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Modulo richiesta aspettativa per motivi di famiglia

30 Gennaio 2019
Modulo richiesta aspettativa per motivi di famiglia

> Moduli Pubblicato il 30 Gennaio 2019



Oltre al congedo per gravi motivi familiari, i dipendenti pubblici possono richiedere anche l’aspettativa per motivi personali o di famiglia.

Trovare un lavoro stabile e duraturo nel tempo è, senza dubbio, uno dei principali desideri di milioni di italiani. Quando si trova un lavoro a cui si tiene molto, però, si devono spesso sacrificare molti momenti della propria vita personale e si ha meno tempo da dedicare alla famiglia e, in generale, alla cura delle persone care. Nel corso del tempo la legge ha dunque introdotto vari strumenti per consentire ai dipendenti di conciliare al meglio la vita privata e famigliare e quella professionale. Su questo fronte, oltre alle previsioni della legge, svolgono un ruolo molto importante anche i contratti collettivi di lavoro che possono prevedere una maggiore estensione dei diritti previsti dalla legge o possono introdurre nuovi strumenti di tutela. E’ il caso del personale dipendente assunto presso gli enti pubblici che può fruire di una particolare aspettativa per motivi familiari. In questo articolo parleremo di questo istituto fornendo anche un modello di modulo richiesta aspettativa per motivi di famiglia.

Cos’è l’aspettativa per motivi di famiglia?

In ogni rapporto di lavoro la regola generale è che il dipendente deve recarsi regolarmente al lavoro ed eseguire le mansioni per le quali è stato assunto. E’ questo, infatti, l’oggetto stesso del contratto di lavoro. Ci sono però dei casi in cui questa regola non si applica. Si pensi al caso della malattia. Il dipendente non va a lavorare e ha diritto ad assentarsi in quanto il suo stato morboso non gli permette di svolgere la prestazione di lavoro.

Il caso della malattia non è di certo l’unica ipotesi nella quale il lavoratore può, legittimamente, assentarsi dal lavoro.

A volte il diritto ad assentarsi dal lavoro deriva dalla necessità di occuparsi di problematiche familiari.

La legge prevede, in generale, per tutti i dipendenti pubblici e privati, la possibilità di chiedere un periodo di congedo per gravi motivi famigliari [1].

A questo diritto, che vale per tutti, si aggiunge l’aspettativa per motivi di famiglia, un diritto di cui godono i dipendenti degli enti locali in base al relativo contratto collettivo di lavoro.

Il CCNL Regioni ed autonomie locali [2] prevede, infatti, che al dipendente con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, che ne faccia formale e motivata richiesta, possono essere concessi, compatibilmente con le esigenze organizzative o di servizio, periodi di aspettativa per esigenze personali o di famiglia, senza retribuzione e senza decorrenza dell’anzianità, per una durata complessiva di dodici mesi in un triennio da fruirsi al massimo in due periodi.

A chi spetta l’aspettativa per motivi di famiglia?

La possibilità di richiedere l’aspettativa per motivi di famiglia è concessa ai lavoratori che hanno i seguenti requisiti:

  • sono lavoratori con contratto di lavoro a tempo indeterminato;
  • viene applicato al loro rapporto il CCNL regioni ed autonomie locali oppure un altro CCNL che prevede l’aspettativa per motivi di famiglia.

Sono dunque esclusi da tale possibilità i lavoratori dipendenti assunti:

  • con contratto di lavoro a tempo determinato;
  • con contratto di formazione e lavoro, stante la sostanziale assimilazione, sotto il profilo regolamentare, di tale tipologia contrattuale al contratto a tempo determinato;
  • lavoratori somministrati inviati presso l’ente locale in missione da una agenzia di somministrazione.
  • collaboratori titolari di un rapporto di collaborazione coordinata e continuata o, in ogni caso, di altro rapporto di lavoro autonomo.

Per quali motivi si può richiedere l’aspettativa per motivi di famiglia?

I motivi che possono fondare la richiesta di congedo per gravi motivi familiari sono stati indicati in modo specifico in un apposito Decreto Ministeriale.

