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Web tax aziende: proroga al 2019

27 Novembre 2017 | Autore:
Web tax aziende: proroga al 2019

L’imposta sulle transazioni digitali delle grandi aziende sarà operativa dal 2019

La web tax, ossia l’imposta sulle transazioni digitali delle grandi aziende, sarà operativa solo dal 2019. La tassazione del digitale sarà spostata in avanti di un anno e la nuova base imponibile comprenderà tutti i tipi di attività non solo quelle tra professionisti, dette business to business (b2b), ma anche quelle tra professionisti e consumatori, dette business to consumer (b2c). Sul punto vedi anche Commercio elettronico: tipologie e disciplina. 

L’operatività della web tax è stata prorogata di un anno per metterne meglio a punto i dettagli, per estenderne lo scenario dei soggetti passivi e, soprattutto, per evitare il ricorso a correttivi dopo poco tempo dalla sua introduzione.

Spetterà al Ministero dell’economia definire con un apposito decreto da emanare entro il 30 aprile 2018 i confini tra prestazioni di servizi e cessioni di beni cui applicare l’imposta. Per l’applicazione in concreto dell’imposta, saranno chiamate in causa le banche che dovranno applicare in qualità di sostituti d’imposta una ritenuta non più sul valore delle singole transazioni ma sull’ammontare complessivo dei corrispettivi. Al momento, tuttavia, non è ancora chiaro cosa sarà realmente tassato. La nuova imposta digitale richiede, infatti, ben tre provvedimenti attuativi per essere operativa:

  • un decreto del Ministero dell’economia che deve fissare il perimetro della base imponibile entro il 30 aprile 2018;
  • un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate che, nei successivi 60 giorni, deve indicare le modalità di segnalazione al Fisco delle operazioni che derivano da prestazioni di servizi con mezzi elettronici;
  • un ulteriore provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate che deve definire gli adempimenti dichiarativi e di pagamento della web tax .

Ma cosa si intende con l’espressione web tax? Come funziona la web tax nei Paesi in cui è già applicata? Vediamolo insieme.

Cos’è la web tax?

La web tax, ossia l’imposta sulle transazioni online, è la tassa sui guadagni delle grandi aziende – cosiddette over the top – che operano nel web (dall’e-commerce alla pubblicità online) come Google, Amazon o Facebook. A livello internazionale non esiste ancora una disciplina uniforme. Vi sono state diverse proposte di intervento per definire una tassazione omogenea dell’economia digitale, ma sul piano operativo i singoli paesi hanno adottato discipline distinte. In Italia, prima della discussione attuale, il primo tentativo di tassare i prodotti digitali è stato fatto con la legge di stabilità 2014. Tuttavia la misura prevista non è mai entrata in vigore perché prima sospesa con un decreto e poi definitivamente abrogata.

Web tax: gli esclusi

Il provvedimento attuale, in attesa della definizione della platea di soggetti interessati e delle operazioni soggette a tassazione prevista per fine aprile, esclude espressamente dall’applicazione dell’imposta sulle transazioni digitali le imprese agricole e i soggetti che hanno aderito al regime forfettario e a quello di vantaggio per i contribuenti di minori dimensioni. In questo modo la platea verrebbe circoscritta alle imprese di grandi dimensioni e soprattutto ai colossi della della rete.

Web tax: banche sostituti d’imposta

La norma prevede che a riscuotere la cedolare del 6% sulle prestazioni di servizio dei colossi della rete saranno gli intermediari finanziari, soprattutto le banche. Infatti, alle banche spetta il ruolo di sostituti d’imposta che dovranno applicare una ritenuta d’imposta con obbligo di rivalsa sul soggetto che percepisce i corrispettivi.



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