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Accettazione eredità

28 Gennaio 2019 | Autore:
Accettazione eredità

Accettazione dell’eredità: cos’è e come funziona? Quando si prescrive il diritto ad accettare? Cos’è l’accettazione con beneficio di inventario?

La morte di una persona è sempre un evento triste, in quanto segna la dipartita di qualcuno da questa terra. Devi sapere che la morte è un evento che ha una rilevanza precisa anche nel mondo del diritto: si tratta, infatti, di un avvenimento a cui l’ordinamento attribuisce un significato ben preciso e al quale ricollega una serie di effetti. In altre parole, la morte di una persona è un evento che la legge prende in grande considerazione, sia sotto il profilo civile che penale; sotto quest’ultimo punto di vista, ad esempio, un decesso che non sia riconducibile a cause naturali può far scattare le indagini da parte della Procura della Repubblica al fine di accertare che lo stesso non sia stato causato dalla volontà (dolo) o dalla colpa di altri soggetti (si pensi al decesso derivante dallo sbaglio di un medico nel prescrivere una terapia). Ciò che a noi qui interessa, però, sono le conseguenze giuridiche di natura civile che promanano dalla morte di una persona: ed infatti, la legge fa sì che i diritti patrimoniali del defunto gli sopravvivano, proseguendo negli eredi. In buona sostanza, alla morte di una persona subentrano nei suoi diritti gli individui che le sono più vicini, cioè il coniuge e i parenti; ciò non vale per tutte le situazioni giuridiche, ma soltanto per quelle che non si estinguono con la morte del suo titolare: essenzialmente, a proseguire sono i rapporti di natura patrimoniale, mentre i diritti di natura personale (ad esempio, quelli alla libertà, alla riservatezza, all’onore, ecc.) si estinguono insieme al soggetto. Tecnicamente, si dice che gli eredi “succedono” nel patrimonio del defunto: pertanto, è più che corretto parlare di successione. Per distinguerla da quella che avviene quotidianamente quando acquistiamo diritti altrui pagandoli al venditore, la successione che qui ci interessa è quella mortis causa, cioè giustificata dalla dipartita dell’originario titolare; la successione che avviene, ad esempio, durante una compravendita è invece inter vivos (la traduzione è praticamente inutile). Alla morte di una persona si apre la successione, dunque; perché gli eredi subentrino nei rapporti giuridici del defunto, però, occorre che questi accettino l’eredità, cioè manifestino la volontà, espressa o tacita, di voler effettivamente succedere: ed infatti, per gli eredi la successione è un diritto, non un obbligo, ben potendo anche decidere di rifiutare l’eredità. Quest’ultima evenienza è molto frequente quando la persona deceduta abbia lasciato solamente (o prevalentemente) debiti: in una circostanza come questa, oltre che rifiutare, l’erede potrebbe anche accettare l’eredità con beneficio di inventario. Fatte queste doverose premesse, se quanto sinora detto ti interessa, perché sei un appassionato di diritto oppure perché ti trovi in una situazione analoga a quella che ti ho narrato, allora ti invito a proseguire nella lettura: ti spiegherò, in modo semplice e chiaro, cos’è e come funziona l’accettazione dell’eredità.

Accettazione eredità: cos’è?

Vediamo subito cos’è l’accettazione dell’eredità. Come in parte anticipato, all’apertura della successione (cioè, alla morte della persona il cui patrimonio verrà trasmesso) gli eredi non subentrano automaticamente nell’eredità: perché ciò accada, è necessario che essi accettino la stessa, in modo tacito oppure espresso. Se l’accettazione non è immediata, si verifica una condizione particolare dell’eredità: si dice, infatti, che essa diventa giacente. Ma di questo ti parlerò nell’ultimo paragrafo.

L’accettazione dell’eredità costituisce quindi quell’atto con cui una persona, chiamata a succedere ad un’altra a causa della morte di quest’ultima, decide di assumere la condizione di erede, con tutti gli effetti che ne conseguono, in primis quello della confusione del proprio patrimonio con quello della persona defunta (salvo il caso di accettazione con beneficio di inventario, di cui ti dirò più avanti).

Accettazione eredità: come funziona?

Vediamo ora come funziona l’accettazione dell’eredità. Alla morte di una persona (giuridicamente, il soggetto della cui eredità si parla viene denominato de cuius), affinché coloro che sono stati indicati nel testamento ovvero, in assenza di atto di ultima volontà, i familiari più stretti (cosiddetti legittimari) possano divenire a tutti gli effetti eredi, devono accettare la quota loro spettante. L’accettazione può essere espressa o tacita [1]: la prima è quella che risulta da atto scritto nel quale emerga chiaramente la volontà di far propria una parte dell’asse ereditario [2]; la seconda si concreta in un comportamento che inequivocabilmente manifesti l’intenzione di divenire erede a tutti gli effetti [3].

