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Recesso da società

14 Gennaio 2019


Recesso da società

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Gennaio 2019



Come sciogliersi da una società a tempo determinato o a tempo indeterminato. Le ipotesi del recesso dalla società di persone o di capitali.

È molto facile (almeno da un punto di vista giuridico) costituire una società e divenirne socio; è molto più difficile invece uscirne, specie quando non c’è accordo con la compagine. Come fa una persona che, per ragioni di opportunità, convenienza, semplice stanchezza o dissenso rispetto alle decisioni aziendali, intende cedere le proprie quote e uscire dalla società? Alcune sentenze hanno fornito delle importanti spiegazioni; da ultimo una pronuncia del tribunale di Milano [1]. Di tanto parleremo nel seguente articolo, facendo distinzione tra il recesso da una società a tempo determinato (con ciò intendendosi la durata della società fissata nello statuto) dal recesso da una società a tempo indeterminato.

Recesso da società di persone

Le società di persone sono le Snc (società in nome collettivo), Sas (società in accomandita semplice) e le Ss (società semplici). Vedremo qui di seguito come la legge regola le ipotesi di recesso a seconda della durata della società fissata nello statuto.

Recesso società di persone a tempo indeterminato

Se si tratta di società a tempo indeterminato (quando cioè lo statuto non indica una data di cessazione della società), il socio può recedere in qualsiasi momento e uscire fuori dalla società.

Recesso società di persone a tempo determinato

La stessa soluzione vale per il recesso da società a tempo determinato quando la durata fissata dallo statuto è superiore alla normale vita umana [2] o alle prospettive lavorative [3]; si pensi a due soci di 40 anni che costituiscono una società con durata di 50 anni. Una simile scadenza comporterebbe per i soci un’eccessiva restrizione, restando legati a vita alla società (seppure ancora vivi, a 90 anni non si lavora più). Sicché, anche in questo caso, il recesso è consentito in qualsiasi momento proprio al pari di quanto succede per le società a tempo indeterminato. È infatti pacifico che la durata lunghissima, e pertanto eccedente la presumibile esistenza in vita dei soci, è parificabile alla durata indeterminata e che, quindi, in tal caso, il socio ha diritto di recesso in ogni momento. 

Invece nel caso in cui la durata della società sia più ragionevole e non superi le aspettative di vita del socio o, comunque, il lasso di tempo in cui questi può lavorare, allora il recesso da una società a tempo determinato può avvenire solo per giusta causa. 

Cosa si intende per giusta causa di recesso?

Con riferimento alla possibilità di recedere, in qualsiasi momento, dalla società a tempo determinato per «giusta causa», dobbiamo vedere cosa comprende tale ipotesi. Si ha giusta causa in presenza di una condotta illegittima da parte degli altri soci (o anche di uno solo di questi). Si pensi al caso di un’evasione fiscale o di una gestione contraria alle norme di legge.

Recesso dalla società di persone con il consenso dei soci

Sia per quanto riguarda la società a tempo determinato che quella a tempo indeterminato, il recesso è sempre possibile se c’è il consenso di tutti i soci. In tale ipotesi, a ben vedere, non i tratterà di recesso, ma di scioglimento del vincolo con un apposito contratto cui devono partecipare tutti i soci.

Cosa comporta il recesso da una società di persone?

Nel momento in cui viene esercitato il recesso da una società di persone, al socio uscente va liquidata la sua quota. In essa va calcolato anche il valore dell’avviamento [4]. 

Recesso da società di capitali

Le società di capitali sono le Srl (società a responsabilità limitata), Spa (società per azioni) e le Sapa (società in accomandita per azioni). Vedremo qui di seguito come la legge regola le ipotesi di recesso a seconda della durata della società fissata nello statuto, se cioè a tempo determinato o indeterminato.

Recesso società di capitali a tempo indeterminato

Con la riforma del diritto societario del 2003 è stato introdotto, sia per le Spa che per le Srl [5], il principio in base al quale se la società ha una durata indeterminata, il socio può dichiarare il proprio recesso in ogni momento. Anche in questo caso il socio recedente va liquidato con il pagamento di una somma pari al valore di mercato della sua quota di partecipazione; e se gli altri soci non vogliono acquistare la quota del recedente e la società, a sua volta, non ha le risorse sufficienti per liquidarlo, si giunge allo scioglimento della società stessa.

Recesso società di capitali a tempo determinato

Il libero recesso dalla società a tempo determinato ma con durata lunghissima è pacifico solo per le società di persone. Tuttavia, la giurisprudenza sta allargando lo stesso principio anche alle società di capitali [1]; per cui la clausola contenuta nello statuto di una Spa (non quotata) o nella Srl che dispone una durata lunghissima della società, legittima il socio a recedere in ogni tempo (e, quindi, a pretendere la liquidazione del suo pacchetto azionario o la relativa) sia pure con un preavviso minimo di 180 giorni; l’atto costitutivo può prevedere un periodo di preavviso superiore purché non maggiore di un anno.

Come già aveva chiarito la Cassazione nel 2013 [6], «stabilire una durata della società a un termine assai lontano nel tempo» «equivale allo stabilire una durata a tempo indeterminato».

Il caso analizzato dalla sentenza in commento del tribunale di Milano [1] riguarda il recesso di una Srl da una Spa di cui era socia. I giudici del capoluogo lombardo hanno chiarito che la clausola contenuta nello statuto di una società per azioni, la quale stabilisca la durata della società in un termine «tale da oltrepassare qualsiasi orizzonte previsionale», legittima l’esercizio del diritto di recesso in capo ai soci poiché rappresenta fattispecie analoga a quella delle società contratte a tempo indeterminato. Ne consegue che ai soci compete il diritto di «recedere» dando un «preavviso di 180 giorni» se lo statuto non prevede «un termine maggiore», il quale comunque non può essere «superiore ad un anno». 

In ogni caso è sempre consentito il recesso dalle società di capitali per le seguenti cause [7]:

  • specifici motivi indicati espressamente nell’atto costitutivo; 
  • dissenso del socio rispetto alla delibera che abbia deciso il cambiamento dell’oggetto sociale (quando consente un cambiamento significativo dell’attività della società e non una qualsiasi modifica anche di minimo rilievo)
  • dissenso del socio rispetto alla delibera che abbia deciso la trasformazione della società, la sua fusione o scissione, la revoca dello stato di liquidazione, il trasferimento della sede all’estero, l’eliminazione di una o più cause di recesso previste dall’atto costitutivo 
  • dissenso del socio rispetto alla delibera che abbia deciso il compimento di operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell’oggetto della società determinato nell’atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti attribuiti ai soci.

Casi di recesso dalla Spa

Con riferimento alla Spa il codice civile indica specifiche cause di recesso:

  • modifica della clausola dell’oggetto sociale, quando consente un cambiamento significativo dell’attività della società;
  • trasformazione della società;
  • trasferimento della sede sociale all’estero;
  • revoca dello stato di liquidazione;
  • eliminazione di una o più cause di recesso previste dal successivo comma ovvero dallo statuto;
  • modifica dei criteri di determinazione del valore dell’azione in caso di recesso;
  • modificazioni dello statuto concernenti i diritti di voto o di partecipazione.

Salvo che lo statuto disponga diversamente, hanno diritto di recedere i soci che non hanno concorso all’approvazione delle deliberazioni riguardanti:

  • la proroga del termine;
  • l’introduzione o la rimozione di vincoli alla circolazione dei titoli azionari.

note

[1] Trib. Milano, provv. n. 18236/18 del 30.06.2018. Nello stesso segno: C. Appello Milano 21 aprile 2007 e Trib. Roma 19 maggio 2009; in senso contrario Trib. Napoli 10 dicembre 2008.

[2] Art. 2285 cod. civ.

[3] Trib. Roma, sent. n. 21224/2015, Trib. Roma sent. del 4.03.2015; Trib. Napoli, sent. del 10.12.2008; Trib. Milano 30 ottobre 1989, Trib. Milano 13 novembre 1989, C. Appello Bologna 5 aprile 1997.

[4] Cass. sent. n. 4210/1992.

[5] Art. 2437 co. 3 e 2473 co. 2 cod. civ.

[6] Cass. sent. n. 9662/2013.

[7] Art. 2473 cod. civ.

[8] Art. 2437 cod. civ.

 


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