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Obesità infantile

28 Gennaio 2019 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 28 Gennaio 2019



Abitudini alimentari sbagliate ed assenza di movimento sono tra le cause principali dell’obesità infantile.

Nella maggior parte dei casi, l’obesità infantile è legata a stili di vita scorretti: alimentazione ipercalorica, comportamenti sedentari e mancanza di una regolare e adeguata attività fisica. Un bambino obeso è estremamente fragile, svaluta il proprio corpo, evita le relazioni interpersonali e costruisce con il cibo una barriera protettiva. Seguire una dieta restrittiva per il trattamento dell’obesità, ricevere insulti, subire critiche sul proprio peso (sia dai coetanei che dai familiari) rappresentano condizioni che possono turbare profondamente la serenità del bambino ed incidere negativamente sulla sua autostima. Per affrontare il problema dell’obesità infantile è consigliabile rivolgersi al proprio pediatra di fiducia ed intervenire attraverso il cambiamento del proprio stile di vita, favorendo una corretta educazione alimentare e la pratica di attività fisiche. Inoltre, occorre spiegare al bambino che la fame deve essere distinta dagli altri bisogni e dalle emozioni come: tristezza, preoccupazione, timore, dolore, ansia, rabbia, rifiuto, gioia. E’ possibile prevenire l’obesità infantile sia sul piano familiare che sociale? La risposta è affermativa ed è per questo motivo che diventa fondamentale promuovere e adottare (anche nel contesto scolastico) stili e comportamenti di vita salutari, accompagnati da idonee abitudini d’acquisto e di consumo. Nel 2004, l’art. 11 del Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale [1] è stato integrato con l’introduzione di parametri per la tutela in campo alimentare dei minori, finalizzati all’affermazione di modelli di consumo incentrati su un comportamento alimentare equilibrato e su uno stile di vita sano. Per saperne di più, continua a leggere il mio articolo. Dopo una premessa in cui ti parlerò di alimentazione e tutela della salute dei consumatori, potrai trovare l’intervista alla dr.ssa. Patrizia Franco.

Alimentazione e consumatori

Per tutelare la salute dei consumatori, attraverso un’informazione chiara e trasparente, ed orientarli verso scelte alimentari più corrette e consapevoli sono stati adottati a livello europeo due regolamenti:

  • il Regolamento (Ue) n. 1169/2011 [2], relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori;
  • il Regolamento (Ce) n. 1924/2006 [3], relativo ai cosiddetti “claims” (indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari).

Infine, occorre citare il Regolamento (UE) 1169/2011 che ha aggiornato e semplificato le norme precedenti sull’etichettatura degli alimenti.

E’ importante evidenziare, come stabilito nella Carta di Milano, il diritto di accedere ad una quantità sufficiente di cibo sicuro, sano e nutriente, in grado di soddisfare le necessità alimentari personali lungo tutto l’arco della vita. Disporre di un’ampia gamma di alimenti, riformulati e migliorati, consente al consumatore di fare scelte che possano adattarsi al meglio al proprio stile di vita.

Il ministero della Salute, in collaborazione con alcuni settori dell’industria alimentare, ha redatto il documento “Obiettivi condivisi per il miglioramento delle caratteristiche nutrizionali dei prodotti alimentari con particolare attenzione alla popolazione infantile (3-12 anni)”, indicando gli interventi di riformulazione finora realizzati ed evidenziando le priorità per le azioni future.

Per approfondire il tema dell’obesità infantile abbiamo intervistato la dr.ssa Patrizia Franco, medico chirurgo, pediatra e nutrizionista.

Quando si parla di obesità infantile?

L’obesità è una condizione caratterizzata da un eccessivo peso corporeo per accumulo di tessuto adiposo, in misura tale da influire sullo stato di salute. E’ una malattia cronica ad eziologia multifattoriale, accompagnata da un aumentato rischio di morbilità e mortalità. Le cause sono molteplici e spesso tra loro correlate. La causa primaria è l’alimentazione scorretta ed eccessiva; causa secondaria è la sedentarietà; a seguire vi sono i fattori genetici, mentre sono rare le alterazioni ormonali. Sia l’alimentazione che l’attività fisica sono comportamenti fortemente condizionati dalle condizioni socio-culturali ed economiche.

La classificazione dell’obesità viene fatta utilizzando il BMI (body max index) che si calcola applicando la seguente formula: peso in kg/ quadrato dell’altezza in metri. Questa formula è più valida per la popolazione adulta. Nella popolazione infantile è più opportuno prendere come riferimento le tabelle dei percentili. Il 50° percentile rappresenta, per esempio, il valore medio di BMI. I valori che si discostano vanno calcolati mettendo in relazione peso, altezza, sesso, età del bambino. Quando il percentile supera il 95° percentile siamo in zona a rischio obesità.

