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Semilibertà: cos’è?

29 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Gennaio 2019



Semilibertà: cos’è e come funziona? Quali sono i requisiti per accedere alla semilibertà? Quando la semilibertà viene revocata?

Cosa succede a chi commette un crimine? Semplice: rischia di dover scontare la pena in gattabuia. Ad ogni reato la legge fa corrispondere una pena, tanto più importante quanto più grave è il fatto commesso: così, si andrà da una pena minima pari a qualche mese di reclusione oppure al semplice pagamento di una multa fino all’ergastolo nelle ipotesi di delitti gravissimi (tipo l’omicidio). L’ordinamento giuridico italiano, però, per evitare che possa finire dietro le sbarre anche il cittadino che, pur avendo commesso un reato, non rappresenta un pericolo per la società, ha previsto una serie di benefici che il giudice può (o deve) concedere al ricorrere di determinate circostanze. Classico esempio è quello della sospensione condizionale della pena, la quale viene attribuita ogni volta che una persona venga condannata ad un periodo di reclusione non superiore ai due anni e mostri l’intenzione di non voler macchiarsi di altri crimini in futuro. La sospensione condizionale della pena consente di neutralizzare la sentenza sfavorevole: in pratica, nessuna conseguenza giuridica apprezzabile deriverà da una condanna sospesa. Allo stesso modo, la legge consente di evitare la condanna (o, addirittura, il processo) nel caso di riparazione integrale del danno, oppure ancora nelle ipotesi di particolare tenuità del fatto criminoso. In poche parole, l’ordinamento giuridico vuole evitare al comune cittadino di vivere l’esperienza carceraria per crimini di poco conto; questa scelta è riconducibile ad un duplice ordine di ragioni: innanzitutto, le carceri italiane non riescono ad ospitare la gran mole di persone che sono ristrette; in secondo luogo, è dimostrato che il contatto con il carcere non ha effetti rieducativi (come dovrebbe essere per Costituzione) ma, al contrario, sortisce un effetto criminogeno. Quello che sto cercando di dirti è che, la maggior parte delle volte, chi entra in carcere ne esce peggiorato nella condotta di vita; il rischio concreto, quindi, è quello di mandare dietro le sbarre persone non pericolose che, però, dopo la dura esperienza carceraria, ne escano per dedicarsi al crimine come o più di prima. Questo meccanismo giuridico volto ad evitare quanto più possibile l’applicazione della pena detentiva per i reati di minor gravità è previsto dalla legge non solo prima della condanna, ma anche dopo: in altre parole, l’ordinamento giuridico italiano prevede una serie di benefici (cosiddette misure alternative al carcere) che consentono al condannato di evitare del tutto la prigione oppure di ridurne la durata: tra questi benefici rientra anche la semilibertà, della quale può godere solamente la persona già condannata la cui pena, però, non superi determinati limiti. Come si intuisce dal nome, la semilibertà consente al condannato di scontare solo una parte della pena in carcere, mentre la restante viene trascorsa al di fuori del penitenziario. Se questo argomento ti interessa e vuoi saperne di più, ti invito a proseguire nella lettura: ti spiegherò cos’è la semilibertà.

Semilibertà: cos’è?

Come anticipato, la semilibertà rientra tra le misure alternative alla detenzione: in altre parole, la persona condannata alla reclusione, anziché scontare per intero la sua pena all’interno delle carceri, ottiene il permesso di trascorrere parte della giornata al di fuori di esse [1]. Con la semilibertà, quindi, non si perde il contatto con il penitenziario, in quanto occorrerà comunque farci ritorno giornalmente (la notte, di solito).

Semilibertà: a cosa serve?

La semilibertà, così come tutte le altre misure alternative alla detenzione, serve ad evitare che la persona condannata possa subire un pregiudizio irreparabile dall’esperienza carceraria. Scontare la pena della reclusione, infatti, comporta tagliare i ponti con la società civile, perdere ogni contatto e, soprattutto, i rapporti affettivi e lavorativi che si hanno con il mondo esterno.

La semilibertà consente di scontare la detenzione in maniera più blanda, alternando libertà e carcerazione, in modo tale da evitare quel pericoloso “abbrutimento” che quasi sempre si registra nelle persone che hanno scontato la pena della reclusione. La semilibertà, inoltre, consente al condannato di poter continuare a lavorare o seguire un percorso di studi: insomma, permette a chi ne beneficia di non abbandonare la società civile, favorendone il reinserimento.

Semilibertà: chi ne ha diritto?

Ti ho spiegato cos’è la semilibertà e a cosa serve; vediamo ora chi ne ha diritto e a quali condizioni è possibile accedervi. La semilibertà è un regime speciale che può essere concesso a chi sia già stato condannato in via definitiva (sentenza non più impugnabile); è possibile chiedere di essere ammesso al regime di semilibertà anche durante l’espiazione della propria pena.

In particolare, ha diritto alla semilibertà:

  • chi è stato condannato alla pena della reclusione o dell’arresto per un tempo non superiore a sei mesi (anche quale residuo di maggior pena), a meno che il condannato non sia già affidato in prova al servizio sociale;
  • il condannato dopo l’espiazione di almeno metà della pena ovvero, se si tratta di condanna per alcuni particolari, gravi delitti (crimini commessi per finalità di terrorismo; associazione per delinquere di stampo mafioso; ecc.), di almeno due terzi di essa;
  • se mancano i presupposti per l’affidamento in prova al servizio sociale, il condannato può essere ammesso al regime di semilibertà anche prima dell’espiazione di metà della pena, se questa non superi i tre anni di reclusione;
  • l’ergastolano che abbia già scontato almeno venti anni di pena [2].

