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Il danno punitivo

29 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Gennaio 2019



Danno punitivo: cos’è e come funziona? Qual è la differenza tra risarcimento e danno punitivo? Il danno punitivo è previsto dalla legge?

Chi rompe, paga. Un principio tanto ovvio quanto semplice, anche per il mondo del diritto: ed infatti, la legge dice che l’autore di una condotta dalla quale sia derivata la lesione di un bene giuridico (dovendosi intendere, per tale, anche la salute di una persona) è tenuta a pagare il risarcimento al danneggiato. Fin qui, tutto normale. Quante volte, però, hai pensato che chi ti ha causato un pregiudizio avrebbe meritato non solo di darti il risarcimento, ma anche di essere punito ulteriormente, magari con una multa o con altra sanzione similare? Ebbene, è proprio questo il ragionamento che si nasconde dietro la nozione di danno punitivo: trattasi di una somma da pagare in aggiunta al risarcimento normalmente dovuto per la propria condotta illecita. In altre parole, la legge non solo ti impone di ripristinare la situazione così com’era prima, ma di versare anche un ulteriore importo a titolo di “punizione”. In realtà, il danno punitivo non è un istituto tipico dell’ordinamento giuridico italiano, nel senso che non esiste una specifica norma di legge che imponga al giudice di condannare l’autore di un illecito due volte, prima per ristorare il pregiudizio patito dalla vittima e poi per “dargli una lezione”. Nei Paesi di origine anglosassone, al contrario, i punitive damages sono da tempo conosciuti e pacificamente applicati. A ben vedere, però, anche in Italia esistono istituti che si avvicinano al concetto di danno punitivo: con questo articolo cercherò di illustrarteli e di spiegarti, in modo semplice e chiaro, cos’è il danno punitivo.

Danno punitivo: cos’è?

Per danno punitivo si intende quella somma di danaro che l’autore di un illecito civile deve corrispondere alla persona danneggiata, al di là e in aggiunta del risarcimento che gli deve per il pregiudizio patito. In altre parole, il danno punitivo consiste in una vera e propria sanzione nei riguardi del danneggiante, che si somma al pagamento del risarcimento normalmente dovuto.

Il danno punitivo, però, non andrebbe comminato sempre, ma soltanto quando il pregiudizio sia frutto di una grave negligenza dell’autore del fatto oppure sia figlio di una condotta volontaria: il danno punitivo potrebbe essere inflitto a colui che, intenzionalmente, danneggia l’altrui bene (ad esempio, a chi faccia consapevolmente cadere e frantumare un prezioso vaso).

Danno punitivo: cosa dice la legge?

Come anticipato, in Italia non esiste una norma che disciplini il fenomeno del danno punitivo: la disposizione sul risarcimento per fatto illecito, infatti, si limita a dire che chi cagiona un danno ingiusto ad altri, sia che l’abbia fatto apposta oppure senza una precisa volontà, è tenuto a pagare il risarcimento [1]. La legge non prevede nessun pagamento ulteriore, essendo il risarcimento finalizzato a ristorare il danneggiato dal torto subito. In pratica, con il risarcimento non ci si può arricchire, né si può impoverire l’altra parte solo per il gusto di farlo.

Danno punitivo: esiste in Italia?

Nonostante quanto appena detto, la giurisprudenza italiana sta cominciano ad ammettere l’esistenza del danno punitivo anche nel nostro ordinamento: non mancherebbero, infatti, norme che, sebbene non menzionino esplicitamente suddetto istituto, alla fin dei conti prevedano comunque delle sanzioni in capo a determinati soggetti. Vediamo quali sono queste disposizioni che, più o meno velatamente, riconoscerebbero il danno punitivo.

Danno punitivo per lite temeraria

Una prima forma di danno punitivo contemplata nell’ordinamento giuridico italiano sarebbe quella prevista dal codice di procedura civile, laddove si dice che, all’interno di un processo civile, se risulta che la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice, su istanza dell’altra parte, la condanna, oltre che alle spese, al risarcimento dei danni [2].

In buona sostanza, avviene ciò: se una parte promuove un giudizio sapendo di avere torto marcio, nel momento in cui verrà condannato il giudice potrà obbligarlo non soltanto a rimborsare le spese processuali e legali di controparte, ma anche a pagargli un’ulteriore somma a titolo di risarcimento del danno per aver promosso una lite temeraria. Detto davvero in parole povere, il giudice ti punisce se hai scomodato inutilmente la giustizia.

Danno punitivo per responsabilità endofamiliare

Un’altra forma di danno punitivo prevista dalla legge italiana riguarderebbe sempre il processo civile e, nello specifico, quello di separazione personale dei coniugi. Il codice di procedura dice che, in caso di gravi inadempienze o di atti che arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, il giudice può:

  • disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore oppure dell’altro genitore;
  • condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di settantacinque a un massimo di cinquemila euro, a favore della Cassa delle ammende [3].

A differenza del danno punitivo per lite temeraria, in cui la legge si limita a parlare di risarcimento da pagare a favore della controparte, in questa ipotesi il giudice può condannare il genitore che non rispetti i provvedimenti adottati al pagamento di una sanzione pecuniaria vera e propria, la quale non andrà nelle tasche dell’altro coniuge, bensì in quelle dello Stato. Una vera e propria punizione, insomma.

Danno punitivo per diffamazione a mezzo stampa

Infine, tra le ipotesi “nascoste” di danno punitivo contemplate in Italia c’è anche la riparazione pecuniaria cui può essere tenuto chi si è macchiato del reato di diffamazione a mezzo stampa: la legge dice che la persona offesa dal reato può chiedere, oltre il risarcimento dei danni, una somma a titolo di riparazione, da determinarsi in relazione alla gravità dell’offesa ed alla diffusione dello stampato [4].

Danno punitivo: cosa dice la giurisprudenza?

Infine, uno sguardo alla giurisprudenza. In un primo momento, i giudici italiani hanno ritenuto inammissibile il danno punitivo all’interno dell’ordinamento italiano, in quanto la norma che disciplina il risarcimento del danno con concederebbe spazio ad un fine “vendicativo”. In altre parole, il risarcimento serve a riparare il pregiudizio, non a permettere di lucrarvi sopra. Da ultimo, però, la Corte di Cassazione sembra aver mutato orientamento e, anche alla luce degli istituti che abbiamo analizzato nei paragrafi precedenti, ha riconosciuto che «la funzione sanzionatoria del risarcimento del danno non è più incompatibile con i principi generali del nostro ordinamento» [5]: pertanto, il giudice sarebbe libero di ingiungere al responsabile del danno il pagamento di un’ulteriore somma da aggiungersi al mero risarcimento. Il dibattito, però, è ancora aperto, e l’ultima parola spetterà al legislatore, l’unico legittimato ad inserire definitivamente il danno punitivo all’interno dell’ordinamento italiano.

note

[1] Art. 2043 cod. civ.

[2] Art. 96 cod. proc. civ.

[3] Art. 709-ter cod. proc. civ.

[4] Art. 12, legge n. 47/1948.

[5] Cass., sez. un., sent. n. 9100/2015.

Autore immagine: Unsplash.com


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