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Legge malattia figlio dipendenti pubblici

1 Febbraio 2019


Legge malattia figlio dipendenti pubblici

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Febbraio 2019



Conciliare il lavoro con la famiglia è sempre qualcosa di molto difficile. Tra le varie norme che tutelano maternità e paternità troviamo la possibilità di stare a casa quando il figlio sta male.

Oggi si parla molto di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. In effetti non si può negare che quando in una famiglia arrivano i figli conciliare la cura dei piccoli con le esigenze e gli impegni di lavoro può diventare, soprattutto in alcuni casi, molto difficile. In particolare, non sempre le coppie di genitori hanno i nonni o altri familiari vicini, che possono senza dubbio dare una grossa mano nella gestione dei piccoli. In questi casi la situazione può farsi davvero difficile quando i bambini si ammalano e i genitori devono tenerli a casa non potendoli affidarli alle cure di asili nido e scuole dell’infanzia. Legge malattia figlio dipendenti pubblici: cosa è previsto? Proprio per consentire ai genitori di prendersi cura dei propri figli quando stanno male la Legge prevede una serie di diritti per i genitori in caso di malattia del figlio. Diritti, tuttavia, che non sono uguali per tutti i lavoratori. I dipendenti pubblici possono, infatti, contare su una normativa maggiormente favorevole.

Cos’è il congedo per malattia del figlio?

Come abbiamo già accennato, uno dei principali problemi che devono affrontare i neo-genitori è la conciliazione tra le nuove esigenze che sorgono con la nascita di un figlio e, sul fronte opposto, gli impegni ed i ritmi incessanti che richiede il lavoro.

Per consentire ai neo-genitori di conciliare esigenze di lavoro ed esigenze familiari sono presenti nel nostro ordinamento numerose norme che introducono e prevedono determinati diritti delle neo-mamme e dei neo-papà.

Uno dei problemi più scottanti per i neo-genitori è gestire la malattia dei bambini. Finché i bambini stanno bene, infatti, i genitori possono contare sui servizi educativi, come asili nido e scuole dell’infanzia, che tengono con sé i bimbi per molte ore durante le quali i genitori possono, senza preoccupazioni, dedicarsi ai propri impegni di lavoro.

Quando il bambino si ammala e deve dunque stare a riposo a casa fino alla guarigione, questo precario equilibrio salta. In questi casi sono di grande aiuto i familiari, nonni e zii in particolare, ma non tutti hanno la fortuna di avere i parenti più stretti vicini e comunque anche i parenti hanno i loro impegni e non sempre possono essere di aiuto in queste circostanze.

Innanzitutto chiariamo subito cosa si intende per malattia del bambino.

Una circolare del ministero del Lavoro [1] ha chiarito che per malattia del bambino si intende la “modificazione peggiorativa dello stato di salute“, o meglio, “qualsivoglia alterazione anatomica e funzionale dell’organismo, anche localizzata, perciò non impegnativa delle condizioni organiche generali“.

Proprio per consentire ai neo-mamme ed ai neo-papà di accudire i figli malati la legge ha introdotto il congedo per malattia del figlio.

Il congedo è, in generale, la possibilità del dipendente di assentarsi in modo giustificato dal lavoro. Nel nostro ordinamento ci sono varie forme di congedo.

Il congedo per malattia del figlio è in particolare il diritto del dipendente di non recarsi al lavoro durante i giorni coperti da un certificato di malattia relativo al figlio.

In pratica è come se il certificato di malattia che il pediatra ha rilasciato al figlio, e nel quale sono indicati i giorni di prognosi, valesse anche per i genitori, con i limiti che vedremo di seguito.

Tale possibilità è stata introdotta dalla legge per tutti i dipendenti [2] ma in realtà ci sono forti differenziazioni, sul fronte economico, a seconda che il dipendente sia pubblico o privato.

Il congedo per malattia del figlio nel settore privato

Nel settore privato la legge prevede il diritto, riconosciuto alternativamente ad entrambi i genitori lavoratori e dunque non fruibile insieme da entrambi, di astenersi dal lavoro in modo giustificato per ogni giorno di malattia del figlio, fino a tre anni di età dello stesso.

Se, dunque, il certificato di malattia del figlio con meno di tre anni prevede una prognosi di tre mesi il dipendente ha diritto a stare a casa per tutti e tre i mesi di prognosi.

La situazione cambia quando il bambino cresce.

Infatti, se il figlio ha un’età ricompresa tra i tre anni e i dodici anni, il diritto al congedo per malattia del bambino si riduce notevolmente. Nella fascia di età 3 – 12 anni, infatti, i genitori, alternativamente tra di loro, possono assentarsi legittimamente dal lavoro per cinque giorni l’anno, nei quali il bambino sia stato coperto da idoneo certificato medico di malattia.

In passato il congedo per malattia del figlio poteva essere fruito solo finchè il bimbo non avesse compiuto gli 8 anni di vita. Il Jobs Act, tra i vari obiettivi, aveva anche quello di consentire una migliore possibilità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

A questo riguardo, tra le varie novità introdotte, la riforma in esame ha previsto anche un’estensione della possibilità di usufruire del congedo per malattia del bambino anche se abbia più di otto anni e fino al compimento dei dodici anni di età.

