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Chi paga il reddito di cittadinanza?

6 Gennaio 2019


Chi paga il reddito di cittadinanza?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Gennaio 2019



Pro e contro il reddito di cittadinanza: è davvero una misura che favorisce l’assistenzialismo? 

Le intenzioni del reddito di cittadinanza sono buone, anzi ottime: dare un sostegno economico a chi non ha fonti di reddito e non può mantenersi. Il denaro ritorna così a circolare, peraltro in modo più equo, e l’economia complessiva se ne avvantaggia. Una sintesi dello Stato sociale per come concepito a inizio secolo dalle dottrine socialiste. Ma come spesso insegna l’economia, la teoria è una cosa, la pratica un’altra. Ci sono variabili che potranno inserirsi, all’interno di questa delicata dinamica, che potrebbero far fallire l’esperimento così come, invece, decretarne il successo. Il primo problema da affrontare è innanzitutto chi paga il reddito di cittadinanza e, in secondo luogo, che fine faranno i soldi dati agli italiani con il rdc. Sulla scorta dell’esempio finlandese, la rivista americana Futurism.com ha indicato quali sono pro e contro del reddito di cittadinanza: si tratta di punti su cui meditare serenamente, con animo scevro da passioni politiche e da preconcetti. Non è solo una questione italiana, non è in gioco solo il consenso a un partito piuttosto che a un altro: si tratta di un vero e proprio esperimento sociale su cui si è detto tutto e il contrario di tutto, ma ancora si hanno poche certezze. Il giudizio può essere fatto sulla base dei due fratelli maggiori del rdc, l’assegno sociale per i poveri e il sussidio di disoccupazione, due sistemi già rodati e funzionanti in numerosi Stati. Sicché si possono fare delle previsioni sulla base di ciò che abbiamo sinora visto con questi ultimi. 

Chi paga il reddito di cittadinanza?

La prima domanda, per quanto scontata possa apparire, è proprio chi pagherà il reddito di cittadinanza. A differenza dei sussidi ai poveri arrivati agli italiani nel dopoguerra grazie al piano Marshall, non si tratta più di soldi provenienti dall’estero (nella specie dagli americani); non si tratta neanche di contributi dell’Unione europea. Non sono i soldi delle banche com’è avvenuto per l’anticipazione del Tfr sulla busta paga. Si tratta di soldi dello Stato italiano che – fin troppo inutile sottolinearlo – sono i soldi degli italiani (o meglio, dei contribuenti). In buona sostanza si tratta del denaro recuperato dalle casse erariali. Il nostro Stato però non ha un avanzo di gestione, per cui non si tratta di depositi già esistenti, ma di denaro che viene in parte preso in prestito dagli investitori tramite la vendita dei titoli pubblici (dai privati, dalle banche e dagli Stati esteri), in parte recuperato con le tasse. In buona sostanza, a pagare il rdc agli italiani saranno gli italiani stessi. E le imposte da cui attingerà lo Stato per finanziare il reddito di cittadinanza sono sia quelle dirette (Irpef, Ires), sia quelle indirette come l’Iva che versiamo tutti noi sugli acquisti. Una parte di questi soldi, quindi, verrà restituita agli italiani più poveri non solo per garantire condizioni socialmente dignitose, ma anche con la speranza che questi li spendano, rimettendo in circolo ciò che è stato loro dato e, con esso, l’economia nazionale. 

Qui però l’aspetto più delicato è prettamente tecnico e riservato agli economisti: trattandosi di soldi destinati ai privati e non alle aziende, non si innesca il cosiddetto “volano degli investimenti” intuito da Keynes. Questi aveva sostenuto che 1 sterlina data all’impresa si moltiplica sull’economia nazionale: l’azienda che può disporre di maggiori entrate tende a investire (la propria vocazione è infatti aumentare il proprio business) e ad assumere altre persone. Il che significa più stipendi pagati e più lavoratori disposti a spendere per i propri bisogni familiari. La maggiore spesa si risolve anche in un aumento delle entrate fiscali per lo Stato grazie alle imposte dirette e indirete.  

Il rdc va invece alla base della catena produttiva e non al vertice: non crea quindi una “ricchezza aumentata” ma, nella migliore delle ipotesi, realizza una somma pari a zero.

Reddito di cittadinanza: rimette in moto l’economia?

Ciò nonostante, in astratto si può sostenere che il rdc vada a riprendere i consumi, favorendo così le stesse aziende che oggi non riescono più a vendere. E se le aziende hanno più clienti a cui vendere, possono anche investire. Insomma, sarebbe il meccanismo contrario a quello teorizzato da Keynes, ma ugualmente valido. 

