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Si può non pagare le tasse?

6 Gennaio 2019
Si può non pagare le tasse?

Chi perde il lavoro, è disoccupato o è invalido ha un modo per sottrarsi al fisco e alle cartelle esattoriali?

Si parla spesso di rivolta fiscale da parte delle micro e piccole aziende, soffocate da una amministrazione tiranna, puntualissima quando deve chiedere, lenta e indifferente quando deve pagare. Il fisco non tiene alle corde solo le imprese ma anche le persone fisiche, i privati cittadini. Per questi ultimi, al di là delle imposte dirette (l’Irpef) che, per fortuna, sono sempre rapportate al reddito percepito (sicché chi è disoccupato o viene licenziato non deve pagare nulla), ci sono le imposte indirette: una vera e propria mannaia sul bilancio familiare. Per esse, il rapporto con la ricchezza del contribuente è molto più labile. Ad esempio, una persona che ha ereditato la casa dai genitori ed è senza lavoro dovrà ugualmente pagare l’imposta sui rifiuti, imposta che non viene rapportata al suo reddito ma alle dimensioni di un immobile che non ha mai pagato. La giustificazione del fisco è che la “casa fa reddito”, è essa stessa una ricchezza indice di capacità contributiva; ma come glielo spieghi a una persona che, non avendo altro posto dove andare a vivere e non trovando peraltro acquirenti disposti a pagare decentemente la sua casa, non ha i soldi per mantenerla? Questi, giocoforza, si chiederà prima o poi: si può non pagare le tasse?

In verità, la legge prevede delle esenzioni dal pagamento delle tasse, ma sono quasi sempre rapportate a ragioni di carattere sociale. Ad esempio, l’esenzione dal bollo auto riguarda solo i portatori di invalidità che, ai sensi della legge 104 del 1992, hanno ottenuto il “contrassegno” per parcheggiare sulle strisce gialle. Ed ancora, la Tari (l’imposta sui rifiuti) non è dovuta solo per quelle abitazioni inutilizzabili, prive quindi delle utenze o in corso di ristrutturazione. Vanno poi esenti dal famoso ticket sanitario gli anziani che hanno più di 65 anni con reddito basso; a questi ultimi è peraltro riconosciuta anche l’esenzione dal canone Rai. Non paga tasse chi percepisce pensioni o indennità (comprese quelle di accompagnamento) e gli assegni erogati dal Ministero dell’Interno per sordi, ciechi civili o invalidi civili.

Se poi ci rapportiamo all’Irpef, scopriamo che a non pagare neanche 1 euro di tasse sono coloro che hanno percepito non più di 8mila euro nell’arco di un anno (poco più di 600 euro al mese).

Ma che succede se non si pagano le tasse? La risposta, a prima vista, appare scontata: arriva un accertamento fiscale e poi la cartella esattoriale. Andando però avanti scopriamo che, dopo l’invio di qualche sollecito di pagamento, l’Agente della Riscossione non può fare altro nei confronti di chi è nullatenente. Peraltro non pagare le tasse non fa scattare il penale se si rimane al di sotto di una determinata soglia che, peraltro, riguarda quasi sempre i grandi imprenditori o i professionisti più affermati. Insomma, l’evasione fiscale non è, per piccoli importi, un reato.

Ritorniamo dunque alla domanda iniziale: si può non pagare le tasse? Probabilmente sì, se il contribuente è davvero nullatenente. Se anche ha una casa di proprietà, peraltro, questa non è pignorabile. E se percepisce una pensione, c’è il minimo vitale che gli è sempre garantito (oggi corrisponde a 686,98 euro). I debiti si ereditano, è vero, ma gli eredi possono anche rinunciare all’eredità se, dopo aver fatto un controllo e chiesto un estratto conto all’Agente della Riscossione, si accorgono che il de cuius era indebitato.

Insomma, se anche formalmente non pagare le tasse è illegale non è spesso un comportamento sanzionabile.

Chi non deve pagare tasse e imposte? Le esenzioni

Come abbiamo anticipato in apertura, è già la legge a prevedere delle particolari esenzioni dal pagamento delle imposte. Le ipotesi sono numerose, per cui ci limiteremo a indicare i casi più importanti.

Esenzioni Imu e Tasi

Vediamo innanzitutto chi non paga l’Imu e la Tasi. Le due imposte, collegate al “mattone”, non devono essere versate per:

  • l’abitazione principale (e relative pertinenze) purché non si tratti di immobile di lusso (ossia non deve essere accatastato nelle categorie  A/1, A/8 o A/9). Per «abitazione principale» si intende quella ove il nucleo familiare di fatto vive prevalentemente (ossia la dimora abituale) e vi ha fissato la residenza. Non basta la semplice residenza anagrafica per fare di un immobile l’abitazione principale e non pagare le imposte;
  • la casa coniugale assegnata all’ex coniuge a seguito di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione del matrimonio; ad esempio, se il marito è titolare di una casa che il giudice assegna alla moglie, non dovrà pagare l’Imu anche se poi acquista un altro immobile e vi va a vivere;
  • gli alloggi sociali;
  • le abitazioni appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale (e relative pertinenze) dei soci assegnatari o destinate a studenti universitari soci assegnatari, anche se non residenti;
  • il fabbricato iscritto in catasto come unità immobiliare unica, posseduto (e non locato) dal personale in servizio permanente delle Forze armate, di polizia, vigili del fuoco e della Prefettura (per il quale non è richiesta la dimora abituale e la residenza anagrafica).

Qui di sotto uno schema di chi non paga Imu e Tasi.

Tipo di immobile

Imposta

Tassazione

Abitazione principale

IMU

NO (salvo abitazioni di lusso: cat. A/1, A/8 o A/9)

TASI

NO, come sopra

TARI 

Seconda casa

IMU

TASI

TARI

Negozi – Uffici

IMU

TASI

TARI

Immobili d’impresa

IMU

TASI

TARI

Terreni agricoli

IMU

TASI

NO

TARI

NO

Fabbricati rurali strumentali

IMU

NO

TASI

TARI

NO

 Esenzioni Tari

Vediamo ora chi non deve pagare la Tari, la tassa sui rifiuti.

L’imposta non deve essere versata se la casa è vuota e priva di utenze attive (luce, gas, acqua, telefono).  In buona sostanza, per usufruire dell’esenzione non basta dedurre che l’immobile non viene usato durante tutto l’anno (si pensi a un casolare di campagna o a un’abitazione ereditata e ancora non sfruttata dagli eredi che sono in attesa di procedere alla divisione del patrimonio), ma è anche necessario provarlo: il che può avvenire solo dando dimostrazione che la casa non è arredata ed è priva di allacci alle reti. Questa interpretazione, però, è osteggiata dalla Cassazione la quale è molto più rigorosa nell’ammettere l’esenzione. Secondo infatti i giudici supremi la spazzatura non va pagata solo in caso di immobile inagibile, inabitabile o diroccato. In pratica si tratta di tutte quelle situazioni in cui, anche volendolo, il contribuente non potrebbe sfruttare l’abitazione.

La Tari non si paga inoltre per le seguenti aree:

  • locali e aree condominiali, cioè le parti del condominio che non sono utilizzate in via esclusiva (come l’androne e le scale di un palazzo);
  • aree e locali non suscettibili di produrre spazzatura in modo autonomo, come cantine, sottotetti, terrazze e balconi;
  • locali non suscettibili di produrre rifiuti per la sussistenza di situazioni particolari;
  • aree scoperte che risultino pertinenze di locali soggetti al tributo, o accessorie a tali locali (ad eccezione delle aree scoperte operative).

È dovuta una riduzione dell’80% se il servizio di raccolta rifiuti non viene eseguito. Lo sconto è del 40% (se previsto dal Comune) quando il cassetto dista più di 300 metri dall’abitazione o quando lo stesso è sempre pieno perché serve un elevato numero di immobili.

I Comuni poi possono consentire degli sconti sulla Tari a chi deposita la spazzatura direttamente nei centri di raccolta rifiuti.

