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Posso chiedere un anticipo del TFR?

24 Gennaio 2019


Posso chiedere un anticipo del TFR?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Gennaio 2019



In alcuni casi e con determinati limiti il lavoratore può chiedere all’azienda un’anticipazione del trattamento di fine rapporto accumulato.

Il trattamento di fine rapporto, noto anche come TFR e comunemente detto anche liquidazione, è un istituto di diritto del lavoro caratteristico del sistema italiano. La legge ha introdotto il TFR per tutelare e proteggere il lavoratore in caso di perdita del lavoro ed evitare che, una volta terminato un rapporto di lavoro, il dipendente ormai disoccupato si trova del tutto privo di reddito e di risorse necessarie a vivere e a sostenere la propria famiglia. Per questo nasce il TFR che non è altro che un pezzo di stipendio che anziché essere pagato mese per mese viene accantonato e liquidato alla fine del rapporto di lavoro. Il TFR è, in ogni caso, una somma di denaro di proprietà del lavoratore anche se entra nella sua disponibilità solo quando cessa il rapporto. Per questo la legge prevede che il dipendente, in particolari casi di necessità e con determinati limiti, possa chiedere all’azienda di erogare una parte di TFR a titolo di anticipazione. A tutti i dipendenti che si chiedono: posso chiedere un anticipo del TFR? si può dunque rispondere di sì, ma con i limiti e le condizioni che vedremo di seguito.

Che cos’è il TFR?

Il TFR, acronimo di trattamento di fine rapporto, può essere tecnicamente definito come una retribuzione differita nel tempo, vale a dire, una parte della retribuzione del dipendente che non viene liquidata mensilmente, come avviene in genere per il resto dello stipendio, ma viene accumulata anno per anno e pagata solo quando cessa definitivamente il rapporto di lavoro.

La legge, infatti, si preoccupa di predisporre una somma di denaro a disposizione del lavoratore che possa consentirgli di andare avanti nel periodo che va dalla fine di un rapporto di lavoro all’inizio di una nuova occupazione. E’ evidente che se quel pezzetto di stipendio venisse erogato mese per mese è molto probabile che il lavoratore lo spenderebbe e si ritroverebbe dunque senza alcuna somma di denaro quando finisce il rapporto di lavoro.

Come si calcola il TFR?

Il calcolo del TFR è indicato direttamente dalla legge [1] in base alla quale il trattamento di fine rapporto si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5. La quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni.

Il calcolo è dunque semplice: tutti gli stipendi presi durante l’anno sono divisi per 13,5. Il risultato di questa divisione è la quota annua di TFR che l’azienda deve accantonare per quel lavoratore. E’ evidente che la quota di TFR annua corrisponde, più o meno, ad un mese di stipendio.

Qual è la base di calcolo del TFR?

Come abbiamo visto la legge ci dice che il TFR si calcola partendo dalla retribuzione dovuta per l’anno stesso. Ma cosa rientra in questa base di calcolo? La domanda può sembrare scontata ma non lo è affatto. Nella busta paga, infatti, l’azienda versa al dipendente somme di denaro che hanno natura diversa tra loro. C’è senza dubbio la retribuzione base, può esserci il superminimo individuale, possono esserci indennità di trasferta, maneggio valori, etc., possono esserci dei rimborsi spesa etc. Non tutte le somme erogate al dipendente hanno natura retributiva.

Per capire quali somme devono entrare nella base di calcolo del TFR e quali no, occorre seguire sempre l’indicazione della legge [2], in base alla quale, salvo diversa previsione dei contratti collettivi di lavoro nazionali o aziendali, la retribuzione annua, ai fini del calcolo del TFR, comprende tutte le somme, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese.

Vi rientrano dunque senza dubbio:

  • la retribuzione base;
  • il superminimo individuale;
  • lo straordinario forfetizzato;
  • i bonus, premi di risultato, etc. conferiti al dipendente con regolarità.

Ne sono senza dubbio esclusi:

  • i rimborsi spesa;
  • qualsiasi altra somma erogata al dipendente che non ha natura retributiva;
  • premi una tantum, gratifiche eccezionali e altre somme erogate occasionalmente;
  • somme che i contratti collettivi, nazionali o aziendali, prevedono di escludere dalla base di calcolo del TFR.

Il TFR si rivaluta?

La somma accantonata anno per anno e che verrà versata solo alla fine del rapporto di lavoro potrebbe perdere il proprio valore se non ci fosse alcun meccanismo di rivalutazione della stessa ossia di adeguamento della somma accantonata all’aumento dei prezzi. E’ chiaro che se tali correttivi non vi fossero la somma resterebbe formalmente uguale ma nel tempo si svuoterebbe il suo potere di acquisto.

La legge [3] prevede dunque che il trattamento di fine rapporto, con esclusione della quota maturata nell’anno, è incrementato, su base composta, al 31 dicembre di ogni anno, con l’applicazione di un tasso costituito dall’1,5% in misura fissa e dal 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente.

