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Come funziona la pace contributiva?

11 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Gennaio 2019



Riscatto dei contributi scontato con pace contributiva: chi ne ha diritto, quanto costa, quali vantaggi per la pensione?

Sta per essere approvata, col decreto in materia di reddito di cittadinanza e pensioni, una nuova misura che consentirà di uscire prima dal lavoro: si tratta della pace contributiva.

Grazie a questa misura, i lavoratori più giovani potranno riscattare sino a un massimo di 5 anni di contributi, scaricando il costo dalle tasse. Inoltre, in alcuni casi, l’onere di riscatto potrà essere ridotto, o a carico del datore di lavoro.

La pace contributiva amplia notevolmente i periodi che possono essere riscattati: possono essere difatti coperti tutti i buchi contributivi compresi tra la data d’iscrizione alla forma di previdenza interessata e l’ultimo contributo accreditato nella gestione stessa, purché non soggetti a obbligo contributivo, o già coperti da contribuzione versata presso altre forme di previdenza obbligatoria.

Il costo del riscatto, inoltre, è rateizzabile senza interessi.

Ma procediamo per ordine e vediamo come funziona la pace contributiva: quali sono i requisiti per i beneficiari, quali i periodi scoperti riscattabili, come si calcola il costo del riscatto, quali sono le agevolazioni previste.

Quali periodi si possono riscattare?

Ad oggi, per la generalità dei lavoratori, il riscatto dei contributi è consentito soltanto relativamente ad alcuni periodi:

  • lavoro all’estero: può essere riscattato l’intero periodo di lavoro all’estero, se non risultano convenzioni in materia di previdenza del paese presso cui si svolge l’attività lavorativa con l’italia; in caso contrario, si deve applicare la totalizzazione estera;
  • corso di laurea: è riscattabile la durata legale del corso;
  • corsi per:
    • diploma universitario
    • diploma di specializzazione
    • dottorato di ricerca;
  • periodi di aspettativa non retribuita per assistenza e cura dei disabili, sino a un massimo di 5 anni;
  • congedo per gravi motivi familiari, sino a un massimo di 2 anni;
  • congedo parentale fuori dal rapporto di lavoro, sino a un massimo di 5 anni;
  • sospensione o interruzione del rapporto di lavoro, sino a un massimo di 3 anni;
  • formazione professionale, studio e ricerca e inserimento nel mercato del lavoro;
  • intervalli tra lavori discontinui, stagionali o temporanei;
  • intervalli tra lavori part-time;
  • servizio civile universale, se non coperto da contribuzione.

Quali periodi si possono riscattare con pace contributiva?

In base alle previsioni del decreto in materia di reddito di cittadinanza e pensioni, è possibile riscattare, in tutto o in parte, i periodi compresi tra la data del primo e quello dell’ultimo contributo accreditato nelle seguenti forme assicurative:

  • assicurazione generale obbligatoria: l’assicurazione generale obbligatoria (Ago) è suddivisa in:
  • Fpld: fondo pensione lavoratori dipendenti;
  • fondo speciale degli addetti ad attività commerciali, o gestione speciale Commercianti;
  • fondo speciale della previdenza degli artigiani;
  • fondo speciale dei coltivatori diretti/imprenditori agricoli professionali, coloni e mezzadri;
  • fondi esonerativi dell’Ago;
    • gestione ad esaurimento degli spedizionieri doganali (confluita nell’Inps a seguito della soppressione operata nel 1997);
    • gestione speciale dei lavoratori delle miniere, cave e torbiere;
    • gestione speciale ad esaurimento del consorzio autonomo del porto di Genova e Trieste;
    • gestione speciale dei lavoratori dipendenti di ex-enti creditizi;
  •  forme sostitutive ed esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria (Inpdap, Enpals…);
  •  gestione separata.

I periodi da riscattare non devono essere soggetti a obbligo contributivo e non devono essere già coperti da contribuzione, comunque versata e accreditata, presso forme di previdenza obbligatoria.

Questi periodi possono essere riscattati nella misura massima di cinque anni, anche non continuativi.

