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Conflitto genitori figli

30 Gennaio 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini
Conflitto genitori figli

Associazioni, scrittori, istituti di mediazione familiare e centri studi a confronto sulle diverse modalità di approccio ai temi legati alla crescita.

“Conosci te stesso” era la scritta che campeggiava in greco antico sul fronte del Tempio di Apollo a Delfi in Grecia. E se questa massima spirituale è stata la prescelta per esortare gli uomini di tutti i tempi a guardarsi dentro, un motivo o forse ben più di uno, dovrà pur esserci. Tra il dire e il fare, come dice il detto, c’è di mezzo il mare. E non si tratta né di mar Ionio, né di mar Egeo o Mediterraneo, bensì di un mare di differenze tra il parlato e il vissuto che, ci piaccia o no, a lungo andare genera incomprensioni, incomunicabilità, oltre ad erigere veri e propri muri che rendono le persone delle vere e proprie “isole” distanti l’una dall’altra. Distanze che si possono creare anche all’interno dei contesti familiari. Forse anche a te sarà capitato in autobus o in attesa al bancone dei prodotti freschi del supermercato, di assistere involontariamente a degli scambi furtivi di battute tra genitori in ansia per i figli adolescenti, quasi perennemente trincerati dietro le immancabili cuffiette stereo, o imbronciati all’ennesima potenza e in deficit di linguaggio parlato. Hai voglia a dire che si tratta di un’età strana o che, prima o poi, passerà. Per chi vive queste situazioni di conflittualità sotterranea o manifesta, quasi h24, le chiacchiere, come si dice, stanno a zero. Come affrontare il conflitto genitori figli? Dipende sempre dalle giovani generazioni o anche gli adulti possono fare qualche passo per tentare di ridurre le distanze intergenerazionali? Premesso che nessuno è depositario della tanto ambita sfera di cristallo, un approfondimento in più non può che fare bene, specie nelle fasi di cambiamento a cui la famiglia è sempre più esposta nei tempi che corrono. Fermo restando che ci sono conflitti e conflitti, alcuni di questi sono assolutamente necessari per una sana crescita dell’individuo. Della serie “non tutti i conflitti vengono per nuocere”.

Fase negazionista “ante litteram”

“No, no e no!” una parolina di sole due lettere con cui i genitori cominciano a confrontarsi sin dai primi anni di vita dei figli, tanto carini e teneri ma anche altrettanto determinati quando si tratta di affermare se stessi. E questa “smania” sana di differenziazione che potrebbe portare i piccoli anche a combinare i primi guai, di cui ovviamente saranno i genitori a rispondere, comincia a manifestarsi appena il “rampollo” di famiglia ha acquisito sufficiente autonomia di spostamento sulle proprie gambette.

Figurarsi quale determinazione può esserci nello stesso figlio “fotografato” a distanza di una decina di anni da quei suoi primi reiterati no! E se allora il pediatra era riuscito a tranquillizzare i neo genitori riguardo a quella sorta di “maschera di ferro” indossata dal piccoletto di casa recalcitrante a tutto e a tutti, perché la levata di scudi dell’età adolescenziale non potrebbe essere letta allo stesso modo? In fin dei conti, a dirla con Marguerite Yourcenar, “Non c’è niente di più lento e faticoso quanto la nascita di un uomo” [1].

Fase della “doppia identità”

Se tuo figlio sembra avere una doppia identità: una domestica scontrosa e l’altra “social”, dinamica e “like addicted”, forse fa parte della crescita. Anche la delimitazione fisica dei propri spazi dovrebbe essere messa in conto. Se la stanza di tuo figlio ti dovesse diventare di punto in bianco “off-limits” o non dovessi essere più tu il confidente dei suoi segreti, come invece faceva da piccolo, mantieni la calma.

Forse non è un segnale di rifiuto radicale nei riguardi della tua persona, bensì una nuova necessità legata alla sua crescita.

Quindi se dovessi vedere tuo figlio chiuso in camera e attaccato al cellulare in vena di confidenze fiume con l’amica del cuore, non andare su tutte le furie. Anche questo nuovo atteggiamento potrebbe soddisfare il suo legittimo bisogno di appartenenza al gruppo dei cosiddetti “pari” e tu, in quanto genitore, non puoi rientrarci. Se sarai in grado di accettare questa sua temporanea separazione da te, riguadagnerai terreno nel futuro più o meno immediato.

