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Come aumenta l’età pensionabile

29 Gennaio 2019 | Autore:


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Aumento dell’età pensionabile nel 2019 e negli anni a venire: pensione di vecchiaia ordinaria e contributiva, Ape, pensione anticipata contributiva e precoci.

Con il termine età pensionabile si intende, comunemente, l’età prevista per ottenere la pensione di vecchiaia. L’età pensionabile, però, non è una soltanto: esiste, difatti, anche l’età minima per la pensione anticipata contributiva, quella prevista per l’anticipo pensionistico, o Ape, l’età per la pensione di anzianità degli addetti ai lavori usuranti e notturni o delle lavoratrici che si avvalgono del pensionamento con opzione donna.

Senza contare che non esiste nemmeno un’unica età minima per la pensione di vecchiaia: un conto, difatti, è il requisito anagrafico previsto per la pensione di vecchiaia ordinaria, un conto quello previsto per la pensione di vecchiaia contributiva, e un altro ancora quello previsto per la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità. Per non parlare dei differenti requisiti di età previsti da particolari gestioni previdenziali, come quelle dei liberi professionisti o dei lavoratori dello sport e dello spettacolo (Enpals).

Insomma, non esiste una sola età pensionabile, ma i requisiti cambiano sia in base alla gestione previdenziale di appartenenza, sia in base alla categoria di appartenenza, che a seconda del tipo di pensione di cui si usufruisce.

L’età pensionabile, poi, cresce nel tempo, in base agli adeguamenti alla speranza di vita media. Come aumenta l’età pensionabile? Vediamo come sono incrementati i requisiti di età per la pensione negli anni, in base alle attuali previsioni, per le principali tipologie di pensioni.

Età pensionabile pensione di vecchiaia ordinaria

Per ottenere la pensione di vecchiaia ordinaria, è necessario possedere un determinato requisito anagrafico, assieme ad almeno 20 anni di contributi (15 anni per chi rientra nella Deroga Amato o nell’Opzione Contributiva Dini).

La pensione di vecchiaia ordinaria, nello specifico, è un trattamento che gli iscritti all’Inps (assicurazione generale obbligatoria, gestioni sostitutive ed esclusive, gestioni dei lavoratori autonomi, gestione separata…) possono ottenere alle seguenti condizioni:

  • 67 anni dal 2019;
  • 20 anni di contributi;
  • un assegno superiore a 1,5 volte l’assegno sociale, cioè superiore a 686,99 euro, per chi non possiede versamenti entro il 31 dicembre 1995;
  • aver cessato l’attività lavorativa dipendente (come avviene per la generalità delle pensioni dirette; in seguito, è possibile rioccuparsi).

Vediamo, nella tabella, l’età pensionabile per la pensione di vecchiaia ordinaria, prevista anno per anno:

  • 2016: 66 anni e 7 mesi per gli uomini e le dipendenti pubbliche, 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome, 65 anni e 7 mesi per le dipendenti;
  • 2017: 66 anni e 7 mesi per gli uomini e le dipendenti pubbliche, 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome, 65 anni e 7 mesi per le dipendenti;
  • 2018: 66 anni e 7 mesi per tutti;
  • 2019: 67 anni;
  • 2020: 67 anni;
  • 2021: 67 e 3 mesi;
  • 2022: 67 e 3 mesi;
  • 2023: 67 e 6 mesi;
  • 2024: 67 e 6 mesi;
  • 2025: 67 e 9 mesi;
  • 2026: 67 e 9 mesi;
  • 2027: 68 anni;
  • 2028: 68 anni;
  • 2029: 68 e 2 mesi;
  • 2030: 68 e 2 mesi;
  • 2031: 68 e 4 mesi;
  • 2032: 68 e 4 mesi;
  • 2033: 68 e 6 mesi;
  • 2034: 68 e 6 mesi;
  • 2035: 68 e 8 mesi;
  • 2036: 68 e 8 mesi;
  • 2037: 68 e 10 mesi;
  • 2038: 68 e 10 mesi;
  • 2039: 69 anni;
  • 2040: 69 anni;
  • 2041: 69 e 2 mesi;
  • 2042: 69 e 2 mesi;
  • 2043: 69 e 4 mesi;
  • 2044: 69 e 4 mesi;
  • 2045: 69 e 6 mesi.

I requisiti, successivamente a tale data, aumentano sempre di 2 mesi ogni biennio; gli adeguamenti automatici, però, potrebbero variare nel caso in cui l’aspettativa di vita riscontrata dall’Istat sia differente da quella prevista.