Ad esempio, la giurisprudenza ha individuato un’accettazione tacita dell’eredità nel conferimento di una procura a vendere beni ereditari [4], nella domanda di divisione [5] o nella riscossione di un assegno intestato al defunto [6].

Eccezionalmente, esistono dei casi in cui l’eredità si acquista senza alcuna accettazione, tacita o espressa che sia; si tratta:

  • del chiamato che sia già in possesso dei beni ereditari e che, entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione, non abbia redatto inventario [7];
  • del chiamato che abbia sottratto o nascosto i beni ereditari [8].

In entrambi i casi, saranno considerati eredi puri e semplici, perdendo anche il diritto al beneficio di inventario.

Accettazione eredità: prescrizione

Finora ti ho spiegato cos’è e come funziona l’accettazione dell’eredità; vorrei ora soffermarmi su un aspetto molto importante: il termine entro cui è possibile manifestare la propria volontà di accettare l’eredità. Secondo il codice civile, il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni; il termine decorre dal giorno dell’apertura della successione (cioè dalla morte del de cuius) o dal verificarsi della condizione sospensiva, se ve n’è una (il testatore ha subordinato l’istituzione ad erede al verificarsi di un evento futuro ed incerto: ad esempio, «nomino mio erede Tizio se conseguirà la laurea»; in questo caso i dieci anni decorreranno dal conseguimento del titolo accademico).

Accettazione eredità: decadenza

Abbiamo appena detto che l’accettazione dell’eredità può essere fatta entro dieci anni dall’apertura della successione. Atteso il lungo arco temporale che la legge concede all’erede, per ovviare ad incertezze e dubbi il codice consente a chiunque ne abbia interesse (in primis, i chiamati in subordine, i quali potrebbe prendere il posto degli eredi rinunciatari) di rivolgersi al giudice per ottenere la fissazione di un termine entro il quale l’erede deve dichiarare se intende accettare o rifiutare l’eredità (si parla, in tal caso, di actio interrogatoria) [9]. Trascorso questo tempo senza che si sia fatta alcuna dichiarazione, il chiamato perde il diritto di accettare e, di conseguenza, la possibilità di diventare erede a tutti gli effetti. Si parla, in tal caso, di decadenza dal diritto di accettare.

Accettazione eredità con beneficio di inventario: cos’è?

Con l’accettazione dell’eredità  pura e semplice il patrimonio del defunto si confonde con quello dell’erede, diventando così un’unica massa indistinta. Questa situazione potrebbe nuocere all’erede nel caso in cui l’eredità sia gravata da così tanti debiti da annullare, di fatto, il suo valore. Anzi, potrebbe darsi che i debiti vadano al di là del valore dell’asse stesso: si parla in tal caso di hereditas damnosa. Per evitare ciò, cioè per scongiurare che le passività ereditate intacchino anche il proprio patrimonio personale, l’erede può decidere di accettare l’eredità con beneficio di inventario: in tal modo, il suo patrimonio resterà separato da quello del defunto e potrà essere chiamato a rispondere dei debiti ereditari solamente utilizzando i beni dell’asse.

La dichiarazione di accettazione dell’eredità con beneficio di inventario deve essere sempre e necessariamente espressa e deve essere resa ad un notaio o al cancelliere del tribunale del circondario nel quale si è aperta la successione [10]. La dichiarazione deve poi essere iscritta nel registro delle successione e, entro il mese successivo, trascritta nei registri immobiliari.

Il codice prevede nel dettaglio gli adempimenti cui è tenuto l’erede che accetta con beneficio di inventario: tra questi ti ricordo quello di fare inventario dei beni ereditari entro un lasso di tempo stabilito (nello specifico, entro tre mesi dalla dichiarazione di accettazione, se non si trovi già nel possesso dei beni; in caso contrario, i tre mesi decorrono immediatamente dall’apertura della successione). Se egli non adempie tempestivamente a questi oneri, verrà considerato erede puro e semplice, senza il beneficio d’inventario.

Rinuncia all’eredità: come funziona?

