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La prescrizione dei diritti

27 Gennaio 2019 | Autore:

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Gennaio 2019



Prescrizione: cos’è e come funziona? Quali diritti sono imprescrittibili? Come si calcola la prescrizione e come si fa valere?

In televisione, alla radio e sui giornali si fa sempre un gran parlare di prescrizione, quasi fosse un male da debellare: in realtà, la prescrizione dei diritti è un istituto vecchio quanto il mondo. Possiamo tranquillamente affermare che non è esistita un’epoca storica che non abbia conosciuto la prescrizione. Quella di cui senti tanto discutere nei dibattiti politici e nei salotti tv è la prescrizione penale, cioè quella scure che cala sui reati dopo che sia trascorso molto tempo dalla loro commissione: la legge non ritiene giusto punire il responsabile di un avvenimento criminoso se sia trascorso troppo tempo tra la commissione dell’illecito e la sua punizione. Con il blocco della prescrizione, riforma voluta dal governo per maggiormente tutelare le vittime dei reati, la prescrizione dei delitti e delle contravvenzioni cesserà di decorrere a partire dal termine del primo grado di giudizio; ma parliamo sempre di prescrizione penale. Nell’ambito delle restanti branche del diritto (soprattutto nel civile), invece, la prescrizione non è mai stata messa in discussione e, pertanto, continua placidamente a fare il suo lavoro. La prescrizione dei diritti è quell’evento che comporta la cancellazione, o meglio, l’estinzione delle situazioni giuridiche, decorso un determinato lasso di tempo durante il quale esse non sono state esercitate dal suo titolare. In buona sostanza, la prescrizione è lo “spazzino” del diritto, in quanto ripulisce l’ordinamento dai diritti stantii, ammuffiti a causa dell’inutilizzo protrattosi troppo a lungo: se hai prestato un milione di lire a un tuo amico e dopo venti anni pretendi che te li restituisca, la legge ti dice che hai tardato troppo a chiederli indietro e, pertanto, darà ragione al tuo debitore, il quale nulla ti dovrà. Lo stesso accade se hai eseguito un lavoro per un cliente e hai lasciato trascorrere troppo tempo senza fare assolutamente nulla per farti pagare il giusto corrispettivo. Non tutto, però, si prescrive: ci sono alcuni diritti che sfuggono alla dura legge della prescrizione, come, ad esempio, il diritto di proprietà, oppure quelli personalissimi, come quello alla libertà, al nome, alla riservatezza, ecc. Penso che questa premessa abbia chiarito quale sarà il contenuto dell’articolo; pertanto, se sei interessato e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: ti spiegherò cos’è e come funziona la prescrizione dei diritti.

Prescrizione dei diritti: cos’è?

Cominciamo subito col dire che la prescrizione è una causa di estinzione dei diritti: la legge infatti dice che ogni diritto si estingue per prescrizione, quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge; non sono soggetti alla prescrizione i diritti indisponibili e gli altri diritti indicati dalla legge [1]. Da questa semplice disposizione possiamo quindi desumere che la prescrizione dei diritti matura a seguito del decorso di un arco temporale fissato dalla legge: normalmente, si tratta di un periodo di tempo pari a dieci anni ma, in alcune ipotesi particolari, può essere abbreviato oppure prolungato. Oltre a ciò, occorre che durante questo periodo di tempo il diritto in questione non sia stato esercitato dal suo titolare.

Prescrizione dei diritti: come funziona?

La prescrizione dei diritti, come anticipato, è una causa di estinzione direttamente collegata al decorso del tempo accompagnato dall’inutilizzo del diritto stesso, cioè dal mancato esercizio delle facoltà e dei poteri che dal diritto derivano. Ad esempio, se sei creditore di una somma di danaro e, per dieci anni, non hai fatto nulla (né giudizialmente, mediante citazione o ricorso, né stragiudizialmente, inviando lettere di messa in mora) per ottenere la restituzione, il tuo diritto di credito sarà estinto e, quindi, non potrai fare più nulla per farlo valere.

