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Sanità al collasso: a dicembre sciopero nazionale

29 Novembre 2017 | Autore:
Sanità al collasso: a dicembre sciopero nazionale

Mondo medico in rivolta e sanità italiana al collasso: sciopero nazionale previsto per il 12 dicembre

Negli ospedali italiani i turni dei medici e degli infermieri sono spesso massacranti. Il problema degli eccessivi turni di lavoro all’interno degli ospedali ha spesso infuocato il mondo della sanità. Di tanto avevamo parlato, proprio qualche giorno fa, nell’articolo Ospedali e orario di lavoro illegittimo.

Di nuovo, però, c’è che la situazione – come preannunciato – sembra non essere più tollerabile, né sostenibile, tanto che medici e dirigenti sanitari sono sul piede di guerra. «La sanità italiana è al collasso. Si rischia un ulteriore taglio dei servizi, ci sono 10 milioni di ore l’anno non retribuite e migliaia di anni di ferie non godute. Il sistema si sta reggendo unicamente su queste storture a scapito del personale che vi lavora».

È quanto ha affermato Carlo Palermo, vice segretario Anaao, il quale ha altresì preannunciato, per il 12 dicembre, uno sciopero nazionale, che con – molta probabilità – sarà replicato anche a gennaio per due giorni consecutivi.

Sanità italiana: orari fuori legge e niente fondi

Secondo i  promotori dello sciopero la sanità italiana è al collasso e, già da anni, si regge a discapito delle condizioni in cui operano i lavoratori del settore, costretti a turni massacranti che non rispettano gli standard europei in punto di orario di lavoro. Inoltre, nella Legge di Bilancio 2018, non c’è traccia di fondi destinati al rinnovo dei contratti dei dipendenti dei vari comparti sanitari. Ciò in quanto la sanità è vista più come un costo che come un investimento, tanto che c’è già chi parla di una sorta di aut aut tra rinnovo dei contratti per i lavoratori del mondo sanitario, da un lato, e l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) ai cittadini, dall’altro. Le Regioni, infatti, hanno lamentato uno stanziamento insufficiente per i nuovi Lea, a cui si aggiungerebbe anche il peso economico del rinnovo dei contratti. Il classico cane che si morde la coda, insomma.

Sanità italiana al collasso: a farne le spese sarà anche il cittadino

Ciò che sfugge, però, è che a farne le spese sarà anche il cittadino. E ciò non solo da un punto di vista prettamente economico, ma soprattutto con riguardo al fondamentale diritto alla salute. Specialmente per la professione sanitaria, infatti, orari di lavoro “umani” alternati a riposi sufficienti servono proprio ad evitare che l’eccessivo affaticamento del personale medico-sanitario possa costituire un pericolo per la salute e l’incolumità dei pazienti. Detta in maniera semplice: per essere lucidi e lavorare bene, fra un turno e l’altro bisogna andare a casa, mangiare qualcosa e farsi una bella dormita. Gli orari, quindi, devono lasciare libere da impegni le persone per almeno 11 ore senza interruzioni.

Ospedali ed orario di lavoro illegittimo

La normativa [1] in materia di orario di lavoro, è molto chiara e prevede, in particolare, quanto segue:

  • Riposo giornaliero: nell’arco di 24 ore ogni lavoratore ha diritto, come minimo, a 11 ore consecutive di riposo.
  • Tempo di lavoro massimo settimanale: non si può lavorare per più di 48 ore a settimana, straordinari compresi.

La verità, però, è che nella maggior parte degli ospedali italiani  l’orario di lavoro cui sono costretti medici ed infermieri è illegittimo. Ed infatti, proprio qualche mese fa la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), con il Cergas, il centro di ricerca della Bocconi sulla sanità, è andata a guardare che cosa succede veramente negli ospedali italiani: ebbene nel 55% dei casi le 11 ore di riposo consecutivo restano solo un’utopia e dove si è provato a tradurla in pratica sono state tagliate soprattutto le ore di formazione. Per saperne di più leggi: Ospedali e orario di lavoro illegittimo.


note

[1] Direttiva 88/2003/CE, recepita in Italia con il D.lgs n. 66 del 08.04.2003.

Autore immagine: Pixabay.com


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