Diritto e Fisco | Editoriale

Pensione di invalidità: sul reddito soglia, conflitto tra Cassazione e INPS

3 Aprile 2013 | Autore:
Pensione di invalidità: sul reddito soglia, conflitto tra Cassazione e INPS

Mentre l’Inps applica il principio del reddito individuale dell’invalido, la Cassazione ritiene, al contrario, che il reddito del richiedente vada sommato a quello del coniuge: un conflitto che potrebbe portare i cittadini a dover restituire le somme che oggi ricevono legittimamente.

Si è venuta a creare una situazione complicata e contrastante in merito al requisito reddituale per usufruire della pensione di invalidità.

La partita si gioca sulla questione se debba essere considerato o meno, ai fini del calcolo della soglia massima per usufruire dell’assegno dell’INPS, anche il reddito del coniuge dell’invalido.

Inizialmente, nello scorso mese di dicembre 2012, l’INPS aveva diramato una circolare [1] in cui aveva affermato di applicare,  a partire dal primo gennaio 2013, il principio del cumulo del reddito: qualora, cioè, la somma dei redditi dei due coniugi superi i 16.127 euro non si ha diritto alla pensione (leggi l’articolo “Assegno di invalidità: vale il cumulo dei redditi dei coniugi”).

La polemica sorta dalla nuova interpretazione aveva portato lo stesso ministro Fornero a chiedere all’INPS di congelarne l’applicazione e tornare al principio del reddito singolo, in attesa di nuove indicazioni da parte del Ministero (leggi l’articolo: “Congelato il cumulo dei redditi per gli invalidi civili”). Attualmente, dunque, l’Istituto di Previdenza si conforma alla pratica di concedere la pensione tenendo a riferimento il solo reddito dell’invalido richiedente.

Nel frattempo è intervenuta la Cassazione [2] a stabilire il principio opposto del cumulo. Secondo la giurisprudenza, dunque, per ottenere la pensione di invalidità, il reddito dell’invalido, sommato a quello del coniuge, non deve superare la soglia legale (leggi l’articolo: “Pensione invalidità: reddito dell’invalido si somma a quello del coniuge”).

Le due interpretazioni – non c’è bisogno di sottolinearlo – sono opposte e contrastanti.

Una situazione paradossale, dunque, che apre le porte a un problema non di poco conto: l’Inps, infatti, oggi concede al cittadino quello che poi la magistratura potrebbe condannarlo a restituire in un secondo momento.

Cose d’Italia…


note

[1] Circolare Inps n. 149 del 28.12.2012.

[2] Cass. sent. n. 7320 del 22.03.2013.


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1 Commento

  1. e chi invece è solo, e arriva appena a circa 11000, euro annuo, invalido all’80% lavoratore part time, puo percepire l’assegno d’invalidita ?

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