Senonché non possiamo non tenere conto che oggi l’economia mondiale è globalizzata. I soldi dati agli italiani non restano necessariamente in Italia. Gran parte delle aziende che operano nel nostro Paese, seppur assumono italiani, portano una parte dei propri utili all’estero (in Spagna, Germania, Francia, Usa, Giappone, Taiwan, ecc.). Una parte dunque dei soldi attinti dagli italiani per finanziare il rdc andrà fuori dai nostri confini.

Qualcuno critica il fatto che il reddito di cittadinanza vada anche agli stranieri. Qui però la legge sembra porre rimedio, richiedendo 10 anni di residenza fissa. Significa che lo straniero sta già pagando le tasse da un decennio. In realtà, se si tratta di nullatenente (ragion per cui richiederà il rdc) difficilmente avrà versato 1 solo euro. In ogni caso, una parte del rdc andrà a extracomunitari integrati.

La seconda critica al reddito di cittadinanza è il fatto che andrà a sostenere l’assistenzialismo favorendo chi non vuol lavorare. Su questo si può portare l’esperienza della Naspi, l’assegno di disoccupazione. Purtroppo, ad oggi, sono state numerosissime le denunce della finanza nei confronti di lavoratori assunti in nero che percepivano il contributo dall’Inps. Il decreto allora mira a evitare queste truffe con una scaltra previsione: non può ottenere il rdc chi ha più di 6mila euro in banca. Significa che il furbetto che conserverà il sussidio statale in banca se lo vedrà revocare dopo appena nove mesi, raggiungendo tale tetto. È vero: c’è sempre il tradizionale materasso dove nascondere i soldi. E su questo, purtroppo, neanche la finanza può fare molto (gli accessi in casa possono essere autorizzati solo dalla Procura della Repubblica se sussistono gravi indizi di evasione fiscale). 

Il limite del conto corrente serve anche a evitare che il rdc rimanga fermo in banca, cosa che gli italiani – popolo di tradizionali risparmiatori – ha sempre fatto. Insomma, il reddito di cittadinanza dovrà essere speso per forza. 

Vantaggi del reddito di cittadinanza

Al di là di tutto ciò, il rdc ha anche una notevole importanza sotto l’aspetto della sicurezza sociale: diminuendo la povertà dovrebbe contrastare i crimini e migliorare la sicurezza sociale. Era del resto questo l’intento finlandese (che peraltro è stato di recente abbandonato). 

Inoltre il rdc serve a garantire la possibilità, per molti cittadini, di tentare alternative al lavoro tradizionale, così favorendo l’innovazione. Molto spesso la gente evita di rischiare vie alternative a quelle tradizionali per i timore di non avere di che campare. Invece, la garanzia di un sostegno economico potrà portare le persone a immaginare nuove soluzioni per sé e per la società. Insomma il rdc mira a garantire la creatività. 

Non dimentichiamo poi che uno degli scopi dello Stato è quello di ridurre la povertà, fine garantito dalla stessa Costituzione. Su questo, anche chi non è favorevole al rdc deve alzare le mani.

Infine il reddito di cittadinanza dà maggior forza al lavoratore in sede di contrattazione delle offerte di lavoro nel momento in cui riceve un’offerta da parte di un’azienda.

Svantaggi del reddito di cittadinanza

Veniamo agli svantaggi. Innanzitutto si tratta di una misura molto costosa per le casse del nostro Stato, già impossibilitato a pagare gli interessi sul proprio debito. Aumentare l’indebitamento peggiora le condizioni generali degli italiani, anche degli stessi che percepiscono il rdc. Se infatti dovessero aumentare le imposte indirette (si parla già dell’Iva con le clausole di salvaguardia) a farne le spese saranno tutti i contribuenti nel momento in cui andranno a spendere i propri soldi, in qualsiasi modo li abbiano ottenuti. Peraltro l’aumento delle tasse si ripercuote anche sulle imprese che sono i veri artefici dell’occupazione. Insomma, il rischio è quello di creare disoccupazione. 

Il rdc favorisce poi il lavoro in nero, come già la Naspi ha dimostrato. Del resto, però, solo perché alcuni italiani violano la legge non si può impedire a quelli onesti di vedere tutelati i propri diritti. 

La rivista Futurist.com ha infine individuato un ultimo elemento contrario al rdc: esso indebolisce la posizione delle donne sul mercato del lavoro, perché sarebbero indotte a rimanere a casa e prendersi cura dei figli.


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