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Il mutamento delle mansioni

5 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Febbraio 2019



Il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a mansioni equivalenti, oppure ai superiori incarichi che abbia acquisito nel tempo. E’ assolutamente vietato, salvi casi particolari, il demansionamento.

Nel contratto di lavoro le parti devono individuare le mansioni per le quali il dipendente viene assunto. Per mansioni si intendono gli incarichi, le attività che il lavoratore dovrà svolgere, in esecuzione del contratto di lavoro, una volta assunto alle dipendenze dell’azienda. L’indicazione delle mansioni dovrebbe essere il più possibile specifica, addirittura allegando per completezza al contratto un foglio separato detto mansionario, nel quale sono indicate in maniera completa ed esaustiva gli incarichi da svolgere. Può però accadere che, nel corso del rapporto di lavoro, il datore chieda al dipendente di svolgere mansioni diverse da quelle per cui è stato assunto, superiori o magari inferiori. Vediamo dunque cos’è il mutamento di mansioni, quando questo è possibile e quali tutele sono previste per il lavoratore.

Le mansioni

Per mansioni deve intendersi l’insieme dei compiti e delle attività che il lavoratore deve eseguire nell’ambito del rapporto di lavoro.

Tali attività possono essere indicate in modo più o meno specifico nel contratto di lavoro o nel mansionario ad esso allegato e consegnato al dipendente.

Talvolta il datore può richiamare, per individuare le mansioni assegnate al dipendente, il contratto collettivo di categoria applicato al rapporto.

In tal caso, dunque, se il dipendente vuole sapere quali attività deve svolgere, deve consultare il contratto collettivo e, in particolare, la sezione relativa alla classificazione del personale.

I contratti collettivi contengono infatti una parte detta “declaratoria” nella quale sono indicati i diversi livelli di inquadramento e le mansioni corrispondenti a ciascuno di essi, oltre ad alcune esemplificazioni circa le figure professionali comprese in ciascun livello.

Il datore di lavoro può variare le mansioni?

In linea generale il dipendente deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto e dunque le mansioni assegnate sono immodificabili.

Tuttavia, se il lavoratore fa carriera, acquisisce esperienza, il datore può adibirlo anche a mansioni superiori per un certo periodo di tempo.

In ogni caso, se l’adibizione alle mansioni superiori dura oltre sei mesi o il diverso periodo di tempo previsto dal contratto collettivo di lavoro, l’adibizione alle mansioni superiori diventa definitiva e il dipendente ha dunque diritto al riconoscimento del corrispondente superiore livello di inquadramento.

La retribuzione del dipendente è infatti determinata in base al proprio livello di inquadramento. Dunque, anche quando l’adibizione alle mansioni superiori non diviene definitiva, il lavoratore per il periodo in cui ha svolto le mansioni superiori ha diritto al relativo trattamento economico.

Nel caso invece in cui il dipendente svolga mansioni promiscue, ossia riconducibili a diversi livelli di inquadramento, si dovrà fare riferimento – al fine di valutare se gli incarichi svolti corrispondono alle previsioni contenute nel contrato di lavoro – alle mansioni svolte in via prevalente.

Il lavoratore può essere adibito a mansioni inferiori?

Può accadere che al lavoratore venga altresì chiesto di svolgere mansioni inferiori, che corrispondo ad un livello di inquadramento più basso.

L’adibizione a mansioni inferiori è generalmente vietato e dunque illegittimo, salvi alcuni casi particolari, in cui, pur di salvaguardare il posto di lavoro del dipendente, il demansionamento può considerarsi legittimo. La legge, infatti, prevede che, in caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali che incide sulla posizione del lavoratore (ad esempio in caso di soppressione del ruolo o dell’ufficio che fino a quel momento occupava il lavoratore), lo stesso può essere assegnato a mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore, anziché essere licenziato.

Ancora, in caso di infortunio del lavoratore o di malattia che gli impediscano di tornare a svolgere gli incarichi precedentemente assegnati ed in assenza di posizioni libere a parità di mansioni, il datore potrà assegnare al lavoratore mansioni inferiori, a parità di retribuzione.

Il demansionamento

Si parla di demansionamento quando la decisione di assegnare mansioni inferiori è illegittima.

Il demansionamento rappresenta un inadempimento del contratto da parte del datore di lavoro, che non rispetta il proprio obbligo di adibire il dipendente alle mansioni per le quali è stato assunto.

Il demansionamento dequalifica il dipendente e ne inibisce la professionalità.

Per tale motivo, il lavoratore demansionato ha diritto di agire in giudizio per ottenere la cessazione del comportamento illegittimo del datore di lavoro ed il risarcimento del danno che da questo sia derivato.

La prova circa lo svolgimento delle inferiori mansioni è a carico del lavoratore, il quale dovrà specificamente indicare le mansioni assegnategli e confrontarle con quelle previste dalla declaratoria contrattuale in corrispondenza del proprio livello di inquadramento.

Anche il danno patito in conseguenza del demansionamento dovrà essere provato dal lavoratore.

Il demansionamento può infatti provocare un danno da perdita della professionalità, che può consistere sia nell’impoverimento della capacità professionale del lavoratore e nella mancata acquisizione di un maggior saper fare, sia nel pregiudizio subito per la perdita di chance, ossia di ulteriori possibilità di guadagno o di carriera; oppure può verificarsi un danno alla salute, causato da depressione e frustrazione.


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