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Diffamazione persona giuridica

29 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Gennaio 2019



Diffamazione: cos’è e quando è reato? Si può diffamare una persona giuridica? Chi è legittimato ad agire contro l’autore del delitto?

Offendere una persona può costituire reato: la legge penale tutela non solo l’incolumità fisica, ma anche la dignità e il decoro degli individui. Ad essere protetti, quindi, non sono solo i beni fisici o materiali, ma pure quelli astratti e intangibili come, appunto, la considerazione che si ha di sé e che gli altri hanno di noi. Dal 2016 l’ingiuria non costituisce più reato: questo non significa, però, che si è liberi di insultare ed offendere chiunque, a proprio piacimento. Resta in piedi l’ipotesi delittuosa costituita dalla diffamazione. Di cosa si tratta? La diffamazione è la condotta di chi, in presenza di più persone, offende l’altrui reputazione; in particolare, l’offesa non deve essere percepita dalla vittima, ad esempio perché assente: è fondamentale, infatti, che il bersaglio della diffamazione non sia in grado di difendersi. Con il diffondersi dei moderni mezzi di comunicazione e, soprattutto, dei social network, commettere una diffamazione è diventato semplicissimo: basta un post offensivo su facebook per far integrare il reato di cui stiamo parlando; anzi, ti dirò di più: la diffamazione su internet costituisce addirittura un’ipotesi aggravata, cioè punita più severamente, in quanto l’offesa può essere percepita da una moltitudine indefinita di persone. In breve, sparlare sui social network è come urlare insulti a squarciagola nel bel mezzo di una piazza affollata. La giurisprudenza ha anche stabilito che, per aversi diffamazione, non è necessario nemmeno specificare il destinatario delle offese, quando questi sia facilmente identificabile: prendi il caso dell’uomo che faccia pesanti allusioni sessuali ad una donna, la cui identità è evidentemente riconducibile all’ex partner. Con questo articolo, però, mi soffermerò su una particolare ipotesi di diffamazione: quella che ha ad oggetto le persone giuridiche, cioè società, associazioni, fondazioni, ecc. Per la giurisprudenza, infatti, anche l’offesa ad un’organizzazione o a una ditta può costituire reato. Pertanto, se l’argomento ti interessa, troverai interessante il prosieguo di questo articolo, in quanto ti parlerò della diffamazione della persona giuridica.

Cos’è la diffamazione?

Prima di parlarti della diffamazione di una persona giuridica, è appena il caso di accennarti brevemente al reato di cui stiamo trattando. La diffamazione consiste nell’offendere la reputazione di un’altra persona quando questa non sia presente o, comunque, non abbia percepito l’insulto [1]. L’offesa, quindi, deve essere comunicata a terze persone, non al diretto interessato.

Mentre con l’ingiuria (non più punita penalmente) si lede la considerazione che la persona offesa ha di se stessa, con la diffamazione si lede la reputazione che la vittima ha all’interno della società. Per questo motivo essa è ritenuta più grave della semplice ingiuria e, pertanto, a differenza di quest’ultima, la diffamazione è ancora punita con la reclusione.

Diffamazione: quale pena?

Il codice penale punisce il reato di diffamazione “semplice” con la reclusione fino a un anno oppure, in alternativa, con la multa fino a 1032 euro. Se, però, l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a 2.065 euro.

Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro. Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.

Gli ultimi casi prospettati possono essere definiti di diffamazione aggravata, in quanto ritenuti maggiormente deleteri rispetto alla diffamazione semplice, cioè quella punita con la reclusione massima di un anno. Per quanto riguarda l’attribuzione di un fatto determinato, deve trattarsi di un episodio sufficientemente delineato, di modo che possa essere più credibile e, pertanto, possa arrecare un maggior danno al diffamato rispetto ad una diffamazione generica.

Diffamazione persona giuridica: cos’è?

La diffamazione di una persona giuridica consiste nella condotta denigratoria, ingiuriosa o comunque offensiva che abbia ad oggetto non una persona fisica (cioè, un individuo), bensì un ente giuridico. In questo caso, più che di lesione dell’onore della persona giuridica bisognerà parlare di un vero e proprio danno all’immagine e alla reputazione che la stessa ha nella società.

