Salute e benessere | Articoli

Sintomi tumore alla prostata

16 Gennaio 2019


Sintomi tumore alla prostata

> Salute e benessere Pubblicato il 16 Gennaio 2019



Hai difficoltà a urinare? Di notte ti alzi spesso per andare in bagno? Il PSA è alto? Sono sintomi di un problema che potrebbe evolvere in tumore alla prostata.

Tra i disturbi più frequenti di un uomo nell’età matura ci sono sicuramente quelli legati all’apparato genitale, che possono acuirsi progressivamente. I segnali sono abbastanza chiari e riconoscibili. La necessità di urinare diventa sempre più frequente? Ti alzi varie volte di notte, ma ti sembra comunque di non riuscire mai a svuotare completamente la vescica? Il flusso dell’urina è lento, si blocca di colpo e poi magari riparte? Ti è capitato di notare piccole macchie di sangue? Hai dolori o bruciori durante la minzione? Hai problemi legati alla sessualità? Tutti questi disturbi sono comuni e sono di solito associati a un ingrossamento della prostata. Potrebbero anche essere il campanello di allarme di una situazione più grave. In particolare, il tumore alla prostata si sviluppa molto lentamente e può rimanere silente anche per anni. Difficoltà a urinare, infezioni e un alto livello di PSA nel sangue (ovvero valori superiori alla media dell’antigene prostatico specifico) sono alcuni dei sintomi da non trascurare. In questi casi è bene rivolgersi a un medico, per eseguire alcuni approfondimenti diagnostici. Solo al termine dei vari controlli sarà possibile stabilire se si tratta di una forma benigna di ingrossamento della ghiandola o se invece sono sintomi di tumore alla prostata. Cerca quindi di imparare a conoscere questa ghiandola: quali sono i segni da monitorare, quando ricorrere a uno specialista e quali sono i soggetti più a rischio.

Una ghiandola piccola e strategica: cos’è la prostata e a cosa serve?

La prostata è una ghiandola presente esclusivamente nel sistema urinario e riproduttivo maschile. È collocata sotto la vescica e circonda l’uretra. Ha dimensioni molto contenute: in condizioni normali, ha una forma ovale con una punta arrotondata e viene paragonata a una castagna o una noce.

Svolge una funzione specifica: produce ed emette un liquido ricco di proteine e sali minerali necessario a diluire lo sperma. È quindi vitale per nutrire e trasportare gli spermatozoi.

La prostata è strategica per la salute dell’uomo perché è attraversata dall’uretra, il canale in cui l’urina transita dalla vescica all’esterno. La ghiandola svolge la funzione di “controllore” del flusso: le sue fibre muscolari circondano il condotto e rispondono agli input del sistema nervoso involontario. La loro contrazione può determinare rallentamenti o vere e proprie interruzioni del passaggio di urina.

Prostata ingrossata: un primo campanello d’allarme?

I medici la chiamano Ipertrofia prostatica benigna, nota anche con la sigla IPB. È il disturbo urologico più diffuso nel nostro Paese e colpisce circa la metà della popolazione maschile over 60. Quello che accade all’interno dell’organismo è presto detto: la piccola ghiandola s’ingrossa e va a comprimere l’uretra, rendendo difficoltoso il passaggio dell’urina.

I sintomi sono quindi inequivocabili:

  • flusso debole, perché il canale di transito è assottigliato dal rigonfiamento della prostata;
  • difficoltà nella minzione, per il getto debole o altalenante;
  • sensazione fastidiosa e continua di non riuscire a svuotare completamente la vescica;
  • stimolo frequente a urinare, soprattutto di notte (con indubbie ripercussioni sul sonno);
  • presenza di piccole quantità di sangue nelle urine;
  • probabili infezioni urinarie, dovute al ristagno anomalo di liquido nella vescica.

