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Chi decide in Cassazione?

26 Gennaio 2019 | Autore:
Chi decide in Cassazione?

Quanti sono i giudici che decidono sul ricorso? Chi sono i giudici della Cassazione? Quando la Cassazione decide di accogliere un ricorso?

Ricorrere in Cassazione significa impugnare una sentenza davanti al massimo organo giurisdizionale d’Italia: la Corte di Cassazione è, infatti, giudice di ultimo grado, al di sopra del quale non esistono ulteriori organi. Questo significa che, se sei condannato anche in Cassazione, il processo potrà dirsi concluso (salvo ipotesi di revisioni o di ricorso alla Corte di Strasburgo). Il ricorso alla Suprema Corte costituisce quindi un momento fondamentale all’interno del lungo iter processuale. Il giudizio in Cassazione è reso particolare da una serie di elementi che caratterizzano questo grado: la Suprema Corte, infatti, non soltanto è l’ultimo giudice, ma è assoggettato anche a regole specifiche, sia per quanto riguarda le modalità del ricorso, sia per quanto concerne il tipo di sentenza e la composizione collegiale. Come ti dirò nel corso di questo articolo, la Corte di Cassazione non entra mai nel merito della causa, potendo solamente verificare se la sentenza impugnata è conforme o meno alle norme di legge; inoltre, la Corte accoglie soltanto determinati motivi di ricorso. Questo significa che non potrai impugnare la decisione a te sfavorevole sulla base di una ragione qualsiasi, ma solamente per i motivi ammessi dalla legge. Ma chi decide in Cassazione? In altre parole: com’è composta la Corte di Cassazione? Quanti giudici ci sono? Se ti stai ponendo questi quesiti, allora fari bene a proseguire nella lettura: ti spiegherò come funziona il ricorso in Cassazione, cosa significa che è giudice di legittimità e, soprattutto, vedremo chi decide in Cassazione.

Corte di Cassazione: cos’è?

Prima di vedere chi decide in Cassazione, ti spiego, con parole semplici e chiare, cos’è la Suprema Corte. Come anticipato in premessa, la Corte di Cassazione rappresenta l’ultimo grado di giudizio (non necessariamente il terzo), dopo il quale non è possibile adire altra giurisdizione. Una causa persa anche in Cassazione sarà irrimediabilmente conclusa, fatta eccezione per le rare ipotesi di revisione e di ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Cassazione: quando si può andare?

Non è possibile adire la Corte di Cassazione senza essere passati prima dagli altri giudici. Cosa significa? Vuol dire che la Cassazione decide solamente su ricorso avverso la sentenza pronunciata da un altro magistrato; detto in altre parole, se vuoi citare un debitore o un’altra persona non puoi andare direttamente in Cassazione. La Suprema Corte non è giudice di primo grado, nel senso che potrai presentarti ad essa solamente impugnando la sentenza resa da un altro giudice: ad esempio, quella emanata dal Tribunale (se vi è consenso delle parti a saltare il grado di appello), oppure quella emessa dalla Corte di Appello in secondo grado.

Ricorso in Cassazione: come funziona?

Perché si possa adire la Suprema Corte occorre fare un apposito ricorso con il quale si impugna una sentenza resa, come detto sopra, da altro giudice. La Cassazione decide solamente sulla legittimità della decisione impugnata: significa che la Corte non entra nel merito, nella ricostruzione storica dei fatti effettuata dal giudice nel grado precedente, ma solamente sulla conformità a legge di quanto deciso.

Per poter ricorrere in Cassazione bisogna impugnare la sentenza sfavorevole, ma soltanto per i motivi previsti dalla legge: non puoi andare in Cassazione e lamentarti genericamente che la sentenza sia ingiusta. In un giudizio civile, la pronuncia può essere impugnata solamente per i seguenti motivi:

  • quelli attinenti alla giurisdizione;
  • per violazione delle norme sulla competenza;
  • per violazione o falsa applicazione di norme di legge e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro;
  • per nullità della sentenza o del procedimento;
  • per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti [1].

Dunque, la Cassazione decide solamente su questi motivi: altri non sono possibili e, anzi, se l’avvocato sbaglia a redigere il ricorso, questo verrà dichiarato direttamente inammissibile.

Cassazione: chi decide?

La Cassazione decide in una composizione particolare: se il ricorso supera il filtro di inammissibilità [2], la decisione sullo stesso viene affidato ad una sezione, la quale è composta da cinque giudici. Pertanto, la Cassazione decide in collegio di cinque membri, di cui uno svolge le funzioni di presidente.

In casi eccezionali, dovuti alla delicatezza dell’argomento trattato e, soprattutto, al fatto che sul punto di diritto non si è formato ancora un orientamento stabile, la Cassazione decide a Sezioni Unite: in ipotesi come queste, il collegio giudicante è composto non da cinque membri (come al solito), ma da nove.

In sintesi, quindi, possiamo dire che in Cassazione decide sempre un collegio, formato da cinque o nove giudici a seconda che si tratti di sezione semplice oppure della “formazione plenaria” delle sezioni unite.

Cassazione: chi sono i giudici che decidono?

