Diritto e Fisco | Articoli

Riabilitazione: condizioni per poterla chiedere

16 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Febbraio 2019



Se nel 2015 si è patteggiato per i reati p. e p. dagli artt. 629 c.p., 448,  61 n.2 c.p., 648 bis c.p. e 1 e 4 legge 7/2000, dopo 5 anni da tale data, si potrà chiedere la riabilitazione (cancellazione fedina penale) nonostante siano intervenute delle sentenze di condanna non definitive e delle denunce? In particolare sono intervenute due denunce per appropriazione indebita ed una sentenza di condanna in primo grado ad un anno, poi impugnata, per il reato p. e p. dall’art. 617 bis. 

La riabilitazione può essere concessa per ogni tipo di reato commesso, purché ricorrano le seguenti circostanze: 

1. siano decorsi tre anni dal giorno in cui la pena principale è stata eseguita o si è in altro modo estinta, ovvero otto anni nel caso dei recidivi qualificati o dieci anni per i delinquenti abituali, professionali o per tendenza. Anche nel caso di condanna a pena condizionalmente sospesa, l’istanza di riabilitazione può essere presentata quando siano decorsi almeno tre anni dal passaggio in giudicato della sentenza, senza che occorra attendere il decorso del termine di cinque anni stabilito ai fini dell’operatività dell’effetto estintivo della pena correlato alla sospensione condizionale (cfr. Cass., Sez. I, 21.5.2009; Cass., sent. n. 48 del 02.01.2009); 

2. il condannato abbia dato prove concrete di buona condotta durante il periodo indicato; 

3. il condannato non sia stato sottoposto a misure di sicurezza, tranne che si tratti di espulsione dello straniero dallo Stato o di confisca, ovvero che il provvedimento sia stato poi revocato; 

4. il condannato abbia adempiuto alle obbligazioni civili derivanti dal reato (risarcimento), salvo che dimostri di essere nell’impossibilità di adempierle (art 179 cod. pen.). 

La giurisprudenza ha precisato che la riabilitazione può trovare applicazione con riguardo a tutte le condanne, a prescindere dall’entità della pena o dall’eventuale concessione della sospensione condizionale (Cass., sent. del 01.12.1999). Si pensi che la riabilitazione può essere ottenuta anche da chi sia stato condannato all’ergastolo (Cass., sent. n. 4367 del 14.08.1996). 

Orbene, rispondendo al quesito in esame, si può dire che la presenza di denunce e di procedimenti penali in corso potrebbe essere ostativa sotto il punto di vista della buona condotta. Secondo la giurisprudenza, la valutazione del comportamento dell’interessato ai fini della verifica della buona condotta deve comprendere non solo il periodo di tre anni dall’esecuzione o dall’estinzione della pena inflitta, ma anche quello successivo, fino alla data della decisione sull’istanza di riabilitazione (Cass., sent. n. 1507 del 11.01.2013). 

In materia di riabilitazione, le denunce e le condanne riportate dal riabilitando dopo l’emissione della sentenze oggetto di riabilitazione non escludono di per sé sole il requisito della buona condotta, essendo invece indispensabile che il giudice ricavi da tali accadimenti il convincimento che non sussiste il requisito della buona condotta (Cass., sent. n. 4414 del 08.03.1994). 

Alla riabilitazione non sono di ostacolo, di per se stesse, eventuali condanne riportate successivamente alla sentenza cui specificamente la richiesta di riabilitazione si riferisce (Cass., sent. n. 14662 del 08.04.2008). 

È stato pure affermato che la domanda di riabilitazione può essere rigettata anche sulla base della valutazione di fatti criminosi commessi dall’istante che non abbiano formato oggetto di condanna (Cass., sent. n. 11821 del 18.03.2009). 

In buona sostanza, quindi, spetterà al giudice valutare l’istanza del lettore e stabilire se i procedimenti pendenti, le condanne e le denunce minino la buona condotta necessaria per la riabilitazione. 

Si riporta anche una sentenza della Cassazione secondo cui la riabilitazione non opera quando la pena sia stata applicata a seguito di patteggiamento, poiché l’eliminazione di ogni effetto penale che ad essa consegue è del tutto equivalente a quella conseguente all’estinzione del reato nel termine di legge in caso di applicazione della pena su richiesta delle parti (Cass., sent. n. 534 del 18.03.1999). Trattasi però di orientamento ampiamente contrastato: secondo altra giurisprudenza, infatti, la riabilitazione opera anche con riferimento al patteggiamento (Cass., sent. n. 28469 del 17.07.2007). 

Infine, si precisa che l’art. 180 cod. pen. statuisce che la sentenza di riabilitazione è revocata di diritto se la persona riabilitata commette entro sette anni un delitto doloso, per il quale sia inflitta la pena della reclusione non inferiore a due anni, o altra pena più grave. «Per aversi la revoca di diritto di una sentenza di riabilitazione a causa di condanna alla pena della reclusione per un tempo non inferiore ai [due] anni o ad una pena più grave deve tenersi presente la pena in concreto e non quella edittale» (Cass., sent. del 26.01.1956). 

In sintesi, rispondendo al quesito in esame, è a parere dello scrivente da ritenere che il lettore possa avanzare l’istanza di riabilitazione, ma che sull’esito della stessa non vi sia alcuna certezza, essendo rimessa alla discrezionalità del giudice dell’esecuzione la valutazione in ordine al requisito della buona condotta. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


scarica gratis il tuo contratto su misura

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA