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Quando scattano i controlli sulla Postepay

6 Gennaio 2019


Quando scattano i controlli sulla Postepay

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Gennaio 2019



I controlli fiscali, da parte dell’Agenzia delle Entrate, possono svolgersi anche nei confronti delle carte prepagate e della carta Postepay anonima o con Iban, fino a massimo cinque anni prima.

Se hai intenzione di procurarti una carta Postepay per far transitare pagamenti e bonifici da nascondere all’Agenzia delle Entrate devi sapere alcune cose che potrebbero farti desistere da tale comportamento. Anche le carte prepagate, infatti, costituiscono terreno ove le autorità possono estendere le proprie indagini ai fini del contrasto all’evasione fiscale. Di recente, peraltro, la Cassazione [1] ha ribadito che i controlli sui conti correnti possono essere effettuati anche nei confronti dei privati, ossia di coloro che non posseggono redditi derivanti da attività imprenditoriali. In pratica, i movimenti sospetti e non dimostrabili generano, nei confronti dell’amministrazione finanziaria, una presunzione di “nero” che solo una prova documentale contraria potrebbe contrastare. A tale rigida disciplina non si sottraggono né i lavoratori dipendenti, né i pensionati, né addirittura i disoccupati. È finito insomma il periodo in cui si intestavano conti e carte ad anziani genitori o a membri della famiglia “insospettabili” perché senza lavoro. Alla luce di tale pronuncia (una delle prime del nuovo anno), è bene chiedersi dunque quando scattano i controlli sulla Postepay. 

Cos’è la Postepay e come funziona?

La Postepay non è altro che una carta prepagata gestita da Poste Italiane. Ne esistono di vari tipi: c’è ad esempio la Postepay Standard (utile per acquisti online o per i viaggi; in questo modo si può gestire il denaro senza bisogno di utilizzare i contanti o fornire i dati della carta di credito), la Postepay Evolution (si tratta di una carta prepagata ricaricabile con IBan, di solito usata come sostitutiva a un conto corrente; con essa è possibile ricevere bonifici, lo stipendio, la pensione, domiciliare le utenze, ecc.), la MyPostepay (una carta prepagata personalizzabile con immagini sulla cover), la Postepay Inps Card (rivolta a chi è titolare di una pensione che consente l’accredito delle mensilità da parte dell’Inps), Postepay Junior (con costi di gestione molto contenuti, utilizzabile anche per prelievi e rientrante nel circuito Visa), ecc.

Il funzionamento della Postepay cambia a seconda della tipologia di carta prescelta. In generale nel caso della Postepay Standard, la richiesta di attivazione va presentata presso un Ufficio Postale con un documento di identità e il proprio codice fiscale (vale la tessera sanitaria). È possibile ricaricare la carta in vario modo, ad esempio versando il denaro contante presso gli sportelli ATM Postamat con carta PagoBancomat. Con la carta Postepay Standard è possibile effettuare acquisti online e presso esercizi commerciali del circuito Postamat, VISA e Visa Electron.

L’attivazione costa 5 euro; ogni ricarica costa dai 2 ai 3 euro. Si possono ricaricare massimo 50mila euro annui. Il prelievo giornaliero da sportello ATM è di massimo 250 euro (non ci sono limiti mensili). 

Sono possibili i controlli sulla Postepay?

Da qualche anno l’Agenzia delle Entrate si vale dell’Anagrafe dei conti correnti (meglio detta «Archivio dei rapporti finanziari»): un database realizzato grazie a un flusso di informazioni inviate ciclicamente da banche e poste. In buona sostanza ogni intermediario finanziario (e tra questi vi è anche Poste Italiane) è tenuto a rendicontare al fisco tutti i rapporti in essere con i propri clienti: dal numero di conto al  saldo in esso contenuto, dalle movimentazioni (in entrata e in uscita, come prelievi, versamenti, bonifici ricevuti ed effettuati) agli altri servizi eventualmente previsti (ad esempio cassette di sicurezza, gestione titoli, accredito dividendi, ecc.). Tutte queste informazioni sono contenute in un archivio telematico cui l’amministrazione finanziaria (ivi compresa, da quest’anno, anche la Guardia di Finanza) può sempre accedere per effettuare i controlli. Controlli che, come detto, si rivolgono nei confronti di qualsiasi contribuente sospettato di evasione: dal privato all’azienda, dal professionista all’imprenditore, dal disoccupato al pensionato.

