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Apertura della successione

18 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Febbraio 2019



Apertura della successione: cos’è e come funziona? Quando si apre la successione? Qual è la differenza tra vocazione e delazione?

La morte è un evento di assoluto rilievo per il mondo del diritto: alla dipartita di una persona, infatti, corrispondono degli effetti giuridici ben precisi, che consistono essenzialmente nell’estinzione di alcuni diritti e nella trasmissione di altri. Nello specifico, mentre le situazioni giuridiche personali (diritto all’onore, alla libertà personale, al nome, alla riservatezza, ecc.) si estinguono, quelle patrimoniali continuano a vivere in capo a nuovi soggetti: gli eredi. Quello appena descritto altro non è che il fenomeno della successione mortis causa, cioè della successione giustificata dalla morte dell’originario titolare dei diritti. In buona sostanza, quando viene a mancare una persona (perché deceduta oppure, in alcuni casi, perché si presume tale), i rapporti giuridici che facevano capo ad essa devono essere trasmessi agli eredi, cioè a coloro che, per vincolo di coniugio o di sangue, sono i più prossimi al defunto; in parte, poi, è possibile far sopravvivere tali rapporti anche in capo ad altre persone, estranee alla famiglia (pensa all’istituto del legato). Altri rapporti giuridici, invece, si estinguono, morendo insieme al suo titolare: parlo di quei diritti definiti personalissimi, i quali non hanno ragione di continuare a persistere. Il primo e fondamentale momento di questo fenomeno, in ragione del quale determinate persone subentrano ad altre, è l’apertura della successione: è questa la fase in cui vengono individuati coloro che sono chiamati a succedere. Il luogo di apertura della successione è poi fondamentale per individuare il giudice territorialmente competente nel caso in cui dovessero sorgere controversie o, comunque, si renda necessario l’intervento dell’autorità giudiziaria. Se anche tu ti trovi in questa situazione, oppure hai perso un caro e occorre procedere alla lettura del testamento o, comunque, all’attribuzione dell’eredità, allora prosegui nella lettura: ti spiegherò cos’è e come funzione l’apertura della successione.

Quando si apre la successione?

La successione a causa di morte, cioè quel fenomeno in ragione del quale ad un soggetto oramai deceduto subentrano, nella titolarità dei suoi rapporti giuridici, gli eredi e gli altri aventi causa, si apre al momento della morte, e precisamente nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto [1].

L’apertura della successione costituisce la prima fase del fenomeno successorio e coincide con il momento in cui avviene la morte. Al momento del decesso la legge si riferisce per la determinazione del valore dell’asse ereditario e, in genere, per la disciplina giuridica dell’intera successione.

La successione si apre nel luogo in cui il defunto ha fissato il suo ultimo domicilio, cioè il posto ove aveva la sede principale dei propri affari e interessi, prescindendo, pertanto, dal luogo ove si trovano i singoli beni che compongono l’eredità. Come anticipato, il luogo di apertura della successione rileva al fine di stabilire quale giudice è competente per le eventuali controversie; la data di apertura, invece, rileva per calcolare il termine prescrizionale per l’accettazione dell’eredità, la capacità di succedere degli eredi, il termine per l’accettazione dell’eredità e quello per la redazione dell’inventario per chi si trova nel possesso dei beni, se si vuole evitare l’accettazione presunta; ecc.

Quindi, in sintesi, se una persona, al momento della morte, ha il suo domicilio in Roma, nel senso che la sua vita (gli affari, i rapporti sociali e familiari, ecc.) si svolgeva lì, il tribunale competente sarà quello capitolino, a prescindere dal fatto che gli immobili lasciati in eredità si trovino a Napoli, a Milano o a Genova.

Apertura della successione in caso di morte presunta

La successione di una persona si apre  nel giorno della morte e  nel luogo dell’ultimo suo domicilio; fin qui tutto chiaro. Non sempre, però, è facile individuare il momento e il luogo della morte di una persona: se, normalmente, la morte si verifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni  dell’encefalo (mentre la morte per arresto cardiaco si intende avvenuta quando la respirazione e la circolazione sono cessate per un intervallo di tempo tale da comportare la perdita irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo) accertata mediante le modalità previste dal Ministero della sanità, è possibile che si verifichi il caso di una persona della cui esistenza non si ha più certezza.

Ai fini dell’apertura della successione, un tipo particolare di accertamento del momento della morte naturale è dato dalla dichiarazione di morte presunta fatta dall’autorità giudiziaria. In questa ipotesi, cioè quando la morte non è accertata in fatto, ma solamente in diritto, la successione si apre nel momento in cui, nella sentenza, è fatta risalire la morte. Ad esempio, se una persona si allontana con una piccola imbarcazione prendendo il largo durante una tempesta, e dopo molti giorni non fa ritorno e le ricerche hanno dato esito negativo, sarà il giudice a dover dichiarare, con sentenza, la morte presunta di quella persona: in tal caso, l’apertura della successione dovrà rispettare data e luogo individuati nel provvedimento.

In modo similare, se  non è possibile determinare con certezza la data della morte di un soggetto (ad esempio, perché il suo cadavere è stato rinvenuto a notevole distanza di tempo), ai fini della determinazione della data di apertura della successione occorre far riferimento alle risultanze degli atti dello Stato civile fondate sulle conclusioni delle indagini disposte dall’autorità giudiziaria, le quali costituiscono una legittima presunzione, superabile con prova contraria.

Apertura della successione: cosa succede?