Per quanto concerne l’aspettativa per motivi di famiglia la norma del CCNL parla in modo generico ed ampio di esigenze personali e di famiglia del lavoratore.

Non esiste, dunque, una lista o un elenco tassativo di motivazioni che fanno scattare il diritto ad ottenere l’aspettativa per gravi motivi di famiglia.

Si può dire, in generale, che i motivi che possono giustificare la richiesta di aspettativa da parte del
dipendente, possono essere legati a tutte quelle situazioni che sulla base del buonsenso, sono evidentemente abbastanza importanti da legittimare una particolare tutela e una particolare considerazione.

Qui si può individuare la differenza con il congedo per gravi motivi familiari. L’aspettativa per motivi di famiglia infatti non richiede che i motivi addotti siano gravi. Ciò che importa è che siano motivi seri e validi.

Il datore di lavoro deve dunque valutare se i motivi addotti dal dipendente siano seri e possono essere soddisfatti solo con la sua assenza dal lavoro. Occorre comunque tenere presente che la norma contrattuale non fa scattare alcun automatismo nella concessione dell’aspettativa.

La richiesta del dipendente deve essere, infatti, valutata dall’ente in relazione alle proprie e preminenti esigenze organizzative ed operative.

Se, ad esempio, l’accettazione della domanda del dipendente creasse una situazione di criticità sul fronte organizzativo (ad esempio perché il dipendente copre un servizio che resterebbe scoperto, etc.) l’ente potrebbe negare l’aspettativa.

Come si chiede l’aspettativa per motivi di famiglia?

Per poter accedere all’aspettativa il dipendente deve presentare all’ente una apposita richiesta scritta che deve essere adeguatamente motivata e, se necessario, deve essere accompagnata da qualsiasi documento che attesta e prova il motivo addotto nella richiesta stessa.

Ogni ente si dota di un proprio modulo ed il dipendente deve usare il modello in uso presso l’ente in cui lavora.

L’istanza va indirizzata all’ufficio risorse umane. A questo punto, prima di concedere o meno l’aspettativa, l’ente richiede al dirigente della struttura di appartenenza del richiedente una formale attestazione con cui egli riconosce che non vi sono problemi particolari nel riconoscere l’aspettativa al dipendente nel periodo richiesto.

Questa attestazione è contenuta in uno specifico spazio del modulo di richiesta. Se esprime un parere negativo, il dirigente deve motivare tale diniego. Occorre sottolineare che il dipendente deve presentare la richiesta con congruo anticipo rispetto alla data di inizio del periodo di aspettativa richiesto.

Se non ci sono particolari esigenze di servizio da soddisfare, il dipendente viene messo in aspettativa per il lasso di tempo richiesto. Ribadiamo, però, che l’aspettativa è una possibilità offerta al dipendente ma non un vero e proprio diritto. Se l’ente valuta che ci sono ragioni organizzative che impediscono di concederla, il dipendente non potrà ottenerla.

In questi casi, se non vuole rigettare del tutto la richiesta, l’ente può anche concedere l’aspettativa per un periodo di tempo più breve di quanto richiesto o chiederne la fruizione in un altro momento.

Per evitare contestazioni, misure ad personam e favoritismi, il dirigente dell’area risorse umane dell’ente può predisporre un documento o una policy generale che illustra i criteri che verranno seguiti nel concedere o negare l’aspettativa per motivi di famiglia.

In questo modo non sono lasciati dubbi sull’imparzialità dell’ente nella concessione di questo beneficio.

Quanto dura l’aspettativa per motivi di famiglia?

Il periodo di aspettativa per motivi personali o di famiglia non può avere una durata complessiva superiore a dodici mesi in un triennio e deve essere fruita in non più di due periodi.

Sulla scorta della regola fissata nel CCNL, quindi, se nel corso del triennio il lavoratore dipendente richiede e fruisce di due periodi di durata complessivamente minore rispetto ai dodici mesi massimi previsti, il lavoratore non può richiedere nulla con riferimento al periodo residuo che va considerato un periodo perso ai fini dell’aspettativa.