Esenzione pagamento bollo auto

Le esenzioni dal bollo auto è riconosciuto solo ai titolari di disabilità attestata da commissione medica dell’Asl ai sensi della legge 104. Le categorie di disabilità cui è consentito non pagar il bollo auto sono:

  • disabilità con patologia che comporta ridotte o impedite capacità motorie permanenti
  • disabilità con patologia che comporta grave limitazione della capacità di deambulazione
  • disabilità mentale o psichica
  • disabilità per cecità o sordità.

Esenzioni canone Rai

Il canone Rai non viene addebitato sulla bolletta della luce a chi ne fa richiesta perché in possesso dei seguenti requisiti:

  • oltre 75 anni di età entro il termine per il pagamento dell’abbonamento Rai ( 31 gennaio e 31 luglio di ogni anno);
  • reddito annuo non superiore a 8.000 euro. Il reddito è sommato anche a quello del coniuge. Si terranno conto dei redditi riferiti all’anno precedente rispetto a quello per il quale si intende usufruire dell’agevolazione.

Esenzione Irpef

Come abbiamo già spiegato in Chi non paga l’Irpef, per chi percepisce uno stipendio da lavoro dipendente molto basso sono previste delle detrazioni di imposta che portano al totale azzeramento dell’Irpef per redditi fino a 8mila euro. In particolare, per il lavoro dipendente, le detrazioni dall’Irfpef lorda sono le seguenti:

  • 1.880 euro, se il reddito complessivo non supera 8.000 euro. La detrazione non può essere inferiore a 690 euro (1.380 euro per i rapporti di lavoro a tempo determinato). Questo significa di fatto che coloro non arrivano a 8mila euro di reddito non pagano Irpef;
  • 978 euro, aumentata del prodotto tra 902 euro e l’importo corrispondente al rapporto tra 28.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 20.000 euro, se l’ammontare del reddito complessivo è superiore a 8.000 euro ma non a 28.000 euro;
  • 978 euro, se il reddito complessivo è superiore a 28.000 euro ma non a 55.000 euro; la detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 27.000 euro.

Invece, per i pensionati spetta una detrazione dall’imposta lorda, rapportata al periodo di pensione nell’anno, pari a:

  • 1.880 euro, se il reddito complessivo non supera 8.000 euro. La detrazione non può essere inferiore a 713 euro;
  • 1.297 euro, aumentata del prodotto fra 583 euro e l’importo corrispondente al rapporto fra 15.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.000 euro, se l’ammontare del reddito complessivo è superiore a 8.000 euro ma non a 15.000 euro;
  • 1.297 euro, se il reddito complessivo è superiore a 15.000 euro ma non a 55.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 40.000 euro.

Esistono poi una serie di redditi cui non si applica l’Irpef come il mantenimento versato dall’ex coniuge per i figli, le borse di studio, l’assegno familiare e per il nucleo familiare, le pensioni sociali, l’assegno sociale, i fringe benefits, i risarcimenti del danno (salvo quelli da lucro cessante), ecc.

Esenzione ticket sanitario

In questo elenco non poteva mancare l’esenzione dal ticket sanitario.

Esistono tre tipi di esenzione:

Esenzione per reddito

  • bambini con meno di 6 anni (ossia fino a massimo 5 anni di età) il cui nucleo familiare presenta un reddito  non superiore a 36.151,98 euro (Codice E01);
  • anziani di oltre 65 anni il cui nucleo familiare presenta un reddito  non superiore a 36.151,98 euro (Codice E01);
  • disoccupati e loro familiari a carico appartenenti a un nucleo familiare con un reddito complessivo inferiore a 8.263,31 euro, incrementato fino a 11.362,05 euro in presenza del coniuge e di ulteriori 516,46 euro per ogni figlio a carico (Codice E02);
  • titolari di pensioni sociali e loro familiari a carico (Codice E03);
  • titolari di pensioni al minimo di età superiore a 60 e loro familiari a carico appartenenti a un nucleo familiare con un reddito complessivo inferiore a 8.263,31 euro, incrementato fino a 11.362,05 euro in presenza del coniuge e di ulteriori 516,46 euro per ogni figlio a carico (Codice E04).

Esenzioni per malattie croniche e rare

I cittadini affetti da determinate malattie sono esentati dal pagamento del ticket per le prestazioni (esami e visite, ma anche farmaci) che riguardano la propria specifica patologia.

Per conoscere quali sono le malattie croniche e invalidanti che danno diritto all’esenzione è possibile consultare l’elenco nel portale dedicato del Ministero della salute (www.salute.gov.it > La nostra salute > Esenzioni dal ticket).

L’elenco delle malattie rare riconosciute per l’esenzione è consultabile sul sito www.salute.gov.it > Temi e professioni > Assistenza, ospedale e territorio > Esenzioni dal ticket > Esenzioni per malattie rare > Allegato 7 al D.P.C.M.

Esenzioni per invalidità

Hanno diritto all’esenzione per tutte le prestazioni di diagnostica strumentale, di laboratorio e le altre prestazioni specialistiche le seguenti categorie di invalidi:

  • invalidi di guerra e per servizio appartenenti alle categorie dalla I alla V;
  • invalidi civili e invalidi per lavoro con una riduzione della capacità lavorativa
  • superiore ai 2/3;
  • invalidi civili con indennità di accompagnamento;
  • ciechi e sordomuti;
  • ex deportati nei campi di sterminio nazista KZ (categoria equiparata dalla
  • legge agli invalidi e mutilati di guerra);
  • vittime di atti di terrorismo o di criminalità organizzata.

Le seguenti categorie hanno invece diritto all’esenzione dal ticket solo per le prestazioni specialistiche correlate alla patologia invalidante:

  • invalidi di guerra e per servizio appartenenti alle categorie dalla VI alla VIII;
  • invalidi per lavoro con una riduzione della capacità lavorativa inferiore ai 2/3;
  • coloro che abbiano riportato un infortunio sul lavoro o una malattia professionale.

Esenzioni tasse scolastiche e universitarie

Vediamo infine chi è esonerato dal versare le tasse scolastiche e universitarie. Per quanto riguarda la tassa scolastica (pari a euro 63,51 euro). Non sono tenuti al pagamento coloro che hanno un reddito inferiore al limite fissato annualmente dal MIUR.

Per quanto riguarda invece la tassa universitaria l’esenzione è per coloro che hanno un reddito ISEE inferiore a 13mila euro, che per alcune Università è stato aumentato a 15mila e per altre a 23 mila euro. Un altro modo per non pagare le tasse universitarie è quello di vincere una borsa di studio.

Che succede se non pago le tasse?

Come dicevamo, l’omesso pagamento delle tasse non è reato se si rientra in determinate soglie. Eccole.

Dichiarazione infedele

Si ha quando cioè si presenta la dichiarazione dei redditi ma si nascondono alcuni compensi ricevuti o li si dichiara in misura inferiore o si eseguono delle detrazioni e a cui non si ha diritto. Il reato scatta solo se:

  • l’imposta evasa è superiore a 150mila euro (prima era di 50mila euro), e
  • i redditi non dichiarati superano il 10% del totale o comunque i 3 milioni di euro (prima era 2 milioni).
  • Sanzione: reclusione da 1 a 3 anni.

Dichiarazione omessa

Si ha quando non si presenta la dichiarazione dei redditi, Iva e 770. Il reato sussiste se l’imposta evasa è superiore a 50mila euro. La sanzione è la reclusione da 1 a 3 anni.

Omesso versamento Iva e ritenute certificate

Il reato di omesso versamento Iva e ritenute certificate scatta solo se il debito è superiore a 250mila euro.