Una volta che si è avuta l’apertura della successione, è possibile individuare coloro che subentreranno concretamente nei rapporti giuridici che facevano capo al defunto. Tale identificazione avviene attraverso il testamento oppure, in assenza, sulla base della legge stessa: pertanto, se la successione è testamentaria, occorrerà leggere quanto disposto nell’atto di ultima volontà affinché si possa procedere ad individuare gli eredi e ad offrire loro l’eredità; nel caso di successione legittima o intestata (cioè, in assenza di testamento), invece, sarà la legge stessa a prevedere a quali soggetti l’eredità debba essere devoluta.

Vocazione: cos’è?

Sia nel caso di apertura della successione legittima che in quello di apertura della successione testamentaria, si è soliti distinguere i concetti di vocazione e delazione. La vocazione ereditaria è il titolo per cui si succede e che conferisce il diritto all’eredità; in pratica, si tratta della chiamata che la legge o il testamento operano nei confronti dell’erede.

Delazione: cos’è?

Se la vocazione è il titolo per cui si succede, la delazione è l’offerta dell’eredità a favore del chiamato (vocato): l’eredità, infatti, non viene attribuita automaticamente agli eredi al momento dell’apertura della successione, ma occorre che il chiamato accetti di subentrare nei rapporti giuridici del defunto. Vocazione e delazione, pertanto, non sempre coincidono: pensa, ad esempio, alla disposizione testamentaria favorevole alla persona che non è ancora nata (al nascituro, cioè), oppure a colui che è nominato erede sotto condizione sospensiva. Ebbene, in casi come questi, la persona individuata dal testamento o dalla legge è chiamata a diventare erede, ma non può ancora acquistare tale qualità: quando potrà farlo, allora il vocato sarà anche delato, cioè sarà messo nella condizione di poter accettare l’eredità.

Apertura della successione: quali diritti vengono trasmessi?

All’apertura della successione vengono individuati i successibili, cioè coloro che subentreranno, in qualità di eredi o di legati, nel patrimonio del defunto. Come anticipato, l’asse ereditario non sarà composto di tutti i rapporti giuridici che facevano capo alla persona oramai dipartita, ma solamente di quelli idonei a sopravvivere al loro titolare.

Il principio generale è quello della trasmissibilità dei  diritti patrimoniali: ciò significa che, all’apertura della successione, l’eredità sarà composta in gran parte (se non esclusivamente) di diritti patrimoniali, cioè di situazioni suscettibili di una valutazione economica, come la proprietà di un immobile o i crediti non ancora riscossi. Sono altresì trasmissibili i  diritti potestativi, come: il diritto di riscatto nella vendita; il diritto di far annullare, rescindere o risolvere un contratto; il diritto di recesso; il diritto di acquisto in base ad un contratto preliminare.

All’apertura della successione si trasmette, altresì, la legittimazione attiva e passiva ad intervenire in giudizio, con la conseguenza che gli eredi verranno a trovarsi per tutto il corso del processo in una situazione di litisconsorzio necessario processuale. Per quanto riguarda i rapporti con il  fisco, si trasmettono agli eredi i debiti di imposta, e si verifica una successione del rapporto tributario nel suo complesso.

Apertura della successione: i diritti intrasmissibili

All’apertura della successione, non si trasmettono e, quindi, non fanno parte dell’eredità: i  diritti reali collegati alla vita del defunto, quali il diritto di uso, abitazione ed usufrutto; i cosiddetti  rapporti intuitu personae, cioè quelli che erano legati alle sue qualità personali (es. qualità di socio di società semplice, società in nome collettivo, accomandatario, il contratto di lavoro, il mandato); i diritti della  personalità, come il diritto al nome, alla libertà, all’integrità personale, all’onore; gli stati familiari nonché i diritti e gli obblighi derivanti da rapporti di diritto pubblico. Non passano all’erede nemmeno tutti quei rapporti che erano strettamente legati alla persona del defunto, quali, ad esempio, il diritto agli alimenti.

Apertura della successione: come funziona per i debiti?

Abbiamo detto che all’apertura della successione viene determinato l’asse ereditario, il quale è composto prevalentemente di diritti patrimoniali: in soldoni, ciò significa che il defunto può lasciare agli eredi non soltanto crediti, ma anche debiti, cioè passività. I debiti, difatti, non muoiono con il titolare, ma si trasmettono agli eredi, quasi fossero una maledizione.

Nello specifico, per debito ereditario si deve intendere quello esistente in capo al defunto al momento della sua morte, e comprende sia la somma capitale, che gli eventuali interessi, che continuano a maturare dopo la morte del debitore [2]. Rientrano nella categoria dei debiti ereditari ad esempio le  spese condominiali maturate, i  finanziamenti ed i  mutui stipulati in vita dal defunto.  Anche la  fideiussione si trasmette agli eredi, i quali subentrano nel rapporto con gli stessi poteri che spettavano al defunto.

Debiti della successione: come si pagano?

I  coeredi devono provvedere   tutti al pagamento dei debiti e pesi ereditari, in  proporzione delle loro quote ereditarie, salvo che vi sia un testamento che disponga diversamente [3]. Nell’eventuale giudizio instaurato per il pagamento dei debiti, non si determina un litisconsorzio necessario tra gli eredi del defunto, né in primo grado né negli altri gradi di giudizio.

A differenza dei debiti, i  crediti del defunto non si dividono autonomamente tra i coeredi in ragione delle rispettive quote, ma entrano a far parte della comunione ereditaria [4].

note

[1] Art. 456 cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 562 del 19 gennaio 2000.

[3] Art. 752 cod. civ.

[4] Cass., sent. n. 5207 del 17 marzo 2015.

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