Perché l’obesità infantile è considerata un’allerta sanitaria?

E’ un allarme sociale perché i numeri si stanno  impennando. Nel 2017, il 5,6% della popolazione mondiale infantile sotto i 5 anni di età risultava sovrappeso. In Europa, un bambino su tre è in sovrappeso. In Italia, la percentuale di bambini e adolescenti obesi è aumentata di più di tre volte rispetto al 1975. Gli ultimi dati ricavati dal sistema di monitoraggio “OKkio alla salute” del Centro nazionale di prevenzione e controllo delle malattie (Ccm) del ministero della Salute ci dicono che il 9,3 % dei bambini è obeso e circa il 21% è in sovrappeso.

Quali sono le conseguenze dell’obesità infantile sulla salute psicofisica?

Le conseguenze psicofisiche più significative sono: patologie respiratorie (quali asma e ipertensione arteriosa), patologie muscolo scheletriche e diabete nel bambino, fino ad arrivare a problemi cardiovascolari, tumori, malattie respiratorie ostruttive e psichiche nell’adulto. Ricordiamo che l’obesità infantile rappresenta un fattore di rischio di obesità in età adulta. A questo aggiungiamo la difficoltà dei bambini a partecipare ad attività ricreative, sovraesponendoli al rischio di goffaggine, bullismo ed il conseguente grave abbassamento dell’autostima, fino ad arrivare a forme ansioso depressive.

I fattori ambientali occorsi in epoca prenatale e post-natale, che comportano un’alterazione tra l’apporto ed il consumo energetico, hanno sicuramente un ruolo importante nella predisposizione individuale. Un’iperalimentazione nei primi due anni di vita conduce non solo ad un aumento del volume delle cellule adipose (ipertrofia), ma anche ad un’iperplasia, cioè un aumento del loro  numero. Ciò porterà ad una maggiore predisposizione all’obesità in età adulta.

In che modo educare i bambini ad una sana e corretta alimentazione?

La causa primaria di eccesso ponderale prima, e di obesità poi, è l’errata alimentazione. Dunque, servono interventi incentivanti all’uso di alcuni alimenti a discapito di altri. Ad esempio, si può ridurre il consumo di: cibi commerciali, ultra processati, troppo ricchi di grassi idrogenati che sono dannosissimi; di zuccheri ad elevato indice glicemico, di sale. Occorre abolire o ridurre l’uso di bevande commerciali gassate e zuccherine, privilegiando il consumo di frutta e verdura di stagione, di legumi, di cereali integrali (dopo i 3 anni di età). Questi semplici accorgimenti apporteranno un corretto quantitativo di fibra per un conseguente corretto sviluppo e mantenimento di un buon microbiota intestinale. Sarebbe bene ridurre, o possibilmente eliminare, il cibo dei fast-food, anche perché il consumo potrebbe portare a problemi di dipendenza.

Bisognerebbe rendere i cibi sani più disponibili, più facilmente reperibili e a prezzi accessibili. Sarebbe utile anche una maggiore trasparenza sull’etichettatura. Inoltre, occorrerebbe mettere in atto strategie rivolte alle campagne pubblicitarie, al fine di correggere e limitare il marketing in TV.

Obesità: quanto conta il fattore ereditario?

I fattori familiari sono determinanti. L’obesità è spesso un problema di natura ereditaria, a cui si aggiungono fattori ambientali. Circa il 25% dei bambini ed adolescenti in sovrappeso o obesi ha un genitore con le stesse problematiche, mentre la percentuale sale al 35% quando entrambi i genitori sono obesi o sovrappeso. L’esempio della famiglia è determinante, infatti non si può parlare di educazione alimentare se i genitori non seguono una dieta equilibrata. Nel caso di familiarità è bene che il bambino venga valutato da un pediatra esperto in nutrizione con visite di controllo per un corretto monitoraggio.

Inoltre, la famiglia è il primo nucleo in cui si deve avere un’attenzione particolare alla dimensione psicologica dei disturbi legati all’alimentazione. E’ cruciale considerare tutte le variabili emotive e relazionali implicate nei corretti stili alimentari.

Quanto è importante l’attività fisica? Cosa consiglia?

E’ di particolare importanza la sinergia tra casa e scuola per motivare la partecipazione del bambino ad uno sport. Per favorire la condivisione è consigliabile favorire un’attività sportiva in gruppo con i propri coetanei, così da imparare anche il rispetto degli altri e delle regole. Questo aiuterà il bambino nel suo percorso di autonomia e responsabilizzazione, aumentando anche la sua autostima e limitando l’assunzione di cibo a scopo gratificante.

