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Reddito di cittadinanza: meglio o peggio del Rei?

24 Gennaio 2019 | Autore:
Reddito di cittadinanza: meglio o peggio del Rei?

Requisiti per il reddito di cittadinanza e il reddito d’inclusione Rei: condizioni per ottenere e mantenere i sussidi a confronto.

Da sussidio “universale”, che avrebbe dovuto riguardare la totalità dei cittadini con reddito sotto i 780 euro mensili, a beneficio per pochi, sottoposto a numerose condizioni: è questa la “fotografia” del reddito di cittadinanza, in base a quanto emerge dalla normativa in materia.

Nel decreto-legge su reddito e cittadinanza e pensioni, difatti, sono elencati parecchi requisiti da rispettare ed adempimenti da effettuare, sia per ottenere il reddito di cittadinanza che per mantenerlo.

In particolare, oltre a soddisfare i requisiti reddituali e patrimoniali per il diritto al sussidio, il cittadino, assieme a tutti i componenti maggiorenni del nucleo familiare, è tenuto a dichiarare l’immediata disponibilità al lavoro e l’adesione ad un percorso personalizzato di inserimento e d’inclusione sociale: il percorso prevede attività al servizio della comunità, di riqualificazione professionale, di completamento degli studi, assieme ad altri impegni finalizzati all’inserimento nel mercato del lavoro e all’inclusione sociale.

Anche per il diritto al Rei è previsto il rispetto di un patto, il progetto di servizio, ma le attività del progetto risultano più “leggere” e le verifiche meno articolate. Inoltre, nella maggior parte dei territori non è stato ancora possibile attivare questi programmi: in pratica, al momento gli interessati ottengono il Rei senza dover rispettare le misure di condizionalità.

Bisogna poi considerare che le sanzioni, per chi non rispetta gli adempimenti previsti per il diritto al reddito di cittadinanza, sono severissime: è addirittura prevista la reclusione sino a 6 anni per chi dichiara il falso.

Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sul reddito di cittadinanza: meglio o peggio del Rei?

Che cos’è il Rei?

Il Rei è un sussidio, a favore dei nuclei familiari più poveri, che va da 187 a 540 euro mensili, a seconda dei componenti del nucleo familiare e del reddito posseduto.

Il reddito mensile è riconosciuto attraverso una carta acquisti, la carta Rei: come la vecchia Social Card, la carta Rei è emessa da Poste Italiane, consente l’acquisto dei generi di prima necessità e il pagamento delle utenze domestiche. Inoltre, offre la possibilità di prelevare contanti sino alla metà dell’importo mensile riconosciuto e dà diritto a degli sconti sugli acquisti nei negozi e nelle farmacie convenzionate e a delle riduzioni delle bollette di energia elettrica e gas.

Il Rei spetta alle famiglie più bisognose, ma può essere riconosciuto soltanto se i membri della famiglia aderiscono a un programma d’inclusione sociale e lavorativa.

Quali sono i requisiti per ottenere il Rei?

Il Rei spetta alle famiglie:

  • il cui indice Isee, cioè l’indicatore della situazione economica della famiglia (si tratta, in parole semplici, di un indice che “misura la ricchezza” della famiglia), non supera 6mila euro; può essere utilizzato anche l’Isee corrente;
  • il cui indicatore Isre non supera i 3mila euro; si tratta dell’indicatore della situazione reddituale (Isr) presente nell’attestazione Isee, diviso per il parametro della scala di equivalenza Isee ai fini Rei;
  • con un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20mila euro;
  • con un patrimonio mobiliare massimo tra i 6mila e i 10mila euro a seconda del numero dei componenti del nucleo;
  • senza imbarcazioni da diporto o navi;
  • senza, auto o moto immatricolate nei 24 mesi precedenti la richiesta del sussidio, salvo i veicoli destinati ai disabili.

Chi richiede il Rei deve essere:

  • cittadino italiano;
  • in alternativa, cittadino dell’Unione Europea, o suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, oppure cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno europeo per soggiornanti di lungo periodo o apolide in possesso di analogo permesso o titolare di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria);
  • deve poi risiedere in Italia, in via continuativa, da almeno 2 anni al momento di presentazione della domanda.

Quali sono i requisiti per ottenere il reddito di cittadinanza?

