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La pubblicità comparativa è concorrenza sleale se i prodotti non sono omogenei

24 Ottobre 2013
La pubblicità comparativa è concorrenza sleale se i prodotti non sono omogenei

Vietato il video che confronta le caratteristiche di due prodotti concorrenti, ma non omogenei tra loro in quanto appartenenti a categorie differenti.

La pubblicità comparativa – quella, cioè, che mette a confronto due o più prodotti al fine di esaltare le caratteristiche solo di uno di essi – è lecita in Italia, ma a condizione che detti prodotti siano tra loro omogenei, altrimenti scatta la concorrenza sleale. A dirlo è una recente ordinanza del Tribunale di Milano [1].

Il giudice meneghino ricorda che la pubblicità comparativa non è di per sé illecita. Al contrario, essa è uno stimolo alla libera concorrenza ed è uno strumento d’informazione che consente al consumatore una scelta più consapevole.

Tuttavia, la pubblicità comparativa deve rispondere sempre a determinate regole (leggi l’articolo Pubblicità comparativa: è possibile fare il confronto tra due prodotti?) affinché non sia mai ingannevole. A tal fine essa deve confrontare beni o servizi tra loro omogenei – prodotti, cioè, tra i quali si possa fare un effettivo paragone -, altrimenti sconfina nella concorrenza sleale.

È infatti escluso che la pubblicità, per quanto comparativa, possa risolversi nel denigrare il concorrente e nel procurare all’autore della pubblicità un indebito vantaggio.


note

[1] Trib. Milano, ord. 3.05.2013.


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