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Denuncia per falsa dichiarazione

6 Gennaio 2019


Denuncia per falsa dichiarazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Gennaio 2019



Falsa dichiarazione in atto pubblico: cosa si rischia a dichiarare il falso a un pubblico ufficiale? La falsa dichiarazione di residenza, per gli assegni familiari o per ottenere l’assegno di disoccupazione.

Per ottenere un assegno familiare hai rilasciato, al pubblico ufficiale, una falsa dichiarazione sostitutiva relativa al tuo reddito [1]? Oppure, per ottenere gli sgravi sulla prima casa, hai detto all’ufficio anagrafe di essere residente in una casa che, invece, usi saltuariamente? Anche se hai un lavoro in nero, hai dichiarato all’Inps il tuo stato di disoccupazione solo per ricevere il sussidio? In tutti questi casi hai commesso un reato, quello di falsità ideologica in atto pubblico. È il codice penale a disciplinare questo delitto [2], uno forse dei più inflazionati nel nostro Paese. La denuncia per falsa dichiarazione scatta infatti in tante altre occasioni come ad esempio: la falsa attestazione sostitutiva di certificazione relativa al reddito per ottenere il gratuito patrocinio in una causa, o quella relativa allo stato di disoccupato di alcuni componenti il proprio nucleo al fine di incidere sulla formazione della graduatoria per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare [3]. Costituisce anche reato la falsa denuncia di furto o smarrimento della targa di un autoveicolo, pur quando la falsità riguardi soltanto l’indicazione della data in cui il fatto era avvenuto [4]. E così anche nell’ipotesi di chi, per partecipare a un concorso pubblico, dichiara di non aver subito procedimenti penali o condanne; ed ancora nel caso di dichiarazione di successione non veritiera presentata al pubblico ufficiale, tenuto, sulla base di essa, a determinare e certificare l’ammontare della relativa imposta successoria.

In tutti questi casi scatta la denuncia per falsa dichiarazione: denuncia che viene eseguita dal pubblico ufficiale o da chiunque abbia notizia del reato. Si tratta infatti di un reato procedibile d’ufficio, che non richiede cioè che vi sia una parte lesa che sporga querela. Insomma, le autorità possono procedere a prescindere dal fatto che vi sia stato o meno una vittima (del resto la vittima di tali comportamenti è quasi sempre lo Stato o la pubblica amministrazione).

In questo articolo spiegheremo meglio cos’è e quando scatta il reato di falsità ideologica commessa dal privato in un atto pubblico. Scopriremo chi lo può commettere, cosa si rischia, quali sono le pene; infine forniremo un quadro della più recente giurisprudenza in materia. Procediamo dunque con ordine.

Leggi anche Dichiarare il falso: cosa si rischia?

Cosa tutela il reato di falsità ideologica?

Il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico è disciplinato dall’art. 483 del codice penale. Esso mira a tutelare la fede pubblica documentale. In buona sostanza, è interesse dello Stato formale documenti pubblici che siano conformi al vero e non falsi (come una dichiarazione di residenza non corrispondente al vero) [5].

Chi può commettere la falsità ideologica?

Il reato di falsità ideologica di cui stiamo parlando può essere commesso dal privato cittadino, ossia da chiunque. Non bisogna quindi rivestire una particolare carica. Si parla, a riguardo, di reato comune.

Quando si può essere denunciati per falsa dichiarazione?

Vediamo ora qual è la condotta del reato che la legge persegue, ossia quando scatta l’incriminazione per falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico.

L’articolo 483 del codice penale punisce la condotta di chi attesta falsamente a un pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità. Il documento, non contraffatto né alterato, contiene in questo modo dichiarazioni mendaci. Tale falsità attiene, pertanto, al contenuto del documento.

L’atto pubblico nel quale la dichiarazione del privato è trasfusa deve essere destinato a provare la verità dei fatti attestati. A tal fine è necessario che esista una norma che obblighi il privato a dichiarare il vero [6].

Non è necessaria la consapevolezza del responsabile di commettere un reato: l’importante è che sappia di dire una bugia. Non è neanche necessario che il colpevole abbia in serbo di conseguire un utile economico dalla falsità.

Il reato scatta anche quando il reo dichiara come vere circostanze delle quali non è effettivamente a conoscenza [7].

In premessa abbiamo fatto una serie di esempi di casi in cui scatta il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. Non c’è bisogno di richiamarli qui di seguito. Di converso, il delitto in questione non ricorre ad esempio in caso di falsa attestazione nel formulario di identificazione (FIR), previsto dalla legge in materia di rifiuti (il FIR è un documento con una semplice attestazione del privato a contenuto puramente dichiarativo, avente natura diversa dal certificato di analisi di rifiuti) [8].

Il reato non scatta neanche se una persona – fermata dalla Polizia alla guida della propria auto – dichiari falsamente di essere regolarmente assicurato, posto che il verbale della polizia contenente le dichiarazioni del privato non è destinato ad attestare la verità dei fatti dichiarati.

Quando scatta il reato di falsità ideologica?

Il reato scatta quando il pubblico ufficiale viene a conoscenza della falsa dichiarazione. Non c’è quindi reato se il cittadino, prima che il pubblico ufficiale abbia acquisito detta conoscenza, provvede spontaneamente a correggere la falsità [9].

Cosa si rischia in caso di denuncia per falsa dichiarazione? 

Veniamo ora alle sanzioni previste dal codice penale per il reato di falsa dichiarazione di privato in atto pubblico. La legge stabilisce la reclusione fino a due anni. Se, invece, si tratta di false attestazioni in atti dello stato civile la pena è della reclusione non inferiore a tre mesi.

Come detto, il reato è procedibile d’ufficio, il che significa che, non appena il pubblico ufficiale viene a conoscenza della falsità, farà partire la denuncia alla Procura della Repubblica.

note

[1] Cass. Pen., Sez. V, 24 maggio 2017, n. 25927.

[2] Art. 483 cod. pen.

[3] Cass. Pen., Sez. V, 7 aprile 2017, n. 17774; Cass. Pen., Sez. V, 29 luglio 2016, n. 33282; Cass. Pen., Sez. V, 27 aprile 2017, n. 17206; Cass. Pen., Sez. III, 16 gennaio 2015, n. 1987; Cass. Pen., Sez. V, 24 ottobre 2014, n. 44369.

[4] Cass. Pen., Sez. Fer., 6 ottobre 2015, n. 40154.

[5] Cass. sent. n. 21580/2010.

[6] Cass. Pen., Sez. V, 28 settembre 2015, n. 39215; Cass. Pen., Sez. V, 16 gennaio 2015, n. 2321; Cass. Pen., Sez. VI, 30 maggio 2013, n. 23587.

[7] Cass. Pen., Sez. V, 6 ottobre 2003, n. 37938.

[8] Cass. Pen., Sez. III, 14 dicembre 2016, n. 52838; Cass. Pen., Sez. V, 5 settembre 2016, n. 36821; Cass. Pen., Sez. III, 18 luglio 2016, n. 30380; Cass. Pen., Sez. V, 17 giugno 2015, n. 25468.

[9] Cass. Pen., Sez. V, 22 maggio 2012, n. 19325; Cass. Pen., Sez. VI, 2 aprile 2012, n. 12298.

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale, Sentenza 24 maggio 2017, n. 25927

Integra il delitto di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (art. 76 d.P.R. n. 445 del 2000 in relazione all’art. 483 cod. pen.), la condotta di chi, allo scopo di ottenere un assegno familiare, rilascia al pubblico ufficiale, ai sensi degli artt. 46 e 47 d.P.R. n. 445 del 2000, una falsa dichiarazione sostitutiva relativa al proprio reddito familiare.

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale, Sentenza 7 aprile 2017, n. 17774

Integra il delitto di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 cod. pen.) la falsa attestazione sostitutiva di certificazione relativa allo status di disoccupato di alcuni componenti il proprio nucleo familiare – resa ai sensi dell’art. 46 del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa (d.P.R. n. 445 del 2000) – al fine di incidere sulla formazione della graduatoria per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, trattandosi di dichiarazione preordinata a provare la verità dei fatti oggetto di rappresentazione al pubblico ufficiale.

Corte di Cassazione, Sezione 3 penale, Sentenza 14 dicembre 2016, n. 52838

In tema di trasporto di rifiuti, la falsa attestazione contenuta nel formulario di identificazione (c.d. FIR), previsto dall’art. 193, D.Lgs. n. 152 del 2006, non integra il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, di cui all’articolo 483 cod. pen., trattandosi di documento recante mera attestazione del privato a contenuto puramente dichiarativo, avente natura diversa dal certificato di analisi di rifiuti indicato dall’art. 258, comma quarto, D.Lgs. cit.

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale, Sentenza 5 settembre 2016, n. 36821

La condotta di colui che, in sede di autocertificazione, attesta falsamente il possesso dei requisiti necessari per partecipare ad una gara di fornitura ed in particolare “di non avere commesso violazioni definitivamente accertate rispetto agli obblighi relativi al pagamento di imposte e tasse secondo la legislazione italiana”, laddove risulti che al dichiarante sia stata invece accordata la rateizzazione di un debito fiscale, non integra il delitto di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 cod. pen.); a condizione che a) detta rateizzazione sia stata disposta con provvedimento dell’amministrazione finanziaria, antecedente alla data di presentazione della domanda; b) non si inquadri nell’ambito di una transazione fiscale, per la quale è necessaria l’omologazione da parte del Tribunale; c) non vi sia stata disdetta dall’autorità amministrativa o l’inadempimento anche soltanto di una sola rata.

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale, Sentenza 29 luglio 2016, n. 33282

Integra il delitto di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico la condotta del legale responsabile di una società che concorre ad una gara per l’affidamento di un appalto pubblico, il quale, contravvenendo ad una specifica previsione del bando di gara, ometta di dichiarare la condanna riportata con il beneficio della non menzione.

Corte di Cassazione, Sezione 3 penale, Sentenza 18 luglio 2016, n. 30380

La redazione con dati falsi del formulario rifiuti non integra il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, di cui all’articolo 483 cod. pen., trattandosi di documento recante mera attestazione del privato a contenuto puramente dichiarativo, avente natura diversa dal certificato di analisi di rifiuti indicato dall’art. 258, comma quarto, d.lgs. 152/2006 (Cass. Sez. 3, n. 43613 del 18/09/2015, Curasì). Fattispecie: attività di smaltimento di rifiuti pericolosi del tipo Amianto-Eternit con dati falsi nel formulario.

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale, Sentenza 27 aprile 2016, n. 17206

Integra il delitto di cui all’art. 483 cod. pen. la dichiarazione di successione non veritiera formata dal privato e presentata al pubblico ufficiale, tenuto, sulla base di essa, a determinare e certificare l’ammontare della relativa imposta successoria, sussistendo tale reato qualora l’atto pubblico, nel quale la dichiarazione è stata trasfusa, sia destinato a provare la verità dei fatti ivi attestati. (In motivazione, la S.C. ha chiarito che, avuto riguardo alla natura composita ed alla funzione svolta dalla denuncia di successione – formata dalla dichiarazione del denunciante in ordine agli elementi da cui trae origine l’obbligo tributario e dal conseguente atto del pubblico ufficiale che quantifica l’imposta dovuta – il reato è configurabile anche quando la condotta, nella specie costituita dalla falsa dichiarazione della qualità di erede, sia intervenuta prima della presentazione dell’istanza al pubblico ufficiale).

Corte di Cassazione, Sezione fer penale, Sentenza 6 ottobre 2015, n. 40154

Sussiste il reato di cui all’art. 483 c.p. nel caso di falsa denuncia di furto o smarrimento della targa di un autoveicolo, pur quando la falsità riguardi soltanto l’indicazione della data in cui il fatto era avvenuto.

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale, Sentenza 28 settembre 2015, n. 39215

Il delitto previsto dall’art. 483 cod. pen. sussiste qualora l’atto pubblico, nel quale la dichiarazione del privato è trasfusa, sia destinato a provare la verità dei fatti attestati e, cioè, quando una norma giuridica obblighi il privato a dichiarare il vero ricollegando specifici effetti all’atto-documento nel quale la dichiarazione è inserita dal pubblico ufficiale ricevente.

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale, Sentenza 16 gennaio 2015, n. 2321

Il delitto di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 cod. pen.) è ravvisabile quando l’atto pubblico, nel quale sia trasfusa la dichiarazione del privato, sia destinato a provare la verità dei fatti attestati; non è pertanto ravvisabile nella condotta di colui che – fermato dalla Polizia alla guida della propria auto – dichiari falsamente di essere regolarmente assicurato, posto che il verbale della polizia contenente le dichiarazioni del privato non è destinato ad attestare la verità dei fatti dichiarati; d’altra parte, il privato in virtù del generale principio “nemo tenetur” se detegere non ha l’obbligo giuridico di accusarsi di una violazione di legge.

Corte di Cassazione, Sezione 3 penale, Sentenza 1 ottobre 2012, n. 37904

Oggetto della tutela penale in relazione al reato di cui all’art. 483 cod. pen. è l’interesse di garantire il bene giuridico della pubblica fede in quanto si attiene alla pubblica fede documentale attribuita agli atti pubblici non in relazione a ciò che vi attesta per suo fatto e di sua scienza il pubblico ufficiale documentante, ma per quello che vi assevera, mediante la documentazione del pubblico ufficiale, il dichiarante. Talché, é palese che il reato postula che il dichiarante abbia il dovere giuridico di esporre la verità (Cass. Sez. Un. 17.2.1999, n. 6, Lucarotti). In altri termini, il valore pubblicistico dell’atto risultante dalla presentazione della dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà quale allegato alla domanda di concessione in sanatoria è dato, da un lato, dalla natura dei soggetto ricevente (pubblico ufficiale) la domanda di concessione nonché, dall’altro, dalla esistenza di una specifica previsione normativa che conferisca valore “de veritate” all’attestazione dal privato resa al medesimo pubblico ufficiale. Pertanto, il delitto di falsità ideologica commesso dal privato in atto pubblico sussiste allorché l’atto pubblico, nel quale la dichiarazione del privato è stata trasfusa, sia destinato a provare la verità dei fatti attestati.

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale, Sentenza 22 maggio 2012, n. 19325

In tema di falso ideologico commesso dal privato in atti pubblici (art. 483 c.p.), consumandosi il reato soltanto al momento nel quale la falsa dichiarazione viene a conoscenza del pubblico ufficiale al quale è diretta, deve ritenersi idonea ad escludere la sussistenza dell’illecito la condotta dell’agente il quale, prima che il pubblico ufficiale abbia acquisito detta conoscenza, spontaneamente provveda a correggere la falsità.

Corte di Cassazione, Sezione 6 penale, Sentenza 2 aprile 2012, n. 12298

Il delitto di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 cod. pen.) si consuma non nel momento in cui il privato rende la dichiarazione infedele, ma in quello della relativa percezione da parte del pubblico ufficiale che la trasfonde nell’atto pubblico.

Corte di Cassazione, Sezione 3 penale, Sentenza 27 settembre 2011, n. 34901

In tema di falso “innocuo” in atto pubblico, l’innocuità non va riferita all’uso che dell’atto si faccia ma all’ idoneità di questo ad ingannare comunque la fede pubblica.

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale, Sentenza 7 giugno 2010, n. 21580

Il delitto di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico ha natura di reato di pura condotta, sicché il relativo perfezionamento prescinde dal conseguimento di un eventuale ingiusto profitto. (Fattispecie in tema di dichiarazione sostitutiva di certificazione della condizione economica familiare finalizzata al conseguimento di una borsa di studio).

Corte di Cassazione, Sezione 3 penale, Sentenza 14 gennaio 2010, n. 1601

Si configura il reato di cui all’articolo 483 c.p. nell’ipotesi di false attestazioni in merito alla sussistenza dei requisiti per la condonabilità delle opere, il dolo (generico) del falso deve, pertanto, ritenersi integrato dalla consapevolezza dell’attestazione contraria al vero dei fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità.

Corte di Cassazione, Sezione 6 penale, Sentenza 9 aprile 2009, n. 15485

In tema di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, il dolo deve essere escluso qualora la falsità sia il risultato di una leggerezza o di una negligenza, non essendo prevista nel sistema la figura del falso documentale colposo.

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale, Sentenza 15 maggio 2007, n. 18711

Il dolo, anche nella forma di quello eventuale, richiesto per il delitto di cui all’art. 483 c.p., è generico ed è costituito dalla volontà cosciente di compiere il fatto e dalla consapevolezza di agire contro il dovere giuridico di dichiarare il vero.

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale, Sentenza 6 ottobre 2003, n. 37938

Il delitto di falsa attestazione al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, di fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità è integrato anche quando l’agente prospetti come vere circostanze delle quali non sia effettivamente a conoscenza, perché l’oggetto dell’attestazione è proprio la sua cognizione di verità del fatto, e del relativo carattere mendace lo stesso agente è pienamente consapevole.


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