Abbiamo visto chi decide in Cassazione; ora scendiamo ancor di più nel dettaglio e vediamo chi sono i giudici che decidono: in altre parole, ti spiegherò come si diventa giudice della Corte di Cassazione. Innanzitutto va detto che, per arrivare in Cassazione, il futuro giudice deve compiere un percorso abbastanza complesso: chi vuole diventare magistrato deve, per prima cosa, conseguire una laurea in giurisprudenza. Fatto ciò, non è ancora possibile accedere al concorso per la magistratura; requisito fondamentale è il possesso di uno dei seguenti titoli:

  • diploma ottenuto a seguito di iscrizione a Scuola di Specializzazione per le professioni legali, della durata di due anni;
  • abilitazione all’esercizio della professione forense (abilitazione per esercitare la professione di avvocato, in altre parole);
  • stage di diciotto mesi presso gli uffici giudiziari o tirocinio professionale presso l’Avvocatura dello Stato;
  • dottorato in materie giuridiche (di almeno tre anni).

Inoltre, possono partecipare al concorso per magistrato:

  • i magistrati amministrativi e contabili;
  • i procuratori dello Stato;
  • i dirigenti della pubblica amministrazione con almeno cinque anni di anzianità;
  • i professori universitari in materie giuridiche;
  • coloro che hanno svolto la funzione di giudice onorario per almeno sei anni.

Solo questi soggetti possono prendere parte al concorso in magistratura, indetto con cadenza solitamente annuale e che consta di tre prove scritte e di una orale. Vinto il concorso, occorre seguire un corso obbligatorio di sei mesi presso la Scuola Superiore della Magistratura. A seguito di questo, si diventa uditore giudiziario, con obbligo di fare tirocinio per diciotto mesi presso un magistrato (indifferentemente giudice o pubblico ministero). Dopo due anni, quindi, si diventa magistrato di tribunale a tutti gli effetti.

Dopo undici anni si può essere nominati magistrato di Corte d’Appello e solamente dopo altri sette anni si può essere dichiarati idonei ad essere nominati giudice di Cassazione. Decorsi ulteriori otto anni, è possibile essere dichiarati idonei per la nomina alle funzioni direttive superiori. Gli avanzamenti di carriera sono stabiliti dal Consiglio Superiore della Magistratura, il massimo organo della giurisdizione italiana che ne regola il funzionamento e decide sul trasferimento dei giudici.

Pertanto, chi decide in Cassazione è sicuramente un esperto del diritto, un professionista di lungo corso, il quale ha superato un complesso percorso prima di giungere al grado più alto della giurisdizione italiana.

Cassazione: come decide?

Abbiamo visto chi decide in Cassazione; è altrettanto importante, però, sapere come decide la Suprema Corte. Devi sapere che la Corte di Cassazione può esprimersi essenzialmente in tre modi: dichiarando inammissibile il ricorso, rigettandolo oppure accogliendolo. Vediamo tutte le ipotesi.

Cassazione: quando decide l’inammissibilità?

La Cassazione decide per l’inammissibilità del ricorso quando la sentenza impugnata è conforme ai precedenti della Suprema Corte e l’esame dei motivi non offre elementi per confermare o mutare l’orientamento della stessa, oppure quando è manifestamente infondata la censura relativa alla violazione dei princìpi regolatori del giusto processo.

In buona sostanza, la Suprema Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso quando la sentenza impugnata si presenti conforme ai principi asseriti in passato dalla Cassazione stessa, oppure quando l’impugnazione non sia fatta per uno dei motivi che abbiamo visto sopra (difetto di giurisdizione, incompetenza, violazione di norme, ecc.) o non abbia rispettato le norme procedurali.

Cassazione: quando decide per il rigetto?

La Cassazione decide per il rigetto del ricorso quando ritiene infondata l’impugnazione, confermando così la decisione contestata. In pratica, il ricorso non è inammissibile, poiché rispetta i motivi che giustificano l’impugnazione davanti alla Corte, solamente che esso si presenta infondato, nel senso che le lagnanze non sono legittime. In pratica, quando la Cassazione decide per il rigetto del ricorso dà ragione al giudice che ha emesso la sentenza impugnata: valutato il ricorso, si ritiene che i motivi posti a sostegno dell’impugnazione siano infondati e che, pertanto, la sentenza debba essere confermata.

Cassazione: quando decide di accogliere il ricorso?

La Cassazione decide di accogliere il ricorso quando dà ragione al ricorrente, ritenendo legittime le sue ragioni. In questa evenienza, la Suprema Corte può annullare (cioè “cassare”: di qui il nome stesso della corte) in tutto o in parte la sentenza, rinviando al giudice di merito per decidere secondo il principio che essa esporrà. In altre parole, se la corte ritiene fondato il ricorso, provvederà a cancellare quella parte di sentenza che ritiene ingiusta e ad esprimere le condizioni cui dovrà attenersi il giudice del rinvio per decidere nuovamente proprio su quel punto. Il giudice del rinvio è un giudice diverso da quello che ha emesso la sentenza impugnata, ma di pari grado: ad esempio, se la sentenza contro cui si è fatto ricorso in cassazione è resa dalla corte di appello, giudice del rinvio sarà un’altra corte di appello scelta dalla cassazione. Il giudice del rinvio dovrà decidere nuovamente sulla controversia, ma questa volta attenendosi a quanto stabilito dalla Cassazione.

note

[1] Art. 360 cod. proc. civ.

[2] Art. 360-bis cod. proc. civ.

Autore immagine: Unsplash.com


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