Facciamo degli esempi per capire meglio:

  • Mario si è iscritto alla gestione separata nel 2006, ha versato qualche mese di contributi, e poi non ha più versato nulla in questa forma assicurativa: non può riscattare né i periodi precedenti all’iscrizione, né quelli successivi al versamento dell’ultimo contributo;
  • se, però, Mario svolge un’attività di collaborazione, o di lavoro occasionale (si tratta di attività che comportano il versamento di contributi presso la gestione separata) nel 2019, può coprire tutti i buchi contributivi compresi tra la data d’iscrizione alla gestione separata e la data dell’ultimo versamento, che a questo punto non sarà più collocata nel 2006 ma nel 2019.

Chi può chiedere la pace contributiva?

Non tutti i lavoratori possono accedere alla pace contributiva, ma soltanto coloro che:

  • sono iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, o alle forme sostitutive ed esclusive, o alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, o, ancora, alla gestione separata;
  • non sono già titolari di pensione;
  • sono privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995.

In buona sostanza, chi possiede contributi versati entro il 31 dicembre 1995 non può beneficiare della pace contributiva. Non può beneficiare della misura nemmeno chi è iscritto solo a una o più casse professionali e non risulta iscritto a nessuna gestione amministrata dall’Inps.

L’eventuale successiva acquisizione di anzianità assicurativa precedente al 1° gennaio 1996 determina l’annullamento d’ufficio del riscatto già effettuato, con conseguente restituzione dei contributi.

Quanto costa il riscatto?

Il costo del riscatto deve essere calcolato col sistema interamente contributivo.

Nello specifico, gli oneri di riscatto si calcolano in questo modo:

  • per ogni anno da riscattare bisogna applicare l’aliquota vigente nella gestione previdenziale a cui appartiene l’iscritto (33% per i dipendenti), per il reddito imponibile degli ultimi 12 mesi;
  • in pratica, bisogna effettuare questa operazione: imponibile degli ultimi 12 mesi, per aliquota contributiva, per il numero di anni da riscattare;
  • nel caso in cui i periodi siano più brevi, o non risultino annualità intere, si deve rapportare l’imponibile dell’ultimo anno a mese, o a settimana;ù
  • quando l’imponibile è inferiore al reddito minimale, o non sono stati percepiti redditi, l’aliquota si applica sul minimale annuo.

Se il riscatto serve solo per incrementare l’anzianità contributiva, cioè serve solo per il diritto alla pensione, non per il suo ammontare, si deve versare un contributo, per ogni anno da riscattare, pari al minimale imponibile della gestione artigiani e commercianti, moltiplicato per l’aliquota valida per i lavoratori dipendenti (come osservato, pari al 33%).

Quanto costa il riscatto per chi non ha mai lavorato?

Se l’interessato non ha mai lavorato, dunque non risulta iscritto ad alcuna gestione previdenziale, il costo si calcola applicando al minimale della gestione artigiani e commercianti (15.710 euro nel 2018) l’aliquota contributiva vigente nella gestione dipendenti (come appena esposto, pari al 33%).

Il datore di lavoro può pagare il riscatto?

Il costo del riscatto può essere sostenuto anche dal datore di lavoro, che può destinare allo scopo i premi di produzione del lavoratore; il costo può essere dedotto dal reddito d’impresa. Per il dipendente, non si tratta di un reddito imponibile.

Come si paga il riscatto con pace contributiva?

Il versamento dell’onere di riscatto può essere effettuato ai regimi previdenziali di appartenenza:

  • in un’unica soluzione;
  • in massimo 60 rate mensili, ciascuna di importo non inferiore a 30 euro, senza applicazione di interessi per la rateizzazione.

Se la pensione deve essere liquidata in via immediata, il costo del riscatto non si può rateizzare. Lo stesso vale nel caso in cui i periodi da coprire siano determinanti per l’accoglimento di una domanda di autorizzazione ai versamenti volontari.

Il costo del riscatto si può scaricare dalle tasse?

Il costo del riscatto con pace contributiva è detraibile al 50% dall’Irpef, con una ripartizione in
5 quote annuali costanti e di pari importo, nell’anno di sostenimento e in quelli successivi.

Come si chiede la pace contributiva?

La domanda di riscatto con pace contributiva può essere inviata dal lavoratore, dai suoi superstiti o
dai suoi parenti ed affini entro il secondo grado.

La domanda deve essere inoltrata all’Inps tramite:

  • sito web, per chi possiede le credenziali di accesso (pin dispositivo, Spid, carta nazionale dei servizi);
  • call center, al numero 803.164 o 06.164.164 per chi chiama da cellulare;
  • patronato.

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