Ecco invece quali sono i requisiti richiesti per ottenere il reddito di cittadinanza:

  • trovarsi in stato di disoccupazione o risultare inoccupati (cioè evr perso il posto o non aver mai lavorato); chi ha presentato le dimissioni è escluso dal reddito per un anno, così come chi è detenuto o ricoverato in una struttura a carico dello Stato;
  • essere cittadino italiano;
  • in alternativa, essere cittadino dell’Unione Europea, o suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, oppure cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno europeo per soggiornanti di lungo periodo o apolide in possesso di analogo permesso o titolare di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria);
  • deve poi risiedere in Italia, in via continuativa, da almeno 10 anni al momento di presentazione della domanda.
  • deve percepire un reddito inferiore alla soglia di povertà, cioè sotto i 780 euro mensili;
  • deve possedere un Isee del nucleo familiare inferiore a 9.360 euro;
  • deve possedere un valore del reddito familiare inferiore a 6 mila euro, per il singolo componente, o a 7.560 euro, in caso di pensione di cittadinanza; l’importo è elevato sino a 9.360 euro per chi paga l’affitto ed è da adeguare col parametro della scala di equivalenza;
  • deve possedere al massimo due immobili nel nucleo familiare, ma il secondo immobile non deve avere un valore superiore a 30mila euro;
  • deve possedere un patrimonio mobiliare familiare (conti, carte prepagate, titoli, libretti, partecipazioni…) non superiore a 6mila euro; la soglia è incrementata di 2mila euro per ogni componente del nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di 10 mila euro, incrementati di ulteriori mille euro per ogni figlio successivo al secondo; i massimali sono ulteriormente incrementati di 5mila euro per ogni componente con disabilità, come definita a fini Isee, presente nel nucleo;
  • nessun componente del nucleo deve possedere autoveicoli immatricolati da meno di 6 mesi, o con cilindrata superiore a 1.600 cc e motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati nei 2 anni precedenti, navi o imbarcazioni da diporto; sono esclusi i veicoli per disabili.

In base a quanto esposto nel decreto, dunque, alcune condizioni per ottenere il reddito di cittadinanza sono più severe rispetto a quelle previste per il Rei, come la residenza stabile in Italia per 10 anni anziché 2; altre condizioni sono più leggere, come il valore massimo del patrimonio immobiliare pari a 30mila euro anziché 20mila.

Il valore del reddito familiare, parametro previsto per il reddito di cittadinanza, non è previsto nel Rei, ma in compenso quest’ultimo sussidio è subordinato al rispetto di un indicatore della situazione reddituale, l’Isre, pari a 3mila euro.

Quali sono i requisiti per mantenere il Rei?

Per mantenere il Rei l’intera famiglia deve partecipare a un programma di inclusione attiva: deve, cioè, aderire a un progetto che prevede la formazione, la riqualificazione e la ricerca attiva di lavoro di tutti i componenti del nucleo; è previsto un sostegno particolare, se ci sono componenti del nucleo con gravi problemi di salute.

Nel dettaglio:

  • se nella famiglia l’unico problema è la mancanza di lavoro, i componenti in grado di trovare un impiego devono sottoscrivere il patto di servizio presso il centro per l’impiego;
  • se nella famiglia, oltre al lavoro, ci sono problemi diversi, la famiglia deve sottoscrivere un progetto di servizio personalizzato;
  • se nella famiglia, oltre al lavoro, ci sono problemi gravi, tutti i componenti del nucleo devono sottoscrivere un progetto di servizio complesso;
  • per le famiglie con gravissime problematiche (tossicodipendenze, gravi disabilità), è prevista la presa in carico specialistica da parte dei servizi pubblici competenti.

In pratica, i servizi preposti, dopo aver analizzato la situazione della famiglia bisognosa:

  • realizzano un progetto personalizzato per il nucleo e valutano i sostegni di cui la famiglia ha bisogno;
  • fanno firmare il patto di servizio, oppure il programma di ricerca intensiva di occupazione ai componenti interessati (i beneficiari del Rei possono aver diritto anche all’assegno di ricollocazione) se emerge che la situazione di povertà è dovuta alla sola mancanza di lavoro;
  • fanno sottoscrivere alla famiglia un progetto di servizio, più o meno complesso, negli altri casi.

Firmando il progetto di servizio, tutti i membri della famiglia beneficiaria del Rei si impegnano a svolgere determinate attività, come cercare attivamente lavoro, accettare le offerte di lavoro congrue, assicurare la frequenza e l’impegno scolastico (se minori di 18 anni) e mettere in atto comportamenti di prevenzione e cura volti alla tutela della salute.

