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Prestito di denaro mai restituito: cosa fare

15 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Febbraio 2019



Ho prestato denaro ad un mio amico, da quasi 10 anni, senza alcuno scritto. Erano due pagamenti di 2.500 e 2.000 euro uno in bonifico postale ed uno a mezzo assegno, ma tuttavia sono andate perdute matrici e ricevuta dell’invio. Ho comunque mail e messaggi su messenger, dove il soggetto dichiara di dovermi il denaro prestatogli (assieme a decine di promesse di risarcimento mai avvenute). È possibile riavere il mal tolto? In caso con relativi interessi, attivi e passivi?

Il lettore ha il diritto di ottenere la restituzione del denaro prestato, esercitando quella che, in gergo tecnico, viene definita azione di ripetizione di indebito. Quest’ultima può essere esercitata entro il termine di dieci anni, ragion per cui dovrebbe attivarsi tempestivamente prima che tale termine scada e il lettore non possa più agire per la restituzione. 

Dal momento che il pagamento è avvenuto con strumenti tracciabili, si consiglia al lettore di recuperare, tramite estratti conto bancari e postali, le relative ricevute. Sussiste, infatti, in capo all’istituto di credito, un obbligo di registrazione e conservazione delle operazioni contabili effettuate dai clienti. 

Unitamente alle ricevute, che servono a provare l’avvenuto trasferimento di denaro a favore dell’amico del lettore, risultano certamente utili le dichiarazioni scritte rese da quest’ultimo a mezzo mail o messaggio, in quanto trattasi di strumenti di prova ormai ammessi nel processo civile. L’azione di ripetizione di indebito può essere esercitata, nel caso specifico, attraverso tre strumenti processuali: 

1) ricorso per decreto ingiuntivo: per ottenere il decreto, servirebbe una prova scritta. Esistono diversi recenti casi in giurisprudenza in cui è stata riconosciuta come prova scritta idonea a fondare il decreto ingiuntivo la semplice email di ammissione del debito. Tuttavia, per una maggiore certezza, sono a parere dello scrivente indispensabili le ricevute di pagamento; 

2) giudizio ordinario di cognizione: tradizionale causa da svolgere dinanzi al tribunale per ottenere una sentenza di accertamento del diritto di credito del lettore e di condanna dell’amico alla restituzione del dovuto; 

3) giudizio sommario di cognizione: si distingue dal giudizio ordinario, in quanto prevede una procedura più snella, utilizzabile quando la fattispecie non presenta aspetti particolarmente controversi. 

Prima di poter agire in giudizio, è comunque obbligatorio il tentativo di negoziazione assistita. Si tratta di un lettera formale notificata dall’avvocato alla controparte, in cui si intima il pagamento del dovuto e si invita ad un accordo bonario, denominato appunto negoziazione assistita, firmato dagli avvocati delle parti. Se la controparte non risponde entro 30 giorni o non aderisce all’invito, è possibile procedere con la causa. 

La notifica dell’invito alla negoziazione assistita interrompe il termine di prescrizione decennale dell’azione di restituzione. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone 


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