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Antitrust: equo compenso per i professionisti da bocciare

28 Novembre 2017
Antitrust: equo compenso per i professionisti da bocciare

L’Antitrust boccia l’equo compenso per i professionisti: misura anticoncorrenziale e preoccupante. Vediamo perché

Rischia di sfumare nel nulla una delle novità più importanti introdotte dal Decreto Legge Fiscale approdato in aula al Senato alcuni giorni fa. Come abbiamo modo di vedere nell’articolo Sì all’equo compenso per oltre 4 milioni di lavoratori, la Commissione Bilancio del Senato aveva approvato l’emendamento alla legge di conversione del Decreto Fiscale che stabiliva il principio dell’equo compenso valido non solo per gli avvocati, ma per tutti i professionisti.  Una misura, dunque, che avrebbe coinvolto oltre 4 milioni di lavoratori. Il tutto, però, potrebbe risolversi in un nulla di fatto. Ciò in quanto l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) ritiene che l’equo compenso sia da bocciare, in quanto idoneo ad ostacolare la concorrenza, con forti pregiudizi soprattutto per i giovani che si sono appena “affacciati” al mondo della libera professione. Vediamo perché e cosa sostiene l’Autority al riguardo. Prima, però, facciamo un passo indietro.

Equo compenso: cos’è

La previsione del cosiddetto equo compenso è una delle novità più rilevanti del Decreto Legge Fiscale. Come anticipato,  in data 16.11.2017, la Commissione Bilancio del Senato ha approvato l’emendamento alla legge di conversione del Decreto Fiscale che stabilisce il principio dell’equo compenso. Questo principio sancisce:

  • il diritto a ricevere un compenso proporzionato alla quantità ed alla qualità del lavoro svolto a vantaggio di bancheassicurazioni e imprese;
  • la nullità di eventuali clausole vessatorie imposte dai clienti contrattualmente più forti.

In estrema sintesi: sì all’equo compenso, no alle clausole vessatorie. Clausole, che il più delle volte prevedono, appunto, l’iniquità del compenso ai danni dei professionisti.

Secondo il principio dell’equo compenso, dunque, la parcella del professionista potrà essere considerata legittima solo se proporzionata alla quantità ed alla qualità delle prestazioni lavorative svolte.

Equo compenso: chi riguarda

La disposizione sull’equo compenso è stata estesa a tutti i professionisti italiani (oltre 4 milioni e mezzo di lavoratori), anche a quelli non iscritti ad un ordine. Ed infatti, se in prima battuta il provvedimento era stato previsto solo per gli avvocati, ad oggi è stato esteso a tutti i professionisti, che siano o meno iscritti ad un apposito ordine albo professionale. Ciò in quanto è giusto guadare al mondo delle professioni nella sua interezza ed anche con riferimento a quelle emergenti.

Equo compenso: vale anche per la P.A.

La nuova disposizione sull’equo compenso prevede una norma di principio anche per la Pubblica Amministrazione, la quale d’ora in poi non potrà più emanare bandi che prevedano incarichi a titolo gratuito per i liberi professionisti. Al riguardo, invero, forse non tutti sanno che la P.A. ha emanato bandi – peraltro ritenuti legittimi anche dal Consiglio di Stato – caratterizzati dalla previsione di un compenso simbolico per i professionisti. Compenso pari ad 1 euro.

Equo compenso: la segnalazione dell’Antitrust

Il quadro sin qui descritto non convince l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. In proposito, l’Antitrust ha evidenziato che l’equo compenso «in quanto idoneo a reintrodurre un sistema di tariffe minime, peraltro esteso all’intero settore dei servizi professionali, non risponde ai principi di proporzionalità concorrenziale», ponendosi «in stridente controtendenza con i processi di liberalizzazione» concernenti anche «il settore delle professioni regolamentate». In sintesi, secondo l’Autority, l’introduzione dell’equo compenso andrebbe ad incidere negativamente sulla libertà di concorrenza, con forti pregiudizi soprattutto per i giovani professionisti.

Equo compenso: dannoso per i giovani professionisti

Con l’equo compenso, in particolare, secondo l’Antitrust, «viene sottratta alla libera contrattazione tra le parti la determinazione del compenso dei professionisti» e «sarebbero i newcomer», vale a dire gli ultimi arrivati sul mercato delle professioni, «ad essere pregiudicati dalla reintroduzione di tariffe minime» perché «vedrebbero drasticamente compromesse le opportunità di farsi conoscere sul mercato e di competere con i colleghi affermati».

L’Antitrust boccia l’equo compenso

In definitiva, secondo l’Antitrust, l’equo compenso sarebbe da bocciare nella misura in cui reintrodurrebbe, di fatto, i cosiddetti minimi tariffari con l’effetto dunque di ostacolare la libera concorrenza. Il parere dell’Antitrust non è vincolante, ma potrebbe indurre il Governo ad  apportare modifiche al testo sull’equo compenso contenuto nel Decreto Legge Fiscale.



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1 Commento

  1. MI SEMBRA UNA PRESA DI POSIZIONE PER GIUSTIFICARE LA STESSA RAGION D”ESSERE DELL’ANTITRUST, PREFETTAMENTE INUTILE.
    ASSIMILARE LE TARIFFE MINIME ALLE TARIFFE EQUE (ART.36 COSTITUZIONE) COME AFFERMA L’ANTITRUST E’ SCORRETTO ED INGIUSTIFICATO.
    I GIOVANI VENGONO DANNEGGIATI DAL PRECARIATO E DALLA GIUNGLA RETRIBUTIVA IMPOSTA IN VIA ARROGANTE DAI DATORI DI LAVORO O COMMITTENTI (ASSIC.NI BANCHE IMPRESE) IN POSIZIONE DI FORZA E SENZA SCRUPOLI E NON CERTAMENTE DALLE TARIFFE “EQUE” OVVERO PROPORZIONATE ALLA QUALITA’ ED ALLA QUANTITA’ DEL LAVORO. UNA VERA E PROPRIA MISTIFICAZIONE DEL VERO

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