Fase esplorativa delle prove ed errori

“So io quello che devo fare, tu non ti impicciare!”: alzi la mano chi non si è mai trovato dinnanzi a frasi del genere almeno una volta nella vita! E se a pronunciarle è quello “sbarbatello” di tuo figlio che magari consideri ancora piccolo e bisognoso di protezione, il rischio che il tuo sistema nervoso vada in corto circuito è piuttosto alto.

Lui, il “signorino”, esplicita manie di grandezza, ma tu vedi che ancora non si sa né rifare il letto e neanche cuocere un uovo al tegamino.

Un doppio registro, il tuo e il suo, che in parte può trovare spiegazione nel fatto che mentre l’adolescenza porta con sé fasi di grandiosità e sopravvalutazioni delle reali capacità, per i genitori i figli restano sempre piccoli. Un divario dunque difficile da colmare. Alle volte basta fermarsi, fare un bel respiro e ricordare che si cresce proprio tramite il sistema di “prove ed errori“.

L’iperprotezione non produrrà altro che adulti insicuri e a pensarci bene quale genitore si augurerebbe un destino del genere?.

Fase di differenziazione e del “conosci te stesso”

Col progredire delle varie fasi esplorative, dei confronti con i suoi pari, con le sfide della vita, si farà sempre più chiaro nella mente del giovane il suo personale registro di valori. Quindi se prima magari si identificava totalmente col genitore del proprio sesso di appartenenza, progredendo nella crescita, l’adolescente potrebbe essere indotto a differenziarsi dal clan familiare a tal punto, da contrapporsi in toto ai modelli proposti.

Se questo dovesse essere il tuo caso, non pensare di avere sbagliato tutto. Si sa che i modelli o si imitano o si evitano. Del resto, se è vero che è possibile risalire fino a svariate generazioni indietro, chissà di quali geni potrebbe essere portatore tuo figlio! Magari quanto a fattezze esterne, trovi che ti somigli come nessun altro, ma poi non escludere a priori che nell’intimo possa avere ben poco che lo leghi a ciò che caratterizza te.

Quante volte è capitato di sentire nei battibecchi di coppia “E’ tutto sua madre” o viceversa “Sei come tuo padre“, con la sotterranea insinuazione che ciò che non piace è un bagaglio ereditato dall’altro genitore. In queste comprensibili schermaglie di coppia, non dimenticare mai però che il figlio non è di nessuno e non deve necessariamente somigliare a qualcuno. A dirla col poeta Khalil Gibran voi genitori “Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee” [2].

Fase oppositiva dei “super-eroi fragili”

Una volta entrato in contatto con la propria intima e vera natura, il giovane non sarà più disposto ad accettare compromessi e tenderà ad imporsi sfidando tutto e tutti. Ma se è vero che dalla sua avrà tutta la prorompente energia dell’età, soggetta anche alle cosiddette tempeste ormonali, ad onor del vero, va pure detto che l’altra faccia della prepotenza è spesso la debolezza. A dirla con gli esperti del centro studi Erickson che da oltre trent’anni si confrontano su queste tematiche, la “forza” degli adolescenti, per usare una metafora, è quella dei “super-eroi fragili”.

Quindi, anche dopo eventuali scontri all’ultimo insulto, cercate di lasciare sempre la porta di casa aperta, per una riconciliazione e una rinegoziazione delle regole di vita domestiche. E chissà che dopo tanto penare, a distanza di tempo, possiate anche voi nel guardare i vostri figli belli e cresciuti, dire a voi stessi con una certa soddisfazione “Il discepolo ha superato il maestro”.

Fase delle responsabilità e aspettative

Arrivati a questo stadio si potrebbe pensare che il più è ormai fatto e alle spalle, mentre anche qui, latenti si potrebbero annidare delle “false” aspettative che potrebbero continuare a dare del filo da torcere all’interno delle dinamiche familiari. Mentre infatti il figlio potrebbe ambire ad assumersi delle proprie responsabilità, potrebbe non essere così incline a farsi carico delle varie adempienze familiari. E’ questo il caso in cui se doveste essere voi, come genitori, a commissionare ai figli un qualche incarico che potrebbe suonare come “ricordati di pagare il bollo dell’auto” oppure “metti sul fuoco l’acqua della pasta”, il risultato potrebbe tramutarsi in un importo da pagare con tanto di sanzione, o in un panino rimediato con gli avanzi del frigo. Anche qui, cercate però di non farne una questione personale.

La cosa potrebbe trovare una sua spiegazione mettendo sui piatti della bilancia sia le aspettative di voi genitori verso i figli, sia gli impegni che gli stessi si assumono verso le personali priorità. Anche qui, calibrando diversamente le seppur legittime aspettative genitoriali con le responsabilità assunte dai ragazzi verso la propria vita, forse potrebbe essere più semplice raggiungere un terreno comune.

Il parere delle associazioni genitori-figli

“Tutto ciò premesso”, si direbbe in gergo legale, come affrontare queste varie fasi della vita senza rischiare di uscire soccombenti da tutti questi processi alle intenzioni e non solo? Alcune associazioni statunitensi si sono messe d’impegno a stilare una sorta di vademecum rivolto a tutti i genitori che si trovano a crescere i figli in fase adolescenziale.

Vediamo di passare in rassegna i punti nodali:

  • i genitori restano il punto di riferimento fondamentale dei figli, nonostante tutto;
  • il confronto verbale, seppur doloroso, porta a dei passi in avanti;
  • l’ascolto deve essere attento e partecipe, meglio ritagliare un momento della giornata in cui si è sicuri di non essere distolti da altro;
  • lo scambio di sguardi dovrebbe essere empatico e accogliente e non inquisitorio così da creare un ambiente fertile alla condivisione;
  • le emozioni dei figli, per quanto potenzialmente incomprensibili, vanno rispettate;
  • in caso di critiche, queste vanno mosse ai comportamenti tenuti e non alla persona. Anziché dire “Sei stato uno stupido”, si deve dire “Hai fatto una cosa stupida”. In questo modo non verrà lesa l’autostima della persona;
  • negoziazione e compromesso sono le modalità da preferire. Non importa chi vinca o perda, quanto il raggiungimento di un livello condiviso;
  • i genitori non sono amici, devono dare regole limitandole agli ambiti ritenuti importanti evitando di eccedere;
  • in caso di sensi di inadeguatezza, consigliabile rivolgersi a persone ritenute più esperte;
  • i genitori sono persone, quindi non pretendere da se stessi livelli di perfezione;
  • nei casi in cui siano stati commessi errori, limitarsi ad ammettere di aver sbagliato.

Mediazione familiare nel conflitto genitori-figli

Se nonostante gli sforzi messi in campo, la conflittualità dovesse essere sopra i livelli di guardia, cioè tale da impedire in modo pressoché costante una civile convivenza tra i componenti della famiglia, come extrema ratio potrebbe considerarsi pure il ricorso alla mediazione familiare.

Legislativamente parlando, la mediazione all’interno del contesto familiare, quale metodo di risoluzione dei conflitti familiari, inizia ad imporsi all’attenzione con l’entrata in vigore della Legge n.54/2006 [3].

Seppur nata per la risoluzione dei conflitti coniugali, si sono registrate aperture anche verso ulteriori forme di conflittualità, come quella tra adolescenti e genitori appunto. In questo ultimo caso il fine da raggiungere sarebbe quello di favorire il processo di separazione sana e pacifica tra genitori e figli.



Di Maria Teresa Biscarini

note

[1] “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar pubblicato per la prima volta nel 1951, premiato con il Prix des Critiques.

[2] “I vostri figli” è una poesia contenuta nel libro “Il Profeta” di Khalil Gibran.

[3] L. n.54/2006 (Separazione genitori e affidamento condiviso dei figli).


1 Commento

  1. Ultimamente, i litigi con i miei figli adolescenti sono sempre più frequenti. Non è semplice gestirli a questa età! Certo, noi impariamo a capire come essere bravi genitori insieme a loro. Grazie per i vostri suggerimenti.

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