Quando si verificano questi disturbi, la qualità di vita del paziente peggiora drasticamente. Per questo è consigliabile rivolgersi a un medico. L’ingrossamento della prostata, per quanto benigno di per sé, se non curato può portare a gravi conseguenze. L’ipertrofia della prostata può essere trattata con farmaci o, quando questi risultano inefficaci, con alcuni tipi di interventi chirurgici.

Tumore, i sintomi sono comuni a quelli dell’ipertrofia benigna?

Il tumore alla prostata è subdolo, perché può agire lentamente, per anni, all’interno dell’organismo senza dare particolari segnali della propria presenza. In questo frangente di apparente silenzio, le cellule iniziano a crescere senza controllo, come se fossero impazzite.

In particolare, quelle che si ammalano con maggior frequenza sono quelle ghiandolari, ovvero le cellule che hanno il compito di produrre il fluido che trasporta gli spermatozoi. In termini medici, questa forma si chiama adenocarcinoma. Più remota è invece la possibilità che si manifestino altre forme quali sarcoma o microcitoma.

Lo stadio iniziale è spesso asintomatico ed è difficile arrivare a una diagnosi precoce. Quando invece la neoplasia cresce, inizia a creare problemi, soprattutto alle basse vie urinarie.

Alcuni di questi sintomi sono quelli che abbiamo già imparato a conoscere come espressione dell’ipertrofia prostatica benigna (IPB), ovvero dell’ingrossamento anomalo della ghiandola: stimolo frequente alla minzione, mancanza di flusso urinario, dolori e bruciori. Purtroppo questi segni sono sovrapponibili anche al tumore e non specifici. Addirittura possono essere espressione anche di un terzo problema diffuso a carico dell’apparato urinario e riproduttivo: la prostatite.

Ci sono poi alcuni campanelli d’allarme, spesso più tardivi, che puoi riconoscere come rischiosi. Vediamo quali sono.

Ci sono altri segnali da monitorare?

Se è vero che alcuni sintomi del tumore alla prostata non sono peculiari e distinguibili perché comuni a quelli delle sindromi delle basse vie urinarie, ci sono altre spie da tenere monitorate per valutare quando è opportuno rivolgersi a uno specialista e dare il via a una serie di esami specifici.

Più la malattia si colloca in uno stato avanzato, più questi disturbi diventano pesanti. Eccoli:

  • disfunzioni sessuali, con difficoltà ad avere un’erezione;
  • dolore durante il rapporto, in particolare nella fase dell’eiaculazione;
  • mal di schiena, di bacino e fianchi;
  • debolezza agli arti inferiori;
  • perdita del controllo della vescica o dell’intestino;
  • stanchezza persistente, perdita di appetito e malessere generale.

Un PSA alto è indice di tumore alla prostata?

Quando si parla di prostata, un indicatore che spesso viene citato è il valore del PSA. L’acronimo indica l’antigene, cioè una proteina prodotta dalle cellule della ghiandola. Con un esame del sangue si può misurarne la presenza.

I livelli di questo enzima sono spesso alti nei pazienti che hanno una neoplasia. Questo tipo di indicazione non è risolutiva, perché – viceversa – un’alta concentrazione ematica di PSA non è necessariamente associata solo al tumore ma si può riscontrare, per esempio, anche in caso di infezione.

Nonostante il dibattito scientifico tra esperti in questo ambito non sia del tutto concluso, oggi la maggior parte dei clinici è concorde nel ritenere questo marker come un indicatore generico di problemi che interessano la prostata.

Prostatite e ingrossamento della ghiandola sono anticamera del cancro?

Non c’è correlazione accertata tra prostatite (infiammazione causata da batteri) e ipertrofia (ingrossamento) benigna e tumore. E’ possibile che una persona con una o entrambe queste situazioni possa sviluppare anche un tumore.

Per questo motivo, dopo i 50 anni è consigliabile svolgere periodicamente controlli del sistema urinario e riproduttivo maschile.

