTR Firenze, sent. n. 26/2013.

[2] Cass. S.U. sent. n. 26635/09.


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