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Revoca dell’amministratore di condominio, più agevole con le nuove norme

9 aprile 2013


Revoca dell’amministratore di condominio, più agevole con le nuove norme

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 aprile 2013



In caso di gravi irregolarità nella gestione condominiale i singoli condomini possono chiedere la revoca dell’amministratore

La riforma del condominio [1] ha introdotto nuove circostanze in cui si può revocare l’amministratore, rendendo più facile per i condomini la tutela del proprio diritto a che la gestione condominiale sia la più chiara possibile.

Da sempre l’assemblea può revocare l’amministratore in ogni momento e con le stesse maggioranze previste per la sua nomina (maggioranza degli intervenuti in assemblea ed almeno il valore di metà dell’edificio) o quelle diverse stabilite dal regolamento di condominio se contrattuale.

La nuova legge elenca inoltre alcune condotte dell’amministratore che legittimano la richiesta di revoca anche da parte dei singoli condomini.

In base alla condotta tenuta dall’amministratore, come regola generale, il singolo condomino deve seguire due strade diverse per chiederne la revoca:

1- può rivolgersi direttamente all’autorità giudiziaria nel caso in cui l’amministratore non renda il conto della gestione o commetta gravi irregolarità nella gestione;

2- invece, nel caso in cui le irregolarità siano limitate alla gestione fiscale o nel caso in cui l’amministratore non apra o utilizzi il conto corrente direttamente intestato al condominio, il condomino potrà chiedere la convocazione dell’assemblea per far cessare la violazione e, in questa sede, domandare la revoca del mandato all’amministratore. Solo se l’assemblea non provvede alla revoca il singolo condomino potrà rivolgersi all’autorità giudiziaria.

Al fine di agevolare i condomini nell’individuare dei casi di gravi irregolarità nella gestione, la legge ha previsto e tipizzato degli esempi per i quali è possibile richiedere direttamente la pronuncia dell’autorità giudiziaria.

Vediamo in dettaglio quali sono:

– se l’amministratore non rende il conto della gestione;

– quando omette la convocazione dell’assemblea per l’approvazione del rendiconto condominiale;

– quando si rifiuta ripetutamente di convocare l’assemblea per la revoca e/o per la nomina del nuovo amministratore;

– quando non esegue provvedimenti giudiziari e/o amministrativi, nonché le deliberazioni dell’assemblea;

– quando amministra generando, anche solo potenzialmente, confusione tra il patrimonio del condominio e il suo personale o quello di altri condomini;

– quando acconsente, per un credito condominiale insoddisfatto, alla cancellazione delle formalità trascritte nei registri immobiliari (ipoteche) a tutela dei diritti del condominio;

– quando non segue diligentemente l’azione legale o l’azione di esecuzione coattiva, se iniziate per la riscossione delle somme dovute al condominio;

– nel caso in cui ometta di curare la tenuta del registro anagrafe condominiale (con le generalità dei singoli proprietari e dei titolari di diritti reali o diritti personali di godimento; codice fiscale e residenza o domicilio; i dati catastali di ciascuna unità immobiliare; ogni dato relativo alle condizioni di sicurezza);

– quando non cura a dovere il registro dei verbali delle assemblee, del registro di nomina e revoca dell’amministratore e quello contabile del condominio;

– se omette di fornire al condomino – che ne faccia richiesta – l’attestazione relativa allo stato dei pagamenti degli oneri e delle eventuali liti condominiali in corso.

L’elenco appena esposto nell’articolo mostra esempi contenuti nella legge di riforma, ma ciò non vuol dire che questi siano gli unici casi da prendere in considerazione. L’elenco infatti non è esaustivo.

Oltre all’assemblea dei condomini, c’è sempre il giudice a stabilire se e quali comportamenti dell’amministratore possano essere affetti da gravi irregolarità e così decidere se sanzionarli con la revoca.

di FRANCESCO BURZA

note

[1] Che entrerà in vigore il prossimo 18 giugno 2013.

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