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Che accade se l’erede trascura i beni del defunto?

26 Gennaio 2019 | Autore:

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Gennaio 2019



Cosa prevede la legge quando l’erede non si occupa dell’eredità cioè delle cose che appartenevano al parente deceduto

La morte di un parente stretto, soprattutto dei genitori, provoca uno stress emotivo che nella gran parte dei casi lascia poco spazio e poca lucidità per occuparsi immediatamente delle questioni, pur importanti, relative alla gestione dell’eredità. E tuttavia arriva il momento di occuparsi concretamente delle pratiche di successione. Ma in un numero non piccolo di casi gli eredi volutamente trascurano del tutto di occuparsi dei beni che appartenevano al congiunto defunto e li lasciano senza alcuna cura. Si tratta sovente di immobili di scarso valore e/o di altri beni mobili di valore insignificante oppure i rapporti con il congiunto defunto era stato talmente turbolente che l’erede non ha voglia nemmeno di occuparsi più dei beni che a quella persona appartenevano. Ed allora sorge spontaneo chiedersi  che accade se l’erede trascura i beni del defunto, cosa avviene, cioè, dal punto di vista della legge a quei beni per i quali l’erede o gli eredi lasciano in stato di abbandono e che da questa situazione potrebbero subire danni anche irreparabili. Come vedremo esiste un meccanismo giuridico, chiamato eredità giacente, che interviene per evitare che si verifichi un irreversibile danno ai beni che furono del defunto e che possono costituire, anche se agli eredi immediati non interessano, una garanzia per i creditori del defunto e/o possono rivestire interessi per gli eredi che dovessero subentrare nel caso di rinuncia degli eredi primi chiamati (cioè il coniuge e i figli del defunto).

Che accade al patrimonio del defunto se gli eredi non se ne curano?

Nel momento in cui una persona muore i cosiddetti chiamati all’eredità, cioè le persone che per legge (in assenza di testamento) o in base al testamento sono designate a subentrargli nella proprietà dei suoi beni, non diventano immediatamente eredi ma c’è bisogno che accettino di diventarlo (l’accettazione può essere espressa o anche tacita come è nel caso dell’erede che cominci ad abitare in modo stabile nell’appartamento del parente deceduto).

Ebbene, se l’accettazione dovesse tardare (e ricordiamo che il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni a partire dal momento della morte della persona della cui eredità si tratta) i beni del defunto potrebbero rischiare di subire danni per l’incuria derivante dallo stato di abbandono in cui i primi chiamati all’eredità dovessero lasciarli.

In questi casi la legge [1], per evitare che i beni del defunto subiscano danni e restino privi di una qualsiasi tutela, consente a chiunque ne abbia interesse di chiedere al tribunale del luogo dove si è aperta la successione di nominare un curatore della cosiddetta eredità giacente (pensiamo, come dicevamo nell’introduzione, ai creditori del defunto o a coloro i quali subentrerebbero nell’eredità a chi, ad esempio moglie e figli del defunto, si sta disinteressando dei beni ereditari).

Risulta chiaro che la nomina del curatore (che può anche essere disposta su iniziativa d’ufficio dal tribunale, cioè senza che alcuno la richieda) ha lo scopo di tutelare il complesso dei beni che costituiscono l’eredità e di gestirlo ed amministrarlo fino a quando le persone chiamate all’eredità la accettino oppure fino a quando l’eredità non sia stata assegnata allo Stato nel caso in cui nessun erede l’abbia accettata.

La nomina del curatore dell’eredità giacente è quindi possibile:

  • se è certo che esistano una o più persone chiamate all’eredità (per legge o per disposizione testamentaria) anche se la relativa identità non sia al momento conosciuta;
  • nessuno degli eredi sia nel possesso dei beni ereditari;
  • nessun erede abbia accettato l’eredità;
  • il testatore (cioè colui il quale ha lasciato testamento) non abbia designato nel testamento un esecutore testamentario (sarebbe inutile cioè nominare un curatore se è già stata prevista dal testatore la nomina di una persona che curi l’amministrazione dell’eredità in attesa dell’accettazione da parte dei chiamati all’eredità).

L’eredità giacente è amministrata da un curatore

Cosa fa e che poteri ha il curatore dell’eredità giacente?

Tocca dunque al curatore amministrare tutti i beni che compongono l’eredità in attesa che questa sia accettata.

Ma cosa è chiamato in concreto a fare il curatore nominato con decreto dal tribunale [2]?

Innanzitutto egli deve, accettando l’incarico, prestare giuramento.

Quindi deve redigere l’inventario dei beni che costituiscono l’eredità (deve cioè farne un elenco).

Gli spetta poi:

– agire in giudizio o resistere in giudizio in tutte le cause che riguardino i beni che costituiscono l’eredità (se, ad esempio, serve tutelare un bene immobile sul quale terzi reclamino diritti è il curatore che deve agire in giudizio con le azioni più opportune);

– naturalmente amministrare il complesso dei beni ereditari sotto la vigilanza del tribunale (deve ad esempio incassare gli affitti di quegli immobili eventualmente concessi in locazione o decidere lui, opportunamente autorizzato, di affittarli o, anche, di venderli);

– rendere il conto dell’amministrazione al giudice entro il termine che gli è stato fissato;

– provvedere a pagare i debiti ereditari su autorizzazione del tribunale.

Infine occorre evidenziare che la durata dell’incarico del curatore è strettamente collegata all’accettazione dell’eredità da parte dei chiamati all’eredità: non appena, cioè, un erede accetti l’eredità, l’incarico del curatore cessa.

Il curatore deve fare l’inventario dell’eredità

note

[1] Art. 528 cod. civ.

[2] Art. 529, 530 e 531 cod. civ.


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