L’eventuale controllo del PSA può essere indicato per i soggetti a rischio, per storia familiare o per la presenza di fattori predisponenti (età, peso, abitudine al fumo, etc). Dopo aver raccolto questo esito, al medico serviranno altri accertamenti per fare una diagnosi approfondita.

Quali accertamenti servono per sapere se ai sintomi corrisponde un tumore?

Una volta acquisita l’informazione sul dosaggio dell’antigene specifico della prostata (PSA), l’urologo propone al paziente alcuni esami utili a inquadrare la situazione.

La conferma definitiva può arrivare solo da una biopsia alla prostata che sarà preceduta da:

  • esplorazione digito rettale: con apposita lubrificazione, si introduce un dito nel retto per valutare la prostata e i tessuti circostanti e individuare la presenza di eventuali noduli;
  • ecografia transrettale: inserendo una sonda nel retto, si può avere un’immagine dell’organo che ne visualizzi dimensione e la presenza di noduli dovuti a calcoli. Si può anche visualizzare la presenza di eventuali altre masse circostanti.

La certezza diagnostica, come si diceva, arriva solo dalla biopsia. Il paziente viene sedato perché la procedura è dolorosa. L’esame di svolge con guida ecografica. Consiste nell’introduzione di un ago sottile per via transrettale con l’obiettivo di prelevare un campione di tessuto.

Non essendo possibile sapere l’esatta ubicazione dell’eventuale lesione, si esegue di fatto un mapping prostatico, ovvero si asportano fino a una ventina di piccoli frustoli secondo uno schema ben definito. Il campione è quindi analizzato dal patologo al microscopio alla ricerca di eventuali cellule tumorali.

Quanto è diffuso il tumore alla prostata?

Secondo i dati dell’Associazione italiana oncologia medica [1], è la neoplasia più diffusa nella popolazione maschile (18,1 per cento). Per fortuna, il rischio che questa malattia porti alla morte è molto basso, soprattutto quando la diagnosi è precoce. Dopo cinque anni, secondo le statistiche, il 92 per cento dei pazienti ammalati era ancora vivo, un numero sicuramente rilevante se si tiene conto anche dell’ età media avanzata dei pazienti.

Quali sono le persone più a rischio?

Come per gli altri tumori, non si conoscono con precisione le cause per cui le cellule di un organo impazziscono, sviluppando la malattia. Sono però stati identificati alcuni fattori di rischio.

Alcuni di essi non sono modificabili. In particolare, su due è importante porre attenzione:

  • età: le possibilità di ammalarsi sono scarse prima dei 40 anni, ma aumentano sensibilmente dopo i 50 anni e ancora di più negli over 65;
  • familiarità: avere un consanguineo (padre e fratelli in primis) con tumore raddoppia il rischio di ammalarsi.

Abitudine al fumo, sedentarietà, regime alimentare, sovrappeso ed esposizione a sostanze tossiche possono invece essere modificati.

Attenzione: trovarsi nelle condizioni di avere uno o più di questi fattori non è indice matematico di malattia; aumenta solo le probabilità che una persona la possa sviluppare ma non rende la possibilità certa. Viceversa, ci sono casi documentati di insorgenza di tumore, anche alla prostata, in soggetti che non presentavano le caratteristiche elencate.

È comunque raccomandato mantenere uno stile di vita sano, seguendo un’alimentazione equilibrata, astenersi dal fumo e svolgere una moderata attività fisica.

Se hai più di 50 anni, non dimenticarti di fare controlli periodici, soprattutto in presenza dei sintomi evidenziati.

Una diagnosi tempestiva è fondamentale per avere buone chance di combattere il tumore alla prostata.

note

[1] https://www.aiom.it/i-numeri-del-cancro-in-italia/.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

2 Commenti

  1. Buonasera. In caso un intervento dovesse andare male? La responsabilità è del medico o Dell’ospedale?

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA