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Vendita tra privati di oggetti da collezione: va dichiarata?

10 Gennaio 2019
Vendita tra privati di oggetti da collezione: va dichiarata?

Vendita oggetti usati di seconda mano: si pagano le tasse? Bisogna indicare i proventi nella dichiarazione dei redditi?

Immagina di avere una collezione di monete antiche, in parte ereditata da tuo nonno e poi proseguita da te per diversi anni. Alcuni esemplari hanno un notevole valore; altri sono solo di completamento, ma suscitano comunque un discreto interesse negli esperti del settore. Purtroppo, per sopraggiunte difficoltà economiche ed esigenze di denaro, hai deciso di vendere i pezzi in tuo possesso. Così hai contattato su internet alcuni potenziali acquirenti offrendo loro dei prezzi vantaggiosi. Hai così disperso la tua collezione contrattando separatamente con più persone e ricavandone un discreto utile. Laddove non sei riuscito a vendere, hai fatto degli scambi in natura per poi cedere gli stessi pezzi ricevuti ad altre persone. Alla fine sei diventato un “esperto” della vendita di oggetti usati. La tua finalità è però sempre rimasta la stessa: quella di sbarazzarti dei pezzi vecchi per recuperare un po’ di liquidità. Ora, che sei riuscito nel tuo intento, ti chiedi cosa potrà fare l’Agenzia delle Entrate nel vedere, sul tuo conto corrente, tutti questi accrediti di denaro. Ti chiedi, in particolare, se i proventi derivanti dalla vendita di beni usati vengono tassati. In altre parole, la vendita tra privati di oggetti da collezione va tassata? La questione è stata di recente spiegata da una interessante sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio [1], anche questa da custodire gelosamente nel cassetto casomai un domani dovessi trovarti nella condizione di vendere oggetti usati, pezzi di antiquariato e/o da collezione.

Accertamento fiscale al collezionista che vende

Si può fare un accertamento fiscale a un collezionista che vende degli oggetti usati come gioielli, pezzi di antiquariato, libri antichi, armi o francobolli? La regola è che le cessioni vengono tassate solo se creano “plusvalenze”, ossia se vengono vendute a un prezzo superiore rispetto a quello di mercato o per il quale sono state pagate.

In ogni caso, secondo la giurisprudenza, non si può fare un accertamento fiscale a un collezionista perché l’eventuale vendita degli esemplari – anche singolarmente presi – non costituisce un’attività commerciale, non produce cioè reddito.

Se anche l’Agenzia delle Entrate dovesse quindi rilevare una serie continua di bonifici e versamenti di contanti in entrata, derivanti dalla vendita di oggetti usati, non può esigere il pagamento delle tasse.

Quando dunque il collezionismo rimane nell’ambito dell’hobby e non si trasforma in una vera e propria attività commerciale, è sicuramente lecito rivendere alcuni pezzi o scambiarli con altri senza dover dichiarare le entrate al fisco.

L’Agenzia delle Entrate si è peraltro occupata, in una apposita circolare [2], della vendita di monete d’oro, gioielli, oppure mobili e oggetti di alto antiquariato, acquisiti in prevalenza con una eredità. Il quesito posto all’amministrazione è se i proventi derivanti da tali cessioni devono considerarsi reddito e quindi se vanno tassati. Può fare la differenza rispetto al trattamento fiscale, il canale di vendita prescelto, ad esempio internet o un’asta? Le Entrate hanno ricordato che la legge fa un elenco chiuso di quali siano i redditi soggetti a tassazione [3]. Hanno valore reddituale solo le monete d’oro, ma non anche i gioielli e i beni d’antiquariato se ceduti senza un particolare impiego di mezzi organizzativi (ad esempio agenti di commercio, segretaria, call center, software, ecc.).

Lo stesso discorso vale per la cessione di beni usati. La mancanza di un intento speculativo esclude che la vendita di oggetti di seconda mano crei un reddito imponibile. Lo è invece la vendita di oggetti artigianali (fatti in casa) come ad esempio delle conserve di pomodoro, delle magliette colorate, delle collane di finte perline, ecc. Si tratta di reddito commerciale occasionale. La soluzione è la stessa anche in caso di lavoro autonomo con partita Iva.

In sintesi la vendita di oggetti usati o di pezzi da collezione, se effettuata da una persona fisica che agisce in forma privata, non è soggetta a tassazione.

Vendita di oggetto di antiquariato: va dichiarata?

Gli stessi principi appena elencati per la vendita degli oggetti da collezione vale per quelli di antiquariato. La cessione degli oggetti d’antiquariato o di collezione, per essere rilevante ai fini Irpef e costituire base imponibile per il prelievo fiscale, richiede un intento speculativo. Tale intento si può intuire nel caso in cui la vendita avviene con un’organizzazione fatta di persone (ad esempio assistenti, telefonisti, intermediari) o di mezzi (ad esempio un software gestionale). L’assenza di questo presupposto porta ad escludere l’intento speculativo.

note

[1] Ctr Lazio sent. n. 9312/18.

[2] Ag. Entrate circolare n. 165/E/1998.

[3] Art. 67 Testo Unico imposte sui redditi.


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