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Rumore consentito: quali limiti?

11 Gennaio 2019


Rumore consentito: quali limiti?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Gennaio 2019



Soglia massima di decibel consentiti per i condomini vicini di casa e per le attività commerciali come bar, palestre, asili o aziende. Cosa fare in caso di rumori molesti del vicino e come combatterlo col regolamento di condominio.

Potrà sembrare strano ma proprio in una materia così delicata come i rumori molesti la normativa attuale è fumosa e generica. Le norme esistenti sono poche e lasciano ampio spazio interpretativo al giudice. È vero che ogni rumore va preso nel suo contesto e non è possibile quindi tracciare una regola generale (ad esempio: il volume alto della televisione ha un certo impatto in una zona residenziale e ne ha un altro in un centro urbano già caratterizzato da un forte inquinamento acustico); ma è anche vero che, specie nei condomini, una maggiore certezza servirebbe a risolvere in anticipo le numerose liti, spesso frutto della maleducazione e dell’ignoranza. 

Probabilmente, se chiedi al tuo amministratore quali sono i limiti di rumore consentito neanche lui ti saprà rispondere e si rimetterà ai consueti parametri della buona educazione, della pacifica convivenza e del rispetto degli orari del sonno. In realtà, la legge non dice questo ma fissa due criteri generali per i rumori dei privati nei propri appartamenti e per quelli relativi alle attività commerciali. A questi poi si aggiungono le eventuali previsioni del regolamento di condominio e le prassi dei giudici che hanno individuato un limite di rumore consentito pari a 3 decibel rispetto al rumore esterno di fondo. 

La materia è stata, in ultimo riformata dalla legge di Bilancio per il 2019 [1] anticipata, pochi giorni prima, da una importante sentenza della Cassazione [2]. Di tanto ci occuperemo qui di seguito. Spiegheremo quali sono i limiti di decibel che fanno scattare il divieto di emissioni sonore e quando ciò può comportare il rischio di una incriminazione per disturbo della quiete pubblica.

Se dunque non conosci l’argomento, qui di seguito troverai una guida chiara e semplice che tiene conto di tutti questi anni di giurisprudenza. 

Rumori negli appartamenti: quali limiti di decibel?

Il rumore nelle case private è regolato da una semplice norma del codice civile [3] che, in modo molto sintetico, dice questo: non si possono vietare le immissioni rumorose che rimangono nei limiti della «normale tollerabilità». Quando invece il rumore diventa intollerabile è illegale. Sembra apparentemente una tautologia: la premessa è identica alla conclusione. È chiaro infatti che ciò che è intollerabile deve essere anche vietato. Così letto, l’articolo non aiuta affatto a comprendere quali sono i limiti di rumore consentito nei condomini.

La verità è che, così facendo (anzi… “così non facendo”), il legislatore ha voluto lasciare ampio spazio al giudice di valutare la fattispecie concreta, distinguendo caso per caso. Nella valutazione dell’intollerabilità del rumore infatti possono incidere una serie di numerosi indici che possono rendere, in determinati contesti, un rumore intollerabile mentre, in altri, del tutto impercettibile. 

Facciamo un esempio. Se il tuo vicino di casa sta facendo le pulizie o se un’auto si ferma sotto la tua finestra con lo stereo ad alto volume, probabilmente non te ne accorgerai neanche nel mezzo della giornata, ma sarà per te causa di insonnia se ciò avviene a mezzanotte. Se la portinaia grida nelle scale, il tuo orecchio non riuscirà a percepire alcun suono ma riuscirai a distinguere ogni singola parola alle cinque del mattino. Come non tenere conto poi del fatto che ci sono alcune persone che vanno a vivere fuori città proprio per sottrarsi al chiasso e stare in una zona silenziosa mentre per altri è del tutto normale convivere con il traffico, i clacson, le frenate e le sirene delle autoambulanze?

Insomma, ogni casa ha le sue regole. Tutto è quindi affidato al giudice il quale, per stabilire se un rumore è intollerabile, deve affidarsi a una serie di indici quali:

  • l’entità del rumore: come è facile intuire, il primo elemento da tenere in considerazione è quanto “forte” è il rumore prodotto. Il volume di una televisione può raggiungere un certo livello ma, se amplificato da un impianto con quattro casse e un subwoofer, di certo è molto più potente;
  • l’orario in cui il rumore viene prodotto: un’aspirapolvere è di certo molesta alle due di notte e non anche alle due del pomeriggio;
  • l’insistenza del rumore: sbattere i tappeti nel cuore della giornata è normale, ma non si può consentire che le “percussioni” si protraggano per troppo tempo e magari tutti i giorni;
  • il luogo ove si verifica il rumore: tanto più l’appartamento si trova in una zona caratterizzata da rumori di fondo (traffico, vociare dei pedoni, ecc.) tanto più forte deve essere il rumore del vicino per arrivare all’orecchio degli altri e dare fastidio. Invece in una zona di campagna, anche un semplice fischio si ripercuote su tutto il vicinato.

