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Separazione con moglie che non lavora

6 Gennaio 2019


Separazione con moglie che non lavora

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Gennaio 2019



Rischi per l’ex marito e diritti dell’ex moglie che è disoccupata e non ha un proprio reddito: a quanto ammonta l’assegno di mantenimento?

Tu e tua moglie state per separarvi. Anche se non ne avete ancora parlato ufficialmente – forse per mancanza di coraggio o perché ciascuno di voi aspetta che sia l’altro a fare il primo passo – la sorte del vostro matrimonio sembra ormai al capolinea. Inizi a ragionare su quali potranno essere, per te, le conseguenze economiche di tale scelta. Questo perché, a differenza di tua moglie, hai un lavoro e uno stipendio. Insomma, detto senza peli sulla lingua, il tuo principale cruccio, in questo momento, è di rimanere sul lastrico per colpa dell’assegno di mantenimento che lei potrebbe chiederti o, in alternativa, il giudice potrebbe obbligarti a pagare. Inizi quindi a raccogliere informazioni sulle conseguenze di una separazione con moglie che non lavora. Quali sono le regole e come si calcolano gli alimenti da versare all’ex?

Di tanto parleremo nel seguente articolo tenendo conto che, sull’argomento, sono di recente intervenute due importanti sentenze della Cassazione che hanno un po’ stravolto quella che era l’impostazione tradizionalmente sposata sino ad oggi dai tribunali italiani. Con queste pronunce, i giudici supremi hanno sostanzialmente creato una distinzione netta tra separazione e divorzio: distinzione che un tempo non esisteva almeno con riferimento alle regole per la determinazione dell’assegno di mantenimento. Oggi i criteri che il giudice deve usare per quantificare l’importo da versare all’ex coniuge mutano radicalmente a seconda che si tratti della fase di separazione o della successiva fase di divorzio.

Procediamo dunque con ordine e vediamo cosa succede in caso di separazione con moglie che non lavora.

Separazione e divorzio: le distinzioni 

Già saprai di certo che non puoi divorziare se prima non ti separi. Dalla separazione poi deve passare un certo lasso di tempo minimo per poi procedere al divorzio. Si tratta di sei mesi, se la separazione è stata consensuale (ossia con accordo firmato in tribunale, al Comune o con la negoziazione assistita degli avvocati); di un anno, se la separazione è stata giudiziale (ossia se tu e tua moglie vi siete fatti causa. Il termine però non decorre dalla sentenza ma dalla prima udienza in cui avete tentato la conciliazione davanti al Presidente del tribunale).

Detto ciò, con una sentenza del 2017 [1] la Cassazione ha operato una netta distinzione tra il mantenimento da versare dopo la separazione e quello invece che spetta dopo il divorzio. Possiamo già dire che quest’ultimo è più basso. Quindi l’ex coniuge, seppur in sede di separazione può sperare di ricevere una somma elevata, questa aspettativa deve abbassarsi con il divorzio. Ecco la ragione:

  • l’assegno di mantenimento (quello cioè che spetta dopo la separazione) mira a preservare nel coniuge col reddito più basso lo «stesso tenore di vita» che aveva durante il matrimonio; vuol dire che se prima la moglie poteva permettersi determinati vestiti, dovrà poterlo fare anche dopo (tenendo conto comunque delle maggiori spese che incontrerà anche il marito). A conti fatti significa che lo stipendio più elevato perde una consistente fetta (per un importo variabile tra un terzo e un mezzo). Questo significa che tanto più è elevato il reddito di uno dei due coniugi, tanto più alto sarà il mantenimento;
  • l’assegno di divorzio invece (quello cioè che spetta dopo il divorzio) mira a garantire al coniuge col reddito più basso solo l’autosufficienza economica, ossia la possibilità di mantenersi, a prescindere dall’entità dello stipendio dell’ex. Ad esempio, se in una città di medie dimensioni si può vivere con mille euro al mese, tale sarà il mantenimento per una donna disoccupata anche se il marito ne guadagna diverse decine di migliaia. Le Sezioni Unite della Cassazione [2] però hanno detto che, in tale quantificazione, bisogna comunque tenere conto dell’apporto che la moglie ha dato alla ricchezza della famiglia e del marito: se cioè questa, rinunciando a lavorare, si è dedicata alla casa e ai figli, consentendo al marito di fare carriera, le sarà dovuto un assegno di certo superiore alla semplice “sopravvivenza”; e ciò proprio perché l’uomo si è avvantaggiato, per tutti gli anni della convivenza, del lavoro domestico della donna.

Ex moglie che non lavora: quanto mantenimento le spetta?

In entrambi i casi, sia cioè con la separazione che col divorzio, il giudice tiene conto dell’età dell’ex moglie, delle sue condizioni di salute e delle ragioni per cui questa è eventualmente senza reddito. Infine tiene conto altresì della durata del matrimonio (tanto più è lungo, tanto più ha creato un affidamento su una posizione economica stabile anche per il futuro). Una donna giovane, ancora in età per trovare lavoro, ha diritto a un assegno di mantenimento più risicato rispetto a una donna di età avanzata, incapace ormai a impiegarsi e, probabilmente, vedrà del tutto negato l’assegno divorzile.

In buona sostanza, ipotizzando una situazione con un marito occupato e la moglie senza lavoro, la questione sull’ammontare del mantenimento può essere così sintetizzata:

  • tanto più la donna disoccupata è giovane e capace di lavorare (per formazione o precedenti esperienze), tanto inferiore è l’assegno di mantenimento che le spetta; ci sono poi buone probabilità che le sia negato del tutto l’assegno divorzile, a meno che non dimostri di aver fatto di tutto per trovare un’occupazione e di non esserci riuscita;
  • tanto più la donna si avvicina ai cinquant’anni e tanto maggiori sono le possibilità di ottenere un assegno di mantenimento o divorzile elevato se dimostra che la scelta di fare la casalinga e di non lavorare è stata condivisa con il marito nel corso del matrimonio.

Se l’uomo volesse spuntarla ed evitare un salato mantenimento a una moglie che, per molti anni, ha fatto la casalinga dovrebbe dimostrare che la volontà di non lavorare è attribuibile solo a quest’ultima e che non si è trattato di una scelta concordata a monte. Ma come lo può provare? Dovrebbe avere la registrazione delle conversazioni o qualche testimone che abbia sentito i litigi e sia disposto a testimoniare in tribunale.

Di tanto avevamo già parlato in Divorzio: che rischia la moglie che non ha mai voluto lavorare.

Donna disoccupata: differenze tra separazione e divorzio

La sostanza è quindi che l’assenza di un lavoro rileva tanto nella prima fase della separazione, tanto in quella del divorzio. Difatti, nel primo caso resta comunque l’obbligo di garantire il medesimo tenore di vita; nel secondo caso, invece, bisogna comunque riconoscere alla donna casalinga il ruolo che ha avuto nella famiglia.

L’unica scappatoia per l’uomo potrebbe essere costituita da una moglie giovane e da un matrimonio durato poco tempo, condizioni queste che riducono già notevolmente l’assegno di mantenimento.

note

[1] Cass. sent. n. 11504/17 del 10.05.2017.

[2] Cass. sent. n. 18287/2018 dell’11.07.2018.

Autore immagine: 123rf com


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