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Creare una web radio online legale

16 Gennaio 2019


Creare una web radio online legale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Gennaio 2019



Come creare una web radio: bisogna pagare i diritti alla Siae? Quali licenze e autorizzazioni sono necessarie per avere un proprio programma radiofonico in streaming?

Se scrivi su Google come creare una web radio troverai un ampio elenco di siti che ti spiegano, in modo più o meno dettagliato, quali accorgimenti tecnici devi adottare per mettere su un tuo palinsesto radiofonico sfruttando la connessione internet. In buona sostanza la webradio altro non è che un flusso audio che utilizza il web anziché l’etere e le stazioni tradizionali a onde (FM, AM). Solo chi è connesso a internet, tramite il pc di casa o lo smartphone, può ascoltare la trasmissione (in diretta o registrata che sia). La differenza tra una web radio (che sfrutta lo streaming) e un podcast è abbastanza semplice: quest’ultimo non richiede la presenza dell’utente in tempo reale rispetto al momento della messa in onda della trasmissione, ma può essere ascoltato anche in differita. In pratica, il podcast è una sorta di registrazione sempre disponibile online per chi voglia godersela anche dopo molto tempo (un po’ come succede con i video su YouTube). 

In questa guida non ti spiegheremo quali strumenti informatici e hardware devi utilizzare per dotarti di una web radio. Esistono infatti tanti siti e applicazioni che, dopo la registrazione, ti offrono tale potenzialità (ad esempio Speraker, Soundcloud, Radionomy, ecc.) anche utilizzando solo un cellulare. Qui di seguito parleremo invece di cosa prevede la legge a riguardo, ossia della necessità di eventuali autorizzazioni e licenze per trasmettere musica ed, eventualmente, guadagnare con la pubblicità. Per creare una web radio online legale devi infine seguire le istruzioni fornite dalla Cassazione con una recente e interessante sentenza [1] di cui a breve parleremo.

Autorizzazioni comunali per realizzare una web radio 

Da un punto di vista legislativo, la nostra normativa è ancora arretrata e non ha mai disciplinato in modo compiuto le web radio. Prima o poi dovrà comunque farlo, visto il proliferare di tali iniziative. Per ora vengono applicate le norme tradizionali: da quelle relative alla tutela dei diritti d’autore e dei fonografi a quelle sull’eventuale diffamazione online, da quelle sulle licenze amministrative per le attività commerciali a quelle sulla dichiarazione dei redditi derivanti da tale passione se si dovesse trasformare in un business.

Licenze amministrative per la web radio 

Se la tua web radio non si prefigge scopi di lucro e magari i pochi proventi che realizzerai ti serviranno solo per coprire i costi di gestione, non hai bisogno di richiedere alcuna autorizzazione amministrativa che, invece, è necessaria per le attività commerciali vere e proprie. Non devi neanche aprire una partita Iva se non gestisci ricavi pubblicitari in forma professionale e continuativa. Se vuoi solo parlare al pubblico e magari farti ascoltare, conoscere e – perché no – diventare un influencer puoi procedere senza bisogno di licenze. 

Se invece vuoi realizzare una vera e propria impresa commerciale, con produzione di utili (ad esempio tramite spot pubblicitari) devi presentare al Comune la Scia, ossia la segnalazione certificata di inizio attività.  

Autorizzazioni Siae e Scf per web radio 

Se, all’interno delle trasmissioni della tua radio online, decidi di trasmettere musica del repertorio protetto avrai bisogno dell’autorizzazione della società che cura l’intermediazione dei diritti dei relativi autori. In Italia tale società è la Siae (anche se ora il mercato si è aperto e potranno essere costituite anche altre società). 

Per regolarizzare l’attività di webcasting radiofonico (simile a quella delle emittenti radiofoniche, per la presenza di un palinsesto e l’assenza di interattività) è necessario sottoscrivere la specifica Autorizzazione di Siae, che prevede tariffe diversificate in relazione alla quantità di musica presente all’interno del palinsesto della web radio e alla natura giuridica del titolare. La licenza per Web Radio è disponibile per la compilazione nel portale online di Siae.

Solo la musica freeware è liberamente utilizzabile senza bisogno di autorizzazioni. Esistono numerosi siti che ti consentono di usare musica libera, senza cioè pagare i diritti di copyright. Uno di questi è Jamendo. 

Il mancato pagamento della Siae per chi fa scopo di lucro costituisce reato.

Oltre ai diritti d’autore alla Siae dovrai pagare anche i cosiddetti diritti connessi al Consorzio fonografici (Scf). Ma quest’ultimo solo se hai scopo di lucro. La Cassazione ha infatti chiarito che l’assenza dello scopo di lucro determina che tali diritti connessi non siano dovuti, a differenza dei diritti d’autore che invece vanno sempre vietati (salvo appunto l’utilizzo di musica senza licenze o con licenza Creative Commons).

Nel caso di specie, riferimento alla web radio “La Voce di Venezia”, i giudici di legittimità hanno negato che l’emittente radiofonica realizzasse un proprio lucro attraverso inserzioni pubblicitarie di Ong o che favorisse il lucro dell’omonima testata giornalistica su cui era presente il banner che rinviava alla web radio. A chi gestiva la radio è stata riconosciuta la buona fede nel non aver pagato i diritti Scf, dopo aver regolarmente richiesto la licenza Siae. Ma soprattutto è stata esclusa la sua responsabilità penale – per l’inesistenza del fine di lucro, presupposto del reato previsto dalla legge sul diritto d’autore  – nel finanziare l’emittente rivolta al mondo dei giovani e studenti.

In conclusione non vi è reato se dall’attività di diffusione al pubblico di brani musicali non derivano profitti, perché non scatta l’obbligo di pagare anche i diritti Scf (oltre a quelli Siae): i primi sono dovuti al produttore del fonogramma o all’artista dell’esecuzione e i secondi all’autore o all’editore dell’opera.

Non c’è neanche scopo di lucro per il solo fatto che la radio sia collegata a una testata giornalistica online se per accedere alla prima non è obbligatorio “passare” dal sito internet del giornale stesso. 

Responsabilità penali

Attenzione a tutto ciò che dirai nel corso delle tue trasmissioni: il diritto di cronaca non ti consente di esprimere giudizi offensivi sulle persone. In tale caso commetti il reato di diffamazione aggravata che può costarti il carcere. Non dare quindi mai valutazioni personali che possano compromettere l’immagine delle persone; limitati a riportare i fatti obiettivi e ad attenerti alle fonti (ad esempio atti processuali o organi di stampa nazionale). 

note

[1] Cass. sent. n. 1652/2019.


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