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Animali abbandonati: quando chi li accudisce ne diventa proprietario?

9 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Febbraio 2019



Da settembre ha iniziato a venire nel nostro giardino privato un gatto che noi credevamo essere randagio: era molto magro e affamato, con escoriazioni sul corpo. L’abbiamo nutrito ed ha cominciato ad affezionarsi fino a restare da noi in pianta stabile, volendo anche entrare in casa. Il mese dopo, la padrona del gatto, avendolo visto nella nostra proprietà, ha dichiarato che il gatto era suo, vaccinato, sterilizzato e microchippato. Ci siamo offerti di restituirglielo subito, ma la padrona ha detto che non c’era problema se restava da noi. Non l’abbiamo più vista fino a pochi giorni fa, quando si è presentata chiedendo di riavere il gatto che nel frattempo si è affezionato a noi e, davanti agli ex padroni, ha soffiato ed è scappato. Facendo leva sull’articolo 925 c.c., possiamo ritenere il gatto nostro in quanto l’ex padrona non ne ha né denunciato la scomparsa né ha provato a prenderlo entro 20 giorni dall’essere venuta a conoscenza del luogo in cui si trovava? 

Sicuramente al caso di specie è applicabile l’articolo 925, 2° comma, del Codice civile che stabilisce che gli animali mansuefatti appartengono a chi se ne sia impossessato se il

proprietario non li reclama entro venti giorni da quando ha avuto conoscenza del luogo in cui si trovano.

Se, dunque, la proprietaria del gatto non ha reclamato dai lettori la restituzione dell’animale nel termine di venti giorni da quando aveva individuato il luogo in cui esso si trovava, allora l’animale può considerarsi, in base alla legge, di proprietà dei lettori.

Per completezza d’esposizione si può dire che, in ogni caso, i lettori si trovano in una posizione di forza.

Infatti, se quella che si può definire la ex proprietaria del gatto volesse riappropriarsi dell’animale dovrebbe avviare un’azione legale (una vera e propria causa) in cui  toccherebbe a lei:

– dimostrare di essere la proprietaria dell’animale 

– e che o effettivamente ha reclamato l’animale entro i venti giorni da quando seppe dov’era oppure che quel giorno di ottobre concesse il gatto soltanto in prestito ai lettori con l’intesa, poi, che gliel’avrebbero restituito su sua richiesta.

In altre parole, per avere qualche possibilità di riavere legalmente il gatto, questa signora dovrebbe fornire al giudice le prove (attraverso, ad esempio, testimoni presenti in quelle circostanze) o del fatto che richiese indietro l’animale ai lettori entro i venti giorni da quando lo individuò oppure del fatto che quel giorno di ottobre raggiunse insieme ai lettori un accordo per il prestito del gatto (tecnicamente si definisce “comodato”) che poi questi ultimi avrebbero dovuto restituire a sua richiesta.

Invece in base alla descrizione dei fatti (che il lettore ha fatto nel quesito) emerge che quel giorno di ottobre l’allora proprietaria del gatto non lo reclamò affatto e nemmeno che lo lasciò in prestito ai lettori: appare, piuttosto, che glielo donò e che, in ogni caso, non l’ha reclamato entro i venti giorni previsti dalla legge.

E, pertanto, ad oggi i lettori possono considerarsi proprietari del gatto ai sensi dell’articolo 925, comma 2° del Codice civile.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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