Facciamo un esempio: classica ipotesi di diffamazione di persona giuridica è quella realizzata mediante la pubblicazione di un articolo non veritiero con il quale si mette in seria discussione (magari anche attraverso velati riferimenti o allusioni) l’affidabilità dei prodotti venduti da un’azienda, come può esserla una casa automobilistica, un’impresa di abbigliamento o di alimentari. Pensa all’articolo di giornale che dice che le auto prodotte dalla Casa X siano difettose; puoi immaginare il riflesso negativo che una condotta di tal genere (se infondata, ovviamente) può avere sulle vendite delle automobili. Un altro esempio è quello di chi infanghi il buon nome di una università, di una fondazione, di una Onlus, ecc.

Diffamazione persona giuridica: chi può agire?

Ora, se è pacifica che la diffamazione può riguardare anche una persona giuridica, cioè un ente normalmente collettivo, si pone il problema concreto di individuare chi sia legittimato ad agire contro l’autore della diffamazione. In altre parole: chi sarà legittimato a sporgere denuncia ed, eventualmente, a costituirsi parte civile nel processo penale per chiedere il risarcimento dei danni?

Il problema non è di poco conto e la soluzione non è così scontata come può sembrare. Orbene, bisogna distinguere le seguenti ipotesi:

  • se ad essere stata diffamata è la persona giuridica in quanto tale (e non i suoi singoli membri; ad esempio: «La società Y inganna i suoi clienti vendendo prodotti difettosi»), allora la legittimazione a sporgere querela e a costituirsi parte civile spetterà al rappresentante legale dell’ente stesso (ad esempio, il presidente o l’amministratore, a seconda delle disposizioni statutarie);
  • se la diffamazione coinvolge direttamente non solo la persona giuridica, ma anche singoli individui che ne fanno parte (ad esempio: «La società Y si prende gioco dei propri clienti attraverso l’attività degli amministratori, i quali ingannano gli acquirenti con false promesse»), allora non soltanto la persona giuridica potrà agire, attraverso il suo legale rappresentante, ma anche la persona fisica la cui reputazione è stata individualmente offesa (nell’esempio fatto, gli amministratori, i quali potranno quindi costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento personale dei danni);
  • se la diffamazione riguarda singole persone fisiche in quanto tali e non in quanto appartenenti ad un’associazione, un’impresa o, comunque, ad una persona giuridica, allora gli unici legittimati saranno i singoli individui, non l’ente a cui appartengono, il quale non è stato affatto coinvolto;
  • se la diffamazione è diretta a singoli individui ma, indirettamente, coinvolge anche le persone giuridiche di cui fanno parte, offendendo la loro rispettabilità e ledendo la loro immagine, allora anche gli enti potranno far valere i propri diritti, agendo sempre mediante i legali rappresentanti.

Diffamazione persona giuridica: cosa dice la giurisprudenza?

I principi affermati nel paragrafo che precede in merito alla diffamazione di una persona giuridica sono conformi alla giurisprudenza prevalente. Si riporta, a tal proposito, un significativo stralcio di una pronuncia del 2017: «Devono, in proposito, confermarsi i principi più volte espressi dalla giurisprudenza di questa Corte e ribaditi nella predetta pronunzia, secondo i quali non solo una persona fisica ma anche una entità giuridica o di fatto, una fondazione, un’associazione – come nella fattispecie in esame – può rivestire la qualifica di persona offesa dal reato di diffamazione, essendo concettualmente concepibile un onore o un decoro collettivo, quale bene morale di tutti gli associati o suoi membri, considerati come unitaria entità capace di percepire l’offesa. Tuttavia, è incontroverso che la legittimazione competa anche ai singoli componenti, solo se le offese si riverberino direttamente su di essi, colpendo la loro personale dignità (Sez. 5, n. 2886 del 24/01/1992)» [2].

Con un’altra sentenza, la Corte di Cassazione ha stabilito che: «le espressioni denigratorie dirette nei confronti dei singoli appartenenti ad un’associazione o istituzione possono, al contempo, aggredire anche l’onorabilità dell’entità collettiva cui essi appartengono, entità alla quale, conseguentemente, anche compete la legittimazione ad assumere la qualità di soggetto passivo di delitti contro l’onore. Ne consegue che, quando l’offesa assume carattere diffusivo (nel senso che essa viene ad incidere sulla considerazione di cui l’ente gode nella collettività), detto ente, al pari dei singoli soggetti offesi, è legittimata alla presentazione della querela e alla successiva costituzione di parte civile» [3].

note

[1] Art. 595 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 16612 del 04.04.2017.

[3] Cass., sent. n. 1188 del 14.01.2002.

Autore immagine: Pixabay.com


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