Ai fini dell’applicazione del tasso di rivalutazione di cui al comma precedente per frazioni di anno, l’incremento dell’indice ISTAT è quello risultante nel mese di cessazione del rapporto di lavoro rispetto a quello di dicembre dell’anno precedente. Le frazioni di mese uguali o superiori a quindici giorni si computano come mese intero.

In questo modo i lavoratori possono contare su un tasso di rivalutazione fisso dell’1,5% e su un ulteriore tassi di rivalutazione che copre quasi totalmente (al 75%) l’aumento dei prezzi dei beni. In questo modo viene tutelato nel tempo il potere di acquisto del TFR e dunque la sua funzione di garanzia e di tutela in caso di perdita del lavoro.

Quando viene pagato il TFR?

Come abbiamo detto, la funzione principale del TFR è consentire al lavoratore che perde il lavoro di non ritrovarsi a secco, ma di poter contare su una somma di denaro, che ovviamente sarà maggiore per rapporti di lunga durata, che gli verrà pagata a fine rapporto di lavoro. In questo modo, mentre cerca un nuovo impiego, il disoccupato e la sua famiglia hanno comunque una somma di denaro su cui poter contare.

Proprio per questo, come regola generale, il TFR spetta in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato e, dunque, in caso di:

  • licenziamento del dipendente da parte dell’azienda per qualsiasi ragione;
  • dimissioni del dipendente, siano essere volontarie o per giusta causa;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, ossia cessazione del rapporto di lavoro decisa di comune accordo dalle parti;
  • pensionamento del dipendente.

Si può chiedere un’anticipazione del TFR?

Nonostante la funzione fondamentale del TFR sia quella vista sopra, ossia la tutela del lavoratore che perde il posto, è pur vero che i soldi accantonati a titolo di TFR sono pur sempre un pezzo di stipendio del lavoratore. Proprio per questo la legge [4] consente al dipendente, in determinati casi e con determinati limiti, di chiedere all’azienda una anticipazione del TFR accantonato.

Vediamo quali sono i limiti e le condizioni che devono essere rispettate per consentire ad un lavoratore di chiedere una anticipazione del TFR accantonato.

Innanzitutto è bene premettere che non tutti i dipendenti hanno diritto a chiedere l’anticipazione del TFR. Questa possibilità è, infatti, offerta solo ai dipendenti che abbiano maturato almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro.

Inoltre la legge, considerando la funzione di tutela del TFR in caso di cessazione del rapporto di lavoro, non consente comunque al dipendente di svuotare del tutto la somma accantonata: il lavoratore, infatti, può chiedere, in costanza di rapporto di lavoro, una anticipazione non superiore al 70% sul trattamento cui avrebbe diritto nel caso di cessazione del rapporto alla data della richiesta.

La legge si preoccupa anche di evitare che le richieste di anticipazione del TFR possano mettere in difficoltà l’azienda dal punto di vista contabile.

Se molti dipendenti, infatti, chiedono insieme un’anticipazione del TFR pari al 70% dell’accantonamento, l’azienda potrebbe ritrovarsi a sborsare, tutta insieme, una somma di denaro considerevole che potrebbe metterla in difficoltà dal punto di vista della liquidità.

Per questo le aziende sono tenute a soddisfare le richieste di anticipazione del TFR entro certi limiti. In particolare, ogni anno, le richieste sono soddisfatte entro i seguenti limiti:

  • 10% degli aventi titolo, ossia dei dipendenti con almeno 8 anni di anzianità di servizio maturati presso lo stesso datore di lavoro;
  • 4% del numero totale dei dipendenti.

Quali motivi giustificano l’anticipazione del TFR?

Oltre a possedere i requisiti di anzianità di servizio visti sopra e oltre a rientrare nel limiti massimo di domande visto sopra, la richiesta di anticipazione del TFR deve essere motivata.

Non ogni motivo, però, giustifica tale richiesta ma unicamente la necessità di:

  • eventuali spese sanitarie per terapie o interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche;
  • acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, documentato con atto notarile.

L’anticipazione può essere ottenuta una sola volta nel corso del rapporto di lavoro e viene detratta, a tutti gli effetti, dal trattamento di fine rapporto.

I requisiti ed i limiti che abbiamo esaminato sono previsti dalla legge. Ciò non toglie, tuttavia, che i contratti collettivi di lavoro o accordi individuali tra datore di lavoro e dipendenti possano introdurre condizioni di miglior favore per i lavoratori, prevedendo ad esempio limiti meno stringenti per accedere all’anticipazione del TFR, aggiungendo altre causali giustificative, aumentando il numero massimo di domande che possono essere evase ogni anno, etc.

note

[1] Art. 2120 co. 1 cod. civ.

[2] Art. 2120 co. 2 cod. civ.

[3] Art. 2120 co. 4 e 5 cod. civ.

[4] Art. 2120 co. 6-10 cod. civ.


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