Come abbiamo chiaramente detto il congedo per malattia del bambino può essere fruito sia dal padre che dalla madre, ma non cumulativamente. Ciò significa che i genitori non possono assentarsi dal lavoro lo stesso giorno per la stessa malattia dello stesso bimbo.

Esiste invece piena cumulabilità, anche nella stessa giornata, tra fruizione del congedo parentale da parte di un genitore e fruizione del congedo per malattia del bambino da parte dell’altro genitore.

Quanto spetta al dipendente privato in caso di congedo per malattia del bimbo?

La vera distinzione tra dipendenti pubblici e privati nel congedo per malattia del bambino riguarda il trattamento economico.

Il dipendente del settore privato che si assenta per malattia del bimbo, infatti, non percepirà alcuna retribuzione, ma solo il versamento dei contributi figurativi al 100%.

Quanto spetta al dipendente pubblico in caso di congedo per malattia del bimbo?

I dipendenti pubblici, se si assentano per malattia del bambino, al contrario dei colleghi del settore privato, percepiscono il 100% dello stipendio, sino ad un massimo di 30 giorni per ciascun anno dal primo al terzo anno di vita del figlio, mentre non è prevista alcuna retribuzione per i periodi successivi.

Per i periodi di congedo per la malattia del figlio, occorre poi sottolineare, è dovuta ai dipendenti pubblici anche la contribuzione figurativa fino al compimento del terzo anno di vita del bambino. Infatti, così come avviene per i periodi di congedo di maternità, allo stesso modo anche per i periodi di congedo per malattia del bambino non è richiesta, in costanza di rapporto di lavoro, alcuna anzianità contributiva pregressa ai fini dell’accreditamento dei contributi figurativi per il diritto alla pensione e per la determinazione della misura stessa.

Ciò significa che anche il dipendente pubblico neo-assunto ha diritto ad essere retribuito – se si assenta per la malattia del figlio – per 30 giorni all’anno nei primi tre anni di vita del bambino ed a vedersi accreditati i contributi previdenziali figurativi.

E’ chiaro che si tratta di una differenza macroscopica che incide notevolmente sull’utilizzo del congedo per malattia del bambino. Il dipendente privato, infatti, in caso di lunga malattia del bambino, non si potrà di certo permettere di restare senza stipendio per un periodo prolungato. Il dipendente pubblico, al contrario, può contare su una assenza regolarmente retribuita per malattia del figlio fino a 30 giorni l’anno e sarà, senza dubbio, incentivato a fruire di questo beneficio.

Come richiedere il congedo per malattia del bambino?

A prescindere dal fatto che sia un dipendente pubblico o privato, il lavoratore che vuole richiedere al proprio datore di lavoro il congedo per malattia del bimbo deve presentare una istanza di congedo per malattia del bambino.

Alla domanda del lavoratore deve essere necessariamente allegato il certificato di malattia rilasciato dal pediatra o da altro medico appartenente al Servizio sanitario nazionale, in favore del bambino.

Come accade per qualsiasi certificato di malattia necessario ad astenersi dal lavoro, anche in questo caso, la certificazione medica deve contenere unicamente la prognosi non essendo necessaria (anche per la tutela dei dati personali del minore) la diagnosi.

Oltre al certificato di malattia del bambino, l’istanza deve contenere anche la dichiarazione sostitutiva attestante che l’altro genitore non stia godendo del medesimo beneficio in contemporanea. Ciò in quanto, come detto, il congedo per malattia del bambino non può essere fruito contemporaneamente da entrambi i genitori ma solo alternativamente tra di loro.

In caso di congedo per malattia del bambino si devono rispettare le fasce?

Come noto a tutti, quando un lavoratore prende la malattia deve rispettare le cosiddette fasce protette o fasce di reperibilità, vale a dire, delle fasce orarie in cui deve stare a casa poiché potrebbe ricevere una visita fiscale da ispettori Inps che verificano se è vero che quel lavoratore sta male.

Quando il genitore sta a casa in congedo per malattia del figlio non deve rispettare questo obbligo di reperibilità.

Dunque, non è prevista la cosiddetta visita fiscale per verificare la reale malattia del minore.

Se il bambino si ammala mentre il genitore è in ferie, questi può richiedere di trasformare le ferie in congedo per malattia del bambino.

Lo stesso discorso vale per il genitore che sta fruendo del congedo parentale: se il bimbo si ammala il congedo parentale può essere commutato in congedo per malattia del bambino.

Cosa si potrebbe fare per estendere i diritti anche ai privati?

Come abbiamo visto esiste una grande disparità di trattamento tra settore pubblico e settore privato.

Questa differenza potrebbe essere ripianata dalla contrattazione collettiva: i CCNL potrebbero prevedere il diritto anche dei dipendenti privati ad essere retribuiti quando si assentano per la malattia dei figli.

Si tratta ovviamente di un esborso che ricadrebbe sulle aziende.

note

[1] Circolare n. 79 del 1976 del ministero del Lavoro.

[2] Art. 47, D. Lgs. n. 151/2001.


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