Imposte sui redditi: quando l’evasione fiscale è reato

  Violazione 

  tipo di sanzione

  Sanzione

Ritardato od omesso versamento diretto (acconti, conguagli, versamenti periodici, saldi) delle imposte risultanti dalla dichiarazione  dei redditi:
– ritardo non superiore a 15 giorni amministrativa 1% dell’importo non versato per ogni giorno di ritardo
– ritardo superiore a 15 giorni ma non a 90 giorni amministrativa 15% dell’importo non versato
– ritardato od omesso versamento fuori dai casi precedenti amministrativa 30% dell’importo non versato
– omesso versamento, entro il termine per l’acconto relativo al periodo d’imposta successivo, dell’IVA da dichiarazione  per importo superiore a € 250.000 per ogni periodo penale reclusione da 6 mesi a 2 anni
– omesso versamento, entro il termine per la dichiarazione dei sostituti, di  ritenute dovute o certificate  per importo superiore a € 150.000 per ogni periodo d’imposta penale reclusione da 6 mesi a 2 anni
    una rata  diversa dalla prima entro il termine di versamento della successiva per importi derivanti da accertamento con adesione e da conciliazione giudiziale amministrativa 45% sul residuo importo dovuto a titolo di tributo
Errato utilizzo di crediti in compensazione in F24
– omessa presentazione del mod. F24 con compensazione a saldo zero amministrativa – per ritardo non superiore a 5 giorni lavorativi: € 50
– per ritardo superiore: € 100
– compensazione per importo superiore al limite annuale amministrativa 30% dell’importo oltre il limite
– compensazione per importo annuale superiore a € 15.000 senza il visto di conformità amministrativa 30% dell’importo
– compensazione di credito IVA infrannuale superiore a € 5.000 senza preventiva presentazione del modello da cui emerge amministrativa 30% dell’importo
– compensazione orizzontale in presenza di debiti erariali iscritti a ruolo o passati in carico all’Agente della riscossione e scaduti per importo superiore a € 1.500 amministrativa 50% del debito scaduto e non pagato fino a concorrenza dell’importo compensato
– compensazione di crediti inesistenti (o in misura superiore a quella spettante) rilevata in sede di controllo automatico della dichiarazione amministrativa 30% dell’importo eccedente
– compensazione di crediti inesistenti (o in misura superiore a quella spettante) non rilevabile in sede di controllo automatico della dichiarazione amministrativa 50% dell’importo
– compensazione di crediti inesistenti per importo annuo superiore a € 50.000 penale reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni
– compensazione di crediti non spettanti per importo annuo superiore a € 50.000 penale reclusione da 6 mesi a 2 anni
Incompletezza dei modelli di versamento quando non contengono elementi necessari per identificazione del soggetto che li effettua o per l’imputazione del versamento  amministrativa da € 100 a € 500
Alienazione simulata  o altri atti fraudolenti, su
– per ammontare complessivo del debito superiore a € 50.000 Penale Reclusione da 6 mesi a 4 anni
– per ammontare complessivo del debito superiore a € 200.000 Penale Reclusione da 1 anno a 6 anni

Che succede se non pago le tasse?

Vediamo ora che succede a chi non paga le tasse. Se il reddito viene regolarmente dichiarato ma poi non versato, l’Agenzia delle Entrate non invia alcun accertamento fiscale; al contribuente arriva direttamente la cartella esattoriale. Dopo 60 giorni può partire il pignoramento che tuttavia non può toccare determinati beni:

  • la casa se è l’unica proprietà immobiliare, se vi è fissata la residenza, se è destinata a civile abitazione e non è di lusso (A/1, A/8 o A/9);
  • l’ultimo stipendio ricevuto: per le mensilità successive invece il pignoramento può essere massimo di 1/10 per stipendi fino a 2.500 euro; di 1/7 per stipendi fino a 5.000 euro; di 1/5 per stipendi oltre 5.000 euro;
  • il minimo vitale della pensione pari a una volta e mezzo l’assegno sociale (circa 686,98 euro);
  • i risparmi accumulati sul conto corrente bancario (solo se destinato all’accredito dello stipendio) purché inferiori al triplo dell’assegno sociale (circa 1790 euro); la parte restante può essere interamente pignorata.

Come non pagare le tasse

Se il contribuente non è in grado di pagare le tasse può sempre attendere l’accertamento fiscale, la successiva cartella esattoriale e solo in quel momento chiedere una rateazione del debito in 72 rate o in 120 rate (in quest’ultimo caso producendo l’Isee che attesta la situazione di disagio).


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