Come visto, quindi, vi sono diverse vie per accedere alla semilibertà; ciò che è importante ricordare è che la semilibertà può essere chiesta e ottenuta anche in corso di espiazione della pena: emblematica in tal senso è la concessione della semilibertà all’ergastolano, dopo che questi abbia scontato almeno venti anni. Ricorda, inoltre, che per il computo della durata delle pene non si tiene conto della pena pecuniaria inflitta congiuntamente a quella detentiva.

Non è sufficiente, però, trovarsi in una delle condizioni di cui sopra per poter beneficiare della semilibertà: il condannato deve anche dimostrare di meritare il reinserimento nella vita sociale grazie alla sua buona condotta oppure alla volontà manifesta di voler intraprendere attività utili (di studio, lavoro, ecc.).

Semilibertà: limiti particolari alla concessione

Al di là dei requisiti sopra visti, la legge contempla dei casi particolari in cui è possibile concedere la semilibertà. In particolare, i detenuti per reati associativi (associazione di stampo mafiosa, organizzazione dedita al narcotraffico, ecc.) possono essere ammessi alla semilibertà solo se collaborano con la giustizia, oppure quando la loro collaborazione risulti impossibile, ad esempio perché tutte le circostanze del reato sono già state accertate.

I detenuti per altri reati gravi (omicidio, rapina aggravata, estorsione, ecc.) possono essere ammessi alla semilibertà solo se non vi sono elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata.

Chi è evaso, oppure ha avuto la revoca di una misura alternativa, non può essere ammesso alla semilibertà per tre anni; non vi può essere ammesso per cinque anni nel caso abbia commesso un reato, punibile con una pena massima pari o superiore a tre anni, durante un’evasione, un permesso premio, il lavoro all’esterno, o durante una misura alternativa.

Semilibertà: quando viene revocata?

Come visto nei paragrafi precedenti, la semilibertà consente di scontare la pena detentiva in una maniera un po’ particolare: una parte della giornata viene trascorsa in libertà, mentre un’altra in maniera ristretta (cioè, in carcere). Perché si possa essere ammessi a questo regime è necessario possedere requisiti sia oggettivi (limiti di pena) che soggettivi (volontà accertata dal giudice di voler reinserirsi nella società).

Tuttavia, così come è possibile accedere alla semilibertà, allo stesso modo è possibile perdere questa beneficio: secondo la legge, il provvedimento che concede la semilibertà può essere revocato in qualsiasi momento quando il soggetto non si dimostri idoneo al trattamento [3]. In buona sostanza, il giudice può revocare la semilibertà, ripristinando la pena carceraria da scontare per intero in penitenziario, ogni volta che la condotta del condannato sia contrastante con le finalità dell’istituto: immagina colui che, approfittando delle ore di libertà, si dedichi ad affari illeciti oppure alla frequentazione di compagnie losche.

Alla stessa maniera, è possibile procedere alla revoca della semilibertà se il condannato non faccia rientro in prigione nel termine previsto, fino ad un massimo di dodici ore di ritardo, a meno che il ritardo non sia dovuto ad un giustificato motivo (ad esempio, per un improvviso ricovero in ospedale). Praticamente, se la persona ammessa alla semilibertà deve rientrare alle venti di sera e non rispetta questo orario, rischia di vedersi revocato il beneficio.

Addirittura, se il condannato non rientra in carcere nemmeno dopo dodici ore, scatta il reato di evasione: non solo, quindi, verrà revocata la semilibertà, ma il trasgressore verrà imputato per un altro delitto. La legge però precisa che la mera denuncia per il reato di evasione sospende la misura alternativa, mentre la condanna comporta la revoca della semilibertà.

La semilibertà può inoltre essere revocata se sopravviene una nuova sentenza di condanna, anche per fatti commessi anteriormente a quelli per i quali si sta scontando la reclusione in regime di semilibertà, quando la nuova pena, cumulata alla precedente, faccia superare i limiti previsti per la concessione del beneficio.

Semilibertà: come si chiede?

Se ricorrono tutti i presupposti, per ottenere la semilibertà occorre fare apposita istanza, eventualmente allegando tutta la documentazione necessaria a dimostrare una seria volontà di reinserirsi nel tessuto sociale (ad esempio, provando di poter intraprendere un’attività lavorativa). L’istanza va presentata:

  • direttamente al magistrato del pubblico ministero, in caso di condanna a pena non superiore a tre anni, la quale sia stata sospesa e, pertanto, il condannato si trovi in libertà. In questa ipotesi, sarà direttamente il p.m. a trasmettere l’istanza al tribunale territorialmente competente;
  • al magistrato di sorveglianza competente, in caso di condanna a pena non superiore a tre anni che, però, il detenuto stia già scontando. In questa circostanza, il giudice può sospendere l’esecuzione, ordinando la liberazione del richiedente e trasmettendo gli atti al tribunale di sorveglianza, il quale deciderà sull’istanza;
  • al tribunale di sorveglianza, se la condanna è a pena superiore ai tre anni.

note

[1] Art. 48 Legge n. 354 del 26.07.1975 (legge sull’ordinamento penitenziario).

[2] Art. 50 legge ord. Pen.

[3] Art. 51 legge ord. Pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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