Ma come fare a calcolare tutte queste variabili e come fornire la prova del superamento dei limiti del rumore? Spesso i giudici si affidano alle testimonianze degli abitanti del posto: se lo stesso rumore è avvertito da più persone può già dirsi “intollerabile”, senza bisogno di andare a fare complicate e costose perizie fonometriche. In una causa civile, però, l’attore non è testimone; nel processo penale la vittima invece lo è.

Poiché tuttavia la testimonianza viene sempre vista con una certa diffidenza, i giudici si sono affidati a un criterio empirico, non previsto da alcuna legge ma risultante ormai nella prassi dei tribunali: quello dei cosiddetti “3 decibel”. Quando un rumore supera di 3 decibel il rumore di fondo (quello cioè proveniente dall’esterno) si considera illegale. 

Leggi anche Rumori molesti: quanti decibel?

Isolamento acustico dei palazzi

L’isolamento acustico deve rispettare certi limiti, espressi in decibel (dB). Esiste un DPCM (decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) del 5 dicembre 1997 che fissa i parametri di isolamento, sulla base dei decibel “tollerabili” dalle pareti delle nostre case. In particolare, per i palazzi di nuova costruzione, viene stabilito che:

  • le pareti verticali che dividono un appartamento dagli altri devono consentire un isolamento di almeno 50 decibel; così quando il nostro vicino parla o sente la Tv a 70 dB noi sentiamo 20 dB e non ne siamo disturbati. Ma se l’isolamento acustico fosse soltanto 40 dB, noi sentiremmo 30 dB e saremmo disturbati, soprattutto di notte, quando c’è più silenzio e vorremmo dormire;
  • le pareti verticali che separano gli appartamenti dalla facciata dell’edificio devono consentire un isolamento di almeno 40 decibel. Tale è la soglia ritenuta congrua per isolarsi dal rumore di un traffico medio urbano costituito da auto, schiamazzi sulle strade, ecc.;
  • le pareti orizzontali, ossia i pavimenti e i soffitti che separano un appartamento dall’altro, devono presentare un isolamento di almeno 63 decibel. Questa soglia è sufficiente per non farci sentire i tacchi del vicino del piano di sopra, i sandali, lo spostamento di mobili d’arredo. È chiaro che se questa soglia non viene rispettata, anche lo spostamento di una sedia ci sembrerà un rumore intollerabile, finendo per dare la colpa al vicino che, invece, responsabile non è;
  • infine gli impianti idro-sanitari e gli scarichi devono assicurare un isolamento di almeno 35 decibel.

Limiti di rumore e regolamento di condominio

Spesso si chiama l’amministratore a dirimere le controversie tra condomini quando hanno ad oggetto liti interpersonali come appunto quella degli eccessivi rumori. In realtà l’amministratore non ha “giurisdizione”: la sua unica competenza è infatti fare in modo che venga rispettato il regolamento di condominio. I limiti di rumore invece hanno fonte nella legge. Può capitare però che il regolamento di condominio indichi degli orari in cui è necessario astenersi dai rumori molesti (ad esempio dalle 21 alle 6 di mattina ed eventualmente nel primo pomeriggio dopo il pranzo). In questi casi, la soglia della “normale tollerabilità” prevista dal codice civile si abbassa ulteriormente e l’obbligo di fare silenzio è ancora più “imperante”. Se il rumore dovesse intervenire in tali fasce orarie, allora l’amministratore avrebbe il potere di intervenire proprio in difesa del regolamento. Regolamento che può anche prevedere l’applicazione di sanzioni economiche a carico dei trasgressori, fino a 200 euro per ciascun episodio.

Dunque, l’ulteriore verifica da effettuare per stabilire quali sono i limiti di rumore consentito è prendere in mano il regolamento di condominio e verificare se vi sono disposizioni a riguardo.

Rumori relativi a bar e altre attività commerciali: quali limiti di decibel? 

Spesso succede che i magazzini o gli appartamenti dei primi piani di un palazzo siano acquistati o dati in affitto ad attività commerciali particolarmente rumorose come uffici, palestre, asili nido, discopub, bar, ecc. In questi casi, per stabilire quali sono i limiti consentiti di rumore bisogna fare un’analisi più complessa. 