In caso di ripetuti comportamenti inconciliabili con gli obiettivi del progetto da parte dei componenti della famiglia beneficiaria, il Rei può essere ridotto o revocato.

Chi non rispetta il progetto di servizio perde il Rei?

Il Rei può essere decurtato in misura pari a un quarto di mensilità, una mensilità oppure essere addirittura revocato per ripetute violazioni del progetto familiare (questo può accadere anche se un solo componente della famiglia viola il patto).

Per approfondire: Sanzioni per mancato rispetto del progetto personalizzato.

Nei casi di decadenza, il Rei può essere richiesto nuovamente trascorsi almeno 6 mesi.

Quali sono i requisiti per mantenere il reddito di cittadinanza?

Per ottenere il sussidio, i componenti del nucleo familiare maggiorenni devono dichiarare l’immediata disponibilità al lavoro, presso i centri per l’impiego o tramite un’apposita piattaforma digitale, entro 30 giorni dal riconoscimento del beneficio.

Oltre alla disponibilità al lavoro, deve essere dichiarata la disponibilità all’adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale. Il progetto prevede attività al servizio della comunità, di riqualificazione professionale, di completamento degli studi, nonché altri impegni individuati dai servizi competenti per l’inserimento nel mercato del lavoro e l’inclusione sociale.

Sono esonerati i componenti del nucleo studenti, disabili (come definiti dalla legge sul collocamento mirato), già occupati o di età pari o superiore a 67 anni. Possono essere esonerati da alcuni adempimenti le persone con carichi di cura ed i disabili come definiti ai fini Isee.

Il richiedente, se non rientra tra gli esonerati, entro 30 giorni dal riconoscimento del beneficio, è convocato dal centro per l’impiego se uno dei componenti della sua famiglia:

  • è disoccupato da non più di due anni;
  • ha un’età inferiore ai 26 anni;
  • è beneficiario della Naspi, di un altro sussidio di disoccupazione, o ne ha terminato la fruizione da non più di un anno;
  • ha sottoscritto un Patto di servizio in corso di validità presso i centri per l’impiego.

La dichiarazione di immediata disponibilità deve essere resa anche dagli altri componenti non esonerati del nucleo, entro i 30 giorni successivi al primo incontro del richiedente o del suo sostituto.

I beneficiari del reddito di cittadinanza non esonerati dagli obblighi devono stipulare, presso un centro per l’impiego o un intermediario accreditato, un Patto per il lavoro, che ha le stesse caratteristiche del patto di servizio personalizzato previsto per chi richiede l’indennità di disoccupazione.

Sottoscrivendo il patto per il lavoro ci si obbliga a:

  • collaborare con l’operatore addetto alla redazione del bilancio delle competenze, ai fini della definizione del patto per il lavoro;
  • accettare espressamente gli obblighi e rispettare gli impegni previsti nel patto per il lavoro e, in particolare:
    • registrarsi sull’apposita piattaforma digitale, e consultarla quotidianamente come supporto nella ricerca del lavoro;
    • svolgere attività di ricerca attiva di lavoro, secondo le modalità definite nel patto;
    • accettare di essere avviato ai corsi di formazione o riqualificazione professionale, o ai progetti per favorire l’auto-imprenditorialità, secondo le modalità individuate nel patto, tenuto conto del bilancio delle competenze, delle inclinazioni professionali o di eventuali specifiche propensioni;
    • sostenere i colloqui psicoattitudinali e le eventuali prove di selezione finalizzate all’assunzione, su indicazione dei servizi competenti e in attinenza alle competenze certificate;
    • accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue; in caso di fruizione del beneficio in fase di rinnovo, deve essere accettata, a pena di decadenza dal beneficio, la prima offerta utile di lavoro congrua;
    • offrire la propria disponibilità per la partecipazione a progetti comunali utili alla collettività, in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni, da svolgere presso il comune di residenza, mettendo a disposizione un massimo di 8 ore alla settimana.

Nel caso in cui la famiglia affronti problematiche complesse, non legate soltanto alla mancanza di lavoro, i beneficiari devono sottoscrivere un Patto per l’Inclusione Sociale, che coinvolge i centri per l’impiego, i servizi sociali e gli altri servizi territoriali competenti.

Quando l’offerta di lavoro è congrua?

Chi percepisce il reddito di cittadinanza, come appena osservato, deve accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue, la prima offerta di lavoro congrua dopo 12 mesi di sussidio. Ma quando un’offerta di lavoro è congrua ai fini del reddito di cittadinanza? In base a quanto disposto dal decreto sul reddito di cittadinanza:

  • se il lavoratore percepisce il reddito di cittadinanza da non più di 6 mesi, l’offerta di lavoro deve avere le seguenti caratteristiche:
    • dal punto di vista della coerenza professionale, deve riguardare uno dei settori individuati nel patto di servizio sottoscritto dal lavoratore;
    • la retribuzione offerta deve essere maggiore di 1,2 volte l’indennità di disoccupazione percepita, se il disoccupato percepisce un trattamento di sostegno al reddito;
    • la distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 100 km dalla residenza dell’interessato, o comunque deve essere raggiungibile in 100 minuti con i mezzi di trasporto pubblici, se si tratta di prima offerta; la distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 250 km dalla residenza dell’interessato se si tratta di seconda offerta; la sede di lavoro può trovarsi ovunque, nel territorio italiano, se si tratta di terza offerta;
  • se il lavoratore percepisce il reddito di cittadinanza da oltre 6 mesi, l’offerta di lavoro deve avere le seguenti caratteristiche:
    • dal punto di vista della coerenza professionale, deve riguardare uno dei settori individuati nel patto di servizio sottoscritto dal lavoratore, o contigui ai settori individuati;
    • la retribuzione offerta deve essere maggiore di 1,2 volte l’indennità di disoccupazione percepita, se il disoccupato percepisce un trattamento di sostegno al reddito;
    • la distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 100 km dalla residenza dell’interessato, o comunque deve essere raggiungibile in 100 minuti con i mezzi di trasporto pubblici, se si tratta di prima offerta; la distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 250 km dalla residenza dell’interessato se si tratta di seconda offerta; la sede di lavoro può trovarsi ovunque, nel territorio italiano, se si tratta di terza offerta;
  • se il lavoratore ha ottenuto il rinnovo del reddito di cittadinanza, l’offerta di lavoro deve avere le seguenti caratteristiche:
    • dal punto di vista della coerenza professionale, può riguardare qualsiasi settore lavorativo;
    • la retribuzione offerta deve essere maggiore di 1,2 volte l’indennità di disoccupazione percepita, se il disoccupato percepisce un trattamento di sostegno al reddito;
    • la sede di lavoro, esclusivamente nel caso in cui nel nucleo familiare non siano presenti componenti di minore età o disabili, può trovarsi ovunque nel territorio italiano; in questo caso, il beneficiario continua a percepire il reddito di cittadinanza per altri 3 mesi, a titolo di compensazione per le spese di trasferimento sostenute.

Il rapporto di lavoro, per quanto riguarda la durata, deve essere:

  • a tempo indeterminato;
  • a termine o con contratto di somministrazione, con una durata di almeno tre mesi.

Per quanto riguarda l’orario di lavoro, il rapporto deve essere a tempo pieno, o a tempo parziale, con un orario non inferiore all’80% rispetto all’orario dell’ultimo contratto di lavoro.

Lo stipendio previsto, poi, non deve essere inferiore ai minimi della contrattazione collettiva.

Quando si perde il reddito di cittadinanza?

È molto facile decadere dal reddito di cittadinanza: per chi utilizza documenti falsi, omette informazioni obbligatorie o non dichiara le variazioni di reddito è prevista addirittura la reclusione, assieme alla perdita del sussidio per 10 anni.

Nel dettaglio, se per ottenere o mantenere il beneficio sono utilizzati o presentati dichiarazioni e documenti falsi o attestanti cose non vere, o si omettono informazioni dovute, chi consegue indebitamente il sussidio è punito:

  • con la reclusione da 2 a 6 anni;
  • con la revoca retroattiva del beneficio;
  • con l’impossibilità di chiedere il sussidio prima che siano decorsi 10 anni dalla condanna.

Le sanzioni sono le stesse per chi non comunica la variazione del reddito: la variazione del reddito è presunta nel caso in cui sia accertato che l’interessato lavora in nero o “in grigio”, cioè che ha un rapporto di lavoro non dichiarato o un finto part time.