Le carte Postepay non fanno eccezione a questo regime di massima trasparenza (del resto, la momento del rilascio, lo sportello associa la carta al codice fiscale del correntista). Questo significa che ogni utilizzo che fai della tua carta Postepay, ogni somma che ricevi in accredito o che spendi viene “tracciata”: è cioè ricostruibile anche dopo diversi anni per una verifica nei tuoi confronti. Dunque la carta Postepay è sottoposta a controlli fiscali. 

La carta Postepay anonima (la carta «Postepay Twin») non risolve questo problema. L’anonimato infatti non vale mai nei confronti dell’Agenzia delle Entrate.

Controlli retroattivi sulla carta Postepay

I controlli sull’uso della carta Postepay possono spingersi fino a massimo cinque anni prima per chi ha, con essa, occultato dei redditi ossia non li ha denunciati nella propria dichiarazione dei redditi. In realtà non si tratta di controlli retroattivi ma di una decadenza del potere di accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate che, nel caso di dichiarazione non veritiera, si compie dopo cinque anni.

La carta Postepay può essere pignorata?

Non solo. La carta Postepay può anche essere pignorata da un eventuale creditore. Quest’ultimo, dopo aver notificato al debitore l’atto di precetto, con invito a pagare le somme dovute entro 10 giorni, può chiedere l’autorizzazione al Presidente del Tribunale di accedere all’Anagrafe tributaria e dei conti correnti, da lì consultando la sua posizione reddituale. In tal modo può venire a sapere della titolarità di eventuali conti e carte prepagate possedute dal debitore, così del possesso di una carta Postepay. Il creditore può allora procedere al pignoramento del saldo, ossia del denaro che vi è depositato e non è stato ancora speso. 

L’unico modo per ridurre i danni è dimostrare che la carta è alimentata solo da redditi di lavoro dipendente o pensioni; in tal caso, infatti, valgono i normali limiti al pignoramento ossia: 

  1. fino a massimo un quinto per tutte le mensilità accreditate successivamente alla notifica del pignoramento;
  2. mentre il saldo presente al momento della notifica dell’atto di pignoramento è pignorabile solo per la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale (leggi sul punto la guida sul Pignoramento conto corrente).

Oltre un certo credito su Postepay devo dichiarare al Fisco?

Il contribuente è tenuto a dichiarare le somme percepite sulla carta Postepay solo se queste costituiscono reddito imponibile, ossia si tratta di soldi da tassare. Non è quindi tenuto a dichiarare il denaro chi:

  • riceve una regalo in denaro da un genitore, dal coniuge, dal figlio, dal fratello o dalla sorella. Difatti, per le donazioni tra ascendenti e coniugi si applica l’imposta del 4% solo a partire da 1 milione di euro, mentre per le donazioni tra fratelli e sorelle l’imposta del 6% scatta solo a partire da 100mila euro. Invece le donazioni da amici sono tassate all’8% e vanno quindi dichiarate;
  • riceve un risarcimento del danno: solo i risarcimenti che vanno a indennizzare il lucro cessante (il mancato guadagno) devono essere dichiarati e tassati;
  • riceve la vincita al gioco: si tratta di importi già tassati alla fonte;
  • riceve il prezzo di vendita di oggetti usati: chi vende un’auto o qualsiasi altro bene di seconda mano, a un prezzo inferiore rispetto a quello di acquisto, non deve dichiarare i soldi al fisco (non traendone una plusvalenza ossia un guadagno);
  • riceve un prestito anche da privato; la natura del prestito deve però essere dimostrabile. Per cui sarà bene firmare un contratto e registrarlo all’Agenzia delle Entrate.

note

[1] Cass. ord. n. 104/19 del 4.01.2019.

[2] Art. 32 Dpr 600/1973.


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