Quali sono gli stili di vita corretti nell’infanzia?

Gli stili di vita corretti consistono:

  • nel consumare quattro pasti al giorno, di cui due pasti principali e due merende, integrando correttamente tutti i nutrienti responsabili per un valido accrescimento;
  • nel praticare un’idonea attività ginnico sportiva adeguata all’età del bambino per tre o quattro volte a settimana, senza eccedere;
  • nel fare in modo che il bambino più grande manifesti e mantenga vivo un hobby gratificante;
  • nel ridurre tutte le cause di sedentarietà, come il trasporto motorizzato durante la vita quotidiana;
  • nell’aumentare l’attività fisica anche nei ritagli di tempo libero e non solo nelle attività programmate;
  • nel diminuire il tempo trascorso davanti ai video, con il conseguente consumo di snack ipercalorici dolci o salati;
  • nel favorire un adeguato numero di ore di sonno a seconda dell’età;
  • nel trascorrere più tempo con i propri figli, evitando di lasciarli soli a lungo;
  • nell’accompagnare i genitori, in genere la madre, ad individuare una corretta percezione del problema, di cui purtroppo talvolta non c’è consapevolezza.

In quali casi di obesità infantile è consigliata la chirurgia?

L’approccio chirurgico in età pediatrica si prende in esame solo nei casi più gravi. Le linee guida internazionali prendono in considerazione solo i casi con superobesità o con obesità grave di III grado, associati a steatosi epatica grave o ad altre patologie mediche importanti. Solo in tali circostanze si ricorre alla chirurgia bariatrica.

note

[1] Art. 11 del Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale emanato ed applicato dall’istituto dell’autodisciplina pubblicitaria (IAP).

[2] Regolamento (Ue) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011.

[3] Regolamento (Ce) n. 1924/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 2006.


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4 Commenti

  1. Grazie per aver trattato questo argomento che credo sia molto delicato. I riferimenti giuridici ed il parere di un medico hanno fornito un’informazione molto approfondita che sinceramente non ho trovato altrove finora. Credo che il vostro lavoro sia molto utile e risponda alle domande di noi lettori. E aggiungo che è importante far passare un messaggio di prevenzione e informazione su questi temi. Grazie mille

    1. Grazie mille Rita! Nei nostri articoli cerchiamo di fornire informazioni ricercate e approfondite per andare incontro alle esigenze dei nostri lettori. La rubrica dedicata alla salute e al benessere è finalizzata al trattamento di argomenti sempre più attuali. Per le nostre interviste ci rivolgiamo a specialisti proprio per offrire pareri che rappresentano il risultato di studi ed esperienze sul campo. E’ importante abbinare l’analisi dei disturbi e delle patologie alle leggi di riferimento e alle tutele previste per i pazienti danneggiati dall’eventuale negligenza dei medici.

  2. Intervista molto bella! La farò leggere ai miei figli e nipoti in sovrappeso. Io vorrei coinvolgere i miei nipoti in qualche attività sportiva. Stanno sempre davanti la tv o playstation e sgranocchiano merendine, patatine ed altro cibo spazzatura. Vorrei che imparassero anche un po’ di disciplina. Quale sport consigliate? Grazie mille a tutti voi!

    1. Grazie mille Francesca!
      Avrai sicuramente sentito parlare del judo. E’ uno sport in grado di forgiare il carattere dell’atleta (judoka) conducendolo verso un’esistenza equilibrata grazie ad un metodo di formazione e di educazione fisica e mentale. Il judo richiede grandi abilità nel riuscire a dominare l’avversario e a gestire la situazione in cui ci si trova senza perdere le staffe. E’ una filosofia di vita e si poggia su un preciso codice morale. Quali sono le qualità essenziali di un judoka? L’educazione, il coraggio, la sincerità, l’onore, il rispetto, la modestia, il controllo di sé e l’’amicizia. Se vuoi saperne di più leggi il mio articolo Judo: tecniche e benefici https://www.laleggepertutti.it/242638_judo-tecniche-e-benefici

      Poi, posso consigliarti il nuoto: uno sport tecnicamente molto complesso, in grado di apportare molteplici benefici per la salute, il corpo e la psiche. Puoi trovare maggiori informazioni nel mio articolo https://www.laleggepertutti.it/236609_benefici-del-nuoto-quali-sono
      Dopo aver imparato a nuotare molto bene, si potrebbe praticare la pallanuoto, uno degli sport di squadra più amati degli ultimi tempi. Puoi trovare maggiori informazioni nel mio articolo “Pallanuoto: regole e allenamento” con l’intervista al campione Amaurys Pérez https://www.laleggepertutti.it/244785_pallanuoto-regole-e-allenamento

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