I requisiti per la pensione di vecchiaia sono bloccati a 66 anni e 7 mesi per gli addetti ai lavori gravosi con almeno 30 anni di contributi.

Per chi utilizza il cumulo dei contributi per raggiungere la pensione di vecchiaia, se iscritto a una cassa professionale, deve essere rispettato il requisito di età più severo eventualmente previsto dalla gestione previdenziale dei liberi professionisti. In pratica, al compimento dell’età pensionabile per la pensione di vecchiaia ordinaria Inps è liquidato l’assegno a carico dell’Istituto, mentre la quota di pensione a carico della cassa professionale è liquidata alla maturazione del più severo requisito anagrafico previsto dalla cassa.

Età pensione di vecchiaia in totalizzazione

La totalizzazione, come il cumulo, è uno strumento che dà la possibilità di ottenere il diritto alla pensione sommando i contributi versati in gestioni diverse.

In pratica, i contributi non coincidenti accreditati presso fondi previdenziali diversi sono sommati per verificare il diritto alla pensione. Per quanto riguarda la misura della pensione, cioè l’ammontare dell’assegno, ogni gestione calcola la quota di prestazione secondo le proprie regole: se, però, presso la gestione non si raggiunge il diritto ad autonoma pensione, si applica il calcolo contributivo della prestazione.

La facoltà di totalizzazione, prima dell’introduzione del cumulo, era molto utilizzata, soprattutto per l’aumentare dei lavoratori con una carriera discontinua, che versano contributi in più gestioni.

Con la totalizzazione è possibile ottenere, oltre alla pensione di anzianità, la pensione di vecchiaia, con:

  • 66 anni dal 2019;
  • 20 anni di contributi;
  • l’attesa di una finestra, dal momento della maturazione dei requisiti alla liquidazione del trattamento, pari a 18 mesi;
  • in ogni caso, per ottenere la pensione di vecchiaia in regime di totalizzazione, devono esistere gli ulteriori requisiti, diversi da quelli di età ed anzianità contributiva, previsti dai rispettivi ordinamenti dei fondi previdenziali.

I requisiti di età per la pensione di vecchiaia in totalizzazione aumentano di 3 mesi ogni biennio, e di 2 mesi ogni biennio dal 2029.

Età pensionabile Ape

Se si decide di utilizzare l’Ape, l’anticipo pensionistico volontario prorogato sino al 31 dicembre 2019, si può anticipare la pensione di vecchiaia sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi, se si possiedono 20 anni di contributi, con un minimo di 63 anni di età.

Sarà così possibile pensionarsi a 63 anni sino al 2018, ed a 63 anni e 5 mesi nel 2019.

Bisogna però ricordare che l’Ape comporta delle penalizzazioni sulla futura pensione, in quanto il trattamento è erogato grazie a un prestito bancario, che va restituito. Non subiscono penalizzazioni soltanto coloro che beneficiano dell’Ape sociale, interamente a carico dello Stato sino a 1.500 euro mensili; inoltre, subiscono tagli minori i lavoratori in esubero, per i quali parte dell’Ape è pagata dall’azienda e i lavoratori che possono beneficiare di una rendita integrativa anticipata.

Per approfondimenti, si veda: Ape, come si calcola l’anticipo pensionistico.

Età pensionabile Ape sociale

L’età per uscire dal lavoro resta la stessa anche per l’Ape sociale, l’anticipo pensionistico a carico dello Stato, prorogato anch’esso sino al 31 dicembre 2019.

L’Ape sociale ha un funzionamento molto simile all’Ape volontario, in quanto consente di anticipare la pensione di vecchiaia sino a 3 anni e 7 mesi: il costo dell’anticipo pensionistico, però, è a carico dello Stato, e l’importo dell’assegno è uguale a quello della futura pensione, con un massimo di 1500 euro mensili.

Le categorie beneficiarie dell’Ape sociale sono i disoccupati, i caregiver e gli invalidi dal 74%, che ottengono l’anticipo con almeno 30 anni di contributi, mentre per gli addetti ai lavori gravosi ne occorrono 36. Le donne hanno diritto a una riduzione del requisito contributivo di un anno per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni.

Età pensione di vecchiaia contributiva

Chi ha diritto al calcolo interamente contributivo del trattamento, ha diritto alla pensione di vecchiaia con soli 5 anni di contributi, ma con i seguenti requisiti di età:

  • nel triennio 2016-2018, 70 anni e 7 mesi;
  • nel 2019-2020, 71 anni;
  • nel 2021-2022, 71 anni e 3 mesi.

