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Cancellazione nome da internet

11 Gennaio 2019


Cancellazione nome da internet

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Gennaio 2019



Diritto all’oblio: come deindicizzare un contenuto dai risultati del motore di ricerca. La nuova causa pendente presso la Corte di Giustizia Europea.

Quando sei coinvolto in un processo e la notizia viene riportata su diversi siti, è molto probabile che, digitando il tuo nome su Google, ti vengano restituiti una serie di risultati pregiudizievoli per la tua reputazione online. La conseguenza è che chi è stato condannato o anche assolto riesce difficilmente a rifarsi una vita. E ciò vale anche per chi ha semplicemente risposto male a un vigile. L’opinione pubblica è infatti molto più intransigente della legge nei confronti di chi ha trascorsi penali, anche quando questi si siano risolti in un’assoluzione piena. Del resto è noto che fa più notizia la cronaca nera che quella “leggera”. La gente, insomma, con le disgrazie altrui ci va a nozze. Ma come provvedere alla cancellazione del nome da internet una volta che il web è pieno di link con i fatti di cronaca? 

Il diritto all’oblio

Si chiama diritto all’oblio e, se anche non espressamente previsto da una norma di legge, è ormai un caposaldo per la giurisprudenza: le notizie (specie quelle online) non possono essere ripubblicate dopo molto tempo, quando il fatto non è più di interesse pubblico. Tradotto in linguaggio moderno significa che un sito deve obbligatoriamente cancellare l’articolo o, in alternativa, “deindicizzarlo” ossia toglierlo da Google e dagli altri motori di ricerca. Il tutto per rispettare la privacy delle persone, colpevoli o innocenti che siano. Anche i criminali, del resto, una volta pagato il prezzo delle proprie colpe, hanno diritto a essere reintrodotti nella società. Lo afferma la Costituzione secondo cui la pena ha una funzione sì deterrente, ma anche volta a rieducare il criminale.

La Corte di Giustizia Europea ha ritenuto Google corresponsabile con i siti per la diffusione di notizie obsolete: il motore di ricerca è tenuto a cancellare dall’elenco dei propri link i fatti di cronaca non più attuali, a richiesta dell’interessato. Ma come? C’è una pagina che il colosso americano ha dedicato alle richieste di deindicizzazione dei contenuti che violano il diritto all’oblio. Ma, a conti fatti, Google non è quasi mai adempiente. Così, per ottenere la cancellazione del nome da internet, i cittadini devono sempre ricorrere al proprietario del sito e diffidarlo per il tramite di un avvocato.

Sulle modalità per ottenere il rispetto del diritto all’oblio abbiamo parlato spesso in questo giornale. Ecco alcuni degli articoli più letti:

Oggi però una interessante causa pendente presso la Corte di Giustizia Europea ripropone lo stesso problema. Di tanto parleremo qui di seguito.

Quando va effettuata la cancellazione dei nomi da internet?

La giurisprudenza sostiene che le notizie non possono essere più pubbliche quando perdono almeno uno dei tre elementi essenziali del diritto di cronaca:

  • verità;
  • attualità;
  • pubblico interesse.

Quando la notizia non è più attuale, e quindi irrilevante per la popolazione, travalica il diritto di cronaca e sconfina nella violazione della privacy. Dopo quanto tempo però ciò avvenga nessuno lo dice. Molti giudici hanno ritenuto due anni un tempo più che sufficiente per garantire l’informazione da un lato e il rispetto della riservatezza dall’altro. Dopo tale termine dalla pubblicazione della notizia, dunque, si può diffidare il giornale. 

Alla diffida il sito internet può adempiere in due diversi modi:

  • cancellando del tutto la pagina web;
  • oppure deindicizzandola, ossia facendo in modo che questa non sia più “pescata” dai motori di ricerca. Questo fa sì che, se un utente digita il nome e cognome di una persona su Google, non appariranno più i link pregiudizievoli all’onore.

La richiesta di deindicizzazione a Google

Spesso le società che gestiscono i siti chiudono e le pagine restano online. Ancor più spesso si tratta di blog il cui titolare non è rintracciabile. Che fare in tali situazioni? Secondo i giudici europei Google è corresponsabile del trattamento dei dati personali relativi ai nomi e cognomi apparsi sul web; come tale è tenuto anche lui a deindicizzare i contenuti non più attuali. Ma come? Si invia una richiesta con un apposito form messo a disposizione dalla società americana.

Di qui due problemi:

  • Google è sempre tenuto a rispettare la richiesta?
  • da quale dominio Google deve provvedere alla deindicizzazione? Ad esempio, se la richiesta proviene dall’Italia, Google deve cancellare la pagina dal dominio Google.it o anche da tutti gli altri (Google.com, Google.fr, Google.uk, Google.de)?

A riguardo, l’avvocato generale della Corte di Giustizia ha suggerito due soluzioni. 

Con riferimento alla prima domanda, ha proposto: «Chi gestisce motori di ricerca sul web dovrà accogliere in modo sistematico le domande di deindicizzazione relative a dati e informazioni di natura delicata». Insomma, se la notizia non è più attuale, Google deve sempre toglierla dall’elenco dei propri risultati.

Con riferimento invece al secondo problema l’avvocato generale Maciej Szpunar ha detto che non si può pretendere una deindicizzazione mondiale, ma occorre differenziare le richieste in base al luogo in cui una possibile ricerca viene svolta su Internet. Perché altrimenti diventa impossibile bilanciare il diritto a essere informati con i diritti alla vita privata e alla protezione dei dati personali.

Ne consegue che «il gestore del motore di ricerca», una volta accolta una richiesta di deindicizzazione, non è tenuto a effettuare la stessa «su tutti i nomi di dominio del suo motore» affinché i link controversi scompaiano dal web a prescindere dal luogo da cui parte la ricerca medesima.

È necessaria una differenziazione a seconda del luogo a partire dal quale è effettuata la ricerca; si propone quindi alla Corte di dichiarare che «il gestore di un motore di ricerca non è tenuto, allorché accoglie una richiesta di deindicizzazione, di effettuare tale deindicizzazione su tutti i nomi di dominio del suo motore affinché, indipendentemente dal luogo a partire dal quale è effettuata la ricerca in base al nome del richiedente, i link controversi non compaiano più». 

L’avvocato sottolinea in definitiva che «una volta che sia stato accertato il diritto a una deindicizzazione all’interno dell’Unione, il gestore di un motore di ricerca deve adottare tutte le misure a sua disposizione per garantire una deindicizzazione efficace e completa, a livello del territorio dell’Unione europea, incluso mediante la cosiddetta tecnica del “blocco geografico” a partire da un indirizzo IP che è reputato essere ubicato all’interno di uno Stato degli Stati membri, e ciò indipendentemente dal nome di dominio utilizzato dall’utente internet che effettua la ricerca».

note

[1] C. Giust. UE causa C-136/17 e C-507/17.


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