La prescrizione dei diritti, quindi, è una combinazione di tempo e di inerzia: il primo segna il termine entro il quale il tuo diritto è ancora “vivo”; il secondo, invece, si riferisce alla tua inoperosità, la quale deve essere mantenuta per il tempo previsto dalla legge. Vediamo ora quanto tempo ci vuole perché possa essere fatta valere la prescrizione dei diritti.

Prescrizione dei diritti: quanto tempo occorre?

Perché scatti la prescrizione dei diritti occorre che gli stessi non vengano esercitati per un determinato periodo di tempo; questo arco temporale è previsto direttamente dalla legge ed è fissato, in via ordinaria, in dieci anni [2]. Il normale termine di prescrizione dei diritti è, quindi, decennale, nel senso che, trascorsi dieci anni senza che tu abbia esercitato nemmeno una delle facoltà che il diritto ti concedeva, questo si intenderà prescritto.

Il termine affinché maturi la prescrizione dei diritti non è, però, sempre uguale; vi sono dei casi in cui occorre molto più di dieci anni oppure, al contrario, molto meno. Di seguito ti indicherò alcune eccezioni al termine decennale ordinario:

  • i diritti reali limitati (usufrutto, servitù di passaggio, enfiteusi, ecc.) si prescrivono in venti anni;
  • l’azione di annullamento del contratto si prescrive in cinque anni;
  • l’azione di risarcimento per responsabilità extracontrattuale si prescrive in cinque anni;
  • i diritti che derivano dai rapporti sociali, se la società è iscritta nel registro delle imprese, si prescrivono in cinque anni;
  • il risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli di ogni specie il diritto si prescrive in due anni;
  • l’azione di rescissione del contratto si prescrive in un anno;

Nel caso dell’azione volta ad ottenere il risarcimento del danno extracontrattuale, se il fatto è considerato dalla legge come reato e per il reato è stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile [3].

Diverso è invece il caso della prescrizione presuntiva, che matura in tre anni. Per saperne di più su questo argomento ti rinvio alla lettura di questo articolo.

Quali diritti sono imprescrittibili?

Come anticipato, non tutti i diritti sono soggetti a prescrizione: ve ne sono alcuni, infatti, che sfuggono alla “tagliola” rappresentata dall’estinzione per prescrizione. Nello specifico, tra i diritti imprescrittibili possiamo annoverare: la proprietà e l’azione di rivendicazione ad essa collegata; i diritti della personalità (diritto all’immagine, al nome, alla privacy; all’integrità personale; ecc.); le azioni dirette ad accertare o a contestare uno status familiare (ad esempio, l’azione di contestazione o di reclamo dello status di figlio); l’azione di petizione dell’eredità; le azioni giudiziali di accertamento, come quella di nullità.

Prescrizione dei diritti: come si calcola?

Abbiamo detto che la prescrizione dei diritti matura, ordinariamente, in dieci anni, i quali decorrono dal momento in cui il diritto può essere fatto valere: così, se con il tuo debitore hai stipulato un patto secondo cui la restituzione dovrà avvenire a partire dall’anno successivo al prestito, sarà questo il termine che dovrai considerare per l’inizio del calcolo della prescrizione, non il momento effettivo in cui il prestito è avvenuto. Oppure: se il tuo diritto al pagamento è sottoposto alla condizione che tu consegni dei documenti alla controparte, la prescrizione del credito non incomincia se tale consegna non è avvenuta, poiché essa si pone come condizione sospensiva del diritto di credito.

Calcolare la prescrizione dei diritti non è cosa così scontata: ci sono degli eventi che segnano l’interruzione o la sospensione del termine necessario a far maturare la prescrizione. Vediamo di cosa si tratta.

Interruzione della prescrizione: cos’è?

La prescrizione dei diritti può essere interrotta: in questo modo, il titolare del diritto evita di incorrere nella causa di estinzione, facendo sì che il termine di prescrizione cominci a decorrere nuovamente daccapo. Secondo il codice civile, è un valido atto interruttivo non solo la citazione in giudizio, ma addirittura ogni atto che valga a costituire in mora il debitore [4]. In pratica, quindi, una semplice lettera di messa in mora inviata al debitore è idonea a far decorrere nuovamente daccapo il termine prescrizionale. Considera questo esempio: se sono nove anni che il tuo debitore non ti paga, puoi tranquillamente metterlo in mora spedendogli una lettera raccomandata in cui gli chiedi formalmente di restituirti il denaro (eventualmente con maggiorazione degli interessi). Questo semplicissimo atto ti consentirà di azzerare i nove anni fino a quel momento trascorsi e di far ricominciare dall’inizio la prescrizione, cioè di far ricominciare i dieci anni necessari a far maturare la prescrizione ordinaria. In pratica, una semplice intimazione farà sì che il tuo diritto, trascorsi nove anni, sia al sicuro per altri dieci; e così via, se tu decidessi di mettere in mora il debitore con altra lettera.

Tieni inoltre presente che la prescrizione dei diritti resta interrotta durante il processo: questo significa che, se il tuo credito non è prescritto prima di citare in giudizio il debitore, allora potrai stare tranquillo che, durante tutto il processo (durasse anche vent’anni), il tuo diritto non andrà prescritto. Ciò non avviene nel processo penale, in cui l’avvio del procedimento non sospende né interrompe il tempo necessario alla prescrizione.

Sospensione della prescrizione: cos’è?

La prescrizione dei diritti, oltre che essere interrotta, può anche essere sospesa. Si tratta di ipotesi legate ai rapporti intercorrenti tra debitore e creditore: ad esempio, se debitore e creditore si sposano, la prescrizione del credito resta sospesa durante tutto il rapporto di coniugio, riprendendo da dove era rimasta qualora il matrimonio dovesse cessare.

La prescrizione dei diritti resta altresì sospesa tra il tutore e le persone soggette alla sua tutela; tra il curatore e il minore emancipato o l’inabilitato; tra le persone i cui beni sono sottoposti per legge o per provvedimento del giudice all’amministrazione altrui e quelle da cui l’amministrazione è esercitata, finché non sia stato reso e approvato definitivamente il conto; ecc. [5].

A differenza delle cause di interruzione, alla cui cessazione la prescrizione comincia a decorrere daccapo, le cause di sospensione hanno come effetto quello di “congelare” il termine, il quale comincia a riprendere da dove era rimasto quando il motivo di sospensione viene meno.

Prescrizione: come si fa valere?

La prescrizione dei diritti può essere fatta valere in giudizio dalla parte che ne abbia interesse: secondo il codice, infatti, la prescrizione non è rilevabile d’ufficio [6], ma deve essere eccepita dalla parte costituita in giudizio. Questo significa che, se sei stato citato in giudizio per un debito di oltre dieci anni fa, senza che nel frattempo siano stati proposti atti interruttivi, per far dichiarare prescritto il diritto dovrai farlo presente tu al giudice, essendo preclusa al magistrato la possibilità di rilevarla d’ufficio.

La legge precisa, inoltre, che la prescrizione dei diritti può essere opposta non solo dalla parte che ne è direttamente interessata, ma anche dai creditori e da chiunque vi abbia interesse, qualora la parte non la faccia valere; può essere opposta anche se la parte vi ha rinunziato [7]. In buona sostanza, significa che anche coloro che potrebbero essere danneggiati dalla mancata eccezione della prescrizione possono farla valere: pensa al creditore o all’erede del debitore, i quali hanno interesse a che il patrimonio di quest’ultimo non subisca un impoverimento dalla mancata eccezione della prescrizione.

note

[1] Art. 2934 cod. civ.

[2] Art. 2946 cod. civ.

[3] Art. 2947 cod. civ.

[4] Art. 2943 cod. civ.

[5] Art. 2941 cod. civ.

[6] Art. 2938 cod. civ.

[7] Art. 2939 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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