Mentre l’accettazione dell’eredità, come visto, può essere anche tacita, la rinuncia deve necessariamente essere espressa; essa, quindi, consiste in una dichiarazione nella quale si manifesta inequivocabilmente la volontà di rinunciare all’eredità. Tale dichiarazione deve essere ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale [11] e può essere fatta solamente dopo che la successione si sia aperta; una rinuncia preventiva sarebbe priva di effetto [12]. Il rinunciante può sempre tornare sui suoi passi e revocare la rinuncia [13] fino a che l’eredità non sia stata accettata da ulteriori chiamati (ad esempio, dagli eredi istituiti solamente in sostituzione del rinunciante); in quest’ultimo caso, la rinuncia è definitiva e non revocabile.

Eredità giacente: cos’è?

Nei paragrafi iniziali di questo articolo ti ho spiegato che l’accettazione dell’eredità non è un obbligo giuridico per colui che è chiamato a succedere: volendo, l’erede può rifiutare tale sua qualità (di fatto, non acquisendola affatto), oppure può decidere di premunirsi accettando con beneficio di inventario. Ti ho detto, inoltre, che colui che è chiamato a succedere può manifestare la sua accettazione dell’eredità entro il termine di dieci anni.

Orbene, mettiamo il caso che gli eredi si prendano tutto il tempo che la legge mette a loro disposizione (una decade, come detto) per decidere se accettare o meno l’eredità, e nel frattempo nessuno eserciti l’actio interrogatoria. Cosa accade all’eredità durante tutto questo tempo? E inoltre: cosa succede se nessuno decide di accettare l’eredità? Procediamo a rispondere con ordine.

All’inerzia dell’erede, il quale non si decide ad accettare, si fa fronte mediante la nomina di una persona (il curatore) che possa provvedere, al ricorrere di determinati presupposti, all’amministrazione dell’eredità. Il codice civile dice che quando il chiamato (cioè, il futuro erede) non ha accettato l’eredità e non è nel possesso dei beni ereditari, il tribunale, su istanza delle persone interessate o anche d’ufficio, nomina un curatore dell’eredità [14]. D’ora in avanti, l’eredità sarà giacente.

La giacenza, pertanto, è direttamente collegata all’inattività dell’erede o degli eredi che, apertasi la successione, non manifestino alcuna volontà riguarda alla quota loro spettante. Per evitare, quindi, che il patrimonio ereditario, lasciato a se stesso, possa disperdersi o danneggiarsi, chiunque ne abbia interesse (si pensi ai chiamati in subordine o ai creditori ereditari) può adire il giudice chiedendo la nomina di un curatore. Questi, accettato l’incarico, deve assolvere ad alcuni obblighi: dopo aver prestato giuramento, deve procedere alla redazione dell’inventario dei beni ereditari, al fine di determinarne la consistenza; deve amministrare i beni allo scopo di preservarli; al termine del suo incarico, deve presentare al giudice il rendiconto della propria attività [15]. Il curatore cessa dalle sue funzioni quando l’eredità è stata finalmente accettata: in questo caso, l’erede subentra al curatore in tutti i rapporti giuridici relativi al patrimonio ereditario [16].

Eredità vacante: cos’è?

Un’altra causa di cessazione della curatela si ha quando nessun erede voglia o possa (ad esempio, in caso di prescrizione) accettare l’eredità: in tal caso, i beni vengono devoluti allo Stato e si parla di eredità vacante [17]. In pratica, quindi, quando non c’è nessuno a cui devolvere l’eredità, alla persona defunta succede definitivamente lo Stato.

L’acquisto dell’eredità da parte dello Stato è automatica e, pertanto, non è necessaria alcuna accettazione; al contempo, non è ammessa la rinuncia all’eredità. La responsabilità dello Stato è limitata, per quanto riguarda i debiti ereditari e i legati, al valore dei beni acquistati (come se avesse accettato con beneficio di inventario, per intenderci).

note

[1] Art. 474 cod. civ.

[2] Art. 475 cod. civ.

[3] Art. 476 cod. civ.

[4] Corte appello Torino, 30.1.1989.

[5] Cass., sent. n. 1585/1987 del 13.02.1987.

[6] Cass., sent. n. 12327/1999 del 05.11.1999.

[7] Art. 485 cod. civ.

[8] Art. 527 cod. civ.

[9] Art. 481 cod. civ.

[10] Art. 484 cod. civ.

[11] Art. 519 cod. civ.

[12] Art. 458 cod. civ.

[13] Art. 525 cod. civ.

[14] Art. 528 cod. civ.

[15] Art. 529 cod. civ.

[16] Art. 532 cod. civ.

[17] Art. 586 cod. civ.

Autore immagine: Unsplash.com


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