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Vini buoni a basso prezzo: quali scegliere?

6 Febbraio 2019
Vini buoni a basso prezzo: quali scegliere?

Si possono trovare vini buoni a basso costo? Si. Quindi, se vuoi fare bella figura con una bottiglia di vino, ma senza dover dar fondo al portafoglio, sappi che l’uso di piccole accortezze ti salvano.

Vini a basso costo? Si, grazie. Non è impossibile, difatti, trovare vini di qualità a prezzi contenuti, e puoi convincerti ancora di più di ciò se solo pensi che molto spesso non è il prezzo elevato di un oggetto acquistato ad essersi dimostrato sinonimo della qualità del bene. Quindi, se sei stato invitato ad una cena oppure stai preparando un pranzo alla tua dolce metà, non entrare nel panico: pensa che offrire una bottiglia di buon vino ti sarà possibile, senza necessariamente spendere somme elevate. Ma, d’altro canto, ti devi rassegnare al fatto che non può esistere un unico prezzo, che possa ritenersi “giusto”, per tutti vini, rossi, bianchi e rosé che siano. Così come è inevitabile che laddove scegliessi un vino bianco, devi prepararti a pagare di più rispetto ad uno rosso. In questo settore un po’ scivoloso, perché a prima vista risulta privo di punti fermi, l’unica certezza è che, in tema di vini, esistono delle tipologie pregiate che necessariamente hanno prezzi più alti rispetto ad altri, ora vuoi per i costi di produzione ora vuoi perché maggiore ne è la richiesta e minore la produzione. Dunque, potresti pensare di dover gettare la spugna immediatamente nel caso in cui volessi acquistare del buon vino ad un prezzo basso, date queste premesse, ma non è il caso. Devi solo prestare attenzione ad alcune indicazioni “di massima” offerte da chi di vini ne capisce. Vini buoni a basso prezzoquali scegliere? Scoprilo in questo articolo.

Come scegliere vino buono a basso costo

Tra tanti aspetti negativi, questo povero (ex) Bel Paese ha conquistato, però, una medaglia all’onore nel 2018, per un primato importante, motivo di orgoglio degli italiani. E così, seppure i cinesi sono i maggiori produttori di uve ed i francesi ci stanno col fiato sul collo nella gara ai vini più pregiati: fatto sta che l’Italia nel 2018 è riuscita a tornare ad essere leader nella produzione mondiale di vino.

Oggi, ancora oggi, dunque, gli italiani si contendono (purtroppo assieme ai francesi) l’etichetta di migliori produttori ma anche intenditori e consumatori di vino. È vero che molto spesso l’espressione “buon vino” si associa alla previsione di una “mazzata in fronte” dal punto di vista economico. Ma, in verità, chi lo ha detto che per bere un buon vino sia necessario spendere tanto denaro? Infatti, esistono dei piccoli accorgimenti che permettono al consumatore, che ne è amante, di poter scegliere nel grande mare dei vini quelli meno costosi senza, però, rinunciare alla qualità.

Coniugando, detto in termini più semplici, quelli che sono i due aspetti fondamentali della vita di un uomo: l’appagamento del proprio piacere e la preservazione della grandezza del proprio portafoglio.

A questo punto, però, è chiaro che se si ha intenzione di conoscere i vini migliori del periodo di riferimento basterà acquistare una guida ai vini d’Italia,  leggere le recensioni del Gambero Rosso oppure fare delle ricerche su internet e, in particolare, sui siti specializzati sulle ricerche dei vini. Questo significa, quasi puntualmente, che ci si troverà al cospetto di vini non dal piccolo sacrificio economico. Qui parliamo di altro: parliamo di un buon bicchiere di vino, soddisfazione ancestrale dell’uomo, e della sfida della era moderna di non rinunciare all’equilibrio tra denaro e qualità.

I vini più pregiati non possono avere prezzi bassi

Forse in pochi sanno che negli ultimi tempi per acquistare una bottiglia di Masseto Toscana IGT (indicazione geografica tipica), che è un merlot proveniente proprio della Toscana, il “fortunato” compratore deve alleggerirsi di quasi 650,00 euro. Una bottiglia, ripeto. Questo, assieme a molte altri casi, è l’esempio tipico di come un vino particolarmente pregiato, e prodotto solo in alcune zone, è difficile che possa poi essere venduto ad un costo basso.

Per questo motivo, se si ha intenzione di acquistare un buon vino ad un prezzo ridotto, la prima cosa da fare è quella di scartare i vini famosi come il brunello di Montalcino DOCG oppure il Barolo DOC o, ancora, il Montepulciano di Abruzzo (ciascuna, dal costo medio di una bottiglia di 40 euro) e vini simili. In questo modo, puoi essere sicuro che “minor costo” non vorrà dire “minore qualità”: quando si tratta di vini troppo particolari e raffinati e con spese di costo abbastanza elevati, è impossibile pensare di poterli acquistare a costi ridotti, se non a discapito della qualità del vino stesso.

Il prezzo minimo di un vino “buono”

L’esistenza di costi di produzione (corrente elettrica, botti di una determinata qualità, macchinari ecc.) che si aggiungono a quelli di confezionamento (tappo, bottiglie, etichetta ecc.) e di logistica, cioè di sistemazione del vino in attesa di essere venduto, così come di trasporto, rende pressoché impossibile poter pensare di acquistare un buon vino ad un prezzo inferiore a 5,00 euro.

Alcuni esperti di vini, infatti, hanno fatto i cd. conti in tasca ai produttori di vini e, solo considerando le spese fisse (e più banali) della produzione, come ad esempio il costo della bottiglia, del tappo e dell’etichettatura, sono riusciti a stabilire in linea generale che un buon vino non può essere venduto ad un prezzo pari al proprio costo. E che il costo approssimativo per la produzione di una bottiglia si aggira proprio attorno ai 5,00 euro. Nel percorso della tua scelta, dunque, puoi fare un altro step iniziando a scartare i vini che hanno un prezzo uguale od inferiore a questo importo.

Il gusto che più piace

Inoltre, un altro consiglio da ricordare, per orientarti nell’acquisto del vino, è quello di scegliere sempre un vino che in passato ti è piaciuto. Intanto, tra rossi, bianchi e rosé. E poi, tra questi, il tipo specifico.

Ad esempio, tra i rossi ricordiamo: il cabernet, il nobile di Montepulciano (costo medio orientativo a bottiglia di 40 euro), il Brunello (orientativamente media di 40 euro), il Primitivo della Puglia (orientativamente media di 7-10 euro), il Taurasi della Campania (orientativamente media di 15 euro), il Nero D’Avola della Sicilia (orientativamente media di 8 euro), l’Aglianico di Vulture della Basilicata (orientativamente media di 10-15 euro), il Sauvignon del Trentino e del Friuli e dell’Alto Adige (orientativamente media di 10-15 euro).

Invece, tra i rosati possiamo menzionare: il Salento IGT ed il Cirò Rosato della Calabria  (costo medio orientativo a bottiglia di 7-10 euro).

Infine, tra i bianchi ricordiamo: il bianco d’Alcamo della Sicilia, il Greco di Tufo di Avellino ed il Verdicchio marchigiano (costo medio orientativo a bottiglia di 18 euro).

Il territorio di produzione

Una scelta che permette di poter fare una ulteriore scrematura tra i vini più costosi ed i vini meno costosi è quella relativa alla scelta dell’origine del vino ed al luogo di produzione.

Infatti, nel settore del vino, i famosi alimenti a costo zero, cioè prodotti nella stessa zona o nell’area più vicina rispetto al luogo di vendita, funzionano realmente.

Ed è per questo che, ad esempio, in un negozio di Cosenza si potranno trovare vini buoni a basso prezzo, se si sa cercare tra il vino locale, cioè quello prodotto nel territorio cosentino o nei paesi ad esso circostanti. E così, ancora, in un supermercato partenopeo sarà semplice coniugare basso costo e bontà per il palato, se si sceglierà un vino locale.

Il contatto diretto con cantine, cantine sociali e produttori 

Un’altra valida alternativa all’acquisto presso il supermercato certamente risulta essere quella di recarsi, laddove fosse possibile, personalmente presso le cantine o presso i produttori di vino, soprattutto se locali, e procedere così ai propri acquisti.

Quali sono i “costi” del vino

Analizziamo quali sono i costi del vino e perché, al di sotto di una determinata soglia, non si può parlare di buon prodotto.

Uno degli aspetti che incide sul prezzo del vino è certamente la quantità della produzione. Infatti, è evidente che minore sarà la vendemmia maggiormente i costi fissi di produzione summenzionati (corrente elettrica, botti di rovere, spazio da occupare, bottiglie, tappi ecc.) andranno ad incidere sul prezzo. Questo perché i costi fissi, cioè quelli che sono indipendenti dalla quantità di bene da produrre e che rimangono sempre uguali, è difficile che possano essere ridotti. A meno che non vengano superati, già di per sé, da un elevato quantitativo di produzione: elemento che va a ridurre il costo di ciascun bene.

Ad esempio, se c’è un costo fisso di 100 euro, con 10 bottiglie vorrò rientrare di questo importo più -ovviamente- aggiungere il mio profitto, che ammettiamo io voglia sia di 20 euro.  A questo punto, il prezzo di 120 euro complessivi (100 per le spese fisse e 20 di profitto) comporta un costo per ciascuna bottiglia di € 12 (120 diviso 10). Diversamente, ad esempio con una produzione di 20 bottiglie, al medesimo costo fisso di 100 euro, il prezzo di ciascuna bottiglia potrebbe scendere (pur volendo mantenere il medesimo profitto di 20 euro) ad € 6,00 (120 diviso 20).

Il costo, poi, viene influenzato dalle stesse tecniche di vinificazione che vengono usate dalle diverse case produttrici. Ciò che definiamo e chiamiamo “vinificazione” altro non è se non quel processo biochimico attraverso il quale l’uva si trasforma in vino. Infatti, ad esempio, più le tecniche di vinificazione sono dirette ad ottenere un vino di alta qualità, più esiguo sarà il numero di esemplari all’interno degli scaffali dei supermercati, con conseguente aumento del prezzo del bene. Tra l’altro, basti pensare che un “vino riserva” richiede oggettivamente costi di investimento maggiori rispetto ad un vino normale, in termini di tempo, di occupazione di spazio delle botti di rovere e così via dicendo.

E ricordiamoci che viene definito “vino riserva” quello sottoposto ad un periodo di invecchiamento, normalmente attestato, per i rossi in almeno due anni e per i bianchi in almeno un ano. Anche se, occorre precisarlo, questo arco di tempo di conservazione può essere più lungo.

Le stesse confezioni del vino, costituite dalla bottiglia e dall’etichetta e dal tappo, hanno un costo differente a seconda della relativa qualità e rappresentano quelli che abbiamo già menzionato come costi di produzione. Il principio di base è che, nella generalità dei casi, sarà difficile trovare un “vino non buono” all’interno di una bottiglia di una certa importanza.

Ad esempio, un elemento che fa comprendere che la bottiglia di un vino ha un certo “peso” qualitativo, è la profondità della rientranza che si trova sul fondo della bottiglia e che serve anche per inserirvi il pollice, all’atto di versare il vino nel bicchiere. Se la tua scelta si orienta verso una bottiglia di questo tipo, già si può pensare che quel contenitore (che si sa, ha un costo maggiore rispetto ad una bottiglia ordinaria) non tradirà la sua “natura”, riserbando al proprio interno un vino altrettanto di qualità.

Il territorio di coltivazione e produzione del vino è importante, laddove è evidente che un vino locale potrà permettersi di praticare un prezzo più basso rispetto ad un altro proveniente da zone più lontane.

Infine, lo stesso mercato di acquisto e, quindi, i consumatori incidono sul prezzo di un vino. Il vino è un prodotto di consumo e, di conseguenza, sottostà come tutti gli altri prodotti destinati a ciò alle leggi di mercato. Quindi, per fare un esempio, se in un dato periodo risulta famoso e, quindi, viene più richiesto un certo tipo di uva che, magari, appartiene ad una varietà di cui non c’è tanto raccolto, sarà inevitabile che il suo prezzo tenderà a salire.


2 Commenti

  1. Buongiorno! La prossima volta che farò un acquisto mi saranno utili questi consigli. Vorrei sapere, se dopo una serata in cui ho bevuto un paio di bicchieri di vino, ma non sono né brillo e né ubriaco, mi metto alla guida e mi fermano facendomi fare l’alcol test cosa posso rischiare? Qual è il limite di alcol che non si può superare per evitare multe e problemi? grazie

    1. Buongiorno Fiorello! La sanzionabilità della guida in stato di ebbrezza è proporzionata alla quantità di alcol presente nel sangue del guidatore, quantità rilevata dall’alcoltest. Esiste una soglia minima di tasso alcolemico che, se non oltrepassata, non comporta neppure l’irrogazione di una sanzione amministrativa. Questo valore equivale a 0,5 grammi per litro (g/l). Superata la soglia indicata, iniziano le dolenti note. Se il tasso alcolemico rilevato è compreso tra 0,5 e 0,8g/l, si configura solo un illecito amministrativo: il trasgressore è punito con una sanzione pecuniaria che va da 532 a 2.127 euro; a ciò si aggiunge la sospensione della patente di guida da tre a sei mesi. La guida in stato di ebbrezza assume rilevanza penale se il tasso alcolemico supera gli 0,8 g/l. Infatti, se il tasso rilevato si assesta tra 0,8 g/l e 1,5 g/l le sanzioni sono: ammenda da ottocento a 3.200 euro (l’ammenda è aumentata da un terzo alla metà quando il reato è commesso dopo le ore ventidue e prima delle sette del mattino); arresto fino a sei mesi; sospensione della patente di guida da sei mesi a un anno. Qualora il tasso alcolemico risulti addirittura superiore a 1,5 g/l, si avrà: ammenda da 1.500 a seimila euro (anche in questo caso, aumentata da un terzo alla metà se il reato è commesso tra le ventidue e le sette del mattino); arresto da sei mesi a un anno; sospensione della patente di guida da uno a due anni (il periodo di sospensione va da due a quattro anni se il veicolo appartiene a persona estranea al reato).

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