I requisiti continuano, poi, ad aumentare di 3 mesi ogni biennio, e di 2 mesi ogni biennio dal 2029.

Per approfondire: Pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi.

Età pensione di vecchiaia anticipata per invalidità

Il decreto Amato [1] ha  introdotto la possibilità di fruire della pensione di vecchiaia anticipata, cioè con un’età pensionabile inferiore a quella prevista per la pensione di vecchiaia ordinaria, per i non vedenti e per chi possiede un’invalidità riconosciuta almeno pari all’80%. Oltre al riconoscimento dell’invalidità, però, il lavoratore deve soddisfare diverse condizioni per usufruire dell’agevolazione:

  • possesso di almeno 20 anni di contributi;
  • possesso di un’età almeno pari a 61 anni per gli uomini ed a 56 anni per le donne, dal 2019;
  • per i non vedenti, i requisiti di età sono pari, rispettivamente, a 56 anni per gli uomini ed a 51 anni per le donne.

Non sono ammessi al beneficio i lavoratori del settore pubblico ed i lavoratori autonomi.

L’età pensionabile per la pensione di vecchiaia anticipata aumenterà di 3 mesi ogni biennio, e di 2 mesi ogni biennio dal 2029.

Età pensione anticipata contributiva

Chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995 può ottenere uno speciale pensionamento agevolato, la pensione anticipata contributiva: per ottenere il trattamento, nel 2019, sono sufficienti 64 anni di età, unitamente al possesso di 20 anni di contributi, e di un assegno superiore a 2,8 volte l’assegno sociale.

Vediamo, nella tabella, come aumentano i requisiti anagrafici necessari al trattamento, in base all’anno di nascita:

Anno di pensionamento
Requisito d’età
Raggiungimento del requisito al 31 dicembre se il

soggetto è nato

entro il
2016
63 anni e 7 mesi 01-giu-53
2017
63 anni e 7 mesi 01-giu-54
2018
63 anni e 7 mesi 01-giu-55
2019
64 anni 01-gen-56
2020
64 anni 01-gen-57
2021
64 anni e 3 mesi 01-ott-57
2022
64 anni e 3 mesi 01-ott-58
2023
64 anni e 6 mesi 01-lug-59
2024
64 anni e 6 mesi 01-lug-60
2025
64 anni e 9 mesi 01-apr-61
2026
64 anni e 9 mesi 01-apr-62
2027
65 anni 01-gen-63
2028
65 anni 01-gen-64
2029
65 anni e 2 mesi 01-nov-64
2030
65 anni e 2 mesi 01-nov-65
2031
65 anni e 4 mesi 01-sett-66
2032
65 anni e 4 mesi 01-sett-67
2033
65 anni e 6 mesi 01-lug-68
2034
65 anni e 6 mesi 01-lug-69
2035
65 anni e 8 mesi 01-mag-70
2036
65 anni e 8 mesi 01-mag-71
2037
65 anni e 10 mesi 01-mar-72
2038
65 anni e 10 mesi 01-mar-73
2039
66 anni 01-gen-74
2040
66 anni 01-gen-75
2041
66 anni e 2 mesi 01-nov-75
2042
66 anni e 2 mesi 01-nov-76
2043
66 anni e 4 mesi 01-sett-77
2044
66 anni e 4 mesi 01-sett-78
2045
66 anni e 6 mesi 01-lug-79
2046
66 anni e 6 mesi 01-lug-80
2047
66 anni e 8 mesi 01-mag-81
2048
66 anni e 8 mesi 01-mag-82
2049
66 anni e 10 mesi 01-mar-83
2050
66 anni e 10 mesi 01-mar-84

Anche in questo caso gli adeguamenti automatici potrebbero variare, al variare dell’aspettativa di vita.

Età pensione anticipata quota 100

Oltre alle tipologie di pensione anticipata e di vecchiaia elencate, sono state introdotte dal 2019 delle nuove pensioni agevolate: una di queste è la cosiddetta pensione quota 100. La pensione anticipata quota 100, operativa da aprile 2019, prevede la possibilità di uscire dal lavoro quando la quota, cioè la somma di età e contribuzione posseduta, è pari a 100. In base a quanto indicato nel pacchetto previdenza, però, non tutti coloro la cui quota è pari a 100 potranno pensionarsi con questo trattamento, ma potrà uscire dal lavoro solo chi possiede un requisito di età minimo pari a 62 anni ed una contribuzione minima pari a 38 anni.

La pensione anticipata quota 100 può essere ottenuta col cumulo dei contributi, cioè sommando i versamenti accreditati in casse diverse, ad esclusione delle casse professionali.

Con la pensione quota 100 saranno reintrodotte le finestre di attesa, e non sarà permesso lavorare sino all’età pensionabile (67 anni dal 2019), o meglio cumulare redditi da lavoro col reddito derivante dalla pensione. Per approfondire: Quota 100 con finestre fisse.

Non è previsto l’adeguamento dei requisiti per la quota 100 alla speranza di vita media: l’età pensionabile per la quota 100, quindi, non aumenterà.

Età pensionabile con opzione donna

L’opzione donna consiste nella possibilità, per le lavoratrici, di pensionarsi usufruendo di requisiti agevolati, in cambio del calcolo contributivo del trattamento.

Sino al 2018, ottenere la pensione anticipata con opzione donna era possibile con 35 anni di contributi e un minimo di 57 anni e 7 mesi di età, ma soltanto per chi avesse maturato le condizioni da tempo: grazie alla cristallizzazione dei requisiti, difatti, chi in passato ha raggiunto le condizioni richieste per accedere all’opzione può sempre pensionarsi, anchein presenza di modifiche normative.

Per pensionarsi con le vecchie condizioni, in particolare, bisogna aver maturato i requisiti di età richiesti entro il 31 luglio 2016, mentre il requisito di 35 anni di contributi deve risultare alla data del 31 dicembre 2015.

Grazie alle previsioni del decreto in materia di pensioni, potranno a breve ottenere il trattamento le nate sino al 31 dicembre 1959, se dipendenti, o sino al 31 dicembre 1958, se autonome. Inoltre, è richiesta la maturazione di 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2018, e l’attesa di una finestra di 12 mesi per le dipendenti, e di 18 mesi per le autonome.

Età pensionabile lavori usuranti e notturni

Gli addetti ai lavori usuranti ed ai turni notturni possono beneficiare di una particolare tipologia di pensione di anzianità, raggiungibile con una determinata quota minima (la quota è la somma del requisito di età e del requisito di contribuzione posseduti dal lavoratore). Per ottenere la pensione di anzianità, è necessario che il lavoratore maturi i seguenti requisiti, validi sino al 31 dicembre 2026 (non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita):

  • quota pari a 97,6, con:
    • almeno 61 anni e 7 mesi d’età;
    • almeno 35 anni di contributi.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, i requisiti sono aumentati di un anno.

Hanno diritto alla pensione d’anzianità anche i lavoratori adibiti a turni notturni, ma le quote sono differenti a seconda del numero di notti lavorate nell’anno.

Chi ha lavorato per almeno 78 notti l’anno deve possedere, per accedere alla pensione di anzianità agevolata, i seguenti requisiti, che sono gli stessi validi per tutti gli addetti ai lavori usuranti sino al 31 dicembre 2026 (non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita):

  • quota 97,6, con un minimo di:
  • 61 anni e 7 mesi d’età;
  • 35 anni di contributi.

I requisiti, come già visto in merito agli addetti ai lavori usuranti, sono innalzati di un anno (quota 98,6 e 62 anni e 7 mesi di età) per chi possiede contribuzione mista da lavoro dipendente ed autonomo.

Chi ha lavorato per un numero di notti tra le 72 e le 78 l’anno deve possedere, invece, i seguenti requisiti:

  • quota 98,6, con un minimo di:
  • 62 anni e 7 mesi d’età;
  • 35 anni di contributi.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, la quota è innalzata a 99,6, con un minimo di 63 anni e 7 mesi di età.

Chi ha lavorato per un numero di notti tra le 64 e le 71 l’anno deve possedere i seguenti requisiti:

  • quota 99,6, con un minimo di:
  • 63 anni e 7 mesi d’età;
  • 35 anni di contributi.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, la quota è innalzata a 100,6, con un minimo di 64 anni e 7 mesi di età.

Il lavoratore, in ogni caso, deve aver prestato servizio per almeno 6 ore per ciascuna notte; in caso contrario, il lavoro notturno viene valorizzato se si raggiungono almeno 3 ore di attività notturna svolte per l’intero anno.

Perché possano aver accesso alla pensione agevolata, i lavoratori devono aver svolto l’attività usurante:

  • per almeno 7 anni, negli ultimi 10 anni di vita lavorativa;
  • per almeno metà della vita lavorativa.

note

[1] D.lgs 503/1992.


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