In particolare bisogna contemperare due esigenze contrapposte: da un lato quella della quiete pubblica, dall’altro l’interesse dell’imprenditore a svolgere la propria attività senza ostacoli (diversamente la stessa produzione nazionale ne verrebbe pregiudicata). Ecco perché il codice civile [3] stabilisce che, per quanto riguarda le attività economiche, il giudice deve essere più “flessibile” nel valutare qual è la soglia della normale tollerabilità. Come dire: è chiaro che chi compra una casa sopra un panificio o un bar deve tenere conto dei macchinari o dei clienti che si avvicendano.

Detto ciò, la legge di Bilancio del 2019 [1] ha stabilito che, nel valutare tali rumori, il giudice deve innanzitutto riferirsi a una legge quadro del 1995 [4] e ai suoi decreti attuativi [5], decreti che fissano delle soglie per gran parte delle attività commerciali. Di tanto avevamo già parlato in Limiti di decibel per il rumore delle attività commerciali.

L’ordinanza della Cassazione che abbiamo richiamato in apertura [2] ha anticipato la riforma. La Corte ricorda che, quando ci si trovi al cospetto di attività produttive, esistono della norme speciali poste a tutela dell’ambiente, quali, ad esempio, il Dpcm14 novembre 1997, attuativo della legge 477/1995 sull’inquinamento acustico, che contengono dei “parametri” concreti, il cui superamento comporta senz’altro l’illiceità delle immissioni.

Scopo della normativa speciale è garantire la tutela di interessi collettivi e di rilevanza pubblicistica ma i parametri indicati dalle norme speciali possono essere considerati come criteri di partenza per stabilire l’intollerabilità delle emissioni, pur non risultando vincolanti per il giudice civile che, nello stabilire la tollerabilità o meno dei relativi effetti nell’ambito privatistico, può anche discostarsene [6]. Pertanto – prosegue l’ordinanza in commento – una volta dimostrata l’intollerabilità delle immissioni acustiche attraverso prove testimoniali, «non è errato misurarne la soglia di accettabilità facendo leva sulla normativa speciale a tutela di interessi della collettività», mediante la relazione di un consulente tecnico nominato dal giudice che si è appunto avvalso dei parametri di cui al Dpcm del 1997, utili a rendere più oggettiva la valutazione del giudice. In tali casi, «il ragionamento da fare, infatti, è il seguente: se l’immissione acustica è tale da pregiudicare la quiete pubblica, a maggior ragione essa, ove si risolva in una emissione sonora nell’ambito della proprietà del vicino — ancor più esposto degli altri, in ragione della contiguità dei fondi, al suo effetto dannoso — deve, per ciò solo, considerarsi intollerabile ai sensi del codice civile e, pertanto, illecita [7]». 

Superamento limite rumori: si può denunciare?

Veniamo all’aspetto più delicato: come tutelarsi dai rumori molesti? La prima cosa che fanno gran parte dei condomini è chiamare l’amministratore di condominio o – se questi ha il telefono spento (come di solito avviene di notte) – i carabinieri, la polizia o i vigili urbani. In verità, per quanto riguarda il primo, abbiamo già detto che non è sua competenza intervenire nelle liti private (salvo apposite clausole nel regolamento). Invece, per quanto riguarda la forza pubblica questa può intervenire solo se ci sono i presupposti del reato di disturbo della quiete pubblica (o meglio “delle attività e del riposo delle persone”). Ma non ogni rumore illegale è anche un illecito penale. E qui veniamo al punto: quando un rumore è reato?

Per stabilire se un rumore è reato o invece un semplice illecito civile non bisogna basarsi – come si potrebbe a prima vista pensare – sull’entità del rumore medesimo. La soglia della “intollerabilità” è uguale sia per il penale che per il civile. Il reato però scatta quando ad essere molestate sono «un numero indeterminato di persone», ossia “tanti”! Se un rumore viene avvertito solo dal vicino del piano di sotto e dal dirimpettaio non è possibile sporgere denuncia perché il chiasso, per quanto illecito, è solo fonte di risarcimento. Si potrà allora agire con un avvocato ed, eventualmente, con un ricorso in tribunale per chiedere l’inibizione dei rumori per il futuro e i danni. Danni che però devono essere dimostrati.

Se invece il rumore viene avvertito da tutto il palazzo o dalle abitazioni limitrofe (si pensi a un cane che disturba il quartiere o agli amplificatori di un bar piazzati all’esterno) allora siamo in presenza di un illecito penale e sarà possibile chiamare i carabinieri o la polizia.

note

[1] Legge Bilancio 2019 art. 1, comma 746 ha aggiunto un comma all’articolo 6 ter del Dl 208/2008.

[2] Cass. ord. n. 32943/2018.

[3] Art. 844 cod. civ.

[4] Legge 477/1995. 

[5] Dpcm 14 novembre 1997.

[6] Cass. sent. n. 17281/2005

[7] Cass. sent. n. 1069/2017 e 939/2011.


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