Si decade dal reddito di cittadinanza anche quando uno dei componenti del nucleo familiare:

  • non sottoscrive il patto per il lavoro o il patto per l’inclusione sociale, ad eccezione dei casi di esclusione ed esonero;
  • non partecipa, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di carattere formativo o di riqualificazione, o ad altre iniziative di politica attiva o di attivazione;
  • non lavora gratuitamente nell’ambito dei progetti comunali, se istituiti;
  • rifiuta un’offerta di lavoro congrua, dopo averne già rifiutate due;
  • rifiuta un’offerta congrua dopo il rinnovo del beneficio;
  • non effettua le comunicazioni obbligatorie, o effettua comunicazioni mendaci producendo un beneficio economico del reddito di cittadinanza maggiore;
  • non presenta una dichiarazione Isee aggiornata, in caso di variazione del nucleo familiare;
  • rende una dichiarazione mendace (anche nella dichiarazione Isee).

Sanzioni per mancata partecipazione alle attività previste

Se gli interessati non si presentano alle convocazioni disposte nel patto è prevista:

  • la decurtazione di una mensilità del sussidio, in caso di prima mancata presentazione;
  • la decurtazione due mensilità alla seconda mancata presentazione;
  • la decadenza dalla prestazione, in caso di ulteriore mancata presentazione.

Nel caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di orientamento, da parte anche di un solo componente del nucleo familiare, si applicano le seguenti sanzioni:

  • la decurtazione di due mensilità, in caso di prima mancata presentazione;
  • la decadenza dalla prestazione in caso di ulteriore mancata presentazione.

In caso di mancato rispetto degli impegni previsti nel Patto per l’inclusione sociale relativi alla frequenza dei corsi di istruzione o di formazione da parte di un componente minorenne, o degli impegni di prevenzione e cura volti alla tutela della salute, individuati da professionisti sanitari, si applicano le seguenti sanzioni:

  • la decurtazione di due mensilità dopo un primo richiamo formale al rispetto degli impegni;
  • la decurtazione di tre mensilità al secondo richiamo formale;
  • la decurtazione di sei mensilità al terzo richiamo formale;
  • la decadenza dal beneficio in caso di ulteriore richiamo.

L’Inps si occupa di irrogare le sanzioni diverse da quelle penali e del recupero dell’indebito: le informazioni sulle violazioni sono trasmesse all’istituto dai centri per l’impiego e dai comuni.

In caso di decadenza dal beneficio, il reddito di cittadinanza può essere richiesto dal richiedente o da un altro componente della famiglia solo decorsi 18 mesi dalla data del provvedimento di decadenza. Nel caso facciano parte del nucleo familiare componenti minorenni o con disabilità, il termine è ridotto a sei mesi.


5 Commenti

  1. In conclusione perché il REI sarebbe meglio del RDC? Forse perché è più facile ottenerlo e mantenerlo con pochi/nessun impegno?

  2. Dipende da chi chiede il sussidio. Per il Rei, ad esempio, sono richiesti solo 2 anni di residenza continuativa in Italia, per il Rdc ce ne vogliono 10. C’è poi la questione dell’accettazione dell’offerta di lavoro distante dalla propria residenza (un conto è l’offerta di lavoro congrua ai fini Naspi, un conto la nuova definizione di offerta di lavoro congrua ai fini Rdc; ne abbiamo parlato qui: https://www.laleggepertutti.it/246559_reddito-di-cittadinanza-rifiuto-offerta-di-lavoro) …E, non ultima, la questione “di fatto” della non soggezione alle misure di condizionalità per il Rei, perché mancano ancora le strutture di supporto per applicarle. Per il Rei non è nemmeno previsto il servizio gratuito a favore del proprio Comune. Detto questo, è chiaro che, una volta applicate per intero le misure di politica attiva le differenze si assottigliano…

  3. Ma il reddito di cittadinanza, secondo gli stessi proponenti, non doveva essere un sussidio universale personale per tutti i cittadini aventi un reddito inferiore alla soglia di povertà, cioè a 780 euro mensili, indipendente dal reddito degli altri componenti della famiglia? Non doveva costare 17 miliardi di euro, secondo i calcoli degli stessi 5 Stelle, invece dei 6 miliardi stanziati? Insomma il reddito di cittadinanza di oggi è tutt’altra cosa rispetto al significato originale, cioè alle promesse elettorali!

    1. Anche per me il RdC non e’ quello promesso in campagna elettorale, pochi i soldi stanziati e troppi paletti !!!

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