Proprio per evitare che il dipendente fruisca dell’aspettativa per un periodo complessivo o per un numero di volte superiore a quanto concesso dalla norma del CCNL, nella richiesta il dipendente dichiara di non incorrere in nessuna delle condizioni che impediscono l’accesso all’aspettativa sulla base della norma del CCNL, ossia dichiara di non:

  • avere già fruito dei dodici mesi di aspettativa nel triennio;
  • avere fruito nel triennio di un periodo di aspettativa complessivamente inferiore a dodici mesi, ma in due distinte soluzioni, esaurendo quindi i margini di concessione riconosciuti dalla clausola contrattuale;
  • insussistenza di un arco temporale di almeno sei mesi di servizio attivo tra due periodi di aspettativa, anche per motivi diversi, secondo quanto previsto dall’art. 14 del CCNL del 14.9.2000 in materia di cumulo di aspettative.

Cosa spetta al dipendente in aspettativa per motivi di famiglia?

Durante il periodo di aspettativa per motivi di famiglia il rapporto di lavoro è come se restasse congelato. Viene cioè sospeso, con diritto a conservare il posto al rientro.

Nel periodo di aspettativa il dipendente non viene retribuito in alcun modo e tali periodi non sono utili ai fini del calcolo dell’anzianità di servizio.

Inoltre, nel periodo di aspettativa, il dipendente non riceve il pagamento dei contributi previdenziali e, dunque, tali periodi non sono utili nemmeno ai fini del calcolo della pensione.

Modulo richiesta aspettativa per motivi di famiglia

Spett.le Regione / Comune / Provincia di ________

Oggetto: richiesya aspettativa per motivi di famiglia ex art. 11, CCNL Regioni ed autonomie locali

Il sottoscritto _____________ nato a ________ residente a __________ in via __________ n. _____, assunto alle Vostre dipendente a decorrere dal ___________ con inquadramento _____________.

CHIEDE

allo Spettabile Ente in intestazione di poter fruire dell’aspettativa per motivi personali o di famiglia nel periodo dal _______ al __________.

La richiesta di aspettativa deriva dalla necessità di _______________.

A tal fine allega alla presente la documentazione attestante le motivazioni poste alla base della richiesta.

Il richiedente dichiara:

a) di non avere già fruito dei dodici mesi di aspettativa nel triennio;
b) di non avere fruito nel triennio di un periodo di aspettativa complessivamente inferiore
a dodici mesi, ma in due distinte soluzioni, esaurendo quindi i margini di
concessione riconosciuti dalla clausola contrattuale;
c) l’insussistenza di un arco temporale di almeno sei mesi di servizio attivo tra due periodi di aspettativa, anche per motivi diversi, secondo quanto previsto dall’art. 14 del CCNL del 14.9.2000 in materia di cumulo di aspettative.

Data ________________   Firma _______________

Autorizzazione del Dirigente ___________________

note

[1] Art. 4 co. 2 L. n. 53/2000.

[2] Art. 11 CCNL Regioni ed autonomie locali.


2 Commenti

  1. Come funzionano i congedi di maternità e paternità? Io e mio marito vorremmo avere un figlio, ma entrambi lavoriamo e vogliamo capire come funzionano i permessi, riposi ecc grazie la legge per tutti è sempre al servizio dei cittadini

    1. Il congedo di maternità consiste nell’astensione obbligatoria dal lavoro della lavoratrice madre durante la gravidanza ed il puerperio. In tale periodo di assenza obbligatoria dal lavoro la lavoratrice percepisce un’indennità economica in sostituzione della retribuzione. Il diritto al congedo ed alla relativa indennità spettano anche in caso di adozione o affidamento di minori. In presenza di determinate condizioni che impediscono alla madre di beneficiare del congedo di maternità, il diritto all’astensione dal lavoro ed alla relativa indennità spettano al padre. In questo ultimo caso si parlerà di congedo di paternità. Leggi il nostro articolo sul congedo di maternità e di paternità https://www.laleggepertutti.it/271463_il-congedo-di-maternita-e-di-paternita Troverai la disciplina dei due trattamenti e le novità in materia apportate dalla legge di bilancio 2019.

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