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Prestito tra coniugi

7 Gennaio 2019


Prestito tra coniugi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Gennaio 2019



Come fare un mutuo tra marito e moglie: il contratto. Come si giustificano al fisco le somme. La presunzione di gratuità può essere vinta solo se la destinazione delle somme non è per esigenze familiari.

Fare prestiti tra privati è legale e non richiede particolari forme. L’accordo può avvenire infatti anche verbalmente, senza la necessità di un contratto scritto (come invece con le banche e le finanziarie) e senza l’obbligo di registrazione all’Agenzia delle Entrate. Gli effetti del prestito (tecnicamente chiamato “mutuo”) iniziano a decorrere dalla materiale consegna del denaro. Denaro che, se dato in contanti, non può mai superare 3mila euro. Il bonifico o l’assegno sono obbligatori per cifre superiori, ma sono consigliabili anche per importi più bassi, al fine di avere traccia del prestito in assenza di un documento scritto. Il prestito tra coniugi non fa eccezione a tali regole sebbene, come vedremo qui di seguito, è sottoposto ad alcuni regimi speciali proprio in virtù dei particolari rapporti tra le parti. 

Svariati possono essere i quesiti legali che si possono affacciare in caso di prestito di denaro tra marito e moglie. Eccone alcuni. Le somme prestate tra coniugi vanno restituite in caso di separazione? Quando si prescrive un prestito tra coniugi? Come fare a stabilire, in assenza di una prova scritta, se il denaro consegnato al convivente è stato dato in regalo (donazione) o a titolo di prestito? I coniugi possono stipulare un accordo prematrimoniale con cui l’uno si impegna a restituire i soldi ottenuti dall’altro in caso di cessazione del matrimonio? Se, in assenza di uno specifico accordo, il denaro di uno dei due viene utilizzato per costruire la casa sul terreno di proprietà dell’altro coniuge o per ristrutturare l’appartamento intestato a quest’ultimo, cosa succede al momento del divorzio?

I numerosi problemi legali che presentano i prestiti tra coniugi in denaro fanno sì che l’argomento meriti un’apposita trattazione, distinta quindi da quella più generale sui prestiti tra privati. Li affronteremo qui di seguito tenendo conto delle sentenze più importanti della giurisprudenza e rispondendo alle domande più frequenti che si pongono spesso sull’argomento.

Prestiti tra coniugi: sono legali?

Marito e moglie possono farsi dei prestiti tra di loro. In teoria i mutui tra marito e moglie non sono illegali. Tuttavia se i soldi consegnati al coniuge servono per consentire a quest’ultimo di mantenersi o per provvedere alle necessità familiari e della casa non è possibile chiederne la restituzione, neanche in caso di separazione. 

In pratica, poiché la nostra Costituzione stabilisce che il matrimonio è improntato sui doveri di solidarietà reciproca e contribuzione ai bisogni del nucleo familiare, tutto il denaro che passa da un coniuge all’altro si presume destinato a realizzare tale fine. Quindi non può essere chiesto indietro. Ad esempio, il marito non può pretendere dalla moglie – che ha prelevato una consistente somma dal conto corrente cointestato – di restituire il denaro utilizzato, neanche se non condivide l’entità e la natura delle spese. Allo stesso modo, se la moglie dà dei soldi al marito per consentirgli di mantenersi in un periodo in cui è senza lavoro non può poi chiederglieli indietro, neanche in caso di divorzio.

Vige allora una presunzione di gratuità di tutti gli scambi di denaro avvenuti tra coniugi durante il matrimonio: in assenza di prova contraria si presumono donazioni ossia regali.

Tuttavia, proprio come abbiamo detto in partenza, i prestiti tra coniugi sono legali. Nulla toglie, infatti che il marito, ad esempio, dia in prestito alla moglie del denaro per consentirle di avviare una propria attività economica o professionale e viceversa. In questi casi siamo fuori dall’ambito dei prestiti erogati per i bisogni della famiglia e pertanto le somme – se erogate a titolo di prestito e non di regalo – andranno restituite [1]. In sintesi, il mutuo tra coniugi è lecito e possibile solo a condizione che l’utilizzo delle somme sia destinato a finalità estranee ad esigenze familiari poiché, diversamente si tratterebbe di una donazione non restituibile.

Ma qui sorge un problema: come dimostrare la natura del prestito? La risposta è riportata qui sotto.

Come dimostrare un prestito tra coniugi?

Abbiamo detto che il coniuge (allo stesso modo anche il convivente) è tenuto a restituire le somme ricevute dall’altro solo se destinate a spese estranee alle necessità familiari e se erano state prestate (e non regalate). 

Visto però che ogni spostamento di denaro tra marito e moglie si presume, in automatico, avvenuto per i bisogni familiari [2], è necessario fornire la prova della natura del mutuo. Come? Sicuramente con un documento. Quindi il contratto di mutuo tra coniugi, seppur può avvenire oralmente, deve preferibilmente essere redatto in forma scritta, proprio per superare la “presunzione di gratuità” che sussiste tra marito e moglie. Questo accordo può essere concluso sia durante il matrimonio che prima di sposarsi. 

Nel contratto bisognerà indicare la somma data in prestito e la data entro cui deve essere restituita.

A riguardo la giurisprudenza [3] ritiene lecita la scrittura scrittura privata sottoscritta dai coniugi, in un cui viene formalizzata l’esistenza di un prestito da parte di uno dei due, con obbligo di restituzione da parte dell’altro condizionata al caso di separazione o divorzio. Si pensi al marito che dà 50mila euro alla moglie per consentirle di acquistare lo studio professionale; nell’accordo scritto il primo chiede che le somme gli vengano restituite solo in caso di cessazione del matrimonio. Per la Cassazione si tratta di una convenzione del tutto lecita. Tale precisazione è stata necessaria posto il divieto, nel nostro ordinamento, dei patti prematrimoniali. In questo caso, però, siamo nell’ambito della normale autonomia privata e non si interferisce con il diritto di separarsi.  

Allo stesso modo è possibile condizionare il mutuo tra coniugi (sempre subordinatamente all’utilizzo delle somme per finalità estranee ad esigenze familiari) non già alla separazione ma a una specifica data. Ad esempio la moglie presta duemila euro al marito e questi si impegna a restituirgliele entro due anni. 

La prescrizione dei crediti tra marito e moglie

Una volta ammessa la possibilità del mutuo tra marito e moglie, sorge un secondo problema. Immaginiamo che un coniuge riceva dall’altro cinquemila euro con l’impegno a restituirli entro tre anni ma che, alla scadenza, non lo faccia fingendo di dimenticarsi. Il mutuante potrebbe, a sua volta, non richiedere le somme per non turbare la serenità familiare. Questo però potrebbe risolversi per lui in un pregiudizio: come noto, i crediti di natura contrattuale cadono in prescrizione dopo 10 anni. Proprio per evitare questo effetto negativo, il codice civile [4] stabilisce che, durante il matrimonio, la prescrizione dei crediti tra coniugi non decorre, rimane cioè sospesa. 

Una diffida o, peggio, un’azione legale potrebbe turbare l’armonia familiare. Proprio per questo è stato stabilito che, seppure trascorrono più di 10 anni, il credito non cade in prescrizione. Si può quindi pretendere un pagamento anche se si è formato il normale termine di prescrizione proprio perché la prescrizione tra coniugi non opera o meglio “si sospende”. La sospensione cessa di esistere quando però i coniugi si separano o divorziano: in tale ipotesi il termine torna a decorrere. 

Restituzione di soldi con la separazione

I problemi principali sorgono quando marito e moglie decidono di separarsi. Quali somme vanno restituite? Per un’analisi più completa dell’argomento consulta la nostra guida Separazione e divorzio: spettano rimborsi e restituzioni?

In generale possiamo dire che tutte le somme versate dall’uno all’altro non vanno restituite, anche se a cadenza periodica (ad esempio 500 euro tutti i mesi) poiché – come già ribadito più volte in questo articolo – si presumono erogate per i bisogni familiari. È il cosiddetto obbligo di contribuzione. Si tratta di uno dei doveri fondamentali del matrimonio; esso nasce, prima ancora che da una norma giuridica, dall’esigenza morale di aiutare la persona cara, ormai legata da un vincolo di parentela. Anzi, il venir meno a questo impegno costituisce proprio una violazione dei principi su cui si basa il matrimonio e può comportare l’addebito. 

Non fanno eccezione le somme destinate alla casa. Diverso è il discorso per le spese straordinarie come per le ristrutturazioni: il coniuge che investe nell’appartamento dell’altro ha diritto al rimborso dei soldi impiegati per mettere a nuovo l’appartamento in cui ha vissuto la famiglia.

Secondo la Cassazione [5], se la coppia si separa o divorzia e la casa appartiene solo a uno dei due coniugi, l’altro può pretendere la restituzione dei soldi spesi per i lavori sulla casa che è stata residenza della famiglia. Con la fine del matrimonio scatta il diritto del coniuge non proprietario dell’ex casa coniugale di ottenere il rimborso delle somme, rivalutate all’attuale costo della vita, impiegate per finire l’immobile e per la sua manutenzione.

In base al codice civile [6] l’indennità da versare corrisponde all’aumento di valore conseguito dalla casa per effetto dei miglioramenti per tutte le «riparazioni, miglioramenti addizioni» eseguite dal coniuge.

Nel caso di terreno di proprietà di uno dei due coniugi, se l’altro vi costruisce a proprie spese una casa non diventa proprietario dell’immobile ma ha diritto alla restituzione della metà delle somme investite per l’edificazione [7]. Leggi sul punto Quando la casa costruita dal marito è di proprietà della moglie.

Prestiti tra coniugi: come si giustificano le somme al fisco?

L’Agenzia delle Entrate, di solito, non va a investigare negli scambi di denaro tra coniugi proprio perché questi si presumono eseguiti in ottemperanza agli obblighi di contribuzione del matrimonio. Solo quando vi sono degli indizi di falsa intestazione del conto corrente al coniuge, per sottrarre il denaro all’imposizione fiscale, è possibile il controllo (leggi Controlli sui conti correnti dei coniugi). In ogni caso proprio la tracciabilità dei pagamenti – tramite bonifico – serve a evitare possibili contestazioni in merito a una eccessiva disponibilità di denaro e di spesa del beneficiario del denaro. 

note

[1] Cass. sent. n. 11766/18 del 15.05.2018.

[2] Cass. sent. n. 12251/2009.

[3] Cass. sent. n. 23713/2012, Trib. Vicenza, sent. n. 1719/2018.

[4] Art. 2941 cod. civ.

[5] Cass. sent. n. 20207/2017.

[6] Art. 1150 cod. civ.

[7] Cass. sent. n. 16670/2013.


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