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Interpello ordinario: un aiuto dall’Agenzia Entrate al contribuente in difficoltà

25 Novembre 2011
Interpello ordinario: un aiuto dall’Agenzia Entrate al contribuente in difficoltà

L’istanza di interpello ordinario può essere inoltrata mediante consegna “a mano” o per mezzo di raccomandata a/r presso la Direzione regionale dell’Agenzia delle entrate; questa dovrà rispondere per iscritto entro 120 giorni, con apposita motivazione.

Grazie all’interpello, il contribuente può sciogliere ogni dubbio in materia fiscale con un semplice quesito all’Agenzia delle Entrate.

Quando si ha a che fare con il tecnicismo delle norme tributarie, spesso le cose diventano un po’ più complicate. Il contribuente non sempre è posto nella condizione di poterle capire.

Ma a partire dal 2000, grazie alla legge 212, nota anche come “Statuto dei diritti del contribuente”, è stato introdotto un istituto finalizzato a semplificare le operazioni poste a carico del cittadino: l’interpello [1].

Così come, in ambito amministrativo, i rapporti tra cittadino e Pubblica Amministrazione devono essere leali e basati sulla reciproca collaborazione [2], anche in ambito tributario sono stati introdotti strumenti di interazione tra  il contribuente e l’Amministrazione Finanziaria [3].

Ed è proprio tra questi strumenti che trova collocazione l’interpello ordinario.  Esso attribuisce indistintamente, a qualunque contribuente, il diritto di presentare, all’Amministrazione finanziaria, istanze con cui richiedere pareri sull’interpretazione di norme tributarie a carattere generale [4] (per le norme speciali, come quelle “antielusive”, si ricorre invece all’interpello “speciale”, che prevede un procedimento parzialmente differente).

L’istanza di interpello ordinario può essere inoltrata mediante consegna “a mano” o per mezzo di raccomandata a/r presso la Direzione regionale dell’Agenzia delle entrate. Questa dovrà rispondere per iscritto entro 120 giorni, con apposita motivazione. Nel caso in cui l’istanza venga formulata da più contribuenti, e abbia ad oggetto la medesima o analoghe questioni, l’A.F. potrà rispondere a tutti gli istanti mediante un’unica risoluzione o circolare.

Tuttavia, il contribuente può ricorrere a questo strumento solo se coesistono i seguenti elementi:

1. Se, dall’interpretazione della disposizione tributaria oggetto dell’istanza, emergano “obiettive condizioni di incertezza”. Ciò vuol dire che potrà essere inviata la richiesta, se il significato della norma in esame è palesemente oscuro o contraddittorio;

2. Se la suddetta disposizione venga applicata a un caso concreto e personale del contribuente-istante. A fondamento dell’istanza deve esserci, quindi, una questione reale, e non fittizia, alla quale applicare la disposizione . Non saranno quindi ammesse istanze inoltrate per mere finalità di studio o per semplice curiosità.

3. Se la circostanza, cui si riferisce la norma oggetto dell’interpello, non si sia già verificata. Deve perciò avere carattere preventivo (ad es. chiedere delucidazioni in merito ad una questione strumentale alla redazione della dichiarazione dei redditi prima che questa sia stata presentata). Non è invece ammessa un’istanza di interpello con la quale si voglia, ad esempio, verificare se sono stati commessi errori nel corso delle operazioni già espletate.

Il contribuente dovrà indicare l’interpretazione che egli stesso dà alla norma. Questo passaggio è di fondamentale importanza, in quanto, nell’ipotesi in cui l’Amministrazione Finanziaria non dovesse rispondere entro il predetto termine di 120 giorni, si innescherà automaticamente il meccanismo del silenzio-assenso. Il parere dell’Amministrazione Finanziaria dovrà, quindi, ritenersi conforme all’interpretazione fornita dall’istante.

Il parere, espresso o tacito che sia, vincolerà solo ed esclusivamente l’ A.F. Infatti, qualunque atto emesso in contrasto con l’interpretazione precedentemente espressa, sarà dichiarato illegittimo.

Il contribuente, invece, non essendo vincolato al parere emesso dall’A.F., nel caso di risposta difforme rispetto all’interpretazione da egli stesso indicata nell’istanza, potrà:

a. Conformarsi all’interpretazione data dalla Direzione regionale dell’Agenzia delle entrate;

b. Discostarsi dalla suddetta interpretazione, rischiando, però, di essere soggetto a un accertamento da parte dell’amministrazione stessa. In questa ipotesi, il contribuente potrà impugnare, davanti alla commissione tributaria competente per territorio, l’eventuale avviso di rettifica, unitamente al parere;

c. Presentare una dichiarazione conforme al parere, quindi procedere al versamento dell’imposta e agire successivamente con azione di rimborso.


 


note

[1] Art.11, L.212/2000.

[2] Così almeno l’intento della Legge n. 241/90

[3] Che, per comodità, abbrevierò  “A.F.”

[4] Si definisce “norma tributaria a carattere generale” quella norma che disciplina gli elementi essenziali